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La promessa dell'assassino [torna indietro]

Dopo History of Violence, ecco il nuovo capolavoro di Cronemberg. Un noir tesissimo con uno straordinario Viggo Mortensen. Una violenza che trasuda da sotto la pelle e vi rimane incisa come un tatuaggio

[di Mia Marmiroli]

Viggo Mortensen come l’avete sempre visto. Bravo più che mai. Trasformista, e al contempo, riconoscibile come pochi attori al mondo. è lui il cuore e l’anima, neri entrambi, della nuova “history of violence” di David Cronenberg. Il regista canadese adotta uno stile glaciale e sconvolgente per raccontare una storia di mafia russa a Londra. Seymon (Mueller-Stahl) è il capo di una famiglia di mafiosi russi che gestisce prostituzione, droga, riciclaggio di denaro. Vincent Cassell è suo figlio Kirill, debole e troppo emotivo per essere un valido braccio destro. E così c’è Nikolai/Viggo l’autista di fiducia. Uomo imperturbabile, dal passato misterioso che porta la sua biografia incisa sulla pelle visto che è completamente ricoperto di tatuaggi. Da sempre Cronenberg realizza film sulla ricerca dell’identità e anche Eastern Promises (titolo che, ha detto il regista, gli ha fatto venire subito in mente “un profumo da quattro soldi”) segue questo filone. Il regista esplora, come nel precedente e splendido A History Of Violence (sempre con Mortensen), la natura narrativa e il suo fluttuare nel tempo. “Si tratta di uno di quei mondi tutti chiusi in se stessi” - ha dichiarato Cronenberg - “dove regole perfettamente arbitrarie, una volta stabilite, diventano leggi di natura. Ero intrigato dal clima denso, soffocante, come quello di una serra che questa storia trasudava”. Un film violentissimo anche se di pistole non se ne vedono. Ma la violenza che trasuda da sopra e da sotto la pelle dei personaggi è ancora più terrificante e vicina a noi di qualsiasi altra vicenda di serial killer portata al cinema.

 
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