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Il mio colpo di fulmine

Dalle arene di tutto il mondo fino al trionfo di Sanremo.
Lola Ponce ci racconta la sua escalation e l’incontro “magico” con Gianna Nannini.

[di Clarida Salvatori]

Sanremo l’ha incoronata la sua regina. La sua voce ha incantato pubblico e giuria. E la sua bellezza ha conquistato l’Italia intera. Lola Ponce, vincitrice dell’edizione di quest’anno insieme a Giò Di Tonno, si ritrova a vivere un sogno e non ne fa mistero.
È raggiante. Si vede. Si sente.

Lola, cosa vuol dire per una cantante andare a Sanremo?
Vuol dire che i sogni possono diventare realtà. Anche per me che sono straniera. Sanremo è il festival per eccellenza, del glamour e della buona musica. E Pippo Baudo ne è l’icona. In realtà a Sanremo ero già stata nel 2005 come ospite ma questa volta, stando lì una settimana, ne ho vissuto lo spirito vero. Senti che la canzone e l’emozione crescono giorno dopo giorno

Che sensazione si prova a cantare su quel palco?

Quello che si sente è molto, molto, molto forte. Ma le parole giuste per quello che ho sentito sono: “Perdutamente tuo, perdutamente tua”. Lo stesso messaggio che volevamo dare noi con “Colpo di fulmine”, un messaggio di amore e di forza. Le persone non si lasciano più andare, hanno quasi dimenticato che fare incontri ed essere se stessi rende magico un momento.

E quando hai capito che avevate vinto?
Per me, avevo già vinto quando ho avuto la possibilità di portare lì la canzone. È da quando sono piccola che dico: “Pensa se un giorno Pippo presentasse proprio me”. Ma per carattere non amo le competizioni, anche se canto ormai dall’età di otto anni. Eppure ho sempre pensato che se avessi avuto una bella canzone al Festival ci sarei andata.

E adesso la bella canzone c’era: “Colpo di fulmine”, scritta
da Gianna Nannini. Come è nata questa collaborazione?

Abbiamo incontrato Gianna nel 2003 quando è venuta a vedere Notre Dame de Paris a Milano. Io non la conoscevo personalmente ma la adoravo e cantavo in continuazione la sua canzone dei Mondiali del ’90, anche se non capivo l’italiano. Quel giorno mi ha detto che prima o poi, avremmo lavorato insieme. Ed è successo, prima con Pia Dei Tolomei, poi con questa canzone. Abbiamo capito subito che era magica.

Perché ha vinto “Colpo di fulmine”?
Chiunque l’ha sentita è impazzito per questa canzone. La sua emozione arriva, è grande, è incredibile, fa venire la pelle d’oca. Può essere cantata in tutte le lingue e viene capita da tutti. È un mix di pop e di rock. Ha un fascino enorme nei suoi incisi. E poi il messaggio è stupendo: parla del primo incontro tra due persone, che siano un uomo e una donna o due amici. Ed è questo primo incontro che ti far dire: “Tu sarai importante nella mia vita”. Quell’energia, quella forza che emana la canzone l’abbiamo sentita anche noi. E quello che ci ha scioccato di più è che, mentre eravamo sul palcoscenico a Sanremo, la gente ha iniziato ad applaudire a metà canzone. È stata una sensazione magica.

Ma come è nata l’idea di partecipare a Sanremo con Giò Di Tonno?
Era l’unica persona con cui avrei potuto cantare. Con lui ho fatto 500 repliche di Notre Dame. C’è un’amicizia lunga sette anni, ci siamo scelti. E questa magia si trasferisce sul palco, dove tutto ci viene naturale.

In Italia sei arrivata con Riccardo Cocciante?
Sì, ero in Spagna e giravo per promuovere il mio album. Qualcuno gli ha fatto sentire le mie canzoni e lui ha detto: “È lei l’Esmeralda italiana”. È stato un colpo di fulmine. Ma c’era un problema: pur avendo dei geni italiani, non conoscevo per niente la lingua. E ho dovuto impararla in un mese.

