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Fronte del porno [torna indietro]

Ecco la prima puntata di un'inchiesta che dischiuderà le porte della trasgressione, in una nuova dimensione del... peccato.
Ne parliamo con il re dell'hard italiano


[di Carmine Castoro]
Mercedes Ambrus non farà mai un film porno. Per nessuna cifra. Lo “scoop” tutto italo-ungherese arriva attorno alle due di notte di un venerdì qualsiasi nella “tana” del king dell’hard italiano, Riccardo Schicchi, in sua presenza e col suo imperturbabile e autorevole sigillo artistico. Il Diva Futura è nel pieno centro di Roma, a due passi da via Veneto, la serata è da poco entrata nel vivo, o si fa per dire: lucine lampeggianti che contornano le pareti come appena scippate a un albero di natale, un listino di consumazioni che svaria dai 20 euro ai 300 di una bottiglia di champagne passando per costosissime “elaborazioni” di un barman che appare alquanto annoiato e prevedibile nel suo estro professionale, un ingresso tempestato di depliant, volantini, manifesti delle artiste della ormai storica - e omonima - agenzia erotica capitolina che ha tenuto a battesimo i pitoni di Cicciolina, le cartuccère di Ramba, i boa di Moana, luci soffuse nei salottini in perfetto stile red light, ragazzotte del suburbio e straniere del bel Danubio blu mollemente adagiate e scosciate fra tavolini e abat-jour, tutte sole e raccolte insieme, in attesa che il mondo maschile, irretito da tanta esibizione di carne, minigonne e calze a rete, si ricordi che un pizzico di corteggiamento, almeno lì dentro, è il miglior modo per dimenticare un triste gioco delle parti che sa di sottoscala e ragioneria. In mezzo, una piccola pista con specchiera dove una brasiliana – sembra – su musica e coreografie ispirate alla Pantera rosa, si struscia finto-avidamente sui jeans di studenti, operai e disoccupati che non superano i 30 anni e sul completo, invece, molto preciso e pettinato, di un settantenne da tenersi “buono” e che ricorda il classico onorevole in libera uscita. In fondo alla sala, nel camerino delle “artiste”, una Mercedes Ambrus, tutta nuvole e marmo, conferma il concetto, mentre si aggiusta le autoreggenti e il perizoma prima dello spettacolo con una metodica sofisticata e senza pudore, da sudori freddi. “Il porno è una cosa molto trasgressiva - dice col candore della novizia, e quasi ti sembra una laureanda in scienze religiose inorridita dal peccato - non sono contro, ognuno ha la possibilità discegliere ciò che vuole, ma per quanto mi riguarda non lo farò mai perché per me il sesso e l’amore vanno insieme e davanti alla telecamera non riuscirei mai a fare una cosa molto intima. Rimango sempre dentro il confine, cerco sempre di essere elegante, erotica, sexy, col tono di voce, con lo sguardo, con le movenze, ma niente di più. Perché ha successo l’industria cinematografica dell’hard? Perché gli uomini non sono felici e soddisfatti nella vita privata, forse incontrano solo donne stronze e non generose, per cui prendere un film hard con bellissimi attori e attrici e scene curate, belle, è meglio che soffrire con una donna. Oggigiorno è sempre più difficile trovare una persona con cui condividere la vita, le giornate, gli interessi. C’è molta incomunicabilità e infelicità sociale”. Un vero oracolo inatteso. E con un colpo di rossetto tace, ed è come se passasse simbolicamente il testimone verbale al “dirimpettaio” pigmalione che conferma senza un fremito: “no, no, per nessuna cifra”.

 
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