Alzi
la mano chi non ha rischiato un tamponamento a catena
per guardare una sventola passeggiare sul marciapiede
con tacchi a spillo rosso lacca, minigonna di sconcertante
“cortezza” e calze velate, nere o color carne,
o a rete, sottile o larga che fosse. Un classico della
pasticceria e della lussuria, combinate perfettamente
insieme, come direbbe qualche ardito esperto di metafore.
Alzi la mano chi non ha provato un brivido lungo la schiena,
un’agitazione sotterranea, un’avvisaglia di
tempesta ormonale di fronte ad una donna che nell’intimità,
dopo uno strip improvvisato e passionale, ombreggia la
sua pelle con reggicalze, perizoma trasparenti, coppe
ricamate, triplo string sui fianchi, magari muovendo ammiccante
il piedino con dita regolari e unghie smaltate senza una
stria di troppo, o con un candido french paragonabile
a zuccherose leccornie.
Semplici giochi di seduzione? Ondeggiamenti della differenza
sessuale? Repertorio da talamo tramandato di nonna in
nipotina? Forse, un po’ tutto questo, ma parliamo
di livelli ordinari nell’attrazione fra uomo e donna
ultimamente caricati di qualche attenzione ossessiva,
di qualche leziosità collaterale, di qualche tracimazione
energetica che stanno evidenziando nei costumi collettivi
una vera e propria tendenza, anagraficamente e socialmente
trasversale seppur spostata verso il mondo dei più
giovani, che ha un suo target e una sua etichetta riconoscibile
ormai da tutti: il feticismo.
Insomma, sembriamo ormai tutti più o meno consapevolmente
parte di una vera e propria feet generation, una generazione
di pseudo-amanti stuzzicati più da fantasie legate
a caviglie, dita, smalti particolari, lingerie mozzafiato,
merletti, scarpe e laccetti di cuoio, che alle performance
carnali realizzabili col nostro partner fra le lenzuola,
forse più responsabilizzanti in termini di soddisfazioni
reciproche, durate e modalità. Certo, il termine
in questione, enciclopedicamente e psicanaliticamente
parlando, non lascia scampo.
Con feticismo si intende lo spostamento della meta sessuale
dalla persona viva, nella sua interezza, ad un suo sostituto,
una parte del corpo stesso, o una qualità, un indumento
o qualsiasi altro oggetto.
Il feticismo può manifestarsi in una persona in
varie forme: in alcuni casi possono divenire feticcio
ogni caratteristica fisica e psichica, ogni parte del
corpo, ogni secrezione corporea (sangue, sperma, urina,
sudore, ecc.), ogni indumento ed ogni oggetto. Anche i
nei possono essere oggetto di feticismo, e quindi il partner
adorerà, toccherà, bacerà i nei dell’altro,
anche il solo vederli costituirà per lui motivo
di eccitazione, ed anche il sentirsi toccare i propri
lo ecciterà molto. Per altri feticisti, invece,
vedere, sentire, annusare, inghiottire o palpare determinate
cose è importante almeno quanto il coito nella
sessualità ordinaria.
Fra i più diffusi, vi sono il feticismo del piede
maschile e quello del piede femminile: in questo caso
il feticista è attratto dai piedi e prova piacere
non solo nel vederli, ma anche nel leccarli, baciarli,
annusarli e nell’esserne masturbato. Relativi perlopiù
al feticismo del piede maschile, specie nelle pratiche
erotiche omosessuali, sono diffusi il trampling, consistente
nel farsi calpestare dal partner, il tickling, ossia il
farsi solleticare, lo sneaking, che comporta l’uso
delle scarpe, il socking, con l'utilizzo dei calzini,
e molte altri.
Ritrosie? Perplessità? La cultura fetish porta
con sé il lezzo della perversione, i riflessi al
neon di un reparto ospedaliero, il grigiore di una “specializzazione”
sessuale ridotta a pochi incompresi esclusi dal normale
consesso amoroso?
Si rassicurino gli amanti di reggiseni a balconcino e
di calzature “alla schiava”. Le cose non stanno
proprio così. Anzi, parola di Flavia Coffari, vicepresidente
dell’Istituto Italiano di Sessuologia Scientifica.
“Nel feticismo cosiddetto diretto - sottolinea
la dottoressa - l’organo genitale diviene parte
per il tutto e sostituisce l’intera corporeità
dell’individuo. In quello indiretto, invece, si
estende l’interesse ad altri luoghi del corpo, mani,
capelli, gambe, il più classico dei feticci indiretti
sono i piedi. è comunque doveroso sottolineare
che il feticismo raggiunge una variabile diagnostica significativa
solo quando il desiderio di questo tipo interferisce con
il funzionamento sessuale normale dell’individuo.
