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Ai tuoi piedi [torna indietro]

Tacchi vertiginosi ma anche stivali e sandali stringati che avvolgono le estremità, più che mai elemento di seduzione e oggetto di desiderio. Ma quando l’attrazione per questa parte anatomica si fa feticismo?

[di Carmine Castoro]
Alzi la mano chi non ha rischiato un tamponamento a catena per guardare una sventola passeggiare sul marciapiede con tacchi a spillo rosso lacca, minigonna di sconcertante “cortezza” e calze velate, nere o color carne, o a rete, sottile o larga che fosse. Un classico della pasticceria e della lussuria, combinate perfettamente insieme, come direbbe qualche ardito esperto di metafore.
Alzi la mano chi non ha provato un brivido lungo la schiena, un’agitazione sotterranea, un’avvisaglia di tempesta ormonale di fronte ad una donna che nell’intimità, dopo uno strip improvvisato e passionale, ombreggia la sua pelle con reggicalze, perizoma trasparenti, coppe ricamate, triplo string sui fianchi, magari muovendo ammiccante il piedino con dita regolari e unghie smaltate senza una stria di troppo, o con un candido french paragonabile a zuccherose leccornie.
Semplici giochi di seduzione? Ondeggiamenti della differenza sessuale? Repertorio da talamo tramandato di nonna in nipotina? Forse, un po’ tutto questo, ma parliamo di livelli ordinari nell’attrazione fra uomo e donna ultimamente caricati di qualche attenzione ossessiva, di qualche leziosità collaterale, di qualche tracimazione energetica che stanno evidenziando nei costumi collettivi una vera e propria tendenza, anagraficamente e socialmente trasversale seppur spostata verso il mondo dei più giovani, che ha un suo target e una sua etichetta riconoscibile ormai da tutti: il feticismo.
Insomma, sembriamo ormai tutti più o meno consapevolmente parte di una vera e propria feet generation, una generazione di pseudo-amanti stuzzicati più da fantasie legate a caviglie, dita, smalti particolari, lingerie mozzafiato, merletti, scarpe e laccetti di cuoio, che alle performance carnali realizzabili col nostro partner fra le lenzuola, forse più responsabilizzanti in termini di soddisfazioni reciproche, durate e modalità. Certo, il termine in questione, enciclopedicamente e psicanaliticamente parlando, non lascia scampo.
Con feticismo si intende lo spostamento della meta sessuale dalla persona viva, nella sua interezza, ad un suo sostituto, una parte del corpo stesso, o una qualità, un indumento o qualsiasi altro oggetto.
Il feticismo può manifestarsi in una persona in varie forme: in alcuni casi possono divenire feticcio ogni caratteristica fisica e psichica, ogni parte del corpo, ogni secrezione corporea (sangue, sperma, urina, sudore, ecc.), ogni indumento ed ogni oggetto. Anche i nei possono essere oggetto di feticismo, e quindi il partner adorerà, toccherà, bacerà i nei dell’altro, anche il solo vederli costituirà per lui motivo di eccitazione, ed anche il sentirsi toccare i propri lo ecciterà molto. Per altri feticisti, invece, vedere, sentire, annusare, inghiottire o palpare determinate cose è importante almeno quanto il coito nella sessualità ordinaria.
Fra i più diffusi, vi sono il feticismo del piede maschile e quello del piede femminile: in questo caso il feticista è attratto dai piedi e prova piacere non solo nel vederli, ma anche nel leccarli, baciarli, annusarli e nell’esserne masturbato. Relativi perlopiù al feticismo del piede maschile, specie nelle pratiche erotiche omosessuali, sono diffusi il trampling, consistente nel farsi calpestare dal partner, il tickling, ossia il farsi solleticare, lo sneaking, che comporta l’uso delle scarpe, il socking, con l'utilizzo dei calzini, e molte altri.
Ritrosie? Perplessità? La cultura fetish porta con sé il lezzo della perversione, i riflessi al neon di un reparto ospedaliero, il grigiore di una “specializzazione” sessuale ridotta a pochi incompresi esclusi dal normale consesso amoroso?
Si rassicurino gli amanti di reggiseni a balconcino e di calzature “alla schiava”. Le cose non stanno proprio così. Anzi, parola di Flavia Coffari, vicepresidente dell’Istituto Italiano di Sessuologia Scientifica.
Nel feticismo cosiddetto diretto - sottolinea la dottoressa - l’organo genitale diviene parte per il tutto e sostituisce l’intera corporeità dell’individuo. In quello indiretto, invece, si estende l’interesse ad altri luoghi del corpo, mani, capelli, gambe, il più classico dei feticci indiretti sono i piedi. è comunque doveroso sottolineare che il feticismo raggiunge una variabile diagnostica significativa solo quando il desiderio di questo tipo interferisce con il funzionamento sessuale normale dell’individuo.
è questo che lo inserisce di diritto nella categoria delle “parafilie” come le derive pedofile o sadomaso o certe forme di travestitismo: solo in questo caso diventa una vera e propria forma di parzialismo perché la globalità fisica e psicologica del partner viene ridotta all’oggetto indossato o a un solo elemento biologico la cui assenza, nell’uomo, può provocare una disfunzione erettile, e in complesso una difficoltà a instaurare rapporti completi nel significato più pieno del termine”.

