Sono
passati più di trent’anni dalle apprensioni
di una giovanissima Linda Lovelace che in “Deep
Throat-Gola Profonda” di Gerard Damiano scopre,
durante una visita medica, che le sue tradizionali funzioni
sessuali si sono spostate un po’ più in là,
dall’area inguinale a quella, per così dire,
più vicina alle tonsille. Era il 1972 e fu subito
scandalo in un’America che, con questa ironica metafora
clinica, scopriva le varietà libidiche del coito
orale, e che, soprattutto, questa anomala pratica, superate
le ansie iniziali, piaceva molto alle donne. Nello stesso
anno, l’erotismo onirico e orgiastico di “Behind
the green door” dei fratelli Mitchell unisce problemi
di coppia e ammucchiate senza ritegno con l’apparizione
di una splendida Marilyn Chambers disposta a tutto sul
palcoscenico di un teatro allucinatorio. Nuovo scandalo
per il perbenismo a stelle e strisce che scopre, stavolta,
che le esperienze multiple non nuocciono alla salute,
e che quasi quasi giovano al ménage coniugale.
E si continua in una sarabanda di colpi di scena, scoop
mediatici, pugni allo stomaco e bruschi risvegli dell’opinione
pubblica, passando per la curiosa e singolare figura di
un Lasse Braun che, nel ’74, porta addirittura agli
onori della ribalta del Festival di Cannes il suo “Penetration”,
sorta di backstage di come si concepisce e realizza, su
tanto di morbidi tappetini stile domiciliare, un film
“proibito”. Insospettabile figlio di diplomatico,
la cui Mercedes targata CD non veniva mai ispezionata
alla dogana, Braun riuscì a produrre e diffondere
materiale a luci rosse in un’Europa - e poi un’America
- che davvero non avevano idea di quel che si potesse
dire, fare e mostrare attraverso i media: meriti cinematografici
che, uniti al pionierismo dei primi “peep show”,
gli valsero da parte della rivista Escapade il titolo
di “padre della pornografia moderna”. Per
lui fu questione di principio e di rivalsa; la sua tesi
sul danno sociale provocato dalla censura fu - guarda
caso - censurata e da quel momento non ebbe più
pace nella sua utopistica, ma molto gratificante, battaglia
contro ogni veto pregiudiziale su tematiche sessuali e
affini.
Erano gli anni ’70-’80 e il cinema hard era
contaminato dall’antagonismo culturale, dalla filosofia
dei movimenti hippies, dalle lotte contro la censura di
Stato, dalle avanguardie artistiche, dalle manifestazioni
di piazza, dalle esperienze estreme e di gruppo. Il corpo,
la biologia, gli istinti, erano solo la piattaforma di
scontro per smanie di libertà che lo spirito aveva
sino ad allora gridato a voce bassa, quasi flebile, certamente
inascoltata. Ultima bandiera conficcata sul gibboso terreno
dell’ipocrisia puritana, “Insatiable”
del ’79 con una ancora più scatenata Marilyn
Chambers. Scandalo finale e senza ritorno per gli americani
che scoprono i rapporti “non naturali” e le
dimensioni “non normali” di un dotatissimo
John Holmes, ma soprattutto l’ingovernabilità
del corpo femminile, sbattuto da mille passioni e mille
pulsioni, che si estrinseca nel grido finale del film,
quel “more, more more…”, ancora, ancora,
ancora, che è quasi un inno ad una emancipazione
sessuale dell’altra metà del cielo, pericolosa,
ma totalmente riconquistata. E di questa “rivoluzione”
vulcanica, sconfinata e sincera ne sappiamo qualcosa anche
noi qui in Italia, con le perenni simbologie falliche
di Cicciolina e i suoi pitoni a tracolla, con le candide
e sorridenti nudità di Moana Pozzi, la candidatura
e la elezione al Parlamento della prima, le trasmissioni
censurate in televisione della seconda, gli spettacoli
controversi di entrambe, ai limiti dell’osceno e
con tanto di inviati del Corriere della Sera al seguito:
sono solo alcune rapide icone di un periodo di grande
