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Un fenomeno tutto italiano [torna indietro]

Sessanta candeline per quello che, da decenni,
è un vero e proprio “oggetto del desiderio”.
La Vespa ha un’età ma rimane, saldamente, un mito


[di Erika Eramo]
Se ci si lascia trasportare dai ricordi e si pensa alle prime corse sulle due ruote, viene inevitabilmente in mente, non senza un tuffo al cuore, lei: la Vespa. Ha superato ormai i 60 anni e come le intramontabili Sophia Loren e Claudia Cardinale mantiene intatto il fascino che l’ha resa indiscutibilmente famosa in tutto il mondo: oggetto di culto per decenni, fenomeno di costume senza eguali, immortalata, anche lei come una diva, in film indimenticabili. Sessanta anni portati benissimo, senza una ruga.
Nel terzo millennio non mostra cedimenti e continua, come in gioventù, a fare proseliti tra le nuove generazioni. Ma come ha avuto inizio la storia di questo mezzo tutto italiano e che ci contraddistingue in tutto il mondo? Tutto nacque da un felice incontro tra un abile imprenditore, Enrico Piaggio, ed un geniale ingegnere abruzzese, Corradino D’Ascanio, inventore del primo elicottero (il Dat 3 del 1930). La scintilla, scoccata tra i due, ha dato vita così ad un oggetto di culto.
Piaggio era determinato a creare un prodotto che fosse a basso costo e di largo consumo, che arrivasse cioè a coprire trasversalmente ogni fascia sociale e che potesse essere utilizzato anche dalle donne. Questa era la vera svolta! Infatti, nonostante la donna sia sempre stata associata nell’immaginario maschile ai motori, paradossalmente era inconcepibile, per l’epoca, che lei si mettesse alla guida delle 2 ruote! Venne quindi realizzato un “motorscooter”, siglato MP 5, ribattezzato simpaticamente Paperino per la sua forma. Enrico Piaggio tuttavia non ne era convinto. è a questo punto che subentra il colpo di genio dell’ingegnere aeronautico, a cui Piaggio affida il progetto. A Corradino D’Ascanio non piacevano le motociclette scomode ed ingombranti, perciò trova una soluzione completamente nuova ed assolutamente rivoluzionaria. Prendendo spunto dalla sua esperienza aeronautica posiziona il cambio sul manubrio per rendere più agevole la guida, usa un mezzo con scocca portante e a presa diretta per eliminare la catena,  escogita non una forcella, ma un braccio di supporto simile ai carrelli degli aerei per facilitare la sostituzione delle ruote e realizza una carrozzeria in grado di proteggere e non far sporcare il guidatore: una serie di accorgimenti quindi che potessero favorire chi era alla guida. Ancora oggi, infatti, la vespa è il modello più ergonomico in circolazione poiché, come ricordano le nipoti di D’Ascanio: “Nelle sue invenzioni prima dava spazio alla funzionalità e poi all’estetica”. 
A Corradino D’Ascanio, supportato da Mario D’Este, suo disegnatore di fiducia, bastarono pochi giorni per preparare il primo progetto della Vespa, presentato a Pontedera nell’aprile del 1946. Il nome stesso del veicolo venne coniato da Piaggio il quale, davanti al prototipo MP 6, dalla parte centrale molto ampia e dalla vita più stretta, esclamò con grande naturalezza: “Sembra una vespa!”.
E così nacque: pungente nel nome, rapida ed incisiva nella presa sul pubblico. Il 23 aprile 1946 venne depositato il brevetto ed in seguito, nonostante lo scetticismo dei più maligni, si produssero duemila esemplari della prima Vespa 98cc. Il debutto in società della “signorina Vespa” si tenne al prestigioso Circolo del Golf di Roma, alla presenza del generale americano Stone, in rappresentanza del governo militare alleato.
L’avvenimento venne ripreso dal cinegiornale statunitense Movieton, mentre in Italia fu pubblicizzato per la prima volta dalle riviste Motor (24 marzo ’46) e La Moto (15 aprile ’46). Piaggio per la diffusione della vespa cercò appoggio nel conte Parodi, produttore della Moto Guzzi, il quale gli negò ogni favore, ritenendo la Vespa un prodotto destinato ad un sicuro insuccesso: Piaggio ripiegò così sulla rete commerciale della Lancia.
Dopo le difficoltà di rodaggio, negli ultimi mesi del ’47 la produzione inizia a decollare e l’anno successivo esce già il modello superiore: la 125.
La Vespa diventa, a poco a poco, un fenomeno di costume (lanciando l’immagine di una nuova indipendenza femminile, proprio lo stesso anno che le donne si recarono per la prima volta a votare) e la produzione cresce senza soste, suscitando reazioni entusiaste anche nella stampa estera. Il Times ci ricama su e parla di “un prodotto interamente italiano come non se ne vedevano da secoli dopo la biga romana”. Enrico Piaggio sfrutta questa popolarità per continuare ad allargare il suo giro d’affari, promuovendo iniziative come la fondazione e diffusione dei Vespa Club, i cui iscritti erano schierati contro la neonata Lambretta Innocenti.
Per Vespa si creano le più fantasiose versioni, quali la Vespa-Sidecar o la Vespa-Alpha del ’67 che - realizzata con la Alpha-Willis per l’agente Dick Smart, protagonista di film di spionaggio stile 007 - poteva anche volare, navigare e persino immergersi. Nel 1956 - a 10 anni dal lancio - risultano vendute già un milione di pezzi. La Vespa, ormai, entra nell’immaginario collettivo e assurge ad oggetto-simbolo come nel famoso film Vacanze Romane con Audrey Hepburn e Gregory Peck: indimenticabile l’immagine dei due divi in sella. Da allora nelle foto e sul set la Vespa è diventata compagna di viaggio di nomi quali Marcello Mastroianni, Ursula Andress, Virna Lisi, John Wayne, Gary Cooper, Nanni Moretti, Sting, Antonio Banderas, Matt Damon, Gérard Depardieu, Eddie Murphy e tanti altri. Per continuare a rimanere sulla cresta dell’onda, negli anni difficili della contestazione giovanile, i pubblicitari rilanciarono la Vespa utilizzando un intelligente slogan: Chi “VESPA” mangia le mele. Oltre al sapiente ed inedito uso del termine vespa come verbo, si associa il mezzo alla mela, frutto proibito che richiama alla mente il peccato, la libertà sessuale. Per riuscire ad accaparrarsi il pubblico giovanile ci fu anche un cambio d’immagine: la vespa dal grigio (in tutte le sue varie sfaccettature) passò al bianco e rosso, più giovanili e d’impatto.
La Vespa ha rappresentato per gli Italiani un mondo e molto più. Emblema della voglia di ricostruzione del nostro Paese alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Non solo. Simbolo della famiglia, del lavoro, dei primi weekend fuori città, testimone di tante storie d’amore, ha rappresentato l’ostentazione di un nascente benessere economico. La Vespa è stata perciò uno dei pochi marchi che, lungi dal colonizzare gli altri paesi, si è elegantemente imposta da sé. Nel 2006 la Piaggio ha superato i 100.000.000 pezzi prodotti, un risultato sensazionale che testimonia il successo di uno dei marchi più famosi e fortunati del made in Italy.
 
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