Una
Ford Mustang sgomma tra Madison Square Park e Wall Street.
Un cimitero di automobili abbandonate, una vera giungla
d’asfalto, due leoni che braccano un cervo in
fuga: la Grande Mela addentata, sgranocchiata, già
marciescente. A scrutarla solo quattro occhi: quelli
di un cane e del suo padrone, unico sopravvissuto della
pandemia che ha colpito la città, e il mondo.
Per entrambi, una vista desolata e desolante, da spettatori
contemporanei della rovina dell’Occidente. L’uomo
ha un nome, Robert Neville. Il nome ha un romanzo, scritto
da Richard Matheson. Il romanzo un adattamento, il quarto,
per lo schermo. Lo schermo un nome: Io sono leggenda.
E la leggenda un volto: Will Smith. Superstar di Hollywood,
uno dei pochissimi che può vantare una percentuale
sugli incassi, perché nel ristrettissimo manipolo
di chi la gente la porta al cinema per davvero - a cominciare
dai figli (vedi box). “Whooooooo! Whooooooo! Whooooooooooo!”.
Esulta a squarciagola Will, aprendo la conferenza stampa
di Io sono leggenda, e ne ha ben donde: mentre andiamo
in stampa il blockbuster scritto da Akiva Goldsman e
diretto da Francis Lawrence ha incassato oltre 470 milioni
di dollari in tutto il mondo, con uno stratosferico
debutto nelle sale Usa di 76,5 milioni, il più
alto nella storia del box office di dicembre.
Nato principe (di Bel Air, per il piccolo schermo),
a 39 anni Smith è diventato re, ma già
studia da imperatore. Punta alla leadership assoluta
del botteghino globale, ma senza dedicarvi tutti i neuroni.
Dopo le grida, arrivano i sussurri, per raccontare il
terrore (de)scritto da Matheson: “Sono due le
idee profondamente attuali del libro, ovvero due paure
primordiali: il completo isolamento e presenze minacciose
e sconosciute nel buio. Grazie a Francis (Lawrence)
e Akiva (Goldsman), oggi il cinema ce le riconsegna,
con il mio personaggio avvolto in un blockbuster dedicato”.
Sul finale di speranza, differente dal romanzo (edito
da Fanucci), prima motteggia: “La mia famiglia
viene uccisa, strozzo il mio cane, chi altro potevo
uccidere?”, poi definisce: “Più che
di speranza parlerei di verità, l’idea
che qualcosa muoia e poi rinasca: nulla scompare definitivamente”.
E fa capire subito che cosa intenda, portando il discorso
sul personale: “Il mio spazio naturale emotivo
è giocoso, socievole: anche egoisticamente, ho
sempre bisogno di energie positive. In ‘Io sono
leggenda’, ho combattuto per preservarle fuori
dal set. A differenza di dieci anni fa, quando interpretando
‘Sei gradi di separazione’, avevo accumulato
energie negative, che mi hanno condotto al divorzio
dalla mia prima moglie”.
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Oggi
è sposato con Jada Pinkett, dalla quale ha avuto
Jaden e Willow.
Energie positive che non vanno sprecate nemmeno sul
set, a sentire i complimenti che gli piovono addosso:
“Qui avevamo – dice lo sceneggiatore Goldsman
- uno spazio libero per la performance dell'attore,
un one man show: ci sono tre attori al mondo in grado
di farlo, e due sono morti...”.
Stima ricambiata da par suo, con good vibrations, quelle
di Bob Marley, che in Three Little Birds, I Shot the
Sheriff, Stir It Up e Redemption Song percorrono il
film: “Una sera ero su Internet e digitando su
Google ‘I am Legend’ come primo risultato
usciva l’album di Marley: nelle sue canzoni, che
adoro, ritrovavo le stesse idee del film”. E ironia
a go go: “Non si dovrebbe giocare col joystick
al cinema, non è carino, ci sono altre persone
sedute vicino...”, replicando a un giornalista
che accusava Io sono leggenda di scimmiottare i videogames,
oppure, sui problemi causati ai newyorkesi durante la
lavorazione del film: “Continuavano a farmi il
dito alzato: credevo mi dicessero che ero il numero
uno, poi Akiva mi ha spiegato...”. Difficile contenerlo,
d’altronde se sei l’ultimo uomo sulla Terra,
sulle spalle ti ritrovi responsabilità pesantissime.
A partire dalla politica, tutti ti chiedono che ne pensi:
“Comunque vadano le prossime elezioni negli States,
ci aspetta un drastico cambiamento.
Obama presidente? Quando parlo con lui, sento molta
energia positiva. Emotivamente e spiritualmente, vorrei
fosse lui il nostro presidente: ha le potenzialità
per cambiare la vita degli Stati Uniti, e del mondo”.
Dal grande al piccolo, e sullo sciopero degli sceneggiatori
americani si mette due mani sul cuore: “Una situazione
molto difficile, da entrambe le parti ci sono persone
che lavorano per mantenere le proprie famiglie: spero
si trovi un risultato positivo per tutti”. Non
mancano le amicizie a Will, anche nell’ambiente
cinematografico. Una batte bandiera italiana, Gabriele
Muccino, da lui voluto a Hollywood per La ricerca della
felicità: “è al lavoro a Los Angeles
sul nostro prossimo progetto, ‘Seven Pounds’:
non vedo l’ora di tornare sul set con lui”,
mentre pare quasi un passaggio di consegne (ma non diteglielo…)
quella con Tom Cruise, ex sovrano incontrastato del
botteghino: “Siamo molto amici, da tempo cerchiamo
un progetto per recitare insieme, forse a Muccino verrà
un’ideuzza...”.
La leggenda continua.
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