Ci
sono personaggi per i quali ogni presentazione è
superflua. è il caso di Carlo Verdone, regista/attore
venerato da una schiera di fan plus generazionali, che
conoscono a memoria le battute dei suoi film e si rispecchiano
nei personaggi. Ed è grazie a loro che ha deciso
di riportare sullo schermo, in Grande, Grosso e Verdone
tre capisaldi dell’enciclopedia verdoniana. Dopo
i film corali (Compagni di scuola) e le partecipazioni
d’attore (Manuale d’amore 1 e 2), Verdone
si prepara a regalare al pubblico nuovi tormentoni e situazioni
esilaranti, senza mai abbandonare la sua ironia sottile
e tagliente. è proprio lui a raccontarci come.
Ritorna al cinema con una commedia, in cui interpreta
i tre protagonisti. A quale dei tre si sente più
vicino?
Questi tre personaggi sono nati dall’osservazione
della realtà, ma cresciuti lentamente dentro di
me. Ne ho catturato un “dna” perfetto e l’ho
fatto lievitare a poco a poco, aggiungendo tic legati
alla nevrosi odierna. Chi mi conosce bene mi trova lontano
anni luce dai quei personaggi, ma li ho talmente amati
per i loro difetti che li continuo ad amare curandoli
perfettamente nella loro evoluzione. Forse il “sognatore”
Leo è quello che più si avvicina a me per
certe piccole timidezze, impacci ed imbranamenti che mi
hanno accompagnato nell’adolescenza. Forse lo amo
più degli altri perché resta un candido
in un mondo di squali.
Dopo quasi trent’anni di carriera cosa è
cambiato nel suo modo di fare cinema?
è cambiato molto. Non mi esalto più di tanto
nelle vittorie, ma non mi abbatto più di tanto
in qualche amarezza. Prendo tutto con più filosofia.
Certamente mi sento più sereno e, quindi, con una
sicurezza e capacità di concentrazione notevoli.
Recito meglio senza dubbio. Senza sbrodolamenti, senza
il timore di non far ridere abbastanza, senza la paura
di affrontare toni drammatici. E credo di avere ormai
una perfetta padronanza del mio corpo. Il fatto che non
provo più prima di girare è un bel segnale.
Vado ad istinto e il mio corpo si muove praticamente da
solo. Le espressioni si formano istintivamente e rapidamente.
Certo, c’è un’enorme concentrazione
in tutto questo... ma la vera esplosione recitativa la
lascio ad un’improvvisazione che spesso mi sorprende.
Fortunatamente anche la cura per la regia,in questo stato
di grazia, diventa più attenta, più dettagliata
e più creativa. Nel mio ultimo film ogni attore
è perfetto. E i miei attori, nella cura, devono
sempre venire prima di me.
Tra una commedia corale e sentimentale ed una
più spensierata, quali sono i punti in comune e
quali le differenze?
Chi crede che i film con i “personaggi” siano
film più facili sbaglia di grosso. Sono molto faticosi
anche fisicamente, dove il senso della misura è
alla base di tutto e il dettaglio, facilmente riconoscibile
dal pubblico, deve essere “speciale”, unico.
Proprio perché questi film si basano su dei “caratteri”,
il senso di equilibrio tra comicità e malinconia,
tra reale e surreale deve essere perfetto. Altrimenti
sono solo burattini senza anima. Quello che mi piace nella
mia carriera è che ho fatto film molto diversi
tra loro. Compagni di scuola e Maledetto il giorno che
t’ho incontrato mi hanno fatto capire il gran potenziale
che avevo anche recitando senza una “maschera”.
In film come questi si recita più “di fioretto”.
Piccoli dettagli, piccoli tic, un ottimo soggetto e un’ottima
sceneggiatura. Ecco, mentre nei film a caratteri improvviso
moltissimo, negli altri questo avviene in modo più
disciplinato e anche ragionato. Ma ripeto, non faccio
nessuna fatica particolare ad interpretare gli uni o gli
altri. Se poi ho un film corale dal soggetto forte, sono
l’uomo più felice del mondo perché
mi piace dirigere gli attori.
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Il
nuovo trio di personaggi è una testimonianza dell’Italia
di oggi. Quale critica muove ai vizi del nostro paese?
