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Gli Insospettabili - I duellanti [torna indietro]

Tratto da una magnifica piéce di Anthony Shaffer, Sleuth è diventato, nel 1972, un film: Gli insospettabili diretto
Mankiewicz ed ora il remake, riscritto da Harold Pinter e diretto da Kenneth Branagh


[di Mia Marmiroli]
Certo che con una squadra così il risultato è assicurato. Sleuth, per la regia di Kenneth Branagh e con Sir Michael Caine nei panni che furono di Laurence Olivier e Jude Law nei panni che furono di Caine, è un film sorprendente, intrigante ed estremamente intelligente. Due uomini, in un appartamento, danno vita ad un massacro, soprattutto psicologico. Il vecchio e famosissimo scrittore Andrew Wyke invita nella sua splendida casa - ipertecnologica e modernissima all’interno quanto old fashion all’esterno - l’affascinante parrucchiere di origini italiane Milo Tindle, che si porta allegramente a letto sua moglie, e gli propone di rinunciare alla donna in cambio di alcuni gioielli di grande valore. Milo accetta, ma non sa che Andrew ha in mente un piano diabolico per liberarsi di lui.
Davanti ad un film di questo tipo è obbligatorio non spingersi oltre nel raccontare la trama ma, statene certi, questo è solo l’inizio della storia. Di rado Kenneth Branagh si allontana dal suo amatissimo William Shakespeare (metà dei suoi film sono tratti da opere del Bardo) ma stavolta ha deciso di proseguire la strada intrapresa l’anno scorso con il suo adattamento di Il Flauto Magico di Wolfgang Amadeus Mozart e si è cimentato con un “remake” (le virgolette sono d’obbligo) del film di Mankiewicz.
Remake, infatti, non è il termine giusto perché quando affidi un testo splendido come quello di Shaffer, nelle mani e nella testa di un Premio Nobel come Harold Pinter, non puoi non immaginare
che venga stravolto. E così Pinter ha fatto ma, da grande maestro quale è, ha mantenuto intatti alcuni punti fondamentali dell’originale e ne ha spinto al massimo altri: come l’attrazione/seduzione tra i due; l’aspetto più psicopatico che eccentrico del personaggio di Andrew e quello più volgarotto piuttosto che sempliciotto del personaggio di Milo. La straordinarietà della scrittura di Harold Pinter è la sua ambiguità, una caratteristica che ti spiazza ma che emerge con grande forza. Jude Law, che del film è anche produttore, intervistato a Venezia dove il film era in concorso, ci ha raccontato il suo incontro con il drammaturgo: “Ne abbiamo parlato nel corso di un lungo pranzo molto divertente, in cui gli ho detto che il cuore della storia si poteva descrivere come due uomini in una stanza, uno più vecchio e l’altro più giovane, che combattono fisicamente e psicologicamente per una donna che noi non vedremo mai. E Harold mi ha risposto: “Magnifico è quello che ho fatto per 40 anni”. Così, ha accettato immediatamente”. Notevole anche la regia di Branagh che, rispetto al film del ’72, fa un uso ampissimo della tecnologia e gioca moltissimo con questa casa super high-tech dello scrittore.

 
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