è questo che lo inserisce di diritto nella categoria
delle “parafilie” come le derive pedofile
o sadomaso o certe forme di travestitismo: solo in questo
caso diventa una vera e propria forma di parzialismo perché
la globalità fisica e psicologica del partner viene
ridotta all’oggetto indossato o a un solo elemento
biologico la cui assenza, nell’uomo, può
provocare una disfunzione erettile, e in complesso una
difficoltà a instaurare rapporti completi nel significato
più pieno del termine”.
Se dunque il feticista “clinico” è
sulla scia di una vera e propria patologia, poiché
degrada l’oggetto d’amore ad una cosa ricadendo
in quella che il grande filosofo francese Maurice Blanchot
definisce “la morale dell’assoluta solitudine
del perverso”, altra cosa sono gli accadimenti all’interno
di un menage coniugale, altra cosa le dinamiche dell’eccitazione,
dell’esplorazione carnale e dell’artificialità
finalizzata all’orgasmo che possono unire l’uomo
e la donna. E qui l’aneddotica diventa fitta, piccante,
a tratti malinconica.
“Spesso, nella società attuale così
improntata al consumismo in ogni manifestazione della
vita quotidiana, tendiamo a prendere anche dal nostro
compagno o compagna solo quello che serve per ottenere
un egoistico appagamento - rimarca la psicosessuologa
Flavia Coffari - In questo senso le coppie accusano problemi,
ritardi, incomprensioni. Il feticismo allora può
diventare davvero terapeutico attraverso quegli esercizi
di focalizzazione sensoriale, di riappropriazione del
corpo proprio e altrui che noi esperti talvolta raccomandiamo
alle coppie che si stanno perdendo a livello di sensazioni
elementari. Non ci dimentichiamo che, al di là
delle zone erogene più classiche, è la pelle
nella sua totalità il vero organo per eccellenza
poiché contiene tutte le terminazioni nervose che
rendono piacevole il baciare, il leccare, il pizzicare,
lo sfiorare in ogni dove.
Spesso nei nostri studi si presentano mariti e mogli o
coppie di fidanzati che hanno scompensi nel cercarsi e
nel capirsi a livello di seduzione; donne un po’
sciatte, perennemente casual o sportive, che vanno a letto
col pigiamone, che non indossano completini sexy, ma al
massimo infantili o floreali nei disegni, quando basterebbe
qualche ingrediente più stuzzicante per innescare
meccanismi di piacere immediato negli uomini.
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Ecco che allora vengono prescritte le cosiddette “mansioni”,
quasi sempre massaggi che vanno compiuti sul corpo del
partner per venti minuti con l’addome rivolto verso
l’alto, e venti a pancia in giù, proprio
per ricreare un clima di tenerezza, intimità, complicità
che ridia tono a un rapporto che si sta spegnendo.
E in questo programma, per nulla utopistico, contano moltissimo
i suggerimenti di ordine pratico: vestiti più ammiccanti,
insolite bizzarrie, tacchi, acconciature particolari che
ridiano vigore e curiosità”.
Con questa inattesa legittimazione sanitaria e sentimentale,
largo dunque alle estetiche di nicchia, al sexy shopping
a go-go, agli artisti dell’epidermide, ai talentuosi
del tallone e delle tomaie che, in nome della dea Adrenalina,
hanno trasformato il corpo delle donne in mappe geografiche
alternative, in altari per culti sommersi, in ricette
alchemiche che hanno sovvertito ogni tradizionale combinazione
di particelle. Largo, soprattutto, agli eserciti di vojeur
all’ingrosso e al dettaglio che, senza i giusti
collant, le giuste cordicelle, gli alluci rotondi e il
glamour della falange più delicata, proprio non
sanno stare.
Massimo D., manager di un noto marchio automobilistico
internazionale è incisivo al riguardo. “Adoro
il piede di una donna, con un collo ben modellato, sagomato
nella forma, né piccolo né grande, e il
top lo raggiunge con una calza velata nera di nylon. A
quel punto è pronto per essere massaggiato, anche
per tantissimi minuti, e io mi ci dedico con grande cura,
soprattutto quando anche la ragazza non si oppone, ne
rimane incuriosita e ricava una sensazione di benessere
e di relax dal mio darmi da fare sulle sue, diciamo, estremità.
Una piccola perversione poi la realizzo da tempo in ufficio,
dove rubo foto col cellulare sotto la scrivania del mio
capo quando capita lo sguardo proprio lì: lei mette
sempre scarpe col tacco alto, ha dei piedi meravigliosi,
ma con grande complicità e amicizia condividiamo
subito dopo il prodotto filmato della mia “rapina”.
