Sono
sotto i nostri occhi da quando, bambine, muovevano i
primi passi nel mondo dello spettacolo. Le abbiamo viste
diventare donne. Milla, Anna, Natalie. Bellissime, affascinanti,
ognuna con un proprio, personalissimo, modo d’essere
seducente. Sono quasi, o appena, trentenni, eppure vantano
un curriculum da fare invidia. Ma non si sono montate
la testa. O forse sì, ma giusto un po’.
Del resto, chi può biasimarle? Perché
di enfant prodige ne nascono in continuazione, ma per
restare sulla cresta dell’onda ci vuole ben altro.percorsi
differenti
Era ancora una bambina, ma già dotata di una
bellezza abbagliante l’undicenne Milla Jovovich
(Militza Natasha Jovoviç): il suo visino imbronciato
e il suo corpo ancora acerbo appaiono sulle più
celebri riviste statunitensi. È il 1987 e il
fotografo - e suo scopritore - è nientemeno che
il celeberrimo Richard Avedon, e, per il momento, il
lavoro di Milla è la modella. Nata in Ucraina,
a Kiev, da mamma attrice e papà pediatra, Milla
si trasferisce nel 1981 negli Stati Uniti, a Sacramento
e, poi, a Los Angeles. Con un obiettivo preciso e inarrestabile:
avere successo, tanto successo, e guadagnare una montagna
di soldi.
“E sposare un milionario!” aggiungeva, con
troppa serietà, nelle sue interviste di modella-bambina.
Detto, fatto. A tredici anni arriva il primo ruolo per
il cinema. È una particina nel film Congiunzione
di due lune, a cui seguiranno Ritorno alla laguna blu
(nomination come miglior attrice agli Young Artist Awards),
Poliziotto in blue jeans e il biopic Charlot, dove interpreta
il ruolo di Mildred Harris, moglie-bambina del grande
Charlie Chaplin. Ma non c’è solo la carriera.
Nel 1993, appena diciottenne, sposa l’attore Shawn
Andrews, conosciuto sul set del film Dazed and Confused
(che fra l’altro vede nel cast i giovanissimi
e pressoché sconosciuti Ben Affleck e Matthew
McCounaghey). Il matrimonio sta in piedi solo qualche
mese, ma l’irrequieta Milla non si lascia certo
abbattere: sta già pensando a un altro progetto.
La musica è in realtà un suo “vecchio”
sogno, ama cantare, e, quindicenne, ha scritto alcuni
testi, ispirati romanticamente ad elfi e alberi magici.
Solo che lei non è una qualunque ragazzina che
si limita a cantare nella sua cameretta, e l’album
l’ha inciso sul serio: si intitola (addirittura!)
The Divine Comedy e nel 1994 decide di pubblicarlo,
riscuotendo un discreto successo. E non siamo che agli
inizi! Non sappiamo cos’abbia combinato l’anno
successivo, ma il 1996 è per Milla l’anno
della svolta decisiva in campo cinematografico e sentimentale,
quella che la fa assurgere, finalmente, a stella di
fama mondiale. Tutto ciò si può riassumere
in due sole parole: Luc Besson. Il regista francese
la sceglie infatti per il ruolo di Leelo, l’essere
vivente perfetto, protagonista del film Il quinto elemento.
Successo, tante proposte, e... l’amore. Tra Milla
e Luc scocca la magica scintilla e in pochi mesi sono
già marito e moglie, ma l’idillio non sarà
per sempre neanche questa volta: durerà meno
di due anni.
A tal proposito, dichiara: “Mi sono sposata due
volte, sempre a Las Vegas, ed è stato molto divertente!
Tutto quello che voglio fare quando sono lì è…sposarmi!
Ma la prossima volta mi sposerò molto lontano
da Las Vegas, dove non metterò più piede…”.
A matrimonio finito, Besson dirigerà un’ultima
volta Milla nel 1999 nel controverso Giovanna d’Arco,
rivisitazione quanto meno originale della vita della
pulzella d’Orléans. Nel frattempo la lanciatissima
Milla, che non ha mai smesso le carriere parallele di
modella e musicista (ha una sua band, la Plastic Has
Memory), ha anche recitato per Spike Lee in He Got Game.
Negli anni successivi la troviamo in ruoli di primissimo
piano, anche se alcuni film si riveleranno dei flop:
The Million Dollar Hotel, Zoolander, la trilogia di
Resident Evil, Ultraviolet. Recentemente i rumors si
sono concentrati sulla sua storia con il regista - tanto
per cambiare - Paul W.S. Anderson e, soprattutto, sul
frutto del loro amore, ovvero il megapancione e il corpo
superformoso (+ 31 Kg!) che Milla ha sfoggiato con nonchalance
birichina durante la sua prima ed entusiastica gravidanza.
