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Pianeta Saffo - Eva+eva [torna indietro]

L’universo lesbo riscatta appieno la propria indipendenza. Nell’olografico grattacielo delle fantasie erotiche
che albergano nella Rete lei è, sempre di più, alla ricerca di lei. Viaggio in un Olimpo rosa nel segno di Saffo


[di Carmine Castoro]
Dreamingmydream, al secolo Sesilia, 24 anni, di Latina, occhieggia in una cascata di boccoli rossi dai ritagli della sua personale gallery fotografica che appare su www.gay.tv. Qui scontrosa, lì seria, in quell’altro euforica e sbarazzina, dichiara la sua omosessualità a caccia di compagnie chiarendo gusti e preferenze: simpatia e bellezza a 4 stelle - dice di lei - adora il caffè, Barcellona, la pizza, le ragazze con la erre moscia e quelle che si dedicano ai “grattini” sdraiate su qualche morbido divano, odia l’aria condizionata, il mal di denti, la stupidità e chi è felice solo mangiando, ha un piercing, spende in cellulari, erboristeria e capi firmati, guadagna 25 mila euro all’anno. Come dire, dal portfolio al portafoglio: take a look.
Nella stessa striglia di icone metropolitane, Princess (nick da fiaba che sta per la bisex Michelle, 31 anni di Roma) si prodiga in altrettanti note autobiografiche, foriere, chissà, di notti incantate con qualche amica leggiadra e di buon cuore: bistecche fiorentine, champagne, George Clooney e Julia Roberts al top dei desideri, crociere, beauty farm e cure estetiche come flussi di spesa personale. Qualche finestra più in là, nell’olografico grattacielo del pluralismo erotico disperso su Google, Diana “la lei di una coppia friulana e felicemente sposata”, dagli annunci incolonnati di www.amorelesbo.com
difende le sue segrete voluttà nonostante i doveri del talamo. “Abito a Udine, ho 42 anni - dice - altezza 1.65, kg. 58, quarta di seno, bionda. Mi ritengo una donna dolce, passionale, ospitale e alla mano con tutti; mi piacerebbe conoscere un’amicizia solo femminile per entrare in feeling ed instaurare un rapporto di complicità per condividere sesso, trasgressioni e divertimento escludendo mariti o altri uomini che presenziano al nostro menage”. Come a dire, moglie indefessa ma vendicatrice del proprio io. Fiori d’arancio e petali sottobanco.
E guai per i maschietti se si avventurano sulle chat specifiche di Tiscali, inequivocabilmente battezzate LesboLife e LesboPlanet. Qui la solita solfa degli stripmen, dei modelli e dei “bonazzi” di noantri non attacca con nessuna. Qui le varie gattine, ladycrudelia, viperenere, istrici, biscotte, ninfe, bamboline e farfalle non hanno intenzione di vedere in cam null’altro che guepierre, seni torniti e movenze felpate di sexygirl da mozzare il fiato. Si astengano rudi camionisti e sdolcinati principi azzurri. Qui, seppur coi palpiti gelidi di un pentagramma elettronico, l’universo pink riscatta appieno la propria indipendenza, non ha bisogno di niente e di nessuno. Solo di fare gruppo, di creare un Olimpo tutto rosa, senza dei e senza guerrieri, di passare dal covo delle streghe e dalla cellula femminista alla community virtuale dove ogni emozione di genere è differita e sgocciolata. Giocata nel silenzio, travisata dalle parole, intensa nelle premesse e nelle promesse.
Nel variegato mondo dell’amore fra donne, una cosa è certa. In principio era il “tiaso”, un centro del culto di Afrodite e delle Muse messo su da Saffo nell’isola di Lesbo, un salotto, diremmo noi figli del Costanzo Show, fra il sacro e il profano costituito di sole fanciulle, aristocratiche e nubili, che subivano il fascino della loro ispiratrice e da lei apprendevano la musica e la danza, abbandonandola solo quando poi prendevano marito, e lasciando nell’animo della loro soave “corifea”, e nei suoi versi ricchi di pathos, l’amarezza del distacco, il rimpianto per l’amicizia perduta, il ricordo di delizie naturalistiche mescolate alle gioie di una languida carnalità.
Un florido patrimonio letterario recentemente ereditato da una nuovissima generazione di cartoon, fumetti e magazine giapponesi (gli “yuri”) dedicati proprio alle morbidezze e ad espliciti rapporti sessuali fra ragazzine.
