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Kate Winslet - E non chiamatela star
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Fenomeno mediatico dopo Titanic, ora l’attrice è una
delle più brave della sua generazione, arrivata alla quinta nomination agli Oscar.
Curve morbide e carattere d’acciaio: ecco come
si diventa una diva cercando di non esserlo


[di Gabriele Marcello]

Fuma sigarette che si rulla da sola, beve solo caffè nero bollente, non ama avere domestici che le girano per casa, ha un marito che adora e due bambini (ma ne vorrebbe altri), evita di leggere le riviste di moda, pensa che la chirurgia estetica non sia l’elisir dell’eterna giovinezza e la parola “dieta” non rientra nel suo vocabolario. Signori e signore, non stiamo parlando di una “casalinga disperata” da telefilm, ma di una delle attrici più importanti dei nostri giorni: Kate Winslet.
La ragazza che volava sulla prua del Titanic, faceva innamorare Leonardo Di Caprio e diveniva - suo malgrado - protagonista di uno dei fenomeni di massa degli anni Novanta, ora è una bellissima donna di 31 anni, già candidata agli Oscar per ben 5 volte, con l’ultima nomination quest’anno per Little Children.
Di divinamente glamour in questa bionda bellezza c’è proprio il fatto di fare di tutto per non esserlo, eppure... Sembra uscita da un quadro preraffaellita e ha un fascino magnetico che lascia senza fiato. Non è solo una donna, ma la femminilità in persona, giunonica e solare come poche creature al mondo, con fianchi e forme di strabordante sensualità.
Che non sia la classica “skinny” (letteralmente “pelle e ossa”, stile Kate Moss) lo si sapeva già, ma che fosse anche spiritosa, combattiva e autocritica è una piacevole sorpresa. Legata sentimentalmente al regista Sam Mendes e madre di Mia e Jon, Kate Winslet ha dimostrato nel corso della sua carriera, di essere anche un bel po’ coraggiosa, rifiutando parti in “blockbuster” e optando per scelte ardite e forti, come Holy Smoke (storico il suo nudo frontale davanti ad Harvey Keitel)
o Quills (lavandaia del Marchese de Sade, innamorata di un prete).
Con il suo ultimo film non smentisce la sua fama di “attrice contro”, come lei stessa afferma, e con il quale ha già ottenuto la sua quinta nomination ai Golden Globes. Sempre attivissima, la raggiungiamo al telefono durante un momento di riposo dopo le sue due ultime fatiche, Little Children e la commedia romantica L’amore non va in vacanza, al fianco di Cameron Diaz e Jude Law.

Sei già alla quinta nomination agli Oscar: sei soddisfatta?
A prescindere dal fatto di vincere o meno, è comunque una bella gratificazione, se poi il film è anche un ottimo film penso sia il massimo che si possa desiderare.

Come vivi tutto questo?
Ti mentirei se dicessi che non mi importa, un Oscar è sempre un Oscar, ma una volta ho promesso alla mia amica Emma Thompson che se avessi vinto sarei rimasta composta, avrei sorriso e ringraziato. Non una lacrima di gioia, altrimenti verrei presa per i capelli.

Cosa ci puoi dire del tuo personaggio in “Little Children”? La critica ne è entusiasta e l’ha definita la tua migliore interpretazione.

Senza dubbio è stato uno dei ruoli più difficili che abbia interpretato. Nel film sono una donna sposata con un uomo che non amo e con una figlia che non curo. L’azione si svolge in un quartiere borghese dell’America di oggi. Tuttavia non è il classico cliché alla Peyton Place, ma è un luogo molto più meschino e arido nei confronti dei sentimenti, dove il mio personaggio instaura una insana relazione con un uomo sposato (l’attore Patrick Wilson, n.d.r.).

Il fatto che tu sia madre di due bambini ti ha aiutata per il personaggio?

Solo da un certo punto di vista. Sarah è una donna molto arida che non riesce a provare un reale affetto per gli esseri umani e, in particolare, per la figlia. Il mio rapporto con Mia è totalmente differente, sia io che Sam (Mendes, regista di “American Beauty”, n.d.r) siamo genitori molto attenti e vicini, tanto che ho deciso di prendermi un anno di vacanza per passare più tempo con loro.

Nel film ci sono scene molto forti, è stato difficile interpretarle?
Sì, ma l’imbarazzo passa dopo i primi due minuti. Se sono nuda non sono “io” ad esserlo ma il mio personaggio e poi mi piaceva l’idea di rendere sullo schermo una donna reale, con la cellulite e il corpo imperfetto. Trovo che l’imperfezione abbia una forte carica erotica.

Molte attrici hanno il terrore degli anni che passano perché credono di danneggiare il loro “phisique du role”. Tu sembri fuggire questo timore...
Il mio lavoro non consiste solo nell’essere una persona piacente ed io non mi sono mai considerata bella ma soltanto in grado di dare delle emozioni ed entrare in psicologie differenti. Credo, per esempio, che una donna che diviene madre acquisti una sensualità ed una bellezza maggiore, vera e genuina, da far girare la testa agli uomini. Un bel paio di fianchi e un bel seno florido sono carte vincenti che, chi è pelle e ossa, non ha. Credo che gli uomini amino molto di più le curve.

Ma questo va contro certi dettami delle produzioni, non credi?
Per Little Children volevano che mi ritoccassi un po’, ma mi sono opposta, non credo che le donne vere abbiano il seno perfetto e un vitino da vespa, ed io volevo essere il più reale possibile. Le bellezze perfette sono rari casi dove madre natura è stata più che generosa. Per questo a casa mia non circolano giornali di moda, non voglio che mia figlia cresca con modelli sbagliati.

“L’amore non va in vacanza” è la tua prima vera commedia: ti sei divertita?
Da morire, è stato molto bello sia perché non dovevo strizzarmi in abiti d’epoca e poi perchè nel film sono una ragazza inglese, quindi niente problemi con l’accento. Le scene di tenerezza con Jack Black sono tra le più dolci e carine che abbia mai girato e lui è terribilmente sexy e attraente. Non è un adone, è vero, ma ha un certo non so che molto intrigante.

Con “Tutti gli uomini del re” la critica non è stata tenera e il film non è stato un successo al box office, ti è dispiaciuto?
No, perché non leggo mai le critiche, nè guardo il box office. Questo, per me, non fa parte del mestiere. Se un attore inizia a pensare al successo o al fallimento di un film non riesce poi a concentrarsi sul suo vero lavoro. Pensa che io non riesco nemmeno a vedermi nei film, non mi so apprezzare.

Eppure hai lavorato con alcuni dei migliori registi in circolazione.
Sì è vero, sono stata molto fortunata fin dagli inizi e il set è stato la mia palestra, ho imparato tutto lì e poi mi sono confrontata con tantissimi colleghi meravigliosi come Sean Penn, Emma Thompson e Jude Law.

È vero che hai chiesto a Meryl Streep di darti un bacio alla francese?
Certo (ride). Mio marito era furioso, mi ripeteva: “Dio che figuraccia” ma la Streep è uno dei miti della mia adolescenza e appena l’ho vista mi sono sentita eccitatissima. È un modello per tutti noi. È sensualissima e non è mai stata schiava delle leggi di mercato. Mi trovo spesso in queste situazioni, sono una persona “selvaggia” e molto istintiva, e così che lavoro ed è così che vivo la mia vita.

C’è qualche personaggio che ti piacerebbe interpretare?
Sì, ma non lo dico. Recitare è per me anche una forma di mistero e preferisco non aprire bocca su questo.

 
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