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Il lusso del piacere [torna indietro]

Nel mestiere più antico del mondo le escort sono una categoria a parte. Si adagiano, tra vanità e bellezza, in un’oasi di relax e sono in grado di trasformare in realtà ogni più segreto desiderio maschile. Matrix è entrato nelle loro alcove scoprendo che...

[di Carmine Castoro]
Stretto fra un colosso alberghiero internazionale e i palazzi signorili del quartiere Parioli a Roma, addormentato sulle prime luci della sera, c’è un piccolo tempio del piacere, una casa di bambole, un’alcova dall’atmosfera peccaminosa al riparo da sguardi indiscreti. Si schiude un portoncino, entri in un giardinetto perfettamente quadrato e ordinato e lì, sulla soglia, ti aspetta lei, Natalia, una escort brasiliana tra le più note e richieste nel “mercato” capitolino. Trentatre anni portati splendidamente, da otto in Italia, capelli biondi lisci che ondeggiano sulle spalle, viso di una grazia francese che ricorda in ogni dettaglio l’indimenticabile Brigitte Bardot, ti accoglie con un’inflessione dolcissima e ironica che sa di miele e di lussuria, e con un nude look a dir poco conturbante: camicetta trasparente e ricamata, decolleté profondissimo su un seno procacissimo, coulotte di pizzo, sandali col tacco a spillo, null’altro che possa ostacolare una fantasia già sbrigliata che inaridisce il palato di fronte a tanta “vitaminica” apparizione. Lei non ha ferite sul braccio, occhiaie di miseria e di paura, non frequenta lampioni e finestrini che si abbassano su aliti pesanti e pantaloni già sbottonati. Soprattutto non sente il fiato e la prepotenza fisica di carnefici che trasformano il corpo di tante sue “colleghe” in disumani supermarket dell’arricchimento facile. Lei è una escort, vive di lusso e vanità, e questo stempera, quasi cancella la percezione della vendita di sé come “professione”, creando un confine labilissimo fra trasgressione e prostituzione, fra dono di sé e mattatoio della bellezza, fra scelte di vita e scambio di prestazioni.
Ti fa accomodare con sussiego e un pizzico di complicità. La sua garconniere è una vera e propria oasi del relax e della funzionalità dove tutto, dalle siepi esterne agli arredi etnici interni, è stato pensato per il massimo picco di distrazione dal “logorìo della vita moderna”: cioccolatini, cucina e frigobar fornitissimo di ogni bevanda, alcolica e analcolica, con porta a scomparsa a scorrimento, musica lounge di sottofondo, soprammobili soft, ritratti autobiografici appesi al muro che sovrappongono ricordi e simboli sessuali, una pila di scatole di scarpe per accontentare i gusti dei feticisti più esigenti - l’ultimo paio in raso rosso, appena comprato, di Louis Vuitton, costosissimo, campeggia ancora sulla coperta del letto con la stessa potenziale pericolosità di un fioretto nelle mani di un abile spadaccino.
Un’atmosfera essenziale, suadente, striata di desideri che bruciano la sabbia di questa arena metropolitana illuminata da sole tre luci: lo zoom di una potente videocamera puntata in chiave anti-disturbatori sul marciapiede esterno e su una triste Panda che rovina il “paesaggio” domiciliare, il segnale ottico di un cellulare che riceve chiamate costantemente come una telescrivente, le rifrazioni di un videowall che, dalla stanza matrimoniale subito a fianco al salottino, trasmette in loop le prestazioni impetuose di un pornoattore nero e di una partner svedese…
“E’ il mio territorio questo - comincia con candore Natalia - qui mi sento femmina, desiderata, dominatrice e fantasiosa. Perché il mio lavoro si basa sull’arte del sesso e, come in ogni gioco, la componente della tranquillità e della evasione è irrinunciabile. I miei clienti sono tutti professionisti, manager, personaggi anche famosi, della politica e non solo che, quando superano la porta del mio appartamento, devono dimenticare tutto quello che li riguarda, lasciarlo fuori, vivere in una dimensione da sogno. La dolcezza, la classe, le coccole, la magia che si riesce a creare, il saper portare il passo dell’incontro come se si danzasse un valzer, questi sono dei piccoli segreti del mio lavoro”.
Quattrocento euro l’ora per condividere spasimi e abbandoni con la bella Natalia che ogni tanto si “tradisce” pensando al suo primo matrimonio fallito da cui è nata una voglia di rivalsa e di conquiste, ai figli che vivono e studiano in un Paese lontano, al suo non sentirsi affatto mortificata, nello spirito e nella carne, dal mestiere che pratica, semplicemente perché guadagna tanto, può dire no a chi vuole e gode pure con gli uomini più affezionati.
Ma non basta, forse. “Vedo le coppie che si amano a un ristorante, a passeggio, e vorrei anche io avere un compagno e condividere con lui tutti gli interessi della mia vita - sottolinea - ho voglia di innamorarmi, ma se si sceglie di fare una cosa bisogna farla bene e fino in fondo.”
Soldi, ambizioni, emancipazioni sociali, bella vita e savoir fare, da un lato. Evasione dalla routine, dalle responsabilità familiari, dagli amplessi standard, dalle identità ipocrite, dall’altro. Donne splendide e arriviste, uomini stanchi e offesi dalla strega Burocrazia: domanda e offerta che si coniugano armoniosamente nel cielo stellato dell’alta finanza in versione ghepardata. Una tendenza sempre più impellente e redditizia: la distrazione, la felicità messa a nudo, anche se plastificata, per il manager di turno, l’industria di sé, il divismo di risulta, il borsellino sempre gonfio per il nuovo modello di “donna in vetrina” che non deve chiedere mai. Un mix perfetto da sbalordire sociologi e mogli illuse che preparano le cotolette a casa aspettando il maritino demolito dalle solite “riunioni” che si prolungano.
 
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