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Enfants prodige - Milla e le altre [torna indietro]

Hanno esordito da bambine e non tutte in ruoli propriamente fiabeschi. ora sono donne vicine ai 30 anni e hanno conquistato
il loro posto al sole.
Sono le enfants prodige della settima arte:
belle e brave. Buone un po’ meno

[di Manuela Pinetti]

Sono sotto i nostri occhi da quando, bambine, muovevano i primi passi nel mondo dello spettacolo. Le abbiamo viste diventare donne. Milla, Anna, Natalie. Bellissime, affascinanti, ognuna con un proprio, personalissimo, modo d’essere seducente. Sono quasi, o appena, trentenni, eppure vantano un curriculum da fare invidia. Ma non si sono montate la testa. O forse sì, ma giusto un po’. Del resto, chi può biasimarle? Perché di enfant prodige ne nascono in continuazione, ma per restare sulla cresta dell’onda ci vuole ben altro.percorsi differenti
Era ancora una bambina, ma già dotata di una bellezza abbagliante l’undicenne Milla Jovovich (Militza Natasha Jovoviç): il suo visino imbronciato e il suo corpo ancora acerbo appaiono sulle più celebri riviste statunitensi. È il 1987 e il fotografo - e suo scopritore - è nientemeno che il celeberrimo Richard Avedon, e, per il momento, il lavoro di Milla è la modella. Nata in Ucraina, a Kiev, da mamma attrice e papà pediatra, Milla si trasferisce nel 1981 negli Stati Uniti, a Sacramento e, poi, a Los Angeles. Con un obiettivo preciso e inarrestabile: avere successo, tanto successo, e guadagnare una montagna di soldi.
“E sposare un milionario!” aggiungeva, con troppa serietà, nelle sue interviste di modella-bambina. Detto, fatto. A tredici anni arriva il primo ruolo per il cinema. È una particina nel film Congiunzione di due lune, a cui seguiranno Ritorno alla laguna blu (nomination come miglior attrice agli Young Artist Awards), Poliziotto in blue jeans e il biopic Charlot, dove interpreta il ruolo di Mildred Harris, moglie-bambina del grande Charlie Chaplin. Ma non c’è solo la carriera. Nel 1993, appena diciottenne, sposa l’attore Shawn Andrews, conosciuto sul set del film Dazed and Confused (che fra l’altro vede nel cast i giovanissimi e pressoché sconosciuti Ben Affleck e Matthew McCounaghey). Il matrimonio sta in piedi solo qualche mese, ma l’irrequieta Milla non si lascia certo abbattere: sta già pensando a un altro progetto. La musica è in realtà un suo “vecchio” sogno, ama cantare, e, quindicenne, ha scritto alcuni testi, ispirati romanticamente ad elfi e alberi magici. Solo che lei non è una qualunque ragazzina che si limita a cantare nella sua cameretta, e l’album l’ha inciso sul serio: si intitola (addirittura!) The Divine Comedy e nel 1994 decide di pubblicarlo, riscuotendo un discreto successo. E non siamo che agli inizi! Non sappiamo cos’abbia combinato l’anno successivo, ma il 1996 è per Milla l’anno della svolta decisiva in campo cinematografico e sentimentale, quella che la fa assurgere, finalmente, a stella di fama mondiale. Tutto ciò si può riassumere in due sole parole: Luc Besson. Il regista francese la sceglie infatti per il ruolo di Leelo, l’essere vivente perfetto, protagonista del film Il quinto elemento. Successo, tante proposte, e... l’amore. Tra Milla e Luc scocca la magica scintilla e in pochi mesi sono già marito e moglie, ma l’idillio non sarà per sempre neanche questa volta: durerà meno di due anni.
A tal proposito, dichiara: “Mi sono sposata due volte, sempre a Las Vegas, ed è stato molto divertente! Tutto quello che voglio fare quando sono lì è…sposarmi! Ma la prossima volta mi sposerò molto lontano da Las Vegas, dove non metterò più piede…”.