Se dunque il feticista “clinico” è sulla scia di una vera e propria patologia, poiché degrada l’oggetto d’amore ad una cosa ricadendo in quella che il grande filosofo francese Maurice Blanchot definisce “la morale dell’assoluta solitudine del perverso”, altra cosa sono gli accadimenti all’interno di un menage coniugale, altra cosa le dinamiche dell’eccitazione, dell’esplorazione carnale e dell’artificialità finalizzata all’orgasmo che possono unire l’uomo e la donna. E qui l’aneddotica diventa fitta, piccante, a tratti malinconica.
Spesso, nella società attuale così improntata al consumismo in ogni manifestazione della vita quotidiana, tendiamo a prendere anche dal nostro compagno o compagna solo quello che serve per ottenere un egoistico appagamento - rimarca la psicosessuologa Flavia Coffari - In questo senso le coppie accusano problemi, ritardi, incomprensioni. Il feticismo allora può diventare davvero terapeutico attraverso quegli esercizi di focalizzazione sensoriale, di riappropriazione del corpo proprio e altrui che noi esperti talvolta raccomandiamo alle coppie che si stanno perdendo a livello di sensazioni elementari. Non ci dimentichiamo che, al di là delle zone erogene più classiche, è la pelle nella sua totalità il vero organo per eccellenza poiché contiene tutte le terminazioni nervose che rendono piacevole il baciare, il leccare, il pizzicare, lo sfiorare in ogni dove.
Spesso nei nostri studi si presentano mariti e mogli o coppie di fidanzati che hanno scompensi nel cercarsi e nel capirsi a livello di seduzione; donne un po’ sciatte, perennemente casual o sportive, che vanno a letto col pigiamone, che non indossano completini sexy, ma al massimo infantili o floreali nei disegni, quando basterebbe qualche ingrediente più stuzzicante per innescare meccanismi di piacere immediato negli uomini.