evoluzione nel costume e nel rapporto fra i sessi e nella
riflessione sociologica applicata al piacere fisico che
soprattutto i quarantenni di oggi ricordano benissimo
e, per così dire, sulla loro pelle. Da qui uno
sviluppo sempre più dicotomico e conflittuale del
perché dell’esistere del porno, delle produzioni
porno, come categoria estetica: da un lato, una neo-pedagogia
del corpo come macchina che sente e che desidera, l’animalità
pura, l’acting out delle pulsioni primarie, la sfida
della carne contro uno spirito negletto che vorrebbe dettare
le leggi della vita e che ci vorrebbe sempre lucidi, verticali,
produttivi, robotizzati, soffocati dalla routine e dalle
responsabilità morali; dall’altro lato, la
banale e quasi circense esibizione di geometrie fisiche
al limite dell’iperreale e la percezione di un classico
prodotto o sottoprodotto di una società sempre
più industrializzata e spettacolarizzata che ha
disintegrato la totalità della nostra umanità
e della nostra individualità, e che proprio per
questo aliena sullo schermo di un cinema, nella vetrina
di un sexy shop, sulla pagina patinata di un magazine
“per adulti”, quei pezzi di noi stessi, organici
e non solo, che non siamo più in grado di vivere
con gioia e con pienezza. Per questo compriamo il riflesso
speculare della nostra debolezza, della nostra opaca follia,
della nostra incomunicabilità e timidezza, forse
della nostra impotenza.
“Allucinante per il gusto dei dettagli, purgata
di ogni segreto a forza di segni troppo esatti - recita
Umberto Galimberti nel suo libro Le cose dell’amore
- la pornografia spoglia il corpo di tutti i suoi rinvii
per lasciarlo alla pura concupiscenza dello sguardo…
al ripiegamento del desiderio su se stesso, nel tracciato
malinconico della sua delusione”.
Vibrante al riguardo la risposta, nel lontano 1993, della
“eretica” Camille Paglia che sottolinea come
il femminismo “ignora totalmente il gusto del sangue,
la gioia della violazione e della distruzione… che
la nostra conoscenza di tali fantasie viene arricchita
dalla pornografia, che ci mostra il cuore demoniaco della
natura, le forze che sono perpetuamente all’opera
al di sotto e al di là delle convenzioni sociali”.
Con un’eco ancor precedente - dieci anni prima -
dell’altra studiosa Ann Snitow che difende come
una condizione piacevole e naturale “le gioie della
passività, del completo abbandono, della reazione
senza responsabilità”. Come dire, la trasposizione
filmica del sesso senza tabù è solo un fattore
liberatorio dalle nostre inibizioni, dalle nostre ritrosie,
dalle nostre paure arcaiche di disobbedire a un dio o
a un padre. Per la donna come per l’uomo. Benvenuto,
dunque, a tutto quanto fa sognare le nostre cellule, e
ci ricorda che siamo liberi e potenti, senza nessuna “missione”
da compiere. Le sociologhe ribelli squarciavano il velo
di una falsa pudicizia e spianavano la strada a interi
palinsesti a luci rosse che affollano bancarelle e satelliti
e ogni ogni angolo visivo della nostra giornata.
E oggi, dunque? Nell’oggi del mercato globale? Delle
fantasie plastificate? Delle emozioni differite e ghiacciate?
Dell’oggettistica che sostituisce la dualità
delle persone “dialoganti”? Oggi il porno
è un business sfrenato e velocissimo, segmentato
e senza limiti e misteri che non si pone più come
elemento concettuale di rottura, ma segue la corrente
delle solitudini consumistiche - patologiche o meno -
e le accontenta come il bambino vicino allo scaffale delle
caramelle. “After the orgy”, diceva il compianto
filosofo francese Jean Baudrillard, dopo l’orgia,
il già visto, sentito, vissuto, per cento, per
mille, per un milione, che margini ci sono alla libertà
di crescere e al senso di stabilizzarsi?
|
Nessuno.
