Dopo
reciproci e molteplici inseguimenti telefonici riusciamo
a concordare l’incontro per l’intervista.
Ralf si rende disponibile ad incontrarmi ed anticipa il
suo arrivo all’eclettico Tea Dance Folies de Pigalle
allo Shocking a Milano.
Ore 2 del mattino. Almeno duemila persone che aspettano
il grande dj. Via sms ci diamo appuntamento su una rampa
di scale interna al locale verso le uscite di sicurezza.
Non riusciamo a stare da soli neanche lì. Si sparge
la voce ed ecco la processione continua di gente, dai
pierre ai clienti, che fa capolino per salutare uno dei
più carismatici dj italiani.
Cosa provi quando arrivi per suonare in una serata
come questa e con tutte queste persone qui per te?
Che la gente ti aspetti, come stasera, è comunque
una sensazione molto piacevole. è sempre una gran
bella soddisfazione. Significa che le cose che faccio
hanno un motivo per essere compiute. Sinceramente, a volte,
trovo eccessiva la foga nei confronti di personaggi come
noi dj. è da 20 anni che vedo gente che si fa anche
500 km per sentirmi suonare. Oggi è diventato quasi
un fenomeno da stadio… Un po’ imbarazzante.
Come se fossimo tra i pochi a rappresentare qualcosa per
questi ragazzi.
Tanti insegnanti ed educatori, in un certo senso,
invidiano il vostro ruolo. Potendo avere una cattedra
che messaggio trasmetteresti?
Preferisco evitare di dare dei consigli e non mi sento
in grado. Non penso che questa generazione sia fatta da
stupidi, come a volte sento dire; questa generazione è
semplicemente diversa dalle nostre. è nata in una
situazione assolutamente diversa dal momento storico in
cui siamo cresciuti noi e il gap è ora molto più
evidente. Sono due le cose che hanno cambiato la comunicazione
dei giovani ed il modo di rappresentarsi: il telefonino
e la Rete. Oggi tutto ha un senso se esiste una prova
visiva e se manca sembra non sia successo niente. Fino
a 15 anni fa per avere informazioni bisognava viaggiare
ed era costoso e impegnativo. Ora accendi il computer
ed hai il mondo davanti a te. Questo ha creato una nuova
generazione con caratteristiche peculiari che vanno comprese.
Vorrei, però, che i ragazzi capissero che la vita
è fatta di rapporti veri e che non tutto può
essere vissuto con questa velocità. Bisogna imparare
ad assaporare l’esistenza in tutti i suoi aspetti.
Un consiglio, allora, lo darei: avere un contatto reale
con le persone, toccare, parlare, litigare. E tutto dal
vivo!
Parlando di musica, quali sono le cose che hanno
contribuito a creare Ralf come dj?
Prima di essere un dj sono un appassionato di musica.
Penso che ogni dj che si rispetti, indipendentemente dal
genere che propone, lo debba fare non perché è
una professione “figa” ma per una passione
vera. Io sono spinto da questo.
Dammi un aggettivo che rispecchi la tua personalità
e anche la tua musica
Non so se la rispecchiano completamente, tuttavia direi
che sono una persona generosa. Anche in consolle e quando
suono voglio dare delle emozioni. Però sono anche
un po’
egocentrico, come tutte le persone che fanno un lavoro
di fronte ad un pubblico.
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Come si esprime il tuo egocentrismo?
Ho un ego abbastanza forte che si esprime quando lavoro
e questo mi dà piacere… Ho, però,
un rapporto equilibrato con questo perché se l’egocentrismo
prevale si rischia di diventare stucchevoli o patetici.
Nella vita ci si può controllare e, talvolta, quando
si esagera, riuscire anche a darsi uno scappellotto.
Qual è l’artista che ammiri di più
per la sua presenza di scena?
Un dj cileno, Luciano, che ha un forte impatto fisico.
Mi accorgo che quando la gente è sempre rivolta
verso la consolle significa che ha feeling particolare
con chi suona e lui è uno che suscita questo genere
di sensazione.
Un altro che, pur stando fermo, riesce a sconvolgerti
è un pianista di jazz che mi ha cambiato la vita
dalla prima volta che l’ho visto, nel 1974. è
Keith Jarrett: con un pianoforte tiene incollate alla
poltrona 20.000 persone. Ha dei movimenti ipnotici e,
durante un concerto, si fa fatica a togliergli gli occhi
di dosso.
Cosa manca alla tua carriera e cosa, invece, ritieni
di aver fatto in più?
Mi sono sforzato molto per non innamorarmi dell’apparire
e non ho cercato le vie televisive. Mi affascinano, infatti,
i personaggi che non si espongono troppo a livello mediatico.
Quello che mi manca per la mia totale soddisfazione è
sviluppare al massimo la mia etichetta discografica. Forse
avrei dovuto fondarla dieci anni fa ma le cose succedono
spesso quando non te le aspetti e credo che per ogni cosa
ci sia il momento giusto. Vorrei, inoltre, scoprire nuovi
talenti e mi piacerebbe poter offrire delle chances alle
persone, investendoci tempo e denaro.
Si dice che un dj debba essere anche un pò
“psicologo”. Come ti accorgi che c’è
qualcosa che non va in pista?
Ho la fortuna di poter scegliere i posti dove andare a
suonare ed è fondamentale. Anche un grande dj se
messo in un posto sbagliato crea un’aspettativa
diversa. A volte vedo la gente, la guardo negli occhi
e capisco che mi sta dicendo qualcosa... Occorre essere
sensibili per non farsi sfuggire la situazione di mano.
Le donne, musicalmente, sono più difficili degli
uomini?
Sono più sensibili. Ci sono alcune corde che, toccandole,
loro sentono di più. Amano la melodia e un certo
tipo di armonia. Sono sempre gli uomini che mi vengono
a dire: “Picchia!”. Il ballo è talmente
animale che faccio fatica a spiegarlo. Il mio lavoro è
fatto di scambio di energia tra le persone; se non scatta
questo meccanismo magico è difficile che una serata
abbia successo anche con un grande dj in consolle.
C’è un grande musicista che ti piacerebbe
emulare?
Chopin. Perché ha scoperto come si suonava il pianoforte
e l’ha perfezionato, per questo lo chiamavano “il
poeta del pianoforte”.
Anche io ho azzardato sperimentazioni e accostamenti strani
con pezzi alternativi. |