Se dovessi riassumere cos’è Grande, Grosso
e Verdone, direi, semplicemente, che rappresenta il candore
contrapposto alla volgarità dei nostri tempi. Una
volgarità che non ha mai raggiunto picchi così
vergognosi ed un cinismo che sembra soffocare le anime
più pure al punto che sembra non ci sia più
speranza. Perché costoro cominciano ad essere una
minoranza. L’Italia, oggi, è un Paese vecchio,
con scarso ricambio, molto corrotto, estremamente burocratico,
lento e feudale per certi versi. E anche molto frustrato.
Certo, non è che in questi tre mini film io posso
fare una critica così ampia e dettagliata dei nostri
disastri... Ma certamente metto i tre personaggi, un candido,
un cinico, falso moralista, e una famiglia di ignoranti
cafoni ad una dettagliata, divertente ed impietosa analisi
di giudizio da parte del pubblico. Molti diranno: “Quanti
ne conosco così....”. Ma molti che diranno
questo non si renderanno conto di essere invece proprio
come quelli che sto dipingendo. La gente vede sempre gli
altri, mai se stessi.
Come vede la commedia italiana odierna?
Dalla metà degli anni ’60 la commedia italiana
commerciale si è andata sempre più svilendo.
Più che fare una critica di costume ha pensato
molto agli introiti. Raggiungere la quantità e
la qualità è una cosa molto difficile. Alcuni
ci sono riusciti con ottime commedie, ma altri hanno abdicato
alla furbizia e allo sfruttamento di un “genere”.
Da qui nasce il cinema trash, poco attento al copione
ma molto attento ai culi e alle risate volgari. Secondo
me non sono irrimediabilmente andati via gli anni delle
belle commedie di Pietro Germi. Il problema è solo
uno: ci vuole un regista che le sappia fare e scrittori
che le sappiano scrivere. Noi abbiamo ottimi attori che,
purtroppo, non riescono a dare il massimo perché
mancano dei progetti validi. Ma ripeto, in questo momento,
siamo pieni di bravi attori e brave attrici. Mancano gli
sceneggiatori, i soggettisti. E anche la narrativa che
non ci dà una gran mano. Il problema più
grosso è però la perdita progressiva di
cultura e memoria storica del pubblico. In questo la televisione
ha colpe molto rilevanti perché, sembra assurdo,
è il mezzo che più di ogni altro indirizza
valori e gusti. Quando si tornerà a fare dei bei
film corali, vuol dire che la commedia italiana ha ripreso
slancio. La coralità è sempre stata la nostra
forza e il fatto che non esistono più caratteristi
la dice lunga sulla voglia di protagonismo, privando così
il racconto di un affresco efficace.
La sua è stata una dura gavetta partita
in Tv. Oggi molti comici televisivi non riescono a superare
la prova del primo film...
Non ci si può improvvisare subito attori e registi
dopo una buona prova televisiva. La tv offre un assaggio
delle tue potenzialità, ma è il teatro a
far capire se hai il fiato lungo. E sarà un buon
produttore a capire se in te c’è materia
per il grande schermo. La regia cinematografica non si
improvvisa, ma si studia. è una geometria complessa
che solo un’esperienza didattica te la farà
comprendere. Poi c’è il problema di esser
un bravo direttore di attori: lì bisogna anche
essere buoni attori altrimenti come dirigi? Cosa insegni?
La mia fortuna è che ho avuto Sergio Leone come
mio primo produttore ed Enzo Trapani come primo regista
televisivo. Sono stato molto fortunato, ma evidentemente
me li sono anche meritati.
Attore e regista: un’anima complementare
o si sente più portato per uno dei due ruoli?
Più passano gli anni e meglio recito. Il fatto
di recitare con padronanza mi aiuta anche nello sforzo
della direzione degli attori. Difficile dare una risposta.
Il pubblico in me apprezza soprattutto la recitazione,
ma io so bene che se non avessi “il peso”
e anche “la fortuna” di dirigere me stesso,
potrei fare molto di più nel campo della regia.
Il mio sogno è dirigere un film solo come regista.
Ne ho parlato col mio produttore, De Laurentiis, proprio
l’altro giorno. Siamo rimasti d’accordo che
al primo copione,alla prima idea valida, passerò
per una volta solo dietro la macchina da presa. è
una sfida che prima o poi devo affrontare, non voglio
resti un sogno nel cassetto! |