Il
suo nome per intero è Principe Maurice
Agosti Montenaro di Serracapriola Durazzo dei Sangro
di Sanseveraro e, come cotanto blasone, anche
la sua biografia non è facile da riassumere.
Nato in Brianza da nobile famiglia veneto-napoletana,
studia pianoforte e tastiere barocche, canto (come baritono)
e recitazione, composizione musicale e letteraria ma
anche Marketing Bancario a Losanna. Trova la sua ideale
dimensione performativa nel Carnevale di Venezia, di
cui è incontrastato animatore anche se la sua
attività si svolge su più livelli, da
quello culturale, come Direttore Artistico dell’Associazione
Internazionale per il Carnevale di Venezia, a quello
artistico, come autore ed interprete di pièce
teatrali ispirate alle vite di Giacomo Casanova, Marco
Polo, Giorgio Baffo in collaborazione con il Biennale
Teatro, il Gran Teatro La Fenice, sino all’aspetto
più mondano in qualità di organizzatore
(al fianco della costumista Antonia Sautter) del celeberrimo
Ballo del Doge e di tanti eventi sul Canal Grande.
Esperto “casanovista”, il Principe viene
invitato, e introdotto dal semiologo prof. Paolo Fabbri,
come relatore del seminario Casanova and the Enlightment
organizzato a Los Angeles dall’Istituto di Cultura
Italiano e dal Dipartimento di Italianistica della UCLA,
in occasione del bicentenario della morte del famoso
letterato libertino. Ma il suo eclettismo è davvero
a 360° e, negli anni Ottanta, la sua assidua e appassionata
frequentazione della nightlife lo porta ad esprimersi
artisticamente nell’ambiente delle discoteche
del quale diventa icona indiscussa dagli anni ’90,
grazie alla creazione del surreale personaggio “Principe
Maurice”. Attraverso le atmosfere teatrali, i
sontuosi costumi della sua collezione e le particolari
lenti a contatto, inventa una nuova forma di “teatro
notturno”, un’autentica “contaminazione”
culturale, in collaborazione con quel laboratorio di
tendenze che è il club Cocoricò di Riccione,
ma anche con compagnie importanti quali La Fura dels
Baus, la Societas Raffaello Sanzio, Fanny e Alexander
e TBC di Monica Francia.
Si cimenta anche in dj set “emozionali”
che accompagnano vernissages, cene ed eventi, spesso
da lui organizzati, in collaborazione con importanti
brand, nei quali riesce a riassumere il concetto di
elegante trasgressione, fashion, divertimento ed arte.
Il suo vanto è di non aver mai ripetuto un look
nelle migliaia di apparizioni fatte dall’inizio
della sua carriera, fedele al suo motto pirandelliano
“Uno, nessuno, centomila”. Il suo impegno
nei confronti del disagio giovanile, che spesso si esprime
nell’ambiente in cui opera, è stato riconosciuto
a livello istituzionale e dal 2000 è membro della
Consulta per l’Ascolto ai Giovani del Dipartimento
degli Affari sociali in qualità di esperto in
comunicazione.
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Un tuo pregio che ti ha danneggiato.
L’entusiasmo fiducioso nelle persone sbagliate.
Spiegaci il ruolo di un “maestro di cerimonie”
in discoteca?
è fondamentale come in qualsiasi evento. Significa
gestire ed incanalare le emozioni della gente e far
volgere al meglio la serata mescolandone ad arte gli
ingredienti.
Cosa pensi dell’evoluzione attuale della figura
del vocalist da discoteca?
Spesso inutile, invadente, ripetitiva. Oggi al massimo
un bravo vocalist riesce a coinvolgere il pubblico in
giochini da asilo infantile. La mia visione è
diversa, più artistica.
Quali sono state le tappe più importanti
della tua carriera?
Mi piace ricordare i cambiamenti radicali: dal lavoro
in banca a quello di performer da discoclub, da icona
della notte a cantante, poi attore e regista, poi gran
cerimoniere di eventi esclusivi. L’attività
lavorativa più importante per me è il
Carnevale di Venezia, il mio habitat naturale.
La tua performance migliore?
L’inaugurazione del countdown dei Giochi Olimpici
Invernali a Torino nel 2006. Ero in Piazza Castello
con un enorme abito rosso. La mia esibizione era eseguita
sulla musica di Henry Purcell, The Cold Song. Estremamente
emozionante.
In cosa ti senti diverso dall’uomo con una vita…
“normale”?
Vivere una vita singolare accanto ad una persona straordinaria
ha acuito la mia percezione di ciò che mi circonda,
nel bene e nel male.
Quali sono, secondo te, i mali dell’attuale
nightlife?
Troppo senso del guadagno e poco investimento artistico.
Sudditanza agli stereotipi televisivi che con la notte
non avevano mai avuto a che fare.
Un aneddoto legato alla tua carriera.
Una volta, nella penombra, sono precipitato dal palco
trascinando con me la mia partner (una famosa artista)
ma, fortunatamente, senza conseguenze. Il mio sangue
freddo ha trasformato l’incidente in un colpo
di scena e il pubblico pensava fosse come da copione.
Come si fa a diventare un artista come il Principe
Maurice?
Ci si nasce non si diventa. Quando scopri il tuo talento
lo devi coltivare studiando tante discipline. Trucco,
scenografia, recitazione, canto, ecc. Bisogna essere
avidi di conoscenza.
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