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Unico, mitico e... Verdone [torna indietro]

Il regista-attore ci racconta come ha riportato sullo schermo,
a furor di popolo, tre personaggi culto
della sua filmografia. Per la gioia dei vecchi (e nuovi) fan


[di Gabriele Marcello]
Ci sono personaggi per i quali ogni presentazione è superflua. è il caso di Carlo Verdone, regista/attore venerato da una schiera di fan plus generazionali, che conoscono a memoria le battute dei suoi film e si rispecchiano nei personaggi. Ed è grazie a loro che ha deciso di riportare sullo schermo, in Grande, Grosso e Verdone tre capisaldi dell’enciclopedia verdoniana. Dopo i film corali (Compagni di scuola) e le partecipazioni d’attore (Manuale d’amore 1 e 2), Verdone si prepara a regalare al pubblico nuovi tormentoni e situazioni esilaranti, senza mai abbandonare la sua ironia sottile e tagliente. è proprio lui a raccontarci come.

Ritorna al cinema con una commedia, in cui interpreta i tre protagonisti. A quale dei tre si sente più vicino?
Questi tre personaggi sono nati dall’osservazione della realtà, ma cresciuti lentamente dentro di me. Ne ho catturato un “dna” perfetto e l’ho fatto lievitare a poco a poco, aggiungendo tic legati alla nevrosi odierna. Chi mi conosce bene mi trova lontano anni luce dai quei personaggi, ma li ho talmente amati per i loro difetti che li continuo ad amare curandoli perfettamente nella loro evoluzione. Forse il “sognatore” Leo è quello che più si avvicina a me per certe piccole timidezze, impacci ed imbranamenti che mi hanno accompagnato nell’adolescenza. Forse lo amo più degli altri perché resta un candido in un mondo di squali.

Dopo quasi trent’anni di carriera cosa è cambiato nel suo modo di fare cinema?
è cambiato molto. Non mi esalto più di tanto nelle vittorie, ma non mi abbatto più di tanto in qualche amarezza. Prendo tutto con più filosofia. Certamente mi sento più sereno e, quindi, con una sicurezza e capacità di concentrazione notevoli. Recito meglio senza dubbio. Senza sbrodolamenti, senza il timore di non far ridere abbastanza, senza la paura di affrontare toni drammatici. E credo di avere ormai una perfetta padronanza del mio corpo. Il fatto che non provo più prima di girare è un bel segnale. Vado ad istinto e il mio corpo si muove praticamente da solo. Le espressioni si formano istintivamente e rapidamente. Certo, c’è un’enorme concentrazione in tutto questo... ma la vera esplosione recitativa la lascio ad un’improvvisazione che spesso mi sorprende. Fortunatamente anche la cura per la regia,in questo stato di grazia, diventa più attenta, più dettagliata e più creativa. Nel mio ultimo film ogni attore è perfetto. E i miei attori, nella cura, devono sempre venire prima di me.

Tra una commedia corale e sentimentale ed una più spensierata, quali sono i punti in comune e quali le differenze?
Chi crede che i film con i “personaggi” siano film più facili sbaglia di grosso. Sono molto faticosi anche fisicamente, dove il senso della misura è alla base di tutto e il dettaglio, facilmente riconoscibile dal pubblico, deve essere “speciale”, unico. Proprio perché questi film si basano su dei “caratteri”, il senso di equilibrio tra comicità e malinconia, tra reale e surreale deve essere perfetto. Altrimenti sono solo burattini senza anima. Quello che mi piace nella mia carriera è che ho fatto film molto diversi tra loro. Compagni di scuola e Maledetto il giorno che t’ho incontrato mi hanno fatto capire il gran potenziale che avevo anche recitando senza una “maschera”. In film come questi si recita più “di fioretto”. Piccoli dettagli, piccoli tic, un ottimo soggetto e un’ottima sceneggiatura. Ecco, mentre nei film a caratteri improvviso moltissimo, negli altri questo avviene in modo più disciplinato e anche ragionato. Ma ripeto, non faccio nessuna fatica particolare ad interpretare gli uni o gli altri. Se poi ho un film corale dal soggetto forte, sono l’uomo più felice del mondo perché mi piace dirigere gli attori.

