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Veni, vidi, vizi [torna indietro]

Poker, scommesse, roulette e altro. Il gioco d’azzardo,
in tutte le sue accezioni, può dare sensazioni forti
ed esaltanti, sempre che non se ne abusi e purché
si considerino le probabilità che si hanno a sfavore.
Perché vincere non è mai una certezza...


[di Livio Frittella]

Einstein non poteva credere che Dio giocasse a dadi.
Il buon Albert avrà pensato che affidarsi al caso - nella speranza di incontrare una combinazione
favorevole - fosse un’attività tipicamente umana, con in sé nulla di trascendentale.
In effetti, azzardare sembra far parte della nostra natura.
I nostri più remoti antenati lo facevano. Tornati al loro rifugio dopo la caccia, si inventarono meccanismi di gioco capaci di procurare l’ebbrezza della vittoria, magari scommettendo cose in loro possesso contro la possibilità di conseguirne altre di proprietà altrui. Non c’è voluto molto, nella nostra evoluzione culturale, per sviluppare un’attitudine che oggi ha raggiunto livelli di raffinatezza e di complessità straordinari.
Quello del gioco d’azzardo è un mondo che ci coinvolge un po’ tutti: ammettiamolo. In misura minore o maggiore, fino all’eccesso. Immergiamoci in questa particolare dimensione ludica. Scommettiamo che scopriremo qualcosa di insospettato?
Lo “sport” nazionale
Ma quale calcio! Lo sport nazionale degli italiani è il gioco d’azzardo. Intendendo, ovviamente, anche il lotto, i concorsi, i pronostici, le estrazioni. Sono circa 30 milioni gli scommettitori nelle varie categorie di attività oggi nel Belpaese, senza considerare quanto succede nei casinò e nei circoli privati, nonché il gioco clandestino, il cui valore di denaro investito è quantificabile in circa un terzo di quanto sborsato nel gioco legale. I dati provengono dall’Osservatorio sociale.
Il fascino dell’azzardo è indiscutibile: secondo quanto emerso da un recente convegno organizzato dall’Associazione degli ex giocatori d’azzardo e delle loro famiglie (Agita), oltre l’80% della popolazione italiana gli dedica una qualche attenzione. Cifre più circostanziate fotografano meglio il fenomeno: sono quelle diffuse dall’Agicos, agenzia specializzata in gioco e scommesse. Prendiamo innanzi tutto il Gratta & Vinci.Nel 2006 sono stati venduti oltre 1,6 miliardi di biglietti per un totale di 3,88 miliardi di euro e vincite per 2,37 miliardi. Questa lotteria istantanea - che dà l’illusione del “denaro facile” ottenuto in tempi immediati - vede fra i suoi migliori aficionados i lombardi, seguiti da siciliani, campani, pugliesi e laziali. Se poi consideriamo il Gratta & Vinci nel più vasto ambito delle Lotterie nazionali, si rende evidente il boom di interesse registrato fra la popolazione. Tutti i concorsi gestiti dallo Stato hanno mostrato un’accelerazione di incassi impressionante negli ultimi tre anni: 594 milioni di euro nel 2004, più di un miliardo e mezzo nei dodici mesi successivi, infine ben 3,9 miliardi nel 2006. Si tratta di un incremento del 568%, che ha portato nelle casse dell’Erario più di un miliardo e mezzo di euro in tre anni.
Passiamo al bingo: 4,8 miliardi di euro raccolti sempre nell’ultimo triennio. Partita un po’ in sordina, la “tombola” di stampo anglosassone si è riscattata proprio nel 2006: crescita del 13% rispetto al 2005 (contro l’esiguo 0,7% in confronto al 2004). L’anno scorso le puntate hanno superato il miliardo e 755 milioni, e lo Stato nel triennio ha incamerato 970 milioni.
Parliamo ora di slot machine, sì proprio quelle legali che si vedono nei locali e nei bar, dotate di pulsanti piuttosto che della tradizionale leva. Sono loro a costituire il “fenomeno” del settore. Ecco la formidabile progressione del denaro raccolto dal 2004 al 2006: 4,4 - 11,4 - 15,4. Si intende miliardi di euro, non bruscolini.
E le carte? Hanno sempre il loro grande appeal, anche grazie alla promozione di cinema e tv (basti pensare all’ultimo James Bond - titolo emblematico Casino Royale - o al programma di Pupo su Sky), che ha saputo diffondere fra il pubblico più ampio una variante del poker, il Texas Hold’em, nota soltanto ai più accaniti giocatori.
Perchè si gioca?

