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è un Homer in tutti noi. E lo amiamo. I Simpson
sono nati 21 anni fa, dalla mente e dalla matita di Matt
Groening (sceneggiatore del film) e sono diventati un
fenomeno di successo mondiale in poco meno di tre anni.
Successo che dura, indisturbato, fino ad oggi. Perché
i Simpson sono una famiglia alla quale, se decidi di appartenere,
ti differenzia da tutto il resto, da ciò che è
retorico e falso e ha a che fare con la politica, americana,
ma non solo. La genialità di Groening e degli altri
creatori della serie risiede in un insieme di caratteristiche.
Sono, infatti, intelligenti, spiritosi, colti e hanno
raccontato la nostra società e le sue evoluzioni,
con una profondità rara, un vero specchio dei nostri
tempi. Homer, Marge, Bart, Lisa e Maggie, sono una famiglia
decisamente squinternata ma unita da un amore profondissimo.
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Tra la
magnifica deficienza di Homer, la genialità di
Lisa, il buon senso di Marge, il teppismo di Bart e il
ciucciotto di Maggie, i Simpson sono una serie che ha
affrontato qualsiasi tema: la morte, il razzismo, la religione.
Nel film, rigorosamente in 2D, Homer lavora, come sua
consuetudine, presso la centrale nucleare di Springfield
come ispettore alla sicurezza e, durante il suo turno,
e per colpa sua, avviene una fuga radioattiva. Ma il terribile
Montgomery Burns, proprietario della centrale, cercherà
di approfittare dell’incidente. A questo punto interverrà
Erin Brockovich (quella narrata dal film di Soderbergh
con Julia Roberts) che, appellandosi al tribunale, farà
causa alla centrale e individuerà le colpe dei
veri responsabili. |