A matrimonio finito, Besson dirigerà un’ultima volta Milla nel 1999 nel controverso Giovanna d’Arco, rivisitazione quanto meno originale della vita della pulzella d’Orléans. Nel frattempo la lanciatissima Milla, che non ha mai smesso le carriere parallele di modella e musicista (ha una sua band, la Plastic Has Memory), ha anche recitato per Spike Lee in He Got Game. Negli anni successivi la troviamo in ruoli di primissimo piano, anche se alcuni film si riveleranno dei flop: The Million Dollar Hotel, Zoolander, la trilogia di Resident Evil, Ultraviolet. Recentemente i rumors si sono concentrati sulla sua storia con il regista - tanto per cambiare - Paul W.S. Anderson e, soprattutto, sul frutto del loro amore, ovvero il megapancione e il corpo superformoso (+ 31 Kg!) che Milla ha sfoggiato con nonchalance birichina durante la sua prima ed entusiastica gravidanza. La futura mamma ha voluto condividere i “progressi” del suo corpo in lievitazione, mettendo le foto del “prima” e del “durante” sul suo sito web e commentando positivamente il peso record di 89 Kg come “un ottimo lavoro ottenuto grazie a un meraviglioso percorso gastronomico: bistecche, patate e spaghetti!”. E dire che per ben sei settimane e mezzo non aveva neanche capito di essere in dolce attesa: “Credevo fosse una pancetta alcolica, quel periodo esageravo con la birra, invece…”.
Il 3 novembre 2007 è nata Ever Gabo, e il suo doppio nome ha suscitato curiosità, subito delucidate da Milla: “Ever è un nome maschile scozzese, in omaggio alle origini di Paul; Gabo è l’unione delle iniziali dei miei genitori, Galina e Bogie (Bogdanovich, n.d.r.)”. Più chiaro di così! Oggi è appena trentaduenne (compiuti lo scorso 17 dicembre) e può vantare una quadruplice (!) carriera: modella, attrice, cantante e stilista. Già, perché il richiamo della moda ha catturato anche lei e, dal 2003, insieme alla modella Carmen Hawk ha lanciato una linea di abiti, la Jovovich-Hawk, con ben 50 punti vendita sparsi nel mondo. E chissà cos’altro riuscirà ad inventarsi!esordio perfetto
Trenta secondi di emozionantissimo silenzio l’hanno consacrata alla storia del cinema. Chi non ricorda l’undicenne Anna Paquin che riceve il Premio Oscar come Miglior Attrice Non Protagonista? Bocca semiaperta e sguardo incredulo, la piccola Anna aveva conquistato tutti con l’interpretazione perfetta di Flora, la figlia di Holly Hunter in Lezioni di piano, diretto da Jane Campion. Siamo nel 1994 e Anna è la seconda più giovane attrice della storia a ricevere un simile premio; prima di lei, solo Tatum O’Neal con Paper Moon (1974), ad appena dieci anni.
Nata in Canada venticinque anni fa e cresciuta in Nuova Zelanda, Kiwi (così la chiamano affettuosamente negli States, come gli uccelli simbolo del suo paese) Anna (Helene) Paquin aveva solo nove anni quando sbaragliò una concorrenza di 5000 bambine e si aggiudicò l’ambito ruolo di Flora. Poi, il trasferimento a Los Angeles e tante scelte oculatissime: meglio piccole parti in film di grande qualità che bruciarsi in ruoli da protagonista in brutti teen movie da rinnegare alla prima occasione. È diretta da Spielberg in Amistad, recita al fianco di Sean Penn in Hurlyburly, con Viggo Mortensen in A Walk on the Moon - Complice la Luna; è poi in Quasi famosi, La 25a ora, e ancora Scoprendo Forrester e Il calamaro e la balena. Nel frattempo c’è stata la trilogia degli X-Men, dove interpreta l’adolescente mutante dalla personalità contrastata Rogue.

