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Non sono una signora [torna indietro]

Anche se di stelle, nella vita, professionale e non,
le ragazze in questione ne hanno collezionate
un bel po’. Angelina Jolie,dopo le sue
scorribande, ora è tutta Brad e famiglia,
ma molte sono le bad girls che hanno fatto
della trasgressione il loro stile e, in
molti casi, la loro fortuna


[di Diego Giuliani e Sabrina Ramacci]

Le mutandine? Sorpassate! Come i centri estetici, gli aperitivi al circolo del golf e le sedute al trucco prima degli shooting. La cronaca rosa parla di sempre più star che girano (e si fanno riprendere) senza fastidiosi slippini sotto la gonna, posano per gli scatti segnaletici della polizia e trascorrono le vacanze nei centri di riabilitazione. Le stesse che allo shopping da Prada e Louis Vuitton preferiscono quello dal pusher e il sesso lo fanno “più strano” di Ivano e Jessica in Viaggi di nozze.
Il bollettino non è sempre così drammatico, ma psicologi ed esperti lanciano l’allarme: attenzione, il bombardamento mediatico rischia di indurre un’insana emulazione globalizzata. Le più furbe hanno imparato il trucco e già trasformato i loro eccessi in una vera e propria macchina da soldi. Altre hanno aspettato consacrazione e fama planetaria, per calare la maschera e rivelare i loro trascorsi da “cattive ragazze”.
La palma della sorpresa va alla confessione della samaritana Angelina Jolie. Sempre più impegnata dama di carità, l’ormai signora Pitt, fra un’adozione e una missione di pace ha trovato anche il tempo per un clamoroso outing. La buona volontà di cui è ambasciatrice per le Nazioni Unite pare si sia infatti all’inizio manifestata soprattutto al letto. Dall’età di 14 anni, per la precisione, e con giochini sadomaso in cui coinvolgeva uomini e donne senza troppo andare per il sottile. Il sospetto di omosessualità sollevato dalla celebre scenata di gelosia a mezzo stampa della modella Jenny Shimizu appare a confronto una bazzecola: il piccantissimo passato dell’ex Lara Croft sembra comprendesse il vizio di celebrare l’orgasmo tagliuzzando il corpo degli amanti con un coltello, più fantasiose variazioni sul tema. Pratiche bizzarre e passioni di gioventù, che secondo i maligni le sarebbero costate il tormentato rapporto col papà Jon Voigt. Fatto sta che nell’economia del libro-shock, intitolato semplicemente “Angelina Jolie”, le rivelazioni su Brad Pitt hanno il sapore del contentino all’acqua di rose: con lui si sarebbe banalmente limitata ai “rumori animaleschi”, che mesi fa hanno richiamato in Kenya preoccupatissimi bodyguard e attenzione della stampa scandalistica.
Niente a confronto con le maratone erotiche che diversi tabloid hanno attribuito a Kate Moss. Lo scandalo della cocaina in cui è rimasta coinvolta l’eterea modella ha messo in ombra la sua presunta “sessuomania”. Più che un vezzo una vera e propria patologia, nota alla medicina anglosassone come “sexual addiction”: cliccatissimo termine, a cui rispondono su Google un migliaio di pagine e in Italia il 6% degli uomini e il 3% delle donne. La spasmodica necessità di appagarsi attraverso ripetuti rapporti è accompagnata da sintomi come ansia, insonnia e pressione alta, oltre che da pesantissimi effetti collaterali sui partner: difficilmente reggono ritmo e pretese, cadendo di riflesso nella spirale delle ansie da prestazione. Se la diagnosi schiuderebbe nuove letture alla relazione maledetta con Pete Doherty e alle continue ricadute del cantante (ben dieci arresti per droga solo negli ultimi due anni!), la palma dell’amore estremo resta però saldamente a Courtney Love e al leader dei Nirvana Kurt Cobain: due anni di matrimonio culminati con il suicidio di lui, una figlia più volte rimbalzata tra i servizi sociali e una chiacchieratissima gravidanza, portata avanti fra visite ginecologiche e sospetti strascichi di tossicodipendenza, che i biografi imputano ai suoi burrascosi trascorsi. Non a caso incoronata da Rolling Stone come la “donna più controversa della storia del rock”, l’ex voce delle cattivissime Hole – band di sole donne – si vocifera abbia iniziato la sua carriera psichedelica quasi in fasce. Prima ancora del riformatorio e dell’abbandono della famiglia, leggenda vuole che il padre si sia dilettato a somministrarle dell’LSD a 4 anni appena.
Calendario e calcolatrice alla mano, a giudicare dai racconti non deve aver tardato molto di più Lindsay Lohan. Appena ventunenne, l’ex teen-queen di Bobby e Radio America
è accreditata dalle gole profonde come vera e propria mattatrice di celebrità. La sua spensierata bulimia sessuale l’avrebbe portata secondo le stesse fonti a collezionare un dream-team sufficiente a organizzare una partita di calcio: Jude Law, Joaquin Phoenix, Jared Leto, Benicio Del Toro, James Franco e più di qualcun altro, che però scompaiono di fronte a una serie di scatti del giugno 2006. Le foto sul web la ritraggono durante un festino al Bungalow 8 di New York City, in compagnia dell’ex modella Vanessa Minnillo, da poco vista nei Fantastici 4 e Silver Surfer. Le due si puntano a vicenda un coltello da cucina sulle labbra, mimano pose erotiche e poi se lo infilano sotto la maglietta, sfiorandosi il seno. Il gossip infuria e lei rimedia una lavata di capo dal manager, ma la performance rimane trascurabile (e poco remunerativa), soprattutto se paragonata alle prodezze dell’amica e compagna di scorribande Paris Hilton.

