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Le mutandine? Sorpassate! Come i centri estetici, gli
aperitivi al circolo del golf e le sedute al trucco
prima degli shooting. La cronaca rosa parla di sempre
più star che girano (e si fanno riprendere) senza
fastidiosi slippini sotto la gonna, posano per gli scatti
segnaletici della polizia e trascorrono le vacanze nei
centri di riabilitazione. Le stesse che allo shopping
da Prada e Louis Vuitton preferiscono quello dal pusher
e il sesso lo fanno “più strano”
di Ivano e Jessica in Viaggi di nozze.
Il bollettino non è sempre così drammatico,
ma psicologi ed esperti lanciano l’allarme: attenzione,
il bombardamento mediatico rischia di indurre un’insana
emulazione globalizzata. Le più furbe hanno imparato
il trucco e già trasformato i loro eccessi in
una vera e propria macchina da soldi. Altre hanno aspettato
consacrazione e fama planetaria, per calare la maschera
e rivelare i loro trascorsi da “cattive ragazze”.
La palma della sorpresa va alla confessione della samaritana
Angelina Jolie. Sempre più impegnata dama di
carità, l’ormai signora Pitt, fra un’adozione
e una missione di pace ha trovato anche il tempo per
un clamoroso outing. La buona volontà di cui
è ambasciatrice per le Nazioni Unite pare si
sia infatti all’inizio manifestata soprattutto
al letto. Dall’età di 14 anni, per la precisione,
e con giochini sadomaso in cui coinvolgeva uomini e
donne senza troppo andare per il sottile. Il sospetto
di omosessualità sollevato dalla celebre scenata
di gelosia a mezzo stampa della modella Jenny Shimizu
appare a confronto una bazzecola: il piccantissimo passato
dell’ex Lara Croft sembra comprendesse il vizio
di celebrare l’orgasmo tagliuzzando il corpo degli
amanti con un coltello, più fantasiose variazioni
sul tema. Pratiche bizzarre e passioni di gioventù,
che secondo i maligni le sarebbero costate il tormentato
rapporto col papà Jon Voigt. Fatto sta che nell’economia
del libro-shock, intitolato semplicemente “Angelina
Jolie”, le rivelazioni su Brad Pitt hanno il sapore
del contentino all’acqua di rose: con lui si sarebbe
banalmente limitata ai “rumori animaleschi”,
che mesi fa hanno richiamato in Kenya preoccupatissimi
bodyguard e attenzione della stampa scandalistica.
Niente a confronto con le maratone erotiche che diversi
tabloid hanno attribuito a Kate Moss. Lo scandalo della
cocaina in cui è rimasta coinvolta l’eterea
modella ha messo in ombra la sua presunta “sessuomania”.
Più che un vezzo una vera e propria patologia,
nota alla medicina anglosassone come “sexual addiction”:
cliccatissimo termine, a cui rispondono su Google un
migliaio di pagine e in Italia il 6% degli uomini e
il 3% delle donne. La spasmodica necessità di
appagarsi attraverso ripetuti rapporti è accompagnata
da sintomi come ansia, insonnia e pressione alta, oltre
che da pesantissimi effetti collaterali sui partner:
difficilmente reggono ritmo e pretese, cadendo di riflesso
nella spirale delle ansie da prestazione. Se la diagnosi
schiuderebbe nuove letture alla relazione maledetta
con Pete Doherty e alle continue ricadute del cantante
(ben dieci arresti per droga solo negli ultimi due anni!),
la palma dell’amore estremo resta però
saldamente a Courtney Love e al leader dei Nirvana Kurt
Cobain: due anni di matrimonio culminati con il suicidio
di lui, una figlia più volte rimbalzata tra i
servizi sociali e una chiacchieratissima gravidanza,
portata avanti fra visite ginecologiche e sospetti strascichi
di tossicodipendenza, che i biografi imputano ai suoi
burrascosi trascorsi. Non a caso incoronata da Rolling
Stone come la “donna più controversa della
storia del rock”, l’ex voce delle cattivissime
Hole – band di sole donne – si vocifera
abbia iniziato la sua carriera psichedelica quasi in
fasce. Prima ancora del riformatorio e dell’abbandono
della famiglia, leggenda vuole che il padre si sia dilettato
a somministrarle dell’LSD a 4 anni appena.
Calendario e calcolatrice alla mano, a giudicare dai
racconti non deve aver tardato molto di più Lindsay
Lohan. Appena ventunenne, l’ex teen-queen di Bobby
e Radio America
è accreditata dalle gole profonde come vera e
propria mattatrice di celebrità. La sua spensierata
bulimia sessuale l’avrebbe portata secondo le
stesse fonti a collezionare un dream-team sufficiente
a organizzare una partita di calcio: Jude Law, Joaquin
Phoenix, Jared Leto, Benicio Del Toro, James Franco
e più di qualcun altro, che però scompaiono
di fronte a una serie di scatti del giugno 2006. Le
foto sul web la ritraggono durante un festino al Bungalow
8 di New York City, in compagnia dell’ex modella
Vanessa Minnillo, da poco vista nei Fantastici 4 e Silver
Surfer. Le due si puntano a vicenda un coltello da cucina
sulle labbra, mimano pose erotiche e poi se lo infilano
sotto la maglietta, sfiorandosi il seno. Il gossip infuria
e lei rimedia una lavata di capo dal manager, ma la
performance rimane trascurabile (e poco remunerativa),
soprattutto se paragonata alle prodezze dell’amica
e compagna di scorribande Paris Hilton.
