Sono
gli anni ’80, la Francia scopre Vanessa Paradis,
una lolita con jeans bucati, occhioni chiari e
una vita davanti a sé. Ha solo 15 anni quando
il successo le bussa alla porta e balza in vetta alla
hit parade cantando Joe le Taxi. Nel 1989 il debutto
cinematografico, con Noce Blanche, per il quale riceve
il César, l’Oscar francese, come migliore
attrice emergente. Poi gli impegni musicali. Nel ’91
Chanel la vuole come testimonial pubblicitaria e poi
torna di nuovo davanti alla macchina da presa al fianco
di grandi del cinema francese: Jean Reno, Alain Delon
e Jean Paul Belmondo.
Sono trascorsi circa sette anni dall’ultimo
album. Ti senti un po’ come nella canzone di Thomas
Fersen che interpreti, una “grande mosca letargica”?
Non è questione di pigrizia. Mi piace ritagliarmi
del tempo per rifettere in tutta calma su come affrontare
le cose, le situazioni in generale. Sicuramente, nella
mia vita, non sono affatto una persona pigra.
Cosa hai fatto in questi anni di assenza?
Non ho trascorso il mio tempo a veder crescere i fiori
nel mio giardino. Sono stata a tal punto assorbita dalla
mia piccola famiglia che non ho avuto tempo per altro.
Johnny (Depp, per chi non se lo ricordasse, n.d.r.)
ed io ci dedichiamo ai nostri bambini. Ma è questo
ciò che voglio, ora sono felice così.
La musica ed il cinema vengono dopo la mia famiglia.
È cambiata la tua vita dopo la nascita dei tuoi
due bambini?
Essere madre è bellissimo. è la cosa più
bella che mi sia accaduta in tutta la mia vita. Sono
pazza dei miei figli, trasformano il nostro egoismo
e ci rendono migliori. Mi prende già la malinconia
all’idea che un giorno se ne andranno. Allora
non voglio perdermi niente. Li porto con me dappertutto.
Quando sono con Johnny e i miei figli, ho la sensazione
di non aver bisogno di nessuno.
Hai vissuto i tuoi primi 10 anni di carriera
in maniera intensa, incalzante. Quando hai avuto l’impressione
di non essere più “vittima” di questi
ritmi frenetici?
Non posso dire affatto che mi sentissi una vittima,
piuttosto ero innamorata di quello che facevo, e lo
facevo con dedizione e grande entusiasmo, senza nessuna
costrizione. Il cliché della ragazzina un po’
sprovveduta non mi appartiene. Ho preso tutto ciò
che mi si presentava, vivendolo fino all’estremo.
Etienne Roda-Gil, (l’autore di “Joe
le taxi”) ti ha definita un’instancabile
combattente. Ti riconosci in questa definizione?
Penso di sì. Sembra un po’ presuntuoso
dirlo, ma se dovessi scegliere, mi sento più
combattente che vittima.
Come immagini il tuo nuovo album prima di farlo?
Non avevo in mente un’idea precisa o un tema in
particolare. All’inizio volevo semplicemente una
ricchezza melodica accompagnata da arrangiamenti semplici.
Qualcosa di non troppo impegnativo.
|
Si
ha invece l’impressione che il tuo nuovo album,
“Divinidylle”, segni una nuova fase della
tua vita…
Il mio nuovo album è composto da tante sfaccettature
che corrispondono a diverse situazioni e sentimenti
che ho vissuto nella mia vita. Emozioni, pensieri, intuizioni,
progetti, ma soprattutto la nascita dei miei due bambini,
gli spostamenti tra Parigi e l’America, ecc. è
anche e soprattutto una storia intensa e appassionata
della mia cara amicizia con Mathieu Chédid (regista,
compositore, chitarrista e cantante con il quale duetta
nell’album, n.d.r.).
Tra il 1987 e il 1993, sei stata l’artista più
ricercata dai media in Francia. Hai incarnato un personaggio
che per importanza è paragonabile a Brigitte
Bardot. Un oggetto di desiderio assoluto. Hai forse
voluto liberarti di questa immagine trasferendoti in
un altro paese e rendendoti meno presente sulla scena
pubblica?
Non ho mai risparimiato la mia immagine alla stampa.
Con il passare degli anni penso di aver dimostrato che
dietro la mia immagine, si cela un universo personale,
fatto di lavoro, di studio, di sentimenti ed emozioni.
Non solo prodotto.
Oltre ad essere una donna sognata dagli uomini
hai rappresentato un punto di riferimento, un modello
da imitare per un’intera generazione di adolescenti…
Davvero? Credo, invece, il contrario. Io appartenevo
ad una
generazione e non facevo altro che vestirmi secondo
la moda e i dettami del tempo. Non sono stata io a lanciare
il trend del jeans
bucato e del cardigan “à pression”.
Ero come tutte le ragazzine quattordicenni di fine anni
’80, con l’unica differenza che io venivo
fotografata e che finivo sui giornali. Tra l’altro
penso che nessuno volesse vestirsi come me, ero terribilmente
detestata.
Vivi tra Los Angles e la Francia. Parigi è
ancora una città dove ti senti a casa?
Assolutamente sì! Devo riconoscere però
che ho imparato ad apprezzarla maggiormente adesso perchè
la vivo molto meno… Prendere le distanze da ciò
che conosci ti permette di vederlo sotto una luce diversa.
è una città che ha un fascino misterioso,
tutto da scoprire.
E in America come ti senti?
In America è tutto diverso. Non ti confronti
con la celebrità. Lì ho l’impressione
di essere una madre e non una star. Semplicemente una
donna che ha come unico scopo nella sua vita quello
di accudire i propri figli. E tutto questo, per me,
è una vera gioia!
Quando pensi ai tuoi due splendidi bambini,
alle persone cha ti circondano, al tuo lavoro, quali
considerazioni fai?
Penso di essere una donna estremamente fortunata.
|