Tutti conosciamo da vicino le depilazioni inguinali con cui si è fatta largo sulla stampa scandalistica. Qualcuno potrebbe però non ricordare il suo business milionario, messo a segno nel 2004. Fidanzato di turno Rick Salomon, rampollo dell’omonima famiglia, l’allora ventitreenne ereditiera si diletta a riprendersi nell’intimità con una telecamera digitale. Misteriosamente (o strategicamente?) il video accoglie i due su un maxischermo, a un’affollatissima festa a Malibù. Da lì un tam tam inarrestabile che diventa poi un dvd. Complice del successo, l’esilarante titolo con cui viene lanciato sul mercato: One Night in Paris. Eccessi e sregolatezze legano a filo doppio anche le sue notti brave con Lindsay Lohan e Britney Spears. L’ultima è stata nell’ordine la prima a fare scalpore: il suo bacio saffico con Madonna e Christina Aguilera sul palco degli Mtv Awards è però ormai preistoria. Provocazione quasi ingenua, in cui molti hanno letto un simbolico passaggio di consegne dalla rocker alla nuova adepta, apre subito il campo a ben altri azzardi. Rantoli e sussurri della prima ora, vesti sadomaso di Erotika, blasfemia di Like A Prayer: la giovane promessa frulla il passato della sua mentore, lo condisce con ammiccanti mosse di bacino e rilancia pesante. Per sottolineare il messaggio del singolo, dall’eloquente titolo I’m a Slave for You, si presenta sul palco avvolta da un boa constrictor albino. Sei anni dopo, 2007: della ragazza prodigio di Baby One More Time, la Lolita del pop che aveva debuttato al Mickey Mouse Club e cantava nel coro della chiesa, resta una controfigura deforme. Le foto sui giornali la mostrano col cranio rasato e il corpo istoriato di tatuaggi. Il News of the World sostiene di averla vista iscriversi il numero 666 sul capo e sentita inneggiare all’Anticristo. Il declino è tanto repentino e drammatico da indurre addirittura la Cnn a lanciare un appello. Richiamandosi al Live Aid dell’84, l’insolita cordata punta a riunire Bono e i big della musica sotto la bandiera che dà il nome all’iniziativa: Save Britney Spears. La spirale è perversa e patetica: i paparazzi non la risparmiano neanche quando viene portata via in barella da una festa di Capodanno, l’ex marito Kevin Federline vuole toglierle i figli, lei si scusa, si spiega e ringrazia i fan dal suo sito. Tutto è iniziato col divorzio, scrive: “Ero in stato di shock per aver perso una cosa in cui avevo investito così tanto”. Vero o no, certo è che c’entrano alcool e droga: vizi costati più di una disavventura anche alle compagne di cronaca rosa. Nel suo caso pare si trattasse soprattutto di metamfetamina, volgarmente nota come Speed. La più gettonata resta però ancora la cocaina. La stessa che ha gettato nel fango Kate Moss e, più di recente, è stata rinvenuta anche nell’auto che la Hilton guidava in stato d’ebbrezza. La bionda ereditiera ha provato così “l’ebrezza” del carcere. Un’esperienza allucinante: il letto è duro, ci sono gli spifferi, manca il silenzio. Paris dà di matto, piange e prega, affermando di aver “imparato tanto” ed ora è “pronta a cambiare”. La Hilton era già stata precedentemente condannata a 36 mesi con la condizionale e l’obbligo di iscriversi ad un programma di riabilitazione che ha, puntualmente, disertato. Se lei non ne aveva voluto sapere, l’amica Lindsay racconta invece di aver molto apprezzato: “Appena entrata mi sono sentita a casa. Avevo una stanza silenziosa, accogliente e finalmente al riparo dai paparazzi”.
Il paradiso ovattato di cui parla non è una beauty-farm, ma una delle tante cliniche di lusso, che stanno spuntando come funghi per tenere il passo con vizi e stravizi delle star. In gergo “rehab”, sono appartatissimi centri di disintossicazione che da Malibù a West Hollywood si presentano come Promises, Wonderland e altri pomposi nomi, che già da sé parlano dell’esclusività e la discrezione, tanto ricercata dal jet-set bisognoso di rimettersi in sesto all’ombra dei riflettori. Tranquillità, appunto. Quella che tutte dicono di desiderare, ma che poi sembrano sistematicamente rifuggire come la peste: una (Britney) riesce addirittura in una rocambolesca fuga dai medici, un’altra (Paris) fa delle sue sregolatezze una professione e un biglietto da visita, l’ultima (Lindsay) stringe il cuore e mette in allarme, quando si candida a madre putativa delle sorelline tredicenni.
La trasgressione italiana sembra a confronto quasi parrocchiale. Per quanto spesso adamitiche e provocanti, le vesti maledette di Asia Argento altro non rivelano che una dirompente carica vitale. Look aggressivo, un ammiccante tatuaggio che invita a esplorare sotto gli slip, ma poi? Se a Cannes fa scalpore per il bacio al rottweiler e le evoluzioni al palo in cui si esibisce per Abel Ferrara, è soltanto perché al festival sono francesi e la stampa assetata di scandali. Con buona pace di papà Dario, negli Stati Uniti finirebbe a malapena tra le educande.
 
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