Siti, portali, stanze, chat, blog: che siano questi i pronipoti postmoderni del cenacolo realizzato dalla mitica poetessa di Mitilene? O le saune e le discoteche di settore dove l’altra metà del cielo rimane attorcigliata su se stessa o forse infinitamente distesa? O gli scranni del Parlamento, gli uffici comunali, le associazioni di quartiere dove ancora chi mostra affinità, piacere fisico e limpidi sentimenti verso rappresentanti del proprio stesso sesso, lesbiche o gay che siano, ancora combatte per il riconoscimento di diritti elementari e una legislazione non discriminatoria? Luoghi fisici si sovrappongono a crocevia dell’anima, l’immaterialità dell’online mette in fuga sogni e battaglie costruiti sui territori in cui si nasce, si vive e ci si espone al giudizio degli altri: le sessualità trovano ormai dappertutto reti e trappole, chance di incontro e sbarramenti atavici, incontri e dinieghi e le lesbiche rappresentano un fronte oggi molto ampio, un serbatoio di volti e di destini di pari dignità e, quasi, di grande ribalta. E la televisione, fata e megera delle complessità sociali, succhia da tutti, dal gossip e dalla politica, dalle fiction e dal voyeurismo di massa, dal cinema e dalla Chiesa. E guarda caso pesca proprio fra le apostole di Saffo gli spunti più intriganti per segnare quella che appare ormai come una ineluttabile incomunicabilità fra i sessi, che è anche un modo di dire: spacchiamoli questi sessi, decostruiamoli, superiamo le identità di genere - come sostengono alcune avanguardie - inventiamo nuove formule e nuove mappe comportamentali. Why not? Che lo spettacolo abbia inizio. Anzi, che un nuovo inizio abbia il suo spettacolo…
E così, a fronte del bacio appassionato fra Pierfrancesco Favino e Luca Argentero nell’ultimo film di Ozpetek e della “gaia” parodia dei viaggi della speranza matrimoniale alla corte di Zapatero di Albanese e Rubini in Manuale d’amore 2, si registra una conclusione di chiara marca saffica della seconda edizione di Ris-Delitti Imperfetti: un vecchio caso di cronaca nera fra due donne amanti permette al capitano Venturi di salvare una collega rapita da un serial killer, vicenda ricostruita fra baci, abbracci, videoclip, gelosie e cadaveri insanguinati trascinati sul pavimento.
Non c’è niente da fare: il lesbian pride, l’orgoglio separatista della totale rinuncia al maschio fa audience, suscita dibattito, solleva reazioni pruriginose nel pubblico, dà un tocco di glamour o di impegno civico, a seconda delle posizioni, a un distratto e ingrigito mondo della celluloide. Attraverso personaggi che non ricalcano più, giustamente, lo stereotipo dell’androgina guerrigliera nel look, col capello rasato, i tatuaggi da topgun, l’atteggiamento marziale, senza un filo di grazia e sexappeal. Ma con visi, storie, vicende umane ed emotive legate a doppio filo alle realtà della famiglia, del lavoro, della procreazione, dell’intimità violata dai pregiudizi che un po’ tutti percepiamo come una linea attualissima di confronto e riflessione su se stessi. In poche parole, sul piccolo e grande schermo, tira più il “simile” che le mille salse precotte della trasgressione tradizionale.
Il padre delle spose, la fiction recentemente interpretata da Lino Banfi, ambasciatore Unicef, sposato in Chiesa da 45 anni e devoto a padre Pio, ha ottenuto punte d’ascolto di otto milioni e picchi di share del 34%, rastrellando particolari successi al Sud e fra le donne, ma anche vigorose randellate da cardinali e ultrà del pensiero conservatore. E guarda caso è la storia di un padre che ritrova in Spagna la figlia unita con tutti i crismi dell’ufficialità ad un’altra donna. “C'è chi ha tuonato - ha sottolineato Banfi -: “Non farò vedere ai miei figli due donne che fanno l'amore”. Potevano mai pensare che io facessi una cosa del genere, proprio su RaiUno? Per quanto mi riguarda penso solo sia giusto consentire a due persone di vivere sotto lo stesso tetto, con dei diritti, eppure l'annunciatrice presentando le puntate ha detto: “Si consiglia, per la visione, la presenza di un adulto”. Mi ha fatto venire il patema d'animo, manco fosse un film porno. Mentre tanti ragazzi mi hanno scritto: “Meno male che l’hai fatto tu, nelle scuole non ci spiegano niente”. L’Italia è un po’ lenta su queste tematiche, si sa, ma ci arriverà”.
Insomma il Vaticano ha un gran da fare. Non bastavano i gay che vogliono “distruggere” la famiglia con i Pacs. Adesso ci si mette anche la televisione. E dopo, anzi prima della coppia gay in Un medico in famiglia, la soap opera Centrovetrine ospita una storia lesbo. Le protagoniste sono Anna Safroncik e Francesca Delfino. Lo scorso 8 febbraio è andato in onda il primo bacio fra le due che è solo l’inizio di una storia che si rivelerà non poco tormentata.
E come il re della commedia all’italiana, anche Anna Safroncik è dovuta scendere in campo vestendo i panni dell’attrice agguerrita e progressista: “Spero che vedendo questa scena i bambini chiederanno il perché di questo gesto - ha detto alla stampa - così le mamme dovranno dare delle spiegazioni. è ora di una presa di coscienza. Non accettare l’omosessualità è sgradevole. Ho diversi amici gay e sono dalla loro parte. Anche se non sono favorevole all’adozione per i gay perché credo che ancora non siamo pronti per questo”.
