E'
uno dei pochi dj italiani, noti a livello internazionale,
a lasciare un segno tangibile nella storia dell’house
per la sua carica ironica e la sua umanità. Franco
Moiraghi è l’inventore di un filone musicale
esclusivo che gli ha permesso di diventare una delle
stelle indiscusse di tante consolle italiane ed estere.
Nato a Milano il 20 dicembre del 1960, nel 1978 inizia
a muovere i primi passi nelle radio di Milano e le prime
esperienze da dj lo vedono nei locali milanesi come:
Studio 54, Time, Shocking, Cinema, Tutti Frutti, ecc.
Sarà Riccione, negli anni Ottanta/Novanta, a
lanciarlo a livello internazionale e, in quel periodo,
guadagna la residenza nella discoteca Prince. Nell’estate
del 1991, Moiraghi prepara le sue valige e vola ad Ibiza.
Ad attenderlo le consolle più ambite d’Europa:
resident all’Amnesia, Pacha, Divina, Space e Privilege.
Seguiranno poi altri locali di fama mondiale come: il
Main Ray e il Bain Douches a Parigi, il Complex a Londra,
l’Escape ad Amsterdam, il Pacha a Barcelona, il
Pellican, il Bush e il Nicchi Beach a Miami.Uno dei
suoi ricordi più cari di Moiraghi rimane la serata
al Palazzetto dello Sport di Barcellona con Erick Morillo
e Robbie Rivera. A sentire suonare il terzetto, da lui
capitanato, erano ben 30.000 persone. Chiamato in diverse
occasioni anche per i fashion party, il dj milanese
è stato ingaggiato da nomi come Armani e Jean
Paul Gaultier per firmare le serate aftershow delle
loro collezioni. Frank’O Moiraghi, questo è
il suo logo per le sue attività di producer e
remixer, ha remixato brani di artisti come:
Barry White, Gloria Gaynor, Sister Sledge, Jocelyn Brown,
Simple Minds, Simply Red, U2, Everything but the girl,
Massive Attack…
“Feel My body” (con remix dei Faithless)
rimane la sua più famosa produzione, edita nel
1996 e diventata numero uno in Italia e nel mondo. Moiraghi
ha anche lavorato in modo trasversale al mondo house,
vantando collaborazioni con jazzisti (Lo Greco Bros)
e musicisti di diversa estrazione.
Ha lavorato fianco a fianco con colleghi di grido: David
Morales, Sven Vath, Deep Dish, LLVega, Roger Sanchez,
Tony Humphries, Frankie Knukles, Erick Morillo, Sonique,
Mousse T, Danny Rampling, Claude Challe e molti altri.
Per il Winter Music Conference, organizza da dieci anni,
insieme a Paolo Albertoni, il “Positive”
Party a Miami e, ogni anno, al Pelican di Miami Beach,
locale dell’azienda Diesel, dove si incontrano
gli amici dj e non di Franco Moiraghi, “firma”
la sua one-night dove accorrono star del cinema e della
musica. Attualmente sta lavorando su nuovi remix di
“Feel My Body”.
Franco, tu come ti definiresti?
Una persona comunicativa, semplice, simpatica, creativa
e buona.
Raccontaci qualche aneddoto sui tuoi esordi.
Mia mamma si lamentava sempre.
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Da piccolo le svuotavo sempre il portafoglio per le
monetine del jukebox. Quando sono cresciuto ho iniziato
in alcune radio private e abbiamo iniziato ad organizzare
le prime feste in alcune cantine e garage. La gente
era sempre di più e così ci siamo spostati
nelle discoteche.
A chi si rivolge la tua musica?
A tutti quelli che si vogliono divertire ed essere felici.
Da lì è nato il senso della mia definizione
“Happy Music” che poi hanno travisato in
musica commerciale. Ma la musica felice che io propongo
non è mai stata commerciale. In realtà
è Global house. Quando lavoravo per gli aftershow
di Armani mettevo funky, blues, rap, reggae, soul, pop
ecc. A casa ho circa 40.000 dischi.
Se non avessi fatto il dj?
Giocavo bene a pallone. Ero nella Primavera dell’Inter
e dovevo entrare in serie C. Ero giovanissimo e l’allenatore
mi chiese di scegliere se volevo fare il dj o il calciatore.
In quel momento mi sono sentito di chiedere ai miei
genitori e, alla fine, abbiamo deciso per la musica.
Come scegli i tuoi dischi?
Sento “l’onda”. Come parte il disco,
come cresce… Cerco di capire se la melodia fa
per me.
Cosa blocca l’ispirazione ad un dj durante una
serata?
I vocalist italiani, che anziché parlare al momento
giusto fanno dei comizi. All’estero non esistono.
Ci sono i cantanti che lavorano con i dj per esempio
C C Rogers e Barbara Tucker. Altre cose che mi fanno
perdere l’energia sono quelli che ti fanno richieste
di dischi da jukebox oppure quando scambiano la consolle
per un guardaroba.
Per chi avresti voluto suonare?
Per Papa Wojtyla: era un grande estimatore musicale.
Mi sarebbe piaciuto fare una sessione musicale per lui,
magari tutta gospel.
Chi ti ha sostenuto di più nella tua
carriera?
I miei genitori e la mia ex compagna: Paola. Ancora
adesso, prima di una serata, mia madre mi dice sempre:
“Franco, spacca tutto”.
Cosa farai da grande?
A parte il desiderio personale di avere una famiglia
mia, vorrei fare qualcosa per i giovani. Aprirei un
centro per insegnare la storia della musica house ai
ragazzi che vogliono fare la mia professione. Vorrei
mettere da parte la tecnologia per insegnare a lavorare
con il vinile, che è il vero corpo della musica.
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