Nemmeno
qualche mese fa è stata “catturata”
in un fermo immagine dove, ovviamente, in poche ore
fluttuava sulle magiche onde del web: completamente
nuda, con indosso unicamente un ciondolo lungo fino
all’ombelico e una corona di fiori.
Sienna Miller nasconde ogni imbarazzo trincerandosi
dietro Louise Ferrier, personaggio che sta interpretando
in Hippie Hippie Shake, nuovo film di Beeban Kidron
(suo il dimenticabile sequel di Bridget Jones) incentrato
sulla figura di Richard Neville (sarà l’irlandese
Cillian Murphy a prestargli il volto), editore e fondatore
di Oz, rivista che sul finire degli anni ’60 venne
accusata di immoralità e che, nel ’68,
pubblicò in copertina una foto della Ferrier
così come mamma l’aveva fatta. Neanche
il tempo di arrivare in Italia con il chiacchierato
e massacrato Factory Girl di George Hickenlooper (uscito
a dicembre 2006 negli USA, ora nelle nostre sale), dove
riporta in vita Edie Sedgwick, musa elegantissima, irresponsabile
e disperata di Andy Warhol (interpretato dal Guy Pearce
di Memento), morta nemmeno trentenne per un’overdose
di barbiturici nel 1971, che Sienna Miller – l’unica
ad aver salvato la faccia in seguito alla disastrosa
accoglienza riservata al biopic dalla critica d’oltreoceano
– torna a far parlare di sé. Passata in
sordina per la partecipazione nel baraccone fantasy
di Stardust – una delle tante nel cast ipertrofico
e fagocitata da gente come De Niro e Michelle Pfeiffer
– l’ex fidanzata di Jude Law ha ingranato
la quarta e, smessi i panni della comprimaria, sembra
ben decisa a non fermarsi più.
Classe 1981 (il 28 dicembre compie gli anni, se pensavate
di farle gli auguri…), newyorchese per l’anagrafe
ma londinese d’adozione (“Sono inglese,
nel modo più assoluto. Non mi sento americana”),
Sienna Miller deve niente meno che all’Italia
il suo esordio sul grande schermo: i fratelli Vanzina
la scelgono nel 2001 per affidarle la particina di Sharon
in South Kensington, commedia che la vede accreditata
con il doppio nome di battesimo (Sienna Rose) e che,
in qualche modo, le apre le porte del cinema. Destino
se si vuole segnato - “Il desiderio di fare l’attrice
me lo porto dietro da quando sono nata: mia madre ha
avuto le doglie mentre assisteva ad uno spettacolo teatrale
di New York, si vede che scalciavo come una matta”
- con la mamma Jo che dirige una scuola di recitazione
a Londra, frequentata da Sienna per un annetto scarso:
qualche esperienza teatrale (A School for Scandal, Independence,
Cigarettes & Chocolate di Anthony Minghella) poi
la parentesi come modella, prima come testimonial Coca-Cola
per l’Europa, poi per Vogue e Prada. Nel 2003
è sul calendario Pirelli e dopo la partecipazione
in High Speed, coproduzione Italia-UK, prende parte
a quattro episodi della serie tv inglese Bedtime e a
13 puntate dell’americana Keen Eddie.
È tempo di riprovare con il cinema, però:
le successive performance in Layer Cake - da noi The
Pusher - di Matthew Vaughn, marito di Claudia Schiffer
poi regista del succitato Stardust, in Alfie, remake
del classico con Michael Caine, questa volta interpretato
da Jude Law (da qui l’inizio della loro relazione,
terminata nel 2006 a causa dei “giochini”
di lui con la baby-sitter dei figli avuti dal precedente
matrimonio) e in Casanova al fianco
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di
Heath Ledger, non le regalano le soddisfazioni sperate,
ma tanto basta perché la fama inizi a precederla.
La celebrità, del resto, si conquista più
facilmente calpestando red carpet o frequentando party
esclusivi, meglio se a braccetto di uno come Jude Law.
“Il segreto è sapere con precisione quello
che si sta facendo: sono contenta della fama raggiunta,
ma so perfettamente che dipende più dalla mia
relazione che dal lavoro svolto finora”, avrà
modo di dichiarare l’attrice che, fatalità,
non appena terminato il rapporto con Law, vede fioccare
proposte cinematografiche finalmente di peso. Nel 2006,
come detto, viene scelta da George Hickenlooper per
portare sullo schermo Edie Sedgwick (“Era magrissima,
il regista voleva che perdessi peso per assomigliarle
maggiormente, ma non potevo lavorare così tanto
e non mangiare… In più di un’occasione
è capitato che mi venisse a strappare dalle mani
le ciambelle che mangiavo di nascosto”), poi Steve
Buscemi l’ha voluta per il suo nuovo lavoro da
regista, Interview, remake dell’omonimo film diretto
nel 2003 dall’olandese Theo Van Gogh, ucciso un
anno più tardi da un fondamentalista islamico.
Presentato con successo alla scorsa edizione del Sundance
(poi uscito un po’ dappertutto, tranne che in
Italia), il film di Buscemi racconta la vicenda di Pierre,
interpretato dallo stesso regista, giornalista politico
che dopo vari dissidi con il direttore del giornale,
è costretto ad intervistare l’attrice di
soap-opera più popolare d’America, interpretata
appunto dalla Miller. Che è stata scelta poi
da Gregory Mackenzie per incarnare Camille nell’omonimo
film romantico e d’avventura con James Franco
e David Carradine, presentato al mercato dei festival
di Berlino e Cannes, ma ancora senza distribuzione.
In Stardust è l’antipatica Victoria, oggetto
del desiderio del protagonista Charlie Cox che, per
lei, partirà alla volta di un misterioso mondo
per recuperare una stella cadente. Per una come Sienna
– che la scorsa estate ha incontrato la star di
Bollywood Amitabh Bachchan a Mumbai, in qualità
di ambasciatrice per il Global Cool, organizzazione
interessata a smuovere l’opinione pubblica sul
problema del surriscaldamento del pianeta – è
ancora poco: chiamata a sostituire Lindsay Lohan in
The Edge of Love, nuovo lavoro di John Maybury (regista
di Love is the Devil e The Jacket) ora in post-produzione,
la Miller è Caitlin MacNamara, moglie del poeta
gallese Dylan Thomas (Matthew Rhys) e rivale di Vera
Phillips (l’amica Keira Knightley), amica d’infanzia
del marito. E affianca Jon Foster, Mena Suvari, Nick
Nolte e Peter Sarsgaard in The Mysteries of Pittsburgh,
diretto dal giovane Rawson Marshall Thurber e basato
sul romanzo di Michael Chabon. Non appena termineranno
le riprese di Hippie Hippie Shake, Sienna Miller dovrà
vedersela nientemeno che con Oscar Wilde: sarà
lei infatti ad interpretare Hester Worsley, protagonista
di A Woman of No Importance, pièce del grande
commediografo inglese portata sullo schermo dall’australiano
Bruce Beresford. “But before you come to any conclusions,
Try walking in my shoes”, cantavano i Depeche
Mode: per la nuova testimonial delle Tod’s –
brand italiano che per la prima volta affida la propria
immagine ad una celebrità – nulla di più
naturale.
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