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Parola d'ordine: lusso [torna indietro]

Bastano “soli” 20mila euro per entrare a far parte del club
più esclusivo dello Stivale: ecco come i ricchissimi nostrani
scelgono di associarsi, nel nome del dio denaro

[di Marco Consoli]

Povero Berlusconi. Con tutte le ville che ha, non riesce a godersene neanche una. La battuta, che potrebbe stare tranquillamente nel repertorio del comico televisivo Antonio Cornacchione, svela in realtà la nuova filosofia che si sta diffondendo nel mondo a cinque stelle: perché essere proprietari di lussuosissime case, auto degne di James Bond, e barche più simili a navi da crociera che al gommone di Fantozzi, quando poi non si ha il tempo di godersele? Insomma, in termini più semplici: perché possedere se poi non si può usare? L’idea è quella di abbandonare il concetto un po’ ammuffito secondo cui se sei straricco, il modo migliore per spendere i soldi è accumulare proprietà. In alternativa c’è la filosofia che propone di godersi l’esperienza, che vuol dire rivolgersi a società in grado di garantire l’affitto del lusso. “Che senso ha possedere beni costosissimi, quando questi perdono valore giorno dopo giorno?”. A parlare è Riccardo Schmid, creatore del primo club italiano per paperoni, con sedi a Milano e Roma, ma in procinto di estendersi anche a Torino, Brescia, Padova, Bologna e Firenze: CircleClub (www.circleclub.it) propone di associarsi pagando una quota annuale di 20mila euro. Il sistema è quello della tessera a scalare: il nuovo socio (che comunque può dividere costi e vantaggi con un’altra persona) ha 1000 punti da spendere per utilizzare tutto il patrimonio del club, che spazia da bolidi come Ferrari, Porsche e Aston Martin, a barche a vela e motore, da elicotteri e jet privati, a ville e chalet in luoghi esclusivi come St. Tropez, Bali, Chamonix e via fantasticando. Ogni volta che si utilizza un bene si consuma il corrispettivo di punti richiesti: per esempio per poter guidare per una settimana d’estate una Lamborghini Gallardo, modello al top dell’offerta, bisogna scucire 260 punti, equivalenti a 5200 euro, mentre per una più economica Porsche 997 Cabrio S, si scende a 138 punti (2760 euro); tutti costi, esclusa la benzina, che sono dimezzati d’inverno.
“Molti nostri soci hanno già auto di lusso” spiega Schmid, “ma in questo modo possono spaziare tra modelli diversi per esigenze differenti. Se si fa un calcolo approssimativo, i mille punti consentono di utilizzare l’intero parco auto per circa 60 giorni l’anno. Se poi i punti non bastano è possibile ricaricare la tessera prima della scadenza”. I prezzi aumentano se si passa a yacht, aerei o ville: ci vogliono 3000 euro al giorno per un motoscafo da 18 metri, 2500 euro l’ora per un aeroplano da 6 posti, mentre non basta l’intero importo dell’iscrizione per godersi una settimana in una casa per 12 persone a Monte Carlo, in questo caso 1800 punti, ovvero 36mila euro tondi tondi. Tra le proposte più recenti c’è quella di affittare quadri di artisti come Canaletto, Klimt o Picasso, per fare bella figura in occasione di un party o di un’importante riunione di lavoro.
L’idea del lusso in affitto è venuta a Schmid (già creatore negli anni ’80 dei Pony Express), guardando l’esperienza americana e inglese, dove la pratica della condivisione di beni di pregio ha ormai una tradizione ventennale e corrisponde all’aggiornamento delle multiproprietà degli anni ’60: anziché comprarsi una barca, che rimarrà per la maggior parte del tempo all’ancora senza nessuno a bordo, ci si può rivolgere a società come la londinese Yacht Plus (www.yachtplus.co.uk), diventando padroni di un ottavo di imbarcazione, frazionando i costi di manutenzione e godendone solo per un periodo limitato, che poi è quello concesso dagli impegni di lavoro. È il cosiddetto “Fractional Lifestyle” che viene celebrato dalla guida omonima (www.fractionallife.com), in cui si può cercare il miglior acquisto tra varie categorie: non solo auto, yacht e case da sogno, ma anche alcolici, gioielli, borse, cavalli da corsa, iscrizione a club di golf e polo. Uno stile di vita che alcune compagnie come Bag Borrow or Steal (www.bagborroworsteal.com), letteralmente “prendi in prestito la borsa o rubala”, vorrebbero allargare alle masse, con abbonamenti a partire da 175 dollari al mese per garantirsi la possibilità di usare preziosi o borse di Gucci, Louis Vuitton ed altri prestigiosi marchi. Privilegio che nella maggior parte dei casi rimane però appannaggio di nababbi e star dello sport o dello spettacolo. Tra i clienti della NetJets (www.netjetseurope.com/ita/welcome-to-netjets), società americana del miliardario (in dollari) Warren Buffet, ci sono calciatori come Shevchenko, Rui Costa e vip come Bono e Claudia Schiffer, ma anche “molti trentenni e quarantenni che arrivano a lavorare anche 100 ore la settimana e quando si godono il week-end non vogliono pensare a nulla”, come spiega Monica Agusta, vicepresidente della filiale europea. In questo caso si può acquistare un pezzo di jet, da dividere con altri ricchi, o decidere per un pacchetto di ore di volo, con una carta prepagata a partire da 129mila euro, da utilizzare per le destinazioni desiderate; e visto che non si tratta di prendere a nolo un comunissimo charter, la compagnia cura personalmente il catering e i servizi accessori per la sua clientela. A preferire questi voli esclusivi sono per esempio gli appassionati di caccia, che si fanno portare direttamente nelle campagne dove è prevista la battuta, con il non trascurabile vantaggio di poter portare a bordo i propri fucili.

