Fuma
sigarette che si rulla da sola, beve solo caffè
nero bollente, non ama avere domestici che le girano
per casa, ha un marito che adora e due bambini (ma ne
vorrebbe altri), evita di leggere le riviste di moda,
pensa che la chirurgia estetica non sia l’elisir
dell’eterna giovinezza e la parola “dieta”
non rientra nel suo vocabolario. Signori e signore,
non stiamo parlando di una “casalinga disperata”
da telefilm, ma di una delle attrici più importanti
dei nostri giorni: Kate Winslet.
La ragazza che volava sulla prua del Titanic, faceva
innamorare Leonardo Di Caprio e diveniva - suo malgrado
- protagonista di uno dei fenomeni di massa degli anni
Novanta, ora è una bellissima donna di 31 anni,
già candidata agli Oscar per ben 5 volte, con
l’ultima nomination quest’anno per Little
Children.
Di divinamente glamour in questa bionda bellezza c’è
proprio il fatto di fare di tutto per non esserlo, eppure...
Sembra uscita da un quadro preraffaellita e ha un fascino
magnetico che lascia senza fiato. Non è solo
una donna, ma la femminilità in persona, giunonica
e solare come poche creature al mondo, con fianchi e
forme di strabordante sensualità.
Che non sia la classica “skinny” (letteralmente
“pelle e ossa”, stile Kate Moss) lo si sapeva
già, ma che fosse anche spiritosa, combattiva
e autocritica è una piacevole sorpresa. Legata
sentimentalmente al regista Sam Mendes e madre di Mia
e Jon, Kate Winslet ha dimostrato nel corso della sua
carriera, di essere anche un bel po’ coraggiosa,
rifiutando parti in “blockbuster” e optando
per scelte ardite e forti, come Holy Smoke (storico
il suo nudo frontale davanti ad Harvey Keitel)
o Quills (lavandaia del Marchese de Sade, innamorata
di un prete).
Con il suo ultimo film non smentisce la sua fama di
“attrice contro”, come lei stessa afferma,
e con il quale ha già ottenuto la sua quinta
nomination ai Golden Globes. Sempre attivissima, la
raggiungiamo al telefono durante un momento di riposo
dopo le sue due ultime fatiche, Little Children e la
commedia romantica L’amore non va in vacanza,
al fianco di Cameron Diaz e Jude Law.
Sei già alla quinta nomination agli Oscar:
sei soddisfatta?
A prescindere dal fatto di vincere o meno, è
comunque una bella gratificazione, se poi il film è
anche un ottimo film penso sia il massimo che si possa
desiderare.
Come vivi tutto questo?
Ti mentirei se dicessi che non mi importa, un Oscar
è sempre un Oscar, ma una volta ho promesso alla
mia amica Emma Thompson che se avessi vinto sarei rimasta
composta, avrei sorriso e ringraziato. Non una lacrima
di gioia, altrimenti verrei presa per i capelli.
Cosa ci puoi dire del tuo personaggio in “Little
Children”? La critica ne è entusiasta e
l’ha definita la tua migliore interpretazione.
Senza dubbio è stato uno dei ruoli più
difficili che abbia interpretato. Nel film sono una
donna sposata con un uomo che non amo e con una figlia
che non curo. L’azione si svolge in un quartiere
borghese dell’America di oggi. Tuttavia non è
il classico cliché alla Peyton Place, ma è
un luogo molto più meschino e arido nei confronti
dei sentimenti, dove il mio personaggio instaura una
insana relazione con un uomo sposato (l’attore
Patrick Wilson, n.d.r.).
Il fatto che tu sia madre di due bambini ti ha aiutata
per il personaggio?
Solo da un certo punto di vista. Sarah è una
donna molto arida che non riesce a provare un reale
affetto per gli esseri umani e, in particolare, per
la figlia. Il mio rapporto con Mia è totalmente
differente, sia io che Sam (Mendes, regista di “American
Beauty”, n.d.r) siamo genitori molto attenti e
vicini, tanto che ho deciso di prendermi un anno di
vacanza per passare più tempo con loro.
Nel film ci sono scene molto forti, è
stato difficile interpretarle?
Sì, ma l’imbarazzo passa dopo i primi due
minuti. Se sono nuda non sono “io” ad esserlo
ma il mio personaggio e poi mi piaceva l’idea
di rendere sullo schermo una donna reale, con la cellulite
e il corpo imperfetto. Trovo che l’imperfezione
abbia una forte carica erotica.
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Molte
attrici hanno il terrore degli anni che passano perché
credono di danneggiare il loro “phisique du role”.
Tu sembri fuggire questo timore...
Il mio lavoro non consiste solo nell’essere una
persona piacente ed io non mi sono mai considerata bella
ma soltanto in grado di dare delle emozioni ed entrare
in psicologie differenti. Credo, per esempio, che una
donna che diviene madre acquisti una sensualità
ed una bellezza maggiore, vera e genuina, da far girare
la testa agli uomini. Un bel paio di fianchi e un bel
seno florido sono carte vincenti che, chi è pelle
e ossa, non ha. Credo che gli uomini amino molto di più
le curve.
Ma questo va contro certi dettami delle produzioni,
non credi?
Per Little Children volevano che mi ritoccassi un po’,
ma mi sono opposta, non credo che le donne vere abbiano
il seno perfetto e un vitino da vespa, ed io volevo essere
il più reale possibile. Le bellezze perfette sono
rari casi dove madre natura è stata più
che generosa. Per questo a casa mia non circolano giornali
di moda, non voglio che mia figlia cresca con modelli
sbagliati.
“L’amore non va in vacanza”
è la tua prima vera commedia: ti sei divertita?
Da morire, è stato molto bello sia perché
non dovevo strizzarmi in abiti d’epoca e poi perchè
nel film sono una ragazza inglese, quindi niente problemi
con l’accento. Le scene di tenerezza con Jack Black
sono tra le più dolci e carine che abbia mai girato
e lui è terribilmente sexy e attraente. Non è
un adone, è vero, ma ha un certo non so che molto
intrigante.
Con “Tutti gli uomini del re” la critica
non è stata tenera e il film non è stato
un successo al box office, ti è dispiaciuto?
No, perché non leggo mai le critiche, nè
guardo il box office. Questo, per me, non fa parte del
mestiere. Se un attore inizia a pensare al successo o
al fallimento di un film non riesce poi a concentrarsi
sul suo vero lavoro. Pensa che io non riesco nemmeno a
vedermi nei film, non mi so apprezzare.
Eppure hai lavorato con alcuni dei migliori registi
in circolazione.
Sì è vero, sono stata molto fortunata fin
dagli inizi e il set è stato la mia palestra, ho
imparato tutto lì e poi mi sono confrontata con
tantissimi colleghi meravigliosi come Sean Penn, Emma
Thompson e Jude Law.
È vero che hai chiesto a Meryl Streep di
darti un bacio alla francese?
Certo (ride). Mio marito era furioso, mi ripeteva: “Dio
che figuraccia” ma la Streep è uno dei miti
della mia adolescenza e appena l’ho vista mi sono
sentita eccitatissima. È un modello per tutti noi.
È sensualissima e non è mai stata schiava
delle leggi di mercato. Mi trovo spesso in queste situazioni,
sono una persona “selvaggia” e molto istintiva,
e così che lavoro ed è così che vivo
la mia vita.
C’è qualche personaggio che ti piacerebbe
interpretare?
Sì, ma non lo dico. Recitare è per me anche
una forma di mistero e preferisco non aprire bocca su
questo. |