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Joe T Vannelli - Il cuore e la consolle [torna indietro]

Dj, produttore, remixer e conduttore radiofonico, Joe T Vannelli è un personaggio poliedrico ed una vera celebrità nei club più quotati del mondo. Il suo segreto? “Un impulso diverso”

[di Simona Cochi]
Joe T Vannelli: dj, remixer, produttore, conduttore radiofonico e ideatore di one-night e di tour in discoteca. Tutto questo ed tanto altro ancora è Joe T Vannelli. Non a caso parliamo di un dj famosissimo sia in Italia che all’estero, capace in questi anni di esibirsi nei più quotati club del pianeta. Da New York a Los Angeles, da Londra a Parigi, da Ibiza a Mikonos, da Miami a Sidney, senza dimenticare Amsterdam, Oslo, Amburgo. Protagonista di party del calibro di Ministry of Sound, Soap, Renaissance, Cream e tanti altri ancora. Se nella dance si vuole identificare un personaggio poliedrico e trasversale per antonomasia, impossibile non pensare a Joe T Vannelli. Tutti i sabati conduce su Radio DeeJay
il programma house Slave To the Rhythm in cui propone i suoi dj set. Supalova, è invece la sua one-night, nata nell’autunno del 2000, e impostasi rapidamente come serata di
assoluto riferimento nel panorama house mondiale. Supalova è uno dei must delle notti house di Milano ma anche itinerante nei migliori locali d’Italia. Alle varie attività di Joe T Vannelli si affiancano da anni anche quelle di remixer e produttore discografico con la sua Jt Company.
Tra i suoi top remix, spiccano quelli 2006
per due autentici mostri sacri quali Danny Tenaglia e Little Louie Vega e per il superbo francese David Guetta arricchiscono un roster che vede presenti i nomi di Giorgio Moroder, Bohannon, Thelma Houston, Space 2000, Bobby Brown, Mark Morrison, Eartha Kitt. La sua voce da doppiatore è stata richiesta per spot di marchi celebri e prestigiosi. Joe T Vannelli ha ricevuto il premio alla carriera ai Dj Awards al Pacha di Ibiza e l’Oscar mondiale della musica dance.

Hai oltrepassato la sfera del semplice dj; sei un personaggio che si occupa di molto altro: produttore, imprenditore...
Mi rifiuto di essere chiamato imprenditore. Non ne ho la caratteristica principale, ovvero la freddezza. Mi piace essere chiamato dj, artista o produttore, se vuoi anche talent scout. L’imprenditore ha più pelo sullo stomaco e poi mi affeziono alle persone e quindi non riesco a ragionare in modo così lontano dai sentimenti.

Però sei bravo negli affari…
Diciamo che ho avuto molta fortuna.

Dite tutti così!

Credimi è proprio una questione di fortuna godere di tutto questo successo.
Cosa pensi allora delle persone che si impegnano molto e non ricavano nulla?
Penso che debbano aspettare ed insistere perché prima o poi arriva l’opportunità di riuscire. Se si è concentrati sul proprio mestiere prima o poi deve succedere qualcosa. Io ho iniziato come dj e come voce-radio perché non ho potuto fare l’attore. Ho capito che il mio futuro era la radio e la discoteca. Sentivo che mi dovevo mostrare al pubblico in quella maniera. Ho iniziato quando nessuno era pagato. Eravamo noi artisti, per assurdo, che investivamo capitali per metterci in mostra. Venti anni fa, infatti, il dj non era retribuito.

I tuoi obiettivi raggiunti: come padre e come artista...
Il fatto di essermi sposato giovane con una donna che mi ha sopportato e supportato mi ha reso invincibile. Mentre gli altri colleghi “provavano” a testare la propria vita in diversi modi, io ero protetto nella mia Milano. Questo tipo di posizione implica un certo tipo di comportamento anche per un lavoro alternativo come il mio. Avere una famiglia e due figli grandi mi ha reso più responsabile e più sicuro. A livello professionale godo di un costante riconoscimento perché suono nei migliori club del mondo. Essere in un altro paese e sentire urlare il tuo nome è fantastico.
Non mi mancano le soddisfazioni anche come talent scout. Sono passati tra le mie “grinfie” personaggi come Robert Miles, Spiller, Pink coffe, Mat Goss e tanti altri.

Il tuo flop più clamoroso?
Aprire uno studio di registrazione e Level One, la mia distribuzione discografica.
Ho investito tempo, denaro e amicizie in un attività che non ha mai funzionato.

Commenta questo aforisma di Warhol: “Fare denaro è un’arte, lavorare è un’arte, un buon affare è il massimo di tutte le arti”.
Sono perfettamente d’accordo. Lui ha dimostrato personalmente di essere riuscito a fare un grande business con la Pop Art. è per questo che non mi sento un buon affarista. Bisognerebbe riuscire a mettere da parte il cuore e pensare solo ai grandi numeri.

In che cosa ti differenzi dagli altri?
Penso di avere un impulso diverso. Lo stesso disco può avere effetti diversi secondo chi lo suona. Non mi chiedere la spiegazione. è come una trasmissione in codice.

 
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