La futura mamma ha voluto condividere i “progressi”
del suo corpo in lievitazione, mettendo le foto del
“prima” e del “durante” sul
suo sito web e commentando positivamente il peso record
di 89 Kg come “un ottimo lavoro ottenuto grazie
a un meraviglioso percorso gastronomico: bistecche,
patate e spaghetti!”. E dire che per ben sei settimane
e mezzo non aveva neanche capito di essere in dolce
attesa: “Credevo fosse una pancetta alcolica,
quel periodo esageravo con la birra, invece…”.
Il 3 novembre 2007 è nata Ever Gabo, e il suo
doppio nome ha suscitato curiosità, subito delucidate
da Milla: “Ever è un nome maschile scozzese,
in omaggio alle origini di Paul; Gabo è l’unione
delle iniziali dei miei genitori, Galina e Bogie (Bogdanovich,
n.d.r.)”. Più chiaro di così! Oggi
è appena trentaduenne (compiuti lo scorso 17
dicembre) e può vantare una quadruplice (!) carriera:
modella, attrice, cantante e stilista. Già, perché
il richiamo della moda ha catturato anche lei e, dal
2003, insieme alla modella Carmen Hawk ha lanciato una
linea di abiti, la Jovovich-Hawk, con ben 50 punti vendita
sparsi nel mondo. E chissà cos’altro riuscirà
ad inventarsi!esordio perfetto
Trenta secondi di emozionantissimo silenzio l’hanno
consacrata alla storia del cinema. Chi non ricorda l’undicenne
Anna Paquin che riceve il Premio Oscar come Miglior
Attrice Non Protagonista? Bocca semiaperta e sguardo
incredulo, la piccola Anna aveva conquistato tutti con
l’interpretazione perfetta di Flora, la figlia
di Holly Hunter in Lezioni di piano, diretto da Jane
Campion. Siamo nel 1994 e Anna è la seconda più
giovane attrice della storia a ricevere un simile premio;
prima di lei, solo Tatum O’Neal con Paper Moon
(1974), ad appena dieci anni.
Nata in Canada venticinque anni fa e cresciuta in Nuova
Zelanda, Kiwi (così la chiamano affettuosamente
negli States, come gli uccelli simbolo del suo paese)
Anna (Helene) Paquin aveva solo nove anni quando sbaragliò
una concorrenza di 5000 bambine e si aggiudicò
l’ambito ruolo di Flora. Poi, il trasferimento
a Los Angeles e tante scelte oculatissime: meglio piccole
parti in film di grande qualità che bruciarsi
in ruoli da protagonista in brutti teen movie da rinnegare
alla prima occasione. È diretta da Spielberg
in Amistad, recita al fianco di Sean Penn in Hurlyburly,
con Viggo Mortensen in A Walk on the Moon - Complice
la Luna; è poi in Quasi famosi, La 25a ora, e
ancora Scoprendo Forrester e Il calamaro e la balena.
Nel frattempo c’è stata la trilogia degli
X-Men, dove interpreta l’adolescente mutante dalla
personalità contrastata Rogue.
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Di
colpo Anna trova la propria immagine ovunque: figurine,
gadget di ogni tipo, pupazzi alti 15 centimetri.
La cosa la diverte: “È assurdo, e lo penso
ogni volta che entro in un negozio di giocattoli! Poi
però ricordo che da ogni vendita guadagno un
pochino anche io, e mi viene da ridere…”.
La ragazza ha sicuramente i piedi ben piantati per terra.
La sua città adesso è New York, nella
vita di tutti i giorni indossa jeans e calza Converse,
è vegetariana e ha il cruccio di non aver terminato
l’università - “Dopo una giornata
sul set non ce la faccio neanche ad aprirli, i libri”
- confessa - e tengo la statuetta chiusa in un armadio,
così nessuno si sente in dovere di dire qualcosa”.
Eppure Anna, così lontana dalla vita hollywoodiana,
riesce a far parlare molto di sé: lo fa, infaticabile,
attraverso il lavoro (tre film per il cinema, uno per
l’homevideo e quattro tra film e serie per la
tv nel 2007) e con dichiarazioni che destano spesso
l’attenzione su di lei. A gennaio 2008 ha espresso
solidarietà agli sceneggiatori in sciopero, boicottando
insieme a tante star la cerimonia dei Golden Globes,
nonostante fosse in nomination. Insomma un bel caratterino!istinto
e pentimento
Natalie Hershlag, meglio conoscitua come Portman, nata
a Gerusalemme ventisei anni fa da papà medico
israeliano e mamma artista statunitense è laureata
in psicologia con il massimo dei voti, parla cinque
lingue (tra cui ebraico e giapponese) e ne sta imparando
una sesta (l’arabo) e ha iniziato, piccolissima,
come modella. Vive a New York da molti anni e quando,
dodicenne, il regista Luc Besson la scelse - dopo molti
tentennamenti perché troppo giovane - per il
ruolo di Mathilda nel film Léon (1994), la famiglia
le fece adottare il cognome della nonna materna, Portman,
per permetterle in ogni momento di tornare a una vita
normale. Il film, crudo e violento, era effettivamente
un salto nel vuoto, e Besson apportò molti cambiamenti
per convincere i genitori di Natalie ad accettare, e
fece bene: Léon fu un successo e la stella di
Natalie Portman iniziò a brillare luminosissima.