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Tutti
conosciamo da vicino le depilazioni inguinali con cui
si è fatta largo sulla stampa scandalistica. Qualcuno
potrebbe però non ricordare il suo business milionario,
messo a segno nel 2004. Fidanzato di turno Rick Salomon,
rampollo dell’omonima famiglia, l’allora ventitreenne
ereditiera si diletta a riprendersi nell’intimità
con una telecamera digitale. Misteriosamente (o strategicamente?)
il video accoglie i due su un maxischermo, a un’affollatissima
festa a Malibù. Da lì un tam tam inarrestabile
che diventa poi un dvd. Complice del successo, l’esilarante
titolo con cui viene lanciato sul mercato: One Night in
Paris. Eccessi e sregolatezze legano a filo doppio anche
le sue notti brave con Lindsay Lohan e Britney Spears.
L’ultima è stata nell’ordine la prima
a fare scalpore: il suo bacio saffico con Madonna e Christina
Aguilera sul palco degli Mtv Awards è però
ormai preistoria. Provocazione quasi ingenua, in cui molti
hanno letto un simbolico passaggio di consegne dalla rocker
alla nuova adepta, apre subito il campo a ben altri azzardi.
Rantoli e sussurri della prima ora, vesti sadomaso di
Erotika, blasfemia di Like A Prayer: la giovane promessa
frulla il passato della sua mentore, lo condisce con ammiccanti
mosse di bacino e rilancia pesante. Per sottolineare il
messaggio del singolo, dall’eloquente titolo I’m
a Slave for You, si presenta sul palco avvolta da un boa
constrictor albino. Sei anni dopo, 2007: della ragazza
prodigio di Baby One More Time, la Lolita del pop che
aveva debuttato al Mickey Mouse Club e cantava nel coro
della chiesa, resta una controfigura deforme. Le foto
sui giornali la mostrano col cranio rasato e il corpo
istoriato di tatuaggi. Il News of the World sostiene di
averla vista iscriversi il numero 666 sul capo e sentita
inneggiare all’Anticristo. Il declino è tanto
repentino e drammatico da indurre addirittura la Cnn a
lanciare un appello. Richiamandosi al Live Aid dell’84,
l’insolita cordata punta a riunire Bono e i big
della musica sotto la bandiera che dà il nome all’iniziativa:
Save Britney Spears. La spirale è perversa e patetica:
i paparazzi non la risparmiano neanche quando viene portata
via in barella da una festa di Capodanno, l’ex marito
Kevin Federline vuole toglierle i figli, lei si scusa,
si spiega e ringrazia i fan dal suo sito. Tutto è
iniziato col divorzio, scrive: “Ero in stato di
shock per aver perso una cosa in cui avevo investito così
tanto”. Vero o no, certo è che c’entrano
alcool e droga: vizi costati più di una disavventura
anche alle compagne di cronaca rosa. Nel suo caso pare
si trattasse soprattutto di metamfetamina, volgarmente
nota come Speed. La più gettonata resta però
ancora la cocaina. La stessa che ha gettato nel fango
Kate Moss e, più di recente, è stata rinvenuta
anche nell’auto che la Hilton guidava in stato d’ebbrezza.
La bionda ereditiera ha provato così “l’ebrezza”
del carcere. Un’esperienza allucinante: il letto
è duro, ci sono gli spifferi, manca il silenzio.
Paris dà di matto, piange e prega, affermando di
aver “imparato tanto” ed ora è “pronta
a cambiare”. La Hilton era già stata precedentemente
condannata a 36 mesi con la condizionale e l’obbligo
di iscriversi ad un programma di riabilitazione che ha,
puntualmente, disertato. Se lei non ne aveva voluto sapere,
l’amica Lindsay racconta invece di aver molto apprezzato:
“Appena entrata mi sono sentita a casa. Avevo una
stanza silenziosa, accogliente e finalmente al riparo
dai paparazzi”.
Il paradiso ovattato di cui parla non è una beauty-farm,
ma una delle tante cliniche di lusso, che stanno spuntando
come funghi per tenere il passo con vizi e stravizi delle
star. In gergo “rehab”, sono appartatissimi
centri di disintossicazione che da Malibù a West
Hollywood si presentano come Promises, Wonderland e altri
pomposi nomi, che già da sé parlano dell’esclusività
e la discrezione, tanto ricercata dal jet-set bisognoso
di rimettersi in sesto all’ombra dei riflettori.
Tranquillità, appunto. Quella che tutte dicono
di desiderare, ma che poi sembrano sistematicamente rifuggire
come la peste: una (Britney) riesce addirittura in una
rocambolesca fuga dai medici, un’altra (Paris) fa
delle sue sregolatezze una professione e un biglietto
da visita, l’ultima (Lindsay) stringe il cuore e
mette in allarme, quando si candida a madre putativa delle
sorelline tredicenni.
La trasgressione italiana sembra a confronto quasi parrocchiale.
Per quanto spesso adamitiche e provocanti, le vesti maledette
di Asia Argento altro non rivelano che una dirompente
carica vitale. Look aggressivo, un ammiccante tatuaggio
che invita a esplorare sotto gli slip, ma poi? Se a Cannes
fa scalpore per il bacio al rottweiler e le evoluzioni
al palo in cui si esibisce per Abel Ferrara, è
soltanto perché al festival sono francesi e la
stampa assetata di scandali. Con buona pace di papà
Dario, negli Stati Uniti finirebbe a malapena tra le educande. |