Come è nata invece la collaborazione con il produttore David Zard?
Tramite Cocciante. Quando si doveva fare il casting per Notre Dame, Riccardo gli ha detto che lui aveva già la protagonista. E per fortuna, dopo avermi visto e sentito cantare, ha concordato. Esmeralda ero io.

Cosa vi rende così simili?
Io sono proprio come lei. Sono una gitana: giro da quando ero piccolissima tra Nord America, Sud America, Spagna e Italia. Per me è normale vivere come una nomade e conoscere culture diverse. In comune abbiamo anche dei valori forti e la libertà abita in noi. Anch’io lotto per essere rispettata, pur non essendo una donna di potere.

La musica ce l’hai nel sangue. Oltre a essere nata in Argentina vieni da una famiglia di musicisti?
Mio padre è un cantante eccezionale. Mio nonno suonava con Astor Piazzolla e con Carlos Gardel. Con mio fratello Alejandro ho mosso i primi passi nel mondo della musica. Ed è con lui e con Giò che farò il prossimo passo, ovvero una versione di Colpo di Fulmine in spagnolo.

Con chi ti piacerebbe cantare un giorno?
Dopo aver duettato con Gianna, che è la regina del palcoscenico, in Italia mi piacerebbe cantare con Renato Zero. Nel mondo, invece, con Justin Timberlake e mi piacerebbe essere accompagnata dal chitarrista dei Guns n’ Roses, Slash.

Hai fatto anche l’attrice per il cinema?
Ad aprile esce il mio primo film, Polvere, di cui ho curato anche la colonna sonora. Interpreto una ragazza cubana che ha perso il fratello per colpa della droga e adesso fa di tutto per far capire agli altri come questa sia una scelta sbagliata. È un film molto forte.

Qual è quindi la tua vera professione?
La cantante, non c’è dubbio. Ma il teatro mi ha dato una marcia in più per l’interpretazione.

In cosa ti vedremo prossimamente?
Intanto in Pia Dei Tolomei, dove interpreto una donna moderna, un’eroina che crede nel suo amore, tanto da portarlo fino in fondo, fino alla morte.
Poi mi hanno proposto di fare Cerentola in una serie a puntate per la tv e sto anche lavorando ad un film sulla vita di Hemingway, per cui ho scritto la colonna sonora. Credo che tra poco Lola dovrà dividersi in otto.

Si dice che tu sia nata nello stesso ospedale di Che Guevara, è vero?
Esatto. È da lì che parte il mio forte idealismo. Che Guevara è stato inquadrato in un partito, ma il suo messaggio era indipendente da destra e sinistra. La libertà e l’unione che lui professava hanno dato vita, per noi latino-americani, a ideali che dobbiamo tenerci ben stretti.

Credi nei colpi di fulmine?
Assolutamente sì. Credo che sia la prima energia che senti quando incontri qualcuno e che poi continua. Sono una persona molto istintiva e non riesco a fare a meno di lasciarmi andare.

Con Manuele (Manelotti, patron della Belstaff, ndr) è stato colpo di fulmine?
Sì. Ero sola da molto tempo e nel pieno dell’impegno di Notre Dame, e mi capitava di chiedermi perché non avessi qualcuno accanto con cui condividere la gioia di quel momento bellissimo. È stato allora che è arrivato Manuele.
Ci siamo incontrati e non ci siamo più separati in questi 4 anni. Ho trovato una persona fantastica che ha anche capito le difficoltà del mio lavoro. Riesce ad essere un fidanzato, un amico, una presenza divertente.

Com’è Lola nella vita di tutti i giorni?
Esattamente quella che sono sul palco. Con l’unica differenza che sono più acqua e sapone. Adoro la vita tranquilla, andare in palestra, fare lunghe camminate, studiare le culture dei posti in cui vado. E poi leggere, cantare, ballare, condividere momenti con le persone che amo e che mi amano.


 
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