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Dj Ralf - Brividi di passione [torna indietro]

Una grande sensibilità ed un amore vero per la musica.
L’ispirazione di Ralf nasce dal profondo del cuore e,
in consolle, sa trasmettere vibrazioni ed energia.
Ecco ciò che ha fatto di lui uno dei più carismatici dj italiani


[di Simona Cochi]
Dopo reciproci e molteplici inseguimenti telefonici riusciamo a concordare l’incontro per l’intervista. Ralf si rende disponibile ad incontrarmi ed anticipa il suo arrivo all’eclettico Tea Dance Folies de Pigalle allo Shocking a Milano.
Ore 2 del mattino. Almeno duemila persone che aspettano il grande dj. Via sms ci diamo appuntamento su una rampa di scale interna al locale verso le uscite di sicurezza. Non riusciamo a stare da soli neanche lì. Si sparge la voce ed ecco la processione continua di gente, dai pierre ai clienti, che fa capolino per salutare uno dei più carismatici dj italiani.

Cosa provi quando arrivi per suonare in una serata come questa e con tutte queste persone qui per te?
Che la gente ti aspetti, come stasera, è comunque una sensazione molto piacevole. è sempre una gran bella soddisfazione. Significa che le cose che faccio hanno un motivo per essere compiute. Sinceramente, a volte, trovo eccessiva la foga nei confronti di personaggi come noi dj. è da 20 anni che vedo gente che si fa anche 500 km per sentirmi suonare. Oggi è diventato quasi un fenomeno da stadio… Un po’ imbarazzante. Come se fossimo tra i pochi a rappresentare qualcosa per questi ragazzi.

Tanti insegnanti ed educatori, in un certo senso, invidiano il vostro ruolo. Potendo avere una cattedra che messaggio trasmetteresti?
Preferisco evitare di dare dei consigli e non mi sento in grado. Non penso che questa generazione sia fatta da stupidi, come a volte sento dire; questa generazione è semplicemente diversa dalle nostre. è nata in una situazione assolutamente diversa dal momento storico in cui siamo cresciuti noi e il gap è ora molto più evidente. Sono due le cose che hanno cambiato la comunicazione dei giovani ed il modo di rappresentarsi: il telefonino e la Rete. Oggi tutto ha un senso se esiste una prova visiva e se manca sembra non sia successo niente. Fino a 15 anni fa per avere informazioni bisognava viaggiare ed era costoso e impegnativo. Ora accendi il computer ed hai il mondo davanti a te. Questo ha creato una nuova generazione con caratteristiche peculiari che vanno comprese. Vorrei, però, che i ragazzi capissero che la vita è fatta di rapporti veri e che non tutto può essere vissuto con questa velocità. Bisogna imparare ad assaporare l’esistenza in tutti i suoi aspetti. Un consiglio, allora, lo darei: avere un contatto reale con le persone, toccare, parlare, litigare. E tutto dal vivo!

Parlando di musica, quali sono le cose che hanno contribuito a creare Ralf come dj?
Prima di essere un dj sono un appassionato di musica. Penso che ogni dj che si rispetti, indipendentemente dal genere che propone, lo debba fare non perché è una professione “figa” ma per una passione vera. Io sono spinto da questo.

Dammi un aggettivo che rispecchi la tua personalità e anche la tua musica
Non so se la rispecchiano completamente, tuttavia direi che sono una persona generosa. Anche in consolle e quando suono voglio dare delle emozioni. Però sono anche un po’
egocentrico, come tutte le persone che fanno un lavoro di fronte ad un pubblico.
Come si esprime il tuo egocentrismo?
Ho un ego abbastanza forte che si esprime quando lavoro e questo mi dà piacere… Ho, però, un rapporto equilibrato con questo perché se l’egocentrismo prevale si rischia di diventare stucchevoli o patetici. Nella vita ci si può controllare e, talvolta, quando si esagera, riuscire anche a darsi uno scappellotto.

Qual è l’artista che ammiri di più per la sua presenza di scena?
Un dj cileno, Luciano, che ha un forte impatto fisico. Mi accorgo che quando la gente è sempre rivolta verso la consolle significa che ha feeling particolare con chi suona e lui è uno che suscita questo genere di sensazione.
Un altro che, pur stando fermo, riesce a sconvolgerti è un pianista di jazz che mi ha cambiato la vita dalla prima volta che l’ho visto, nel 1974. è Keith Jarrett: con un pianoforte tiene incollate alla poltrona 20.000 persone. Ha dei movimenti ipnotici e, durante un concerto, si fa fatica a togliergli gli occhi di dosso.

Cosa manca alla tua carriera e cosa, invece, ritieni di aver fatto in più?
Mi sono sforzato molto per non innamorarmi dell’apparire e non ho cercato le vie televisive. Mi affascinano, infatti, i personaggi che non si espongono troppo a livello mediatico. Quello che mi manca per la mia totale soddisfazione è sviluppare al massimo la mia etichetta discografica. Forse avrei dovuto fondarla dieci anni fa ma le cose succedono spesso quando non te le aspetti e credo che per ogni cosa ci sia il momento giusto. Vorrei, inoltre, scoprire nuovi talenti e mi piacerebbe poter offrire delle chances alle persone, investendoci tempo e denaro.

Si dice che un dj debba essere anche un pò “psicologo”. Come ti accorgi che c’è qualcosa che non va in pista?
Ho la fortuna di poter scegliere i posti dove andare a suonare ed è fondamentale. Anche un grande dj se messo in un posto sbagliato crea un’aspettativa diversa. A volte vedo la gente, la guardo negli occhi e capisco che mi sta dicendo qualcosa... Occorre essere sensibili per non farsi sfuggire la situazione di mano.

Le donne, musicalmente, sono più difficili degli uomini?

Sono più sensibili. Ci sono alcune corde che, toccandole, loro sentono di più. Amano la melodia e un certo tipo di armonia. Sono sempre gli uomini che mi vengono a dire: “Picchia!”. Il ballo è talmente animale che faccio fatica a spiegarlo. Il mio lavoro è fatto di scambio di energia tra le persone; se non scatta questo meccanismo magico è difficile che una serata abbia successo anche con un grande dj in consolle.

C’è un grande musicista che ti piacerebbe emulare?
Chopin. Perché ha scoperto come si suonava il pianoforte e l’ha perfezionato, per questo lo chiamavano “il poeta del pianoforte”.
Anche io ho azzardato sperimentazioni e accostamenti strani con pezzi alternativi.
 
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