L’esposizione mediatica, tuttavia, la rende fragile
- in seguito parlerà di proposte sessuali da
parte di pedofili - il che la condizionerà per
ogni scelta futura, professionale e non, portandola
verso ruoli che siano “un esempio positivo per
le ragazze” e rifiutando quelli che prevedono
scene di sesso o di nudo. Ora sappiamo che mantiene
il proposito - più o meno, perché anche
il ruolo della ballerina di lap dance in perizoma interdentale
in Closer (2004) non era poi così casto - fino
al 2007, quando si concede in un abbagliante nudo integrale
(mai frontale) nell’ormai famosissimo cortometraggio
Hotel Chevalier di Wes Anderson, in cui recita al fianco
di Jason Schwartzman. I fotogrammi “bollenti”
hanno iniziato a girare in rete molto prima dell’effettiva
uscita del corto (prologo del film The Darjeeling Limited,
sempre di Anderson) suscitando scalpore (e apprezzamenti!)
senza fine.
Prevedibile la reazione di Nat: “Mi spiace di
non aver ascoltato le mie intuizioni... A volte la cosa
più giusta è dire di no”. In passato
ha effettivamente detto no a Lolita di Lyne e Tempesta
di ghiaccio di Ang Lee. Ma non è il primo colpo
di testa, seguito dalle lacrime di coccodrillo, di cui
si è resa protagonista: a Julia Roberts ha donato
una collana decorata con un bell’insulto (bitch!)
per scherzare sulle difficoltà dell’attrice
a recitare turpiloqui...
Consegnata al “mito” grazie al personaggio
di Padmé Amidala degli episodi 1, 2 e 3 della
saga di Star Wars, Nat ha trovato anche il coraggio
di raparsi i capelli a zero, nel 2005, per il film V
per vendetta, senza perdere un briciolo di bellezza.
Il titolo di “donna più elegante del 2007”,
assegnatole dalla rivista InStyle, è la giusta
ciliegina sulla torta.
E adesso? Il 2008 la vede già impegnata in ben
tre film, più un quarto che sarà il suo
debutto come regista, ovvero l’adattamento cinematografico
del romanzo di Amos Oz Una storia d’amore e di
tenebra, prodotto dalla sua casa di produzione. Ma la
novità è che Nat è diventata anche
designer di calzature cruelty-free (o vegan, ovvero
fabbricate con materiali che non prevedono alcuno sfruttamento
degli animali), coronando dunque un percorso che la
vede vegan ultraconvinta (non mangia carne, pesce, né
uova o latticini) dall’età di otto anni
e, naturalmente, animalista.
Kirsten e Christina, il talento
prima di tutto
Nei primissimi anni novanta è stata la figlia
di Tom Hanks ne Il falò delle vanità di
DePalma, nonchè la prostituta Charlie che arrivava
troppo spesso in condizioni disperate al Pronto Soccorso
di E.R. - Medici in prima linea, affidata alle amorevoli
cure del pediatra (allora era appena undicenne!) Doug
Ross/George Clooney. Ma è stato il bacio vampiresco
– il suo primo bacio - con Brad Pitt in Intervista
col vampiro a dare una svolta decisiva alla carriera
di Kirsten Dunst, classe 1982. All’epoca aveva
appena dodici anni, e il bacio proprio non le andò
giù:“È stato terribile, l’ho
detestato. Brad era un fratello maggiore sul set!”.
In seguito ci sono stati molti altri baci nella sua
luminosa carriera - come non dimenticare quello con
Tobey Maguire a testa in giù nel primo Spider-Man
- costellata da tantissimi film di grande successo.
Negli ultimi tempi, tuttavia, la venticinquenne Kirsten
fa parlare di sé più per gli eccessi alcolici
ai party che per i film che interpreta, ed il suo nome
- mutato dalla stampa statunitense in “Kirsten
Drunkst” - si aggiunge alla lunga lista di attrici
che finiscono nei centri per la disintossicazione.
Talentuosa, non propriamente bellissima ma con un buon
numero di estimatori (tra i quali, si dice, Woody Allen)
è invece la ventottenne Christina Ricci, una
carriera iniziata a soli dieci anni (era la figlia di
Cher e la sorella di Winona Ryder in Sirene, ma anche
la lugubre Mercoledì nei due film de La famiglia
Addams) e portata avanti negli anni con ruoli da bad
girl, comparsate in svariati telefilm e qualche buon
successo al cinema, come Il mistero di Sleepy Hollow
di Tim Burton, nel 1999 e Monster nel 2003.
A febbraio 2008 è uscito, in Gran Bretagna e
Stati Uniti, il film Penelope, in cui Christina interpreta
una ragazza nata con il naso da... maialino, una maledizione
che soltanto il vero amore potrà spezzare. Una
favola, certo, ma sempre un po’ freak!
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