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Will Smith - Io sono Will [torna indietro]

Dal romanzo di Robert Neville, Smith trionfa negli incassi
con “I AM LEGEND” diretto da Francis Lawrence.
Nato principe (di Bel Air), l’attore trentanovenne è diventato re ma studia da imperatore, mirando alla leadership
del botteghino globale

[di Federico Pontiggia]

Una Ford Mustang sgomma tra Madison Square Park e Wall Street. Un cimitero di automobili abbandonate, una vera giungla d’asfalto, due leoni che braccano un cervo in fuga: la Grande Mela addentata, sgranocchiata, già marciescente. A scrutarla solo quattro occhi: quelli di un cane e del suo padrone, unico sopravvissuto della pandemia che ha colpito la città, e il mondo. Per entrambi, una vista desolata e desolante, da spettatori contemporanei della rovina dell’Occidente. L’uomo ha un nome, Robert Neville. Il nome ha un romanzo, scritto da Richard Matheson. Il romanzo un adattamento, il quarto, per lo schermo. Lo schermo un nome: Io sono leggenda. E la leggenda un volto: Will Smith. Superstar di Hollywood, uno dei pochissimi che può vantare una percentuale sugli incassi, perché nel ristrettissimo manipolo di chi la gente la porta al cinema per davvero - a cominciare dai figli (vedi box). “Whooooooo! Whooooooo! Whooooooooooo!”. Esulta a squarciagola Will, aprendo la conferenza stampa di Io sono leggenda, e ne ha ben donde: mentre andiamo in stampa il blockbuster scritto da Akiva Goldsman e diretto da Francis Lawrence ha incassato oltre 470 milioni di dollari in tutto il mondo, con uno stratosferico debutto nelle sale Usa di 76,5 milioni, il più alto nella storia del box office di dicembre.
Nato principe (di Bel Air, per il piccolo schermo), a 39 anni Smith è diventato re, ma già studia da imperatore. Punta alla leadership assoluta del botteghino globale, ma senza dedicarvi tutti i neuroni. Dopo le grida, arrivano i sussurri, per raccontare il terrore (de)scritto da Matheson: “Sono due le idee profondamente attuali del libro, ovvero due paure primordiali: il completo isolamento e presenze minacciose e sconosciute nel buio. Grazie a Francis (Lawrence) e Akiva (Goldsman), oggi il cinema ce le riconsegna, con il mio personaggio avvolto in un blockbuster dedicato”.
Sul finale di speranza, differente dal romanzo (edito da Fanucci), prima motteggia: “La mia famiglia viene uccisa, strozzo il mio cane, chi altro potevo uccidere?”, poi definisce: “Più che di speranza parlerei di verità, l’idea che qualcosa muoia e poi rinasca: nulla scompare definitivamente”. E fa capire subito che cosa intenda, portando il discorso sul personale: “Il mio spazio naturale emotivo è giocoso, socievole: anche egoisticamente, ho sempre bisogno di energie positive. In ‘Io sono leggenda’, ho combattuto per preservarle fuori dal set. A differenza di dieci anni fa, quando interpretando ‘Sei gradi di separazione’, avevo accumulato energie negative, che mi hanno condotto al divorzio dalla mia prima moglie”.

Oggi è sposato con Jada Pinkett, dalla quale ha avuto Jaden e Willow.
Energie positive che non vanno sprecate nemmeno sul set, a sentire i complimenti che gli piovono addosso: “Qui avevamo – dice lo sceneggiatore Goldsman - uno spazio libero per la performance dell'attore, un one man show: ci sono tre attori al mondo in grado di farlo, e due sono morti...”.
Stima ricambiata da par suo, con good vibrations, quelle di Bob Marley, che in Three Little Birds, I Shot the Sheriff, Stir It Up e Redemption Song percorrono il film: “Una sera ero su Internet e digitando su Google ‘I am Legend’ come primo risultato usciva l’album di Marley: nelle sue canzoni, che adoro, ritrovavo le stesse idee del film”. E ironia a go go: “Non si dovrebbe giocare col joystick al cinema, non è carino, ci sono altre persone sedute vicino...”, replicando a un giornalista che accusava Io sono leggenda di scimmiottare i videogames, oppure, sui problemi causati ai newyorkesi durante la lavorazione del film: “Continuavano a farmi il dito alzato: credevo mi dicessero che ero il numero uno, poi Akiva mi ha spiegato...”. Difficile contenerlo, d’altronde se sei l’ultimo uomo sulla Terra, sulle spalle ti ritrovi responsabilità pesantissime.
A partire dalla politica, tutti ti chiedono che ne pensi: “Comunque vadano le prossime elezioni negli States, ci aspetta un drastico cambiamento.
Obama presidente? Quando parlo con lui, sento molta energia positiva. Emotivamente e spiritualmente, vorrei fosse lui il nostro presidente: ha le potenzialità per cambiare la vita degli Stati Uniti, e del mondo”.
Dal grande al piccolo, e sullo sciopero degli sceneggiatori americani si mette due mani sul cuore: “Una situazione molto difficile, da entrambe le parti ci sono persone che lavorano per mantenere le proprie famiglie: spero si trovi un risultato positivo per tutti”. Non mancano le amicizie a Will, anche nell’ambiente cinematografico. Una batte bandiera italiana, Gabriele Muccino, da lui voluto a Hollywood per La ricerca della felicità: “è al lavoro a Los Angeles sul nostro prossimo progetto, ‘Seven Pounds’: non vedo l’ora di tornare sul set con lui”, mentre pare quasi un passaggio di consegne (ma non diteglielo…) quella con Tom Cruise, ex sovrano incontrastato del botteghino: “Siamo molto amici, da tempo cerchiamo un progetto per recitare insieme, forse a Muccino verrà un’ideuzza...”.
La leggenda continua.


 
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