In una banca dati altrettanto preziosa quanto i suoi clienti, NetJet ne archivia i gusti, in modo da non farsi trovare impreparata di fronte alle esigenze più strane: c’è chi vuole bere un Bordeaux d’annata mentre sorvola le Alpi, chi desidera un posto accogliente in cabina per il proprio cane, chi è solito trasportare beni di grande valore, magari da una villa all’altra.
Naturalmente, visto il trend, non è detto che il Vip possegga l’intera magione: sono in costante aumento i clienti di società come Quintess (http://quintess.com), Exclusive Resorts (www.exclusiveresorts.com) e Private Escapes (www.private-escapes.com). È rivolgendosi a questi club esclusivi che, per esempio, si può acquistare il diritto a godersi 45 giorni di vacanza l’anno al costo di 425mila dollari: se il prezzo vi pare un po’ salato, considerate che si può scegliere tra più di 300 ville da 3-400 metri quadrati in località da sogno, con tanto di servitù, cuochi personali, personal trainer, massaggiatori e tutto quel che si può desiderare per godersi il dolce far niente. Secondo la guida “Helium Report” negli Usa ci sono 21 club, che raccolgono circa 5000 soci in grado di pagare una quota annuale che va dai 50mila ai 3 milioni di dollari. La nuova moda che permette anche ai ricchi di condurre uno stile di vita degno dei multimiliardari, riserva oltre ai benefici però anche qualche noia e rischi inaspettati: acquistare un bene di lusso, seppure per un quarto o un ottavo, comporta pur sempre che i propri desideri si scontrino con quelli dei comproprietari. Quindi non sempre è possibile andare in vacanza (o volare, o guidare) dove e quando si vuole: chi prenota prima ha la precedenza, mentre gli altri devono ripiegare su altre destinazioni, periodi o beni. Senza contare l’incognita della stabilità finanziaria delle società che gestiscono i patrimoni: nel 2006 la Tanner & Haley, che amministrava dimore esclusive in tutto il mondo, ha dichiarato bancarotta, mandando in frantumi i sogni (e gli investimenti) dei suoi 800 membri. Forse è proprio per ovviare a questo tipo di problemi che ha preso piede il servizio del “personal concierge”, la nuova frontiera del lusso ispirata ai portieri dei grandi alberghi, sempre in grado di accontentare la propria clientela, o se si preferisce, ai vecchi maggiordomi, a disposizione del padrone 24 ore su 24. In Inghilterra è già attivo da diversi anni Quintessentially (www.quintessentially.com), mentre in Italia ci sono Exclu (www.exclu.com) ed Exist (www.existclub.com).
“Sogni, ma veri”, è lo slogan di Exist, la società milanese che si propone di far risparmiare tempo ai propri clienti, garantendo la capacità di soddisfarne i desideri anche all’ultimo minuto. Per iscriversi si paga una quota associativa annuale apparentemente alla portata di tutti, pari a 1200 euro più Iva, che dà poi diritto ad accedere ai vari servizi a pagamento, prenotabili giorno e notte: si può richiedere una limousine, un volo o l’organizzazione di una vacanza, ma anche un personal shopper, per farsi accompagnare a fare compere, uno chef o un sommelier, l’organizzazione di una festa o, come è già successo, il biglietto per la finale di Champions League tra Milan e Liverpool o per il concerto di Vasco Rossi a San Siro, a poche ore dall’inizio. Come è naturale la conoscenza dei desideri dei soci è la chiave per essere apprezzati; ecco perché ogni nuovo iscritto compila un questionario dove esprime i propri gusti. “Tra i vari servizi - racconta l’amministratore delegato Francesco Ambrosoli, - andiamo particolarmente fieri de “L’introvabile”, con cui ci offriamo la possibilità di reperire un oggetto del desiderio esclusivo, che magari è già esaurito nei negozi o non è ancora commercializzato in Italia. Per esempio ci è capitato il caso di una nostra cliente che aveva visto una borsa ad Hong Kong e non l’aveva acquistata, salvo pentirsene al rientro in Italia; così l’abbiamo trovata e gliel’abbiamo fatta recapitare.
A un altro nostro membro, su sua esplicita richiesta, abbiamo organizzato una visita a porte chiuse della Basilica di San Marco a Venezia. Naturalmente non promettiamo l’impossibile, perché anche noi abbiamo dei limiti”.
Oltre che alle aziende, che possono regalare l’iscrizione come benefit ai propri clienti migliori, il personal concierge si rivolge soprattutto a uomini d’affari, top manager e persone molto facoltose.
Una fetta di mercato che secondo una ricerca di Gfk-Eurisko corrisponde in Italia a 193mila individui: tante sono le persone che nel nostro Paese possono vantare una disponibilità personale di almeno 500mila euro. E allo smisurato potere d’acquisto, si sa, spesso corrispondono i capricci più strani, che diventano il pane quotidiano di questi servizi di assistenza a 360 gradi: “Una coppia italiana ci ha chiesto di organizzargli un concerto privato di Adriano Celentano, ma purtroppo non siamo riusciti ad accontentarli”, spiega Ambrosoli. Come a dire che, nonostante il portafoglio pieno di denaro e il cassetto zeppo di sogni da realizzare, qualche volta, anche i ricchi piangono.

 
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