Per secoli e secoli il gioco è stato ritenuto un vizio e nonostante ciò è stato praticato costantemente, in forme segrete e nascoste. Da qualche tempo è stato finalmente sdoganato e ne deriva che ogni giorno si spendono milioni di euro per tentare la fortuna.
Non c’è da meravigliarsi che il gioco d’azzardo sia popolare. È una sensazione molto particolare per un giocatore puntare anche solo un euro e sperare di esaudire i suoi sogni. Il miraggio della vincita, che potrebbe tradursi in realtà, attrae la maggioranza delle persone.
Ma dietro il comportamento di chi scommette di più c’è ben altro. “Esistono individui che hanno bisogno di una maggiore livello di stimolazione rispetto ad altri”, ci dice Alberto Oliverio, psicobiologo del Consiglio Nazionale delle Ricerche e dell’Università La Sapienza di Roma. “Queste persone, dunque, cercano stimoli in situazioni che, come si dice volgarmente,

danno adrenalina, proprio perché i loro meccanismi di rinforzo - cioè di premio - hanno bisogno di una maggiore produzione di un mediatore nervoso che si chiama dopamina.
La sensazione di rischio ovviamente gioca un ruolo importante. Nel gioco d’azzardo c’è questo equilibrio tra il timore di perdere e il momento della
vincita, e chi vi partecipa gioca più per l’azzardo che per guadagnare soldi (ovviamente, se perde di continuo la cosa diventa meno incentivante...). Si tratta di una compulsione che deriva dalla necessità di trovare uno stimolo forte, e spesso il giocatore d’azzardo accanito ha altre forme di dipendenza”.
Quando il gioco è una malattia

Il gioco d’azzardo, quindi, può diventare una patologia da cui è difficile liberarsi: si arriva a giocare continuamente e a puntare cifre consistenti, fino a perdere interi patrimoni. Per informare, prevenire e sensibilizzare il pubblico sul rischio di questa dipendenza, c’è lo Sportello Infoazzardo a cura della Siipac, la Società italiana di intervento sulle patologie compulsive, che fornisce ai giocatori eccessivi e ai loro familiari un servizio di consulenza gratuita, anche economico-finanziaria e legale (telefono verde 800368300 e sito www.infoazzardo.it).
Secondo i dati diffusi durante il convegno di Campoformido dal Centro di terapia per giocatori d’azzardo e loro familiari, l’incidenza dell’azzardo patologico interessa circa il 3% della popolazione adulta. Una percentuale destinata ad aumentare, considerato che il gioco d’azzardo non è più circoscritto ai casinò e alle sale specializzate, ma sta entrando attraverso Internet nelle case di tutti gli italiani e sempre più famiglie (soprattutto appartenenti al ceto medio-basso) si trovano alle prese con casi di indebitamento, che si spingono fino agli estremi dell’usura. Attualmente il 10% delle famiglie che si rivolgono ai centri anti-usura, si trova coinvolto in problemi di gioco.
Il fenomeno in questi decenni sta interessando ambedue i sessi: si conta infatti che un terzo dei giocatori sia donna, e sta coinvolgendo sempre più spesso anche i giovani, che ricorrono al gioco nella speranza di poter dare una svolta economica alla loro vita.
Ma una volta entrati nella spirale della dipendenza, come se ne esce? È ancora Oliverio a rispondere: “Bisogna cercare rinforzi in altri ambiti, oppure, come avviene in altre forme di dipendenza, occorre fare in modo che ci siano altri individui che dipendano da questi soggetti. I sofferenti di dipendenza vengono dunque coinvolti in opere di volontariato con soggetti a rischio, con bambini che accusano problemi, con anziani, in modo da infondere senso di responsabilità e dare soddisfazione in altri modi”.Internet nuovo terreno di gioco
La grande, nuova frontiera del gioco d’azzardo è la Rete, dove si può scommettere 24 ore su 24 rischiando di perdere anche la camicia. Se ci si controlla, però, ricorrere a Internet per puntare e sfidare la fortuna può essere molto divertente. Della popolarità dei giochi online ci parlano gli ultimi dati divulgati. Prendiamo ad esempio il Regno Unito (ricerca commissionata da Morse): il mercato dell’“online gambling” è raddoppiato dal 2001 a oggi ed è interessante notare come la Rete sia usata per azzardare anche presso i luoghi di lavoro (è il 30 per cento degli impiegati britannici che lo fa). È un’abitudine che manda in fumo l’11% del loro stipendio settimanale, e che consegna alle aziende un dipendente meno produttivo. Anche in Italia il trend va affermandosi: dei 2281 milioni di euro, valore complessivo del mercato del gioco italiano nel 2006, il 40 per cento è rappresentato dagli introiti che provengono dal gioco d’azzardo online. E la crescita dal 2005 all’anno scorso delle puntate in Internet si quantifica nel 20 per cento.
L’eCOGRA, l’autorità indipendente che monitora l’industria del gioco d’azzardo online su scala mondiale, ha anche tracciato un identikit del giocatore d’azzardo in Internet, intervistando 11 mila persone in 96 Paesi: è maschio, di età compresa fra i 26 e i 35 anni, e il gioco che preferisce è il poker. Per la precisione: il 58% degli scommettitori in Rete è formato da maschi, la maggior parte dei quali (il 73,8%) preferisce il poker. Il giocatore-tipo si impegna 1 o 2 ore per volta, 2 o 3 volte alla settimana, spesso punta su due tavoli contemporaneamente. Secondo l’Agicos, le donne invece prediligono gli altri giochi dei casinò virtuali, hanno un’età tra i 46 e i 55 anni, giocano 1-2 ore per volta e più spesso dall’ufficio. A entrambi i sessi l’attività online piace per l’accessibilità, il divertimento e l’eccitazione che produce; ma le motivazioni sono diverse: i maschi giocano soprattutto per vincere, le femmine per divertirsi. Un elemento che si riflette anche sul modo di giocare: gli uomini fanno puntate più alte, si impegnano per un tempo maggiore e si dividono fra più tavoli.

 
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