Ecco che allora vengono prescritte le cosiddette “mansioni”, quasi sempre massaggi che vanno compiuti sul corpo del partner per venti minuti con l’addome rivolto verso l’alto, e venti a pancia in giù, proprio per ricreare un clima di tenerezza, intimità, complicità che ridia tono a un rapporto che si sta spegnendo.
E in questo programma, per nulla utopistico, contano moltissimo i suggerimenti di ordine pratico: vestiti più ammiccanti, insolite bizzarrie, tacchi, acconciature particolari che ridiano vigore e curiosità
”.
Con questa inattesa legittimazione sanitaria e sentimentale, largo dunque alle estetiche di nicchia, al sexy shopping a go-go, agli artisti dell’epidermide, ai talentuosi del tallone e delle tomaie che, in nome della dea Adrenalina, hanno trasformato il corpo delle donne in mappe geografiche alternative, in altari per culti sommersi, in ricette alchemiche che hanno sovvertito ogni tradizionale combinazione di particelle. Largo, soprattutto, agli eserciti di vojeur all’ingrosso e al dettaglio che, senza i giusti collant, le giuste cordicelle, gli alluci rotondi e il glamour della falange più delicata, proprio non sanno stare.
Massimo D., manager di un noto marchio automobilistico internazionale è incisivo al riguardo. “Adoro il piede di una donna, con un collo ben modellato, sagomato nella forma, né piccolo né grande, e il top lo raggiunge con una calza velata nera di nylon. A quel punto è pronto per essere massaggiato, anche per tantissimi minuti, e io mi ci dedico con grande cura, soprattutto quando anche la ragazza non si oppone, ne rimane incuriosita e ricava una sensazione di benessere e di relax dal mio darmi da fare sulle sue, diciamo, estremità. Una piccola perversione poi la realizzo da tempo in ufficio, dove rubo foto col cellulare sotto la scrivania del mio capo quando capita lo sguardo proprio lì: lei mette sempre scarpe col tacco alto, ha dei piedi meravigliosi, ma con grande complicità e amicizia condividiamo subito dopo il prodotto filmato della mia “rapina”. Ridiamo, esorcizziamo, ma per me è una vera sofferenza perché solo una volta, alla fine di una festa in casa, sono riuscita a convincerla a farseli toccare. Il perché di questa tendenza? Non saprei davvero. Forse lontani ricordi di infanzia quando mi attraeva fuori dal normale vedere una insegnante che faceva penzolare la scarpa fuori dal piede senza toglierla del tutto”.
Feticismo, dunque, come poetica della sessualità, come carica eversiva, come attraversamento dei corpi, come inclinazione, lenta, inesorabile, calibrata verso un’animalità pura che solo modelli di pensiero antichi possono associare a un fondo oscuro e malato della percezione sensoriale.
Un universo striato e polimorfo, quello del feticista, che ha nel “culto” dei piedi il suo fulcro storico, ma che si allarga verso fenomenologie più rarefatte o sanguigne, a seconda dei casi. Digitare “siti fetish” su Google significa imbattersi in qualcosa come 800mila e passa voci, mentre la sola parola “fetish” riporta a più di 33 milioni di richiami divisi fra siti e link che spaziano dal bondage al sadomaso, dal free porn alle foto d’autore, dai fumetti manga alle clip amatoriali, dai dominate ai private, dalle gallery più estreme a quelle più soft, da piedi e calzature in tutte le salse all’hard di massa e supersettoriale dove le divise, le uniformi, i camici bianchi, i caratteri asiatici o africani, il lolitismo o le supermaggiorate, le donne incinte o le over 50, addirittura i collant, le simulazioni di stupro, le violenze in presa diretta, le performance con animali, le mostruosità fisiche, i riti orgiastici orientali, le iniziazioni e quant’altro sono segmenti sempre più particolari e, al limite, impenetrabili, di preferenze feticistiche in cui fantasie, proiezioni, aspetti oggettuali prevalgono nettamente sull’intero percorso dell’agire sessuale di un individuo. E talvolta anche, occorre dire, sul rispetto della dignità della persona che si ha di fronte.
Ma per incamminarsi, è proprio il caso di dire, senza incertezze nel variegato mondo degli amanti dei piedi, della vernice, della pelle e del latex basta sfogliare le pagine e consultare le rubriche de Il Feticista, autentica rivista cult, insostituibile house-organ di tutta quella schiera di “podologi” ludici e domiciliari che affolla silenziosamente le nostre città. Fondatori e art director del periodico, Franco Vichi e la moglie Franca Kodi, diventati anche popolari personaggi televisivi un paio di anni fa nelle puntate di Cronache Marziane su Italia1. “Stiamo assistendo a una vera e propria evoluzione dei costumi legati alla sessualità - sottolinea Franca - e soprattutto i teen ager oggi dimostrano particolare attenzione ai piedi e alle scarpe perché stanno imparando a vivere un erotismo più sofisticato, stimolante, meno grossolano perché basato non solo su jeans tute e scarponi. Va anche detto - rincara la modella-direttrice - che un tempo gli uomini erano feticisti senza sapere di esserlo perché le donne, vedi gli anni ’60, erano sexy e curate sempre, anche quando andavano a fare la spesa. Ed ora è giusto che lo ridiventino, senza volgarità, sapendo mettere in evidenza i propri attributi, le curve, i dettagli della femminilità, usando in estate i sandali col tacco, con i piedi che si vedono, le caviglie scoperte, le minigonne che svelano abbronzature e pelli levigate, ma riscoprendo in inverno calze e reggicalze, senza collant. Insomma, basta con i tanti tabù che ancora si riscontrano al sud, basta con la moda spavalda che funziona solo da travestimento delle proprie insicurezze: il vero messaggio rivoluzionario è vivere pienamente il sex appeal della donna, con gioia e complicità”.
E non andate a riferire a Priscilla Salerno che il piede sospeso su un tacco a spillo sia, comunque, l’affresco dell’anima femminile, il simbolo di quell’insieme di dolcezza e dominio, di fragilità e supremazia che la donna contiene per natura e che esercita sull’uomo, sua “vittima” predestinata. Lei, 26 anni, di origine campana ma da 8 anni a Verona, stella nascente dell’hard nazionale e non solo, disinibita, sensuale, vera virago degli uomini che la applaudono, ha vinto poco prima di Natale a Praga una kermesse internazionale dedicata ai migliori spettacoli fetish, sbaragliando più di 40 pornostar provenienti da vari paesi d’Europa. La ricetta della perfetta seduttrice per lei? Eleganza, raffinatezza, decolleté, tacchi a spillo, smalto rosso. Un classico. E sul palco? Si è presentata vestita da fata, si è spogliata e rivestita da dark-lady tutta in lattice, cappello e stivaloni, ha scelto l’ “adepto” giusto in mezzo al pubblico e, dopo una serie di dolci e cruenti sevizie con una candela che si consumava su parti intime dell’aspirante masochista, la liberazione finale di un orgasmo. Procurato come? Con i suoi magici piedini, of course...
 
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