Il nuovo trio di personaggi è una testimonianza dell’Italia di oggi. Quale critica muove ai vizi del nostro paese?
Se dovessi riassumere cos’è Grande, Grosso e Verdone, direi, semplicemente, che rappresenta il candore contrapposto alla volgarità dei nostri tempi. Una volgarità che non ha mai raggiunto picchi così vergognosi ed un cinismo che sembra soffocare le anime più pure al punto che sembra non ci sia più speranza. Perché costoro cominciano ad essere una minoranza. L’Italia, oggi, è un Paese vecchio, con scarso ricambio, molto corrotto, estremamente burocratico, lento e feudale per certi versi. E anche molto frustrato. Certo, non è che in questi tre mini film io posso fare una critica così ampia e dettagliata dei nostri disastri... Ma certamente metto i tre personaggi, un candido, un cinico, falso moralista, e una famiglia di ignoranti cafoni ad una dettagliata, divertente ed impietosa analisi di giudizio da parte del pubblico. Molti diranno: “Quanti ne conosco così....”. Ma molti che diranno questo non si renderanno conto di essere invece proprio come quelli che sto dipingendo. La gente vede sempre gli altri, mai se stessi.

Come vede la commedia italiana odierna?
Dalla metà degli anni ’60 la commedia italiana commerciale si è andata sempre più svilendo. Più che fare una critica di costume ha pensato molto agli introiti. Raggiungere la quantità e la qualità è una cosa molto difficile. Alcuni ci sono riusciti con ottime commedie, ma altri hanno abdicato alla furbizia e allo sfruttamento di un “genere”. Da qui nasce il cinema trash, poco attento al copione ma molto attento ai culi e alle risate volgari. Secondo me non sono irrimediabilmente andati via gli anni delle belle commedie di Pietro Germi. Il problema è solo uno: ci vuole un regista che le sappia fare e scrittori che le sappiano scrivere. Noi abbiamo ottimi attori che, purtroppo, non riescono a dare il massimo perché mancano dei progetti validi. Ma ripeto, in questo momento, siamo pieni di bravi attori e brave attrici. Mancano gli sceneggiatori, i soggettisti. E anche la narrativa che non ci dà una gran mano. Il problema più grosso è però la perdita progressiva di cultura e memoria storica del pubblico. In questo la televisione ha colpe molto rilevanti perché, sembra assurdo, è il mezzo che più di ogni altro indirizza valori e gusti. Quando si tornerà a fare dei bei film corali, vuol dire che la commedia italiana ha ripreso slancio. La coralità è sempre stata la nostra forza e il fatto che non esistono più caratteristi la dice lunga sulla voglia di protagonismo, privando così il racconto di un affresco efficace.

La sua è stata una dura gavetta partita in Tv. Oggi molti comici televisivi non riescono a superare la prova del primo film...
Non ci si può improvvisare subito attori e registi dopo una buona prova televisiva. La tv offre un assaggio delle tue potenzialità, ma è il teatro a far capire se hai il fiato lungo. E sarà un buon produttore a capire se in te c’è materia per il grande schermo. La regia cinematografica non si improvvisa, ma si studia. è una geometria complessa che solo un’esperienza didattica te la farà comprendere. Poi c’è il problema di esser un bravo direttore di attori: lì bisogna anche essere buoni attori altrimenti come dirigi? Cosa insegni? La mia fortuna è che ho avuto Sergio Leone come mio primo produttore ed Enzo Trapani come primo regista televisivo. Sono stato molto fortunato, ma evidentemente me li sono anche meritati.

Attore e regista: un’anima complementare o si sente più portato per uno dei due ruoli?
Più passano gli anni e meglio recito. Il fatto di recitare con padronanza mi aiuta anche nello sforzo della direzione degli attori. Difficile dare una risposta. Il pubblico in me apprezza soprattutto la recitazione, ma io so bene che se non avessi “il peso” e anche “la fortuna” di dirigere me stesso, potrei fare molto di più nel campo della regia. Il mio sogno è dirigere un film solo come regista. Ne ho parlato col mio produttore, De Laurentiis, proprio l’altro giorno. Siamo rimasti d’accordo che al primo copione,alla prima idea valida, passerò per una volta solo dietro la macchina da presa. è una sfida che prima o poi devo affrontare, non voglio resti un sogno nel cassetto!

 
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