Al
salone di Tokyo del 2001 Suzuki presentò un prototipo
di naked estrema con motore turbocompresso da oltre
200 cv ed un ardito design dalle linee squadrate e futuristiche.
Sono passati sei anni e i tempi per la produzione di
questo “missile” sono finalmente maturi.
Sebbene l’idea del compressore non abbia avuto
un seguito, le differenze rispetto al concept iniziale
sono davvero minime, anzi, a dir la verità non
è cambiato neanche il nome: B-King. Il re dei
senza carena può finalmente poggiare le sue mastodontiche
ruote sull’asfalto e scatenare tutti i 183 cv
del suo monumentale 1.340, lo stesso - udite udite -
della mitica Hayabusa, meglio conosciuta come la moto
più veloce del mondo.
Spalle larghe
A vederla frontalmente la B-King infonde possanza e
maestosità, con quel serbatoio extra large e
gli indicatori di direzione collocati alle sue estremità,
come a voler rimarcare ancor di più la propria
imponenza. Ma a caratterizzare inevitabilmente la moto
è il posteriore o per meglio dire i due spaventosi
tubi di scarico che fuoriescono da sotto il codone.
Sembrano due cannoni, ma di forma romboidale e non infondono
alcuna fiducia al passeggero che dovrà appoggiare
lì sopra le proprie gambe; fortunatamente c’è
un involucro esterno che non lascia passare il calore
dagli scarichi. Ma sarà difficile trovare qualcuno
disposto a sedersi lì dietro, lo spazio è
esiguo, la sella sottile e il rischio di rimanere sul
posto quando si accelera con vigore è tangibile...
Scariche di adrenalina
Del resto con una potenza simile c’è poco
da scherzare: 183 cv a 9.500 giri e 150 Nm di coppia
a 7.200 sono numeri da brivido, per contenere i quali
è stato fatto ricorso ad un telaio a doppia trave
in lega d’alluminio, accoppiato ad un enorme forcellone
oscillante. Le sospensioni, firmate Kayaba, sono totalmente
regolabili, mentre l’impianto frenante può
vantare pinze radiali Nissin a quattro pistoncini. Tra
le particolarità tecniche, da segnalare la gestione
elettronica del quattro cilindri tramite una centralina
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da32 bit, che prevede - tra le altre cose - una gestione
del regime minimo (ISC) e la scelta di due diverse mappature.
Il cambio è un sei marce con sistema di assistenza
idraulica della frizione (SCAS) che limita la coppia
tramite un dispositivo meccanico antisaltellamento di
chiara derivazione corsaiola. Insomma, c’è
n’è abbastanza per divertirsi ed appagare
il personale desiderio di esclusività, ma per
fare davvero sul serio occorre essere dei buoni manici
vista la mole e i cavalli in gioco.
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