Siamo solo di fronte a un gigantesco splatter di sensazioni-barattolo
e di appagamenti fast dove il post-umano è già
fra noi, fra transazioni di tipo televisivo e finanziario
e cloni che godono per noi, fra un ciak e un altro, fra
una birra e un’altra in poltrona, fra una piccola
o grande mostruosità sedata dentro di noi.
Le cifre sono un cimitero per i dongiovanni di un tempo.
Giro d’affari annuale dal mercato del porno internazionale:
57 miliardi di dollari. Numero dei siti: 4,2 milioni.
Numero di pagine on line: 372 milioni. Numero delle e-mail
porno spedite ogni giorno: 2,5 milioni. Numero degli americani
che dichiarano di essere dipendenti dal sesso on-line:
200 mila. Numero di persone che visitano un sito porno
annualmente: 72 milioni. Età media del primo incontro
con il sesso on line: 11 anni. Fascia d’età
più interessata alla pornografia on line: dai 12
ai 17 anni. Secondo Internet Filter Review il 12% della
Rete è costituito da materiale porno. Una richiesta
su quattro nei motori di ricerca contiene parole riferibili
all’hard core. Gli utenti abituali di siti a carattere
sessuale nel mondo superano i 70 milioni, di cui 40 solo
negli Usa. Il 28 per cento è di sesso femminile.In
Italia l’ultimo monitoraggio analitico e capillare
è quello dell’Eurispes del 2004, che ancora
fa da cartina al tornasole del fenomeno e dell’intero
settore. L’evoluzione tecnologica sembra aver favorito
anche la crescita del fatturato globale del mercato della
pornografia: il valore medio annuo stimato dall’istituto
dal 2002 al 2004 è di 993 milioni di euro, triplicato
rispetto ai 312 milioni del 1987. Aumentano i sexy shop,
il cui fatturato annuo è arrivato a 26 milioni
di euro. Crescono soprattutto i “siti-negozio”,
la cui ricerca risulta particolarmente difficile perché
c’è un alto tasso di mortalità, aprono
e chiudono a ciclo continuo: il loro fatturato annuo è
stimato in 32.500 euro, e il loro numero in circa 300.
Il fatturato totale del settore è passato dai 36
milioni del 2002 ai 49 del 2004. Un buon risultato si
è registrato anche nelle vendite di riviste specializzate,
grazie all’apporto di quelle contenenti annunci
scambisti e dei cataloghi prostituzionali, entrambe le
più vendute. Adesso la novità è data
dai video telefonini satellitari come nuovi supporti che
veicolano nuovi prodotti di porno virtuale. Stabile, se
non forse in leggera flessione, la vendita o la permuta
del dvd porno dovuta sicuramente all’intervento
delle alternative internet e pay tv. Un andamento del
fatturato particolarmente altalenante si registra nel
mercato della pornografia telematica. Nel 2004, l’anno
in cui si registra una forte contrazione del volume d’affari,
le voci del fatturato sono così suddivise: 171
milioni di euro per il porno pagato a connessione e 10
milioni di euro per il porno pagato con carta di credito.
L’impennata del fatturato e la successiva caduta,
è dovuta in buona parte all’introduzione
dei dialer “truffaldini” e alla notizia-scandalo
delle “bollette anomale” che allarma tutta
l’Italia ormai da tempo. Mentre, sul fronte delle
squallide criminalità applicate al commercio dell’hard,
i Paesi nei quali si collocano la maggior parte dei server
dei siti di pornografia minorile sono gli Usa (76%) seguiti
a grande distanza dal Canada (5%) e dall’Olanda
(3%). La metà dei bambini fotografati mostra l’età
apparente dai 4 ai 10 anni, la fascia dai 14 ai 16 rappresenta
il 13%. Il 75% dei bambini fotografati risulta aver tratti
somatici europei/americani. Nel 75% dei casi i bambini
vengono mostrati in esplicite attività sessuali.