Di colpo Anna trova la propria immagine ovunque: figurine, gadget di ogni tipo, pupazzi alti 15 centimetri.
La cosa la diverte: “È assurdo, e lo penso ogni volta che entro in un negozio di giocattoli! Poi però ricordo che da ogni vendita guadagno un pochino anche io, e mi viene da ridere…”. La ragazza ha sicuramente i piedi ben piantati per terra.
La sua città adesso è New York, nella vita di tutti i giorni indossa jeans e calza Converse, è vegetariana e ha il cruccio di non aver terminato l’università - “Dopo una giornata sul set non ce la faccio neanche ad aprirli, i libri” - confessa - e tengo la statuetta chiusa in un armadio, così nessuno si sente in dovere di dire qualcosa”. Eppure Anna, così lontana dalla vita hollywoodiana, riesce a far parlare molto di sé: lo fa, infaticabile, attraverso il lavoro (tre film per il cinema, uno per l’homevideo e quattro tra film e serie per la tv nel 2007) e con dichiarazioni che destano spesso l’attenzione su di lei. A gennaio 2008 ha espresso solidarietà agli sceneggiatori in sciopero, boicottando insieme a tante star la cerimonia dei Golden Globes, nonostante fosse in nomination. Insomma un bel caratterino!istinto e pentimento
Natalie Hershlag, meglio conoscitua come Portman, nata a Gerusalemme ventisei anni fa da papà medico israeliano e mamma artista statunitense è laureata in psicologia con il massimo dei voti, parla cinque lingue (tra cui ebraico e giapponese) e ne sta imparando una sesta (l’arabo) e ha iniziato, piccolissima, come modella. Vive a New York da molti anni e quando, dodicenne, il regista Luc Besson la scelse - dopo molti tentennamenti perché troppo giovane - per il ruolo di Mathilda nel film Léon (1994), la famiglia le fece adottare il cognome della nonna materna, Portman, per permetterle in ogni momento di tornare a una vita normale. Il film, crudo e violento, era effettivamente un salto nel vuoto, e Besson apportò molti cambiamenti per convincere i genitori di Natalie ad accettare, e fece bene: Léon fu un successo e la stella di Natalie Portman iniziò a brillare luminosissima.
L’esposizione mediatica, tuttavia, la rende fragile - in seguito parlerà di proposte sessuali da parte di pedofili - il che la condizionerà per ogni scelta futura, professionale e non, portandola verso ruoli che siano “un esempio positivo per le ragazze” e rifiutando quelli che prevedono scene di sesso o di nudo. Ora sappiamo che mantiene il proposito - più o meno, perché anche il ruolo della ballerina di lap dance in perizoma interdentale in Closer (2004) non era poi così casto - fino al 2007, quando si concede in un abbagliante nudo integrale (mai frontale) nell’ormai famosissimo cortometraggio Hotel Chevalier di Wes Anderson, in cui recita al fianco di Jason Schwartzman. I fotogrammi “bollenti” hanno iniziato a girare in rete molto prima dell’effettiva uscita del corto (prologo del film The Darjeeling Limited, sempre di Anderson) suscitando scalpore (e apprezzamenti!) senza fine.
Prevedibile la reazione di Nat: “Mi spiace di non aver ascoltato le mie intuizioni... A volte la cosa più giusta è dire di no”. In passato ha effettivamente detto no a Lolita di Lyne e Tempesta di ghiaccio di Ang Lee. Ma non è il primo colpo di testa, seguito dalle lacrime di coccodrillo, di cui si è resa protagonista: a Julia Roberts ha donato una collana decorata con un bell’insulto (bitch!) per scherzare sulle difficoltà dell’attrice a recitare turpiloqui...
Consegnata al “mito” grazie al personaggio di Padmé Amidala degli episodi 1, 2 e 3 della saga di Star Wars, Nat ha trovato anche il coraggio di raparsi i capelli a zero, nel 2005, per il film V per vendetta, senza perdere un briciolo di bellezza.
Il titolo di “donna più elegante del 2007”, assegnatole dalla rivista InStyle, è la giusta ciliegina sulla torta.
E adesso? Il 2008 la vede già impegnata in ben tre film, più un quarto che sarà il suo debutto come regista, ovvero l’adattamento cinematografico del romanzo di Amos Oz Una storia d’amore e di tenebra, prodotto dalla sua casa di produzione. Ma la novità è che Nat è diventata anche designer di calzature cruelty-free (o vegan, ovvero fabbricate con materiali che non prevedono alcuno sfruttamento degli animali), coronando dunque un percorso che la vede vegan ultraconvinta (non mangia carne, pesce, né uova o latticini) dall’età di otto anni e, naturalmente, animalista.
Kirsten e Christina, il talento
prima di tutto
Nei primissimi anni novanta è stata la figlia di Tom Hanks ne Il falò delle vanità di DePalma, nonchè la prostituta Charlie che arrivava troppo spesso in condizioni disperate al Pronto Soccorso di E.R. - Medici in prima linea, affidata alle amorevoli cure del pediatra (allora era appena undicenne!) Doug Ross/George Clooney. Ma è stato il bacio vampiresco – il suo primo bacio - con Brad Pitt in Intervista col vampiro a dare una svolta decisiva alla carriera di Kirsten Dunst, classe 1982. All’epoca aveva appena dodici anni, e il bacio proprio non le andò giù:“È stato terribile, l’ho detestato. Brad era un fratello maggiore sul set!”. In seguito ci sono stati molti altri baci nella sua luminosa carriera - come non dimenticare quello con Tobey Maguire a testa in giù nel primo Spider-Man - costellata da tantissimi film di grande successo. Negli ultimi tempi, tuttavia, la venticinquenne Kirsten fa parlare di sé più per gli eccessi alcolici ai party che per i film che interpreta, ed il suo nome - mutato dalla stampa statunitense in “Kirsten Drunkst” - si aggiunge alla lunga lista di attrici che finiscono nei centri per la disintossicazione.
Talentuosa, non propriamente bellissima ma con un buon numero di estimatori (tra i quali, si dice, Woody Allen) è invece la ventottenne Christina Ricci, una carriera iniziata a soli dieci anni (era la figlia di Cher e la sorella di Winona Ryder in Sirene, ma anche la lugubre Mercoledì nei due film de La famiglia Addams) e portata avanti negli anni con ruoli da bad girl, comparsate in svariati telefilm e qualche buon successo al cinema, come Il mistero di Sleepy Hollow di Tim Burton, nel 1999 e Monster nel 2003.
A febbraio 2008 è uscito, in Gran Bretagna e Stati Uniti, il film Penelope, in cui Christina interpreta una ragazza nata con il naso da... maialino, una maledizione che soltanto il vero amore potrà spezzare. Una favola, certo, ma sempre un po’ freak!


 
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