Non
ci credeva nemmeno lui. Al momento della pubblicazione
di “Papito” e della partenza del suo tour
internazionale, Miguel Bosè non pensava che avrebbe
dovuto inserire una data in Italia.
“Non so se verrò in concerto, dipende da
come andrà il disco. Dubito che funzionerà”,
aveva detto l’affascinante cinquantenne.
Si è dovuto ricredere. Papito, il cd con cui festeggia
i trent’anni di carriera e dove propone i suoi brani
in coppia con altri artisti, è volato alto nelle
classifiche, piacendo ai vecchi fans e risultando una
bella scoperta per i più giovani.
Ha venduto oltre 150 mila copie, mentre nel resto del
mondo ha totalizzato un milione e mezzo di dischi e tre
nomination ai Grammy Latini. Di fronte al successo italiano,
Miguel è stato costretto ad inserire una tappa,
a Milano, il 5 dicembre. è il suo primo concerto
nel nostro Paese dopo ben tredici anni. Dopo un periodo
folgorante a cavallo tra gli anni ’70 e ’80,
quando era l’idolo dei teenager, e dopo un breve
ritorno di fiamma nel 1994 con il singolo Se tu non torni,
sembrava proprio che il paese d’origine di mamma
Lucia avesse dimenticato Miguel. Colpa del fatto che il
cantante-attore aveva deciso un cambio radicale di stile:
niente più canzoncine, ma una ricerca sonora da
vero artista che l’ha portato ad esplorare e, a
volte, anticipare suoni e look. Basta ascoltare Bandito,
l’album che fu una sorta “passaggio”,
accolto maluccio dal pubblico. “In Italia si affezionano,
vogliono sempre le stesse cose, ma io non potevo farlo,
dovevo crescere artisticamente”, ha detto. Così
l’Italia aveva voltato le spalle al suo “figliolo”.
Lui non si è perso d’animo e anche sel’eco
delle sue
|
gesta da noi non ha avuto grande risonanza, ha continuato
a realizzare cd che sono andati a ruba sul mercato spagnolo
e sudamericano confermandosi, in quei Paesi, una vera
star e diventando una fonte d’ispirazione per tantissimi
colleghi sudamericani, gli stessi che hanno voluto omaggiarlo
cantando con lui in Papito: da Ricky Martin a Shakira.
Nel cd ci sono anche presenze italiane: Mina, per una
versione di Agua e sal, e Laura Pausini, sulle note di
Ti amerò,
l’unico brano rimasto del periodo pre-Bandito, però
proposto in spagnolo.
Chissà cosa riserva al pubblico il sorprendente
Bosè in concerto? Chi è stato adolescente
negli anni del massimo successo del cantante ancora ricorda
i live pop ricchi di coreografie.
Ma Miguel non è proprio il tipo da fermarsi sugli
allori o da fare concessioni al passato. Non voleva nemmeno
pubblicare una raccolta per celebrare il trentennale della
sua carriera. “Ho ceduto alle pressioni dei
miei collaboratori e solo davanti al fatto che le canzoni
sarebbero state trasformate in duetti. Così avrei
inciso una cosa diversa”.
In concerto chi si aspetta i vecchi Superman, Olympic
Games e Bravi ragazzi rimarrà deluso. Bosè
ha cancellato da tempo quella parte della sua carriera
e si concentrerà sulle canzoni che ama di più,
come Los chicos no lloran o Sevilla. |