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Speed date - il gioco delle coppie [torna indietro]

I giocatori sono i single che, in un giro di appuntamenti
(quasi) al buio, hanno solo treminuti per
riuscire a conquistareil possibile partner.
In una manciata di secondisi sfodera il meglio di sé e,
se si è “promossi”, ci si rivede. Come funziona veramente?
Matrix è andato a vedere e ve lo racconta


[di Gianni Barberi]

Trovare il partner giusto è - che lo si ammetta o no - il sogno di tutti. I single, il cui numero è aumentato, nella popolazione femminile e maschile, in modo esponenziale negli ultimi anni, si dichiarano felici di esserlo ma... diciamoci la verità: tra il dire e il fare c’è di mezzo forse una bugia?
Tant’è che i “metodi” più o meno “collaudati” per fare nuovi incontri, proliferano in Rete e non. La frenesia di tutti i giorni, il lavoro, la palestra... insomma, come diceva qualcuno in un vecchio slogan pubblicitario, “il logorio della vita moderna” ci costringe spesso ad isolarci nel nostro microcosmo e incontrare gente diversa, fuori dal solito giro, diventa ogni volta più difficile. Qualcuno però ha pensato bene di toglierci dall’impaccio inventandosi (America docet) lo Speed Date, ovvero l’appuntamento veloce, o meglio, “mordi e fuggi”. Cos’ è? è il “gioco” dei single: 3 minuti per conoscere una ragazza, per dirle chi sei, che vuoi, il tuo io interiore, la tua vita... Tutto di te in soli 180 secondi! Scatta subito l’alchimia? Sì, no? Intanto, allo scadere del tempo, si passa al prossimo/a e via così fino alla persona giusta. Mettiamo in conto che potremmo non incontrarla ma, in ogni caso, ci abbiamo provato. Questo è ciò che insegna la teoria ma la pratica? Incuriositi, abbiamo deciso di andare a vedere di persona.

In cerca (forse) dell’anima gemella
è giunto il grande giorno. Siamo a Roma ed un amico, il solito bene informato, ci ha iscritto allo Speed Date. Lanciamoci in questa nuova avventura.
L’appuntamento è all’ora di cena presso un locale del centro, e già capannelli di persone stazionano con noncuranza davanti alla porta. Belli, ben vestiti, profumati... sembra il corso del paese la domenica pomeriggio. Unica nota diversa: un certo imbarazzo latente sui volti della gente. Come se si facesse qualcosa di proibito.All’ingresso del locale si viene dirottati in due file, come alle elementari: gli uomini a sinistra e le donne a destra. Il gioco si suddivide per fasce di età, fino ai 33 anni, e oltre questa soglia.Ovviamente c’è chi bluffa sugli anni ma anche questo fa parte dell’esperienza che si sta per affrontare.

A tutti viene consegnata una scheda su cui segnare le proprie preferenze.Se la propria preferenza è “corrisposta” dalla donna, l’organizzazione ci metterà in contatto via e-mail o via cellulare. Le donne sono sistemate sui “trespoli” del bancone del bar e sui divanetti, gli uomini si muovono in senso orario seguendo un tracciato circolare immaginario intorno alla sala. Il “direttore di gara” al microfono dà il via al gioco. Ci si attacca sulla giacca il numero adesivo che ci contraddistinguerà per tutta la serata, ci si siede di fronte alla dama che porta il tuo stesso numero e si inizia a parlare.
Il primo impatto è terrificante. Davanti a me una donna di cinquant’anni, truccatissima, che ne dichiara 40. Si discorre del più e del meno per i canonici tre minuti e poco più e si passa alla seguente. La seconda è poco più giovane della prima. Ha trascorsi sentimentali piuttosto travagliati e cerca l’anima gemella. Ah! Le tipe peggiori… Chi credeva di andare alla conquista facile per una notte ha proprio sbagliato i conti. Terza dama. Una splendida trentenne o poco più, curatissima, fascinosa nei modi e nell’aspetto. Niente da fare, lei scriverà tutti “No” sulla scheda perchè è felicemente fidanzata ed ha solo accompagnato un’amica a fare il gioco. “A meno che...” e la sua dichiarazione lascia presagire chissà cosa ma è un attimo, poi se ne va inghiottita dall’atmosfera soft del locale.
Scambio uno sguardo col mio amico che mi segue in questo “viaggio” tra le poltrone. Eh sì, come primo impatto non è davvero quello che ci aspettavamo. L’incontro con la quarta ragazza è, a dir poco, imbarazzante. Non mi guarda mai, il suo sguardo è fisso sul pavimento, parlo sempre io, ed il colore del suo viso varia dal rosso al violaceo. Io sudo freddo e capisco che, anche in questo caso, non c’è niente da fare. A volte anche tre minuti possono durare un’eternità. Proseguiamo con altre conoscenze, più o meno attraenti, per lo più tutte dal passato sentimentale burrascoso ma nessuna che colpisce o che colpisco.
 
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