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Principe Maurice - Prince of the night [torna indietro]

Icona indiscussa del teatro notturno,
artista, vocalist, performer e attore. Con il suo surreale personaggio il Principe Maurice ricrea, nei club, le
rarefatte atmosfere barocche intrise
di modernità e di energia


[di Simona Cochi]

Il suo nome per intero è Principe Maurice Agosti Montenaro di Serracapriola Durazzo dei Sangro di Sanseveraro e, come cotanto blasone, anche la sua biografia non è facile da riassumere. Nato in Brianza da nobile famiglia veneto-napoletana, studia pianoforte e tastiere barocche, canto (come baritono) e recitazione, composizione musicale e letteraria ma anche Marketing Bancario a Losanna. Trova la sua ideale dimensione performativa nel Carnevale di Venezia, di cui è incontrastato animatore anche se la sua attività si svolge su più livelli, da quello culturale, come Direttore Artistico dell’Associazione Internazionale per il Carnevale di Venezia, a quello artistico, come autore ed interprete di pièce teatrali ispirate alle vite di Giacomo Casanova, Marco Polo, Giorgio Baffo in collaborazione con il Biennale Teatro, il Gran Teatro La Fenice, sino all’aspetto più mondano in qualità di organizzatore (al fianco della costumista Antonia Sautter) del celeberrimo Ballo del Doge e di tanti eventi sul Canal Grande.
Esperto “casanovista”, il Principe viene invitato, e introdotto dal semiologo prof. Paolo Fabbri, come relatore del seminario Casanova and the Enlightment organizzato a Los Angeles dall’Istituto di Cultura Italiano e dal Dipartimento di Italianistica della UCLA, in occasione del bicentenario della morte del famoso letterato libertino. Ma il suo eclettismo è davvero a 360° e, negli anni Ottanta, la sua assidua e appassionata frequentazione della nightlife lo porta ad esprimersi artisticamente nell’ambiente delle discoteche del quale diventa icona indiscussa dagli anni ’90, grazie alla creazione del surreale personaggio “Principe Maurice”. Attraverso le atmosfere teatrali, i sontuosi costumi della sua collezione e le particolari lenti a contatto, inventa una nuova forma di “teatro notturno”, un’autentica “contaminazione” culturale, in collaborazione con quel laboratorio di tendenze che è il club Cocoricò di Riccione, ma anche con compagnie importanti quali La Fura dels Baus, la Societas Raffaello Sanzio, Fanny e Alexander e TBC di Monica Francia.
Si cimenta anche in dj set “emozionali” che accompagnano vernissages, cene ed eventi, spesso da lui organizzati, in collaborazione con importanti brand, nei quali riesce a riassumere il concetto di elegante trasgressione, fashion, divertimento ed arte. Il suo vanto è di non aver mai ripetuto un look nelle migliaia di apparizioni fatte dall’inizio della sua carriera, fedele al suo motto pirandelliano “Uno, nessuno, centomila”. Il suo impegno nei confronti del disagio giovanile, che spesso si esprime nell’ambiente in cui opera, è stato riconosciuto a livello istituzionale e dal 2000 è membro della Consulta per l’Ascolto ai Giovani del Dipartimento degli Affari sociali in qualità di esperto in comunicazione.

Un tuo pregio che ti ha danneggiato.
L’entusiasmo fiducioso nelle persone sbagliate.

Spiegaci il ruolo di un “maestro di cerimonie” in discoteca?
è fondamentale come in qualsiasi evento. Significa gestire ed incanalare le emozioni della gente e far volgere al meglio la serata mescolandone ad arte gli ingredienti.

Cosa pensi dell’evoluzione attuale della figura del vocalist da discoteca?

Spesso inutile, invadente, ripetitiva. Oggi al massimo un bravo vocalist riesce a coinvolgere il pubblico in giochini da asilo infantile. La mia visione è diversa, più artistica.

Quali sono state le tappe più importanti della tua carriera?
Mi piace ricordare i cambiamenti radicali: dal lavoro in banca a quello di performer da discoclub, da icona della notte a cantante, poi attore e regista, poi gran cerimoniere di eventi esclusivi. L’attività lavorativa più importante per me è il Carnevale di Venezia, il mio habitat naturale.

La tua performance migliore?

L’inaugurazione del countdown dei Giochi Olimpici Invernali a Torino nel 2006. Ero in Piazza Castello con un enorme abito rosso. La mia esibizione era eseguita sulla musica di Henry Purcell, The Cold Song. Estremamente emozionante.

In cosa ti senti diverso dall’uomo con una vita… “normale”?

Vivere una vita singolare accanto ad una persona straordinaria ha acuito la mia percezione di ciò che mi circonda, nel bene e nel male.

Quali sono, secondo te, i mali dell’attuale nightlife?
Troppo senso del guadagno e poco investimento artistico. Sudditanza agli stereotipi televisivi che con la notte non avevano mai avuto a che fare.

Un aneddoto legato alla tua carriera.
Una volta, nella penombra, sono precipitato dal palco trascinando con me la mia partner (una famosa artista) ma, fortunatamente, senza conseguenze. Il mio sangue freddo ha trasformato l’incidente in un colpo di scena e il pubblico pensava fosse come da copione.

Come si fa a diventare un artista come il Principe Maurice?
Ci si nasce non si diventa. Quando scopri il tuo talento lo devi coltivare studiando tante discipline. Trucco, scenografia, recitazione, canto, ecc. Bisogna essere avidi di conoscenza.

 
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