Lunga,
affusolata, aggressiva e con quell’impalpabile valore
aggiunto comunemente definito “classe”, la
XK ha fatto subito innamorare di sè, spezzando
il cuore ai palati più raffinati. Ma ad un anno
dal suo esordio la casa di Coventry ha voluto fare di
più, presentando la versione di punta della gamma
in veste più sportiva e con carattere più
agguerrito. Signori, la XKR.
Salto in alto
Rispetto al modello aspirato, la potenza del 4,2 litri
V8 Supercharged sale di ben 118 cv, grazie all’aggiunta
di un compressore volumetrico a rotori Eaton, arrivando
così a quota 416 con una coppia massima di 560
Nm a 4.000 giri. Questi freddi numeri stanno ad indicare
come le potenzialità di questa supercar siano davvero
spaventose: lo zero-cento viene bruciato in soli 5,2 secondi,
mentre per passare da 80 a 100 km/h ne occorrono solo
2,5 con una velocità di punta - come da tradizione
- autolimitata a 250 km/h per tenere a freno gli scalpitanti
cavalli che non farebbero fatica a superare il muro dei
300 orari. Cavalli che peraltro si lasciano condurre con
un filo di briglia nel normale traffico cittadino per
scatenarsi all’occorrenza quando si “affonda”
sul pedale del gas trasformando il ruggito del giaguaro
in una spinta poderosa che incolla letteralmente al sedile.
Handling preciso e sincero
Quello che più stupisce della nuova XKR è
la sua strabiliante dinamica di guida che fa segnare un
netto passo avanti rispetto al passato con una impeccabile
tenuta di strada in ogni condizione di asfalto e di percorso.
Per compensare l’esuberante potenza del propulsore
sovralimentato gli ingegneri sono riusciti a raddoppiare
la rigidità torsionale del telaio, interamente
in alluminio, e contemporaneamente a ridurre il peso della
vettura grazie all’ampio utilizzo di leghe leggere.
Anche l'assetto è stato rivisto rispetto alla XK:
la “R” ha beneficiato di barre antirollio
maggiorate e sospensioni con molle più rigide del
40% e sia il sofisticato sistema CATS con sospensioni
“attive” a controllo elettronico che il Trac
DSC (controllo dinamico di trazione e stabilità)
sono stati “ricalibrati” in funzione del maggiore
potenziale.
Bastano un paio di giri in pista per saggiare le potenzialità
di questa supercar e godere dell’incredibile sicurezza
che sa infondere a chi la guida. La tenuta di strada è
eccezionale - e non potrebbe essere altrimenti con l’ausilio
delle larghissime coperture Dunlop che tra l’altro
riducono la rumorosità di rotolamento e la resistenza
all’aquaplaning - ma anche stabilità, agilità
e frenata sono al top. A proposito di impianto frenante,
anche quest’ultimo è stato potenziato in
funzione dell’utilizzo estremo e non ha mostrato
segni di fading (cedimento): i dischi anteriori autoventilati
hanno ora 355 mm di diametro ed assicurano un’efficacia
di funzionamento superiore del 38%.
In ogni caso i vari sistemi elettronici permettono a chiunque
di “domare” in piena sicurezza l’XKR
che si fa apprezzare anche per l’ottimo sistema
di sterzo Servotronic, che conferisce maggiore sensibilità
ed una risposta più pronta. Avanzato anche il cambio
automatico a sei marce che combina in sé il coinvolgimento
e la rapidità di un sequenziale manuale, azionabile
tramite le palette poste dietro al volante, con il comfort
e la comodità di un cambio totalmente automatico
con la tradizionale leva e la possibilità di scegliere
tra modalità Drive e Sport. Il sistema è
capace di esaltare la straripante potenza e coppia del
propulsore, ripresa ed elasticità ai vari regimi,
permettendo tanto cambi marcia fluidi e pressocché
inavvertibili, quanto una condotta decisamente sportiva.
Ed il viaggiar m’è dolce...
Ma le sensazioni più belle questa Jaguar le regala
nella guida di tutti i giorni. Si mette il cambio in “D”,
si sfiora l’acceleratore e lei fila via liscia e
silenziosa. |
La creatura che in pista era una bestia, su strada
si trasforma in un docile tappeto volante, quasi a voler
assumere le sembianze dell’ammiraglia XJ. Il trasformismo
è dunque l’arte prediletta di questa magnifica
sportiva, ma è bene evidenziare che ciò
non è il frutto di un compromesso, ma il risultato
concreto della filosofia Jaguar.
Ergonomia e razionalità
Comfort dunque, ma anche funzionalità ed abitabilità
anche se quest’ultima dote sembra essere prerogativa
più dei posti davanti, visto che gli strapuntini
posteriori - utilissimi per brevi spostamenti - non
sono certo studiati per accogliere spilungoni. La plancia
colpisce per pulizia del design e finitura e non concede
molto all’originalità. In compenso la radica
e la pelle che avvolgono gli strumenti rendono l’atmosfera
calda ed esclusiva, anche al tatto. Una nota di merito
va al navigatore che, grazie al sistema touch-screen,
consente di impostare le coordinate in modo semplice
ed intuitivo.
Per gli amanti del golf e delle vacanze, buone notizie
dal bagagliaio: la capacità di 300 litri (283
per la Convertibile) assicura spazio a volontà
per borse sportive e bagagli.
Dubbio amletico
Rimane solo da scegliere: aperta o chiusa? Dando per
scontato che gli 8mila euro di differenza tra l’una
e l’altra configurazione lascino del tutto indifferenti
i potenziali acquirenti, possiamo dire che la Convertibile
- come è ovvio - si compra per godere della guida
en plein air, mentre la Coupé offre una migliore
dinamica di guida e qualche centimetro di spazio in
più per chi si accomoda dietro. In ogni caso,
l’assegno da staccare è di quelli pesanti:
chiavi in mano 99.650 euro per la 4.2 V8 Coupé
e 107.950 per la Convertibile. Cifre impegnative, ma
ampiamente giustificate dall’immagine e dai contenuti
tecnici di assoluta eccellenza di questa magnifica sportiva.
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