Una raccapricciante e silenziosa tragedia dei nostri tempi.
Ma degno di vere e proprie speculazioni filosofiche è
anche l’identikit dell’acquirente che l’Eurispes
ottiene suddividendo la casistica tra adolescenti (15-18
anni) e maschi adulti (18-69). I primi sono 900mila, i
secondi 19milioni 600mila. Per le donne la fascia d’età
di riferimento presa in considerazione è quella
dai 18 ai 50 anni, il che corrisponde a circa 13milioni
230mila soggetti femminili. E il “consumatore forte”
del Terzo Millennio? Sicuramente il cosiddetto “habitué
di coppia”. Costituisce l’11% del suo universo
statistico (circa 2 milioni di soggetti). Non può
fare a meno dell’accudimento sessuale: oggetti comprati
nei sexy shop, viagra, moglie accanto, o fidanzata, o
amante o donna-di-una-notte, o partouse. Sceglie con cura
il genere di porno che gli piace. Compulsa la pornorete
solo per creare il proprio archivio di specialità.
Predilige dvd, con lettore e schermo davanti al letto.
Compra film in pay per view, ma preferisce le cassette
da collezione. Gira filmini con le cineprese digitali,
scatta foto con il telefonino. Può essere un professionista,
un commerciante o un tecnico di lavastoviglie, dai 30
anni in su. Economicamente benestante. Insomma, uno di
noi, uno “fra” noi.
E già, perché ormai gli scambi fra realtà
e porno, fra virtuale e carnale, fra celluloide e cellulite
sembrano essere diventati un’esigenza, una tendenza,
un nuovo universo pratico e immaginario. Con tutti i rischi
che questo comporta in termini di dipendenza da computer,
di metamorfosi digitali per adattare le sinuosità
del nostro corpo a quello delle star “infaticabili”
e madonnali dell’hard, in termini, soprattutto,
di confronti, attenzioni e tempi “veri” da
dedicare al proprio partner rispetto alle performance
voraci di un set californiano. Il Fast Porn uccide la
fantasia e mette in crisi la coppia? La società
Eta Meta Research lo ha chiesto a 50 tra psicologi e sessuologi.
Con Internet si perde il fattore “proibito”
del porno, che diventa “normale”, dice il
67% e il sesso diventa fonte di noia per il 48%; per un
56% globale la pornografia troppo accessibile è
un fattore di rischio per la sessualità in generale
e per le coppie in particolare; è un danno fondamentale
per l’immaginario erotico per il 59%, rischia di
togliere spazio di confronto all’interno della coppia
per il 53%, banalizza il valore del sesso per il 47%,
crea un’immagine distorta della sessualità
per il 36%, lascia più spazio alla perversione
per il 33%. Insomma, una bomba a orologeria per famiglie,
fidanzati vicini all’altare e single impenitenti.
Eppure, tutti prima o poi si abbeverano alla sua fonte
di lussuriose leccornie, tutti si incamminano almeno una
volta nella vita verso questa dreamland dove tutto è
gemito, non esistono defaillance, l’orologio batte
rintocchi senza una goccia di sudore, il righello non
diventa un incubo se avvicinato al basso ventre di un
uomo e le donne sono bambole s-gonfiabili a furia di spinte
e di “punture”. Ben venga allora l’iniziativa
recente del grande magazzino parigino Galeries Lafayette
che, per l’inaugurazione del suo nuovo reparto di
lingerie, ha assoldato un drappello di spogliarelliste
pronte a insegnare alle clienti come denudarsi da vere
professioniste. Uomini attenti: se la vostra donna esce
dal bagno e punta una coscia felpata sulla trapunta della
suocera mentre voi leggete la Gazzetta dello Sport col
riportino aggiustato per la notte, è giunta l’ora
di passare dall’altra parte della tele-camera. Da
letto, si intende. E che il film abbia inizio. Buio in
sala… |