Dal cinema ai palcoscenici internazionali della musica che non conoscono per statuto limiti e tabù, un’altra bufera travolge Britney Spears. Il produttore ed amico dell’ex marito della cantante ha dichiarato che Britney nella sua casa ha moltissimo materiale pornografico e che non disdegna la compagnia di altre ragazze considerandosi attratta allo stesso modo sia da maschi che da femmine. Un’altra fonte aggiunge che la cantante si appartava nella sua casa di Malibu “con tre ragazze alla volta, altre volte sei... sarà successo almeno 20 volte fin che era sposata”. Il portavoce della famosissima popstar ha fatto sapere che tutte queste illazioni sono false e fanno parte dei tentativi di legittimo consorte Kevin per screditarla. Pare che i due siano alla vigilia del divorzio legale e che sia un modo per ottenere tutto ciò che vuole.
E in questo bailamme di stellemarine, giaguare e mascule - come recitano alcuni dei più coloriti sinonimi usati per definire le donne omosessuali (vedi boxino) - potevano mancare microfoni e telecamere lanciati oltre il buco della serratura delle stanze più “in” della politica mondiale? Certo che no. E così, fra squilli di trombe e tamburi rullanti, tocca registrare che il parlamento olandese ha il suo primo ministro omosessuale in gonnella: Gerda Verburg, lesbica dichiarata dei cristiano-democratici, nuova ministra dell’Agricoltura, mentre nelle ultime settimane Mary Cheney, figlia del vice presidente degli Stati Uniti, ha avuto un gran daffare nel cercare di colmare l’imbarazzante silenzio del padre. Durante una trasmissione della Cnn, infatti, Dick Cheney non aveva voluto parlare della gravidanza della figlia lesbica. Invitato a commentare una sua dichiarazione, secondo la quale le nascite extraconiugali non sono sempre positive per i nascituri, il vice di Bush si è limitato a dire al giornalista che era stato superato il limite. “Ogni ricerca - ha invece dichiarato Mary Cheney alla stampa - ha dimostrato che non c’è alcuna differenza tra figli che sono cresciuti con genitori dello stesso sesso e quelli venuti su con genitori di sesso diverso. L’importante è che crescano in un ambiente stabile e amorevole”.
E da noi? In Italia il 17,7% dei gay e il 20,5% delle lesbiche, con più di 40 anni, hanno almeno un figlio. La quota scende ma rimane significativa se si considerano tutte le fasce d’età. Sono genitori un gay o una lesbica ogni venti. Per la precisione il 5% dei primi (il 4,7% è padre biologico) e il 4,9% delle seconde (il 4,5% biologica). A rivelarlo è Modi-di, la più estesa indagine statistica mai condotta in Italia sulla popolazione omosessuale e bisessuale e la prima ad aver riguardato anche l’universo femminile, studiata e realizzata da Arcigay con il sostegno dell’Istituto superiore di sanità. Quella più attuale, seppur datata dicembre 2005. In base a questo dossier solo il 16,5% dei maschi e il 15% delle femmine del campione esaminato sono infatti pienamente “visibili”, cioè non nascondono il proprio orientamento sessuale in alcun ambito sociale: con gli amici, in famiglia, con i propri colleghi di lavoro o studio. E quasi un uomo su 10 (9,7%) e il 4,1% delle donne, invece, non ne ha mai parlato con nessuno. Un motivo sufficiente per aver creato in tutte le più grandi città, Roma in testa, una sorta di industria parallela del divertimento fatta di cocktail bar, discoteche, saune, addirittura agenzie turistiche, librerie, laboratori artistici, palestre solo ed esclusivamente frequentati da quelli che una subcultura popolare definisce ancora “invertite”.
Dunque, un essere lesbiche ancora legato alla clandestinità, alle persecuzioni, alla vergogna, oppure - fenomeno recentemente molto affrontato da esperti e tecnici della materia - ad una fase passeggera della propria vita.
“Negli anni ’50 un ricercatore americano, Alfred Kinsey, sconvolse l’America con le sue statistiche sull’omosessualità - sottolinea la dottoressa Federica De Simone psicologa, responsabile del servizio psicologico dell'ArciGay Roma e docente presso l’Istituto Italiano di Sessuologia Scientifica - Stando ai dati del famoso rapporto Kinsey il 37% della popolazione ha qualche esperienza omosessuale durante la propria vita. Ma di questi, coloro che si definivano gay o lesbiche, avendo rapporti esclusivamente con partner dello stesso sesso, erano il 5%. Fu Kinsey stesso ad affermare quindi l’impossibilità di determinare il numero esatto di persone che sono “omosessuali” o “eterosessuali”, essendo possibile rilevare soltanto il comportamento di un individuo durante periodi specifici e non l’orientamento sessuale. Per le ragazze, per esempio, è più frequente avere scambi di tipo omosessuale in età adolescenziale nella direzione del rafforzamento dell’appartenenza al genere femminile che non della contrapposizione con l’universo maschile. Quello che prima facevano nascondendosi ora lo fanno alla luce del sole...”.
Solo il 17 maggio 1990 l’Assemblea generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha eliminato l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali. La strada dell’amore e dei diritti è lunghissima.
 
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