Per
chi l’ha conosciuto e amato per quel suo look
stravagante (cappellini, felpe, giubbotti), quando cantava
La mia moto, Ciao Mamma, è Qui la Festa, vederlo
con quella faccia da eterno ragazzino può sembrare
strano, ma di tempo ne è passato. Adesso è
un ragazzo cresciuto, uomo e padre della piccola Teresa.
È Lorenzo Cherubini, nato a Roma il 27 settembre
1966 sotto l’eclettico e altalenante segno della
Bilancia. La sua carriera inizia come disc jockey e
conduttore radiofonico e a scoprirlo è Claudio
Cecchetto: “Sono impazzito quando ho conosciuto
Jovanotti perché questa nuova cosa che si chiama
rap era riuscito a renderla digeribile, spettacolare
e soprattutto lui era un grande animatore e comunicatore”.
Diventa subito l’idolo dei teenager e scoppia
il “fenomeno Jovanotti”.
Oggi si torna a parlare di lui come di un personaggio
diventato un “cult”. È stato, infatti,
in grado di trasformarsi, intraprendere un vero e proprio
percorso musicale, maturare e presentarsi con una nuova
veste artistica e musicale. A segnare la sua evoluzione
è proprio l’uscita dell’attesissimo
album Safari, dedicato al fratello Umberto, tragicamente
scomparso lo scorso ottobre. “L’avventura
più bella in vent’anni di carriera”.
Così Lorenzo “Jovanotti” Cherubini
ha descritto il suo nuovo lavoro.
“Sono contentissimo e per me è una grande
soddisfazione. Non avrei mai pensato di potermi avvicinare
ad un disco così, proprio io che quando ho iniziato
a lavorare in questo ambiente volevo solo fare il dj...”.
Anche lo stesso titolo dell’album dice tutto,
non a caso la parola Safari in lingua Swahili (ampiamente
diffusa nell’Africa Orientale n.d.r.) significa
cammino.
“Non è un disco di viaggio, è un
disco di movimento. In partenza volevo che fosse funk/rap,
poi è venuto fuori questo. L’età
serve a qualcosa: a fidarsi delle emozioni. Le canzoni
che non volevo nel disco hanno preso il sopravvento.
L’album s’è fatto da solo”,
così Lorenzo presenta il suo ultimo lavoro. Il
tempo non sembra passare, ma il nostro Ragazzo fortunato,
dal look americaneggiante, allegro e scanzonato è
davvero cresciuto, acquistando una grande padronanza
del mestiere di musicista. Già all’inizio
degli anni ’90 con Una tribù che balla,
è apparso più maturo e soprattutto più
sensibile a quello che succedeva nel mondo e nella società,
ma solo con questo ultimo album inizia una sua nuova
linea artistica. Con Safari nasce un Lorenzo nuovo,
più introspettivo ed intimista.
“È cambiata molto la mia maniera di scrivere
canzoni negli ultimi cinque anni. Ora cerco più
un aspetto prettamente emotivo nelle cose, più
che quello razionale, che ha avuto un ruolo forte nella
fine degli anni Novanta, quando volevo dire assolutamente
qualcosa con una canzone, perché doveva servire
ad informare.
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Ora,
invece, voglio che la canzone sappia emozionare, perché
è l’emozione l’informazione più
importante”. Già nel suo libro il Grande
Boh! aveva dichiarato di essere un grande viaggiatore
ed era sicuro che questo suo cammino, tappa dopo tappa,
ad un certo punto l’avrebbe portato a fare i conti
con il suo modo di scrivere e, quindi, con il suo modo
di pensare. “Viaggiare è come creare. è
come se fosse la parte fisica di quello che mi accade
quando faccio musica. è una maniera di comporre
e scrivere attraverso i piedi: una forma di scrittura
attraverso il movimento. Intendere il mondo come una
pagina, sulla quale scrivo percorrendola in lungo e
largo. In un viaggio provo a comporre una pezzo della
mia vita”.
Viaggiatore appassionato, per Lorenzo la scoperta di
nuovi luoghi è parte integrante della sua esperienza
ed evoluzione artistica. Ma chi l’avrebbe mai
detto che l’idolo delle discoteche, avrebbe conquistato
con le sue canzoni un pubblico di tutte le età
e sarebbe passato a quelle d’autore? Safari è
stato un successo ancor prima di uscire che segna il
suo atteso ritorno discografico a tre anni dall’ultimo
album (Buon Sangue). Stabile da settimane nel vertice
della classifica, rappresenta un evento importante per
il panorama pop della musica italiana. In questo viaggio
Lorenzo è partito dalle sue origini rap (esattamente
20 anni fa l’artista irrompeva sul mercato con
Jovanotti For President n.d.r.) per abbracciare la canzone
d’autore, la musica brasiliana e inevitabilmente
il rock, il tutto con alcuni compagni di viaggio del
calibro di Ben Harper (che ha suonato la chitarra in
Fango), Sergio Mendes, Fender Rhodes e Giuliano Sangiorgi,
leader dei Negramaro.
L’artista è sempre stato capace di trasferire
in musica immagini di mondi lontani e questa volta sembra
ci sia riuscito ancor meglio. Il disco comunque risente
moltissimo degli eventi che hanno caratterizzato la
sua vita privata, tragici o bellissimi, dalla morte
del fratello ai numerosi viaggi per il mondo. è
solo l’inizio di un grande successo, visto che
dopo l’uscita dell’album (4 versioni: normale
con 12 canzoni, deluxe con 15 brani e un dvd, una versione
da scaricare nell’iPod e un’altra per la
chiave Usb), partirà il suo tour che lo porterà
per le principali città italiane. Safari è
un disco che non ha bisogno di essere spiegato. è
un treno in corsa che, come afferma lui stesso, “Arriva
dritto al cuore, fatto di pure emozioni”.
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