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Francesco Zappalà - Equilibrio sopra la follia [torna indietro]

Vent’anni di attività per uno dei dj italiani più apprezzati all’estero. Francesco Zappalà attinge dalla sua sensibilità
per trovare l’armonia anche in quelli che definisce
“i suoni più caotici”

[di Simona Cochi]

Francesco Zappalà taglia il nastro di venti anni di attività. Dalle gare del DMC che ne fecero il nostro orgoglio nazionale in giro per il mondo, passando per le fortunate produzioni discografiche commerciali dei primi anni ’90 fino alla divulgazione della musica elettronica con Virtual Sound su Rete 105, continuata poi in tv con Match Music Television. Nome di punta dei più importanti club della nostra penisola e non solo, Zappalà ripercorre con noi le le tappe fondamentali della sua carriera, attraverso un ventennio che va dalla musica rap a quella house.

Prima di tutto, chi è Francesco Zappalà?
Un mutante che vive per la musica e i suoi cambiamenti e un maturo istintivo che cerca di ascoltare prima di formulare pareri e opinioni. Accetto le critiche costruttive e guardo al cambiamento come una risorsa. Penso che l’ironia sia un efficace risposta alla presunzione, sia nei confronti del prossimo ma prima di tutto nei confronti di me stesso.

Definisciti come artista.
Il mio aspetto artistico attinge da sempre da tutte le persone (artisti e non) che riescono ad emozionarmi. Sono sempre alla ricerca di trovate originali che possano ispirare le mie. Quando scatta questa scintilla, si innesca un processo di personalizzazione. Filtro un imput esterno, per renderlo personale, nuovo, mio.

Lo schema con gli step fondamentali della tua carriera.
Le gare per DJ del DMC; la collaborazione discografica con la Media Records; Rete 105 e l’esperienza televisiva con Match Music Television.

E le tue più grandi soddisfazioni professonali?
I risultati ottenuti nelle gare del DMC che hanno dato inizio alla mia carriera; essere stato il primo italiano a confrontarsi alla “Battle for World Supremacy” ed, infine, essere riuscito ad emergere sulla scena dei club di tendenza italiani. Oggi mi sento come allora: un dj poliedrico.

A chi si rivolge la tua musica?
Non ha una fascia di età o un ceto sociale. Fondamentalmente si rivolge a quelle persone che hanno voglia di divertirsi ma anche a quel pubblico più attento, capace di cogliere le sfumature tecniche più raffinate.

Quali sono, in questo momento, le tue sonorità preferite?
Mi piace suonare a 360 gradi, spaziando tra quei generi che mi hanno accompagnato negli anni o che, semplicemente, ascolto nel tempo libero. Proporre i Soft Cell vicino a Barry White, piuttosto

che mettere i De La Soul con i KLF, è un mio personale viaggio nel tempo che mi piace condividere con i miei coetanei.

La tua musica in che modo rispecchia la tua personalità?
Mi trovo a mio agio negli squilibri e la musica resta un indicatore importante della mia sensibilità. L’importante è non vagare nell’oblio che rischia di risucchiarti. Mi piace riconoscere ed usare i miei stati d’animo, che diventano il carburante ideale per coprire i miei percorsi sonori e di vita. Amo pensare che chi ha che fare con l’arte ha il privilegio di fotografare attimi di caos e svelarne la magia al pubblico. Ha ragione Vasco: “è tutto in equilibrio sopra la follia” e la musica rappresenta l’equilibrio della mia parte irrazionale.

Ricordi le emozioni degli esordi?
Per la verità nel 1985 ero poco più di un ragazzo con un sogno nel cassetto, che cominciò a prendere forma tra il 1986 e il 1990. Ero diviso tra il rap dei Public Enemy, Beasty Boys, LL Cool Jay, De La Soul, lo scratch di Cash Money, Dee Nasty e Jazzy Jeff, e la primissima house music di Lil Louise, Frankye Knukles, KLF, ColdCut, i Mars, Bomb the Bass, Adamsky, Moby. Le mie emozioni del tempo erano legate alle competizioni per dj e io le vincevo tutte. Poi è stata la volta del Dmc e la consapevolezza di poter dire la mia. è stato veramente un periodo fantastico!

Come scegli i tuoi dischi?
Le caratteristiche che ricerco oggi in un brano non sono diverse da ciò che mi colpiva in un disco in vinile: suoni diversi, stesure scomposte e apparentemente caotiche.

Cosa c’è nel tuo futuro?
Sono impegnato a tempo pieno col progetto Tractorecords (www.tractorecords.com) insieme agli amici Francesco Passantino e Giosuè Impellizzeri. Che ci dà la possibilità di uscire con materiale senza compromessi, promuovendo musicisti di ultima generazione, seguaci del credo digitale e di tutte quelle tecnologie che fanno rumore. Oltre alla neonata agenzia Tractorbooking, con interessanti emergenti artisti internazionali di cui sentiremo parlare, come: Marcus Lange, Taughfucker, Marcin Czubala e altri. In più c’è la Mix & Scratch Accademy (www.myspace.com/mixscratchaccademy), una scuola che ho deciso di fondare per preparare con Ableton Live, una nuova generazione di musicisti e dj. La sede è a Viareggio, ma sto lavorando per renderlo un corso itinerante. Seguire un alunno che con questo programma parte da zero e renderlo autonomo in una settimana, mi dà una grande soddisfazione.

 
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