Ridiamo, esorcizziamo, ma per me è una vera sofferenza
perché solo una volta, alla fine di una festa in
casa, sono riuscita a convincerla a farseli toccare. Il
perché di questa tendenza? Non saprei davvero.
Forse lontani ricordi di infanzia quando mi attraeva fuori
dal normale vedere una insegnante che faceva penzolare
la scarpa fuori dal piede senza toglierla del tutto”.
Feticismo, dunque, come poetica della sessualità,
come carica eversiva, come attraversamento dei corpi,
come inclinazione, lenta, inesorabile, calibrata verso
un’animalità pura che solo modelli di pensiero
antichi possono associare a un fondo oscuro e malato della
percezione sensoriale.
Un universo striato e polimorfo, quello del feticista,
che ha nel “culto” dei piedi il suo fulcro
storico, ma che si allarga verso fenomenologie più
rarefatte o sanguigne, a seconda dei casi. Digitare “siti
fetish” su Google significa imbattersi in qualcosa
come 800mila e passa voci, mentre la sola parola “fetish”
riporta a più di 33 milioni di richiami divisi
fra siti e link che spaziano dal bondage al sadomaso,
dal free porn alle foto d’autore, dai fumetti manga
alle clip amatoriali, dai dominate ai private, dalle gallery
più estreme a quelle più soft, da piedi
e calzature in tutte le salse all’hard di massa
e supersettoriale dove le divise, le uniformi, i camici
bianchi, i caratteri asiatici o africani, il lolitismo
o le supermaggiorate, le donne incinte o le over 50, addirittura
i collant, le simulazioni di stupro, le violenze in presa
diretta, le performance con animali, le mostruosità
fisiche, i riti orgiastici orientali, le iniziazioni e
quant’altro sono segmenti sempre più particolari
e, al limite, impenetrabili, di preferenze feticistiche
in cui fantasie, proiezioni, aspetti oggettuali prevalgono
nettamente sull’intero percorso dell’agire
sessuale di un individuo. E talvolta anche, occorre dire,
sul rispetto della dignità della persona che si
ha di fronte.
Ma per incamminarsi, è proprio il caso di dire,
senza incertezze nel variegato mondo degli amanti dei
piedi, della vernice, della pelle e del latex basta sfogliare
le pagine e consultare le rubriche de Il Feticista, autentica
rivista cult, insostituibile house-organ di tutta quella
schiera di “podologi” ludici e domiciliari
che affolla silenziosamente le nostre città. Fondatori
e art director del periodico, Franco Vichi e la moglie
Franca Kodi, diventati anche popolari personaggi televisivi
un paio di anni fa nelle puntate di Cronache Marziane
su Italia1. “Stiamo assistendo a una vera e
propria evoluzione dei costumi legati alla sessualità
- sottolinea Franca - e soprattutto i teen ager oggi dimostrano
particolare attenzione ai piedi e alle scarpe perché
stanno imparando a vivere un erotismo più sofisticato,
stimolante, meno grossolano perché basato non solo
su jeans tute e scarponi. Va anche detto - rincara la
modella-direttrice - che un tempo gli uomini erano feticisti
senza sapere di esserlo perché le donne, vedi gli
anni ’60, erano sexy e curate sempre, anche quando
andavano a fare la spesa. Ed ora è giusto che lo
ridiventino, senza volgarità, sapendo mettere in
evidenza i propri attributi, le curve, i dettagli della
femminilità, usando in estate i sandali col tacco,
con i piedi che si vedono, le caviglie scoperte, le minigonne
che svelano abbronzature e pelli levigate, ma riscoprendo
in inverno calze e reggicalze, senza collant. Insomma,
basta con i tanti tabù che ancora si riscontrano
al sud, basta con la moda spavalda che funziona solo da
travestimento delle proprie insicurezze: il vero messaggio
rivoluzionario è vivere pienamente il sex appeal
della donna, con gioia e complicità”.
E non andate a riferire a Priscilla Salerno che il piede
sospeso su un tacco a spillo sia, comunque, l’affresco
dell’anima femminile, il simbolo di quell’insieme
di dolcezza e dominio, di fragilità e supremazia
che la donna contiene per natura e che esercita sull’uomo,
sua “vittima” predestinata. Lei, 26 anni,
di origine campana ma da 8 anni a Verona, stella nascente
dell’hard nazionale e non solo, disinibita, sensuale,
vera virago degli uomini che la applaudono, ha vinto poco
prima di Natale a Praga una kermesse internazionale dedicata
ai migliori spettacoli fetish, sbaragliando più
di 40 pornostar provenienti da vari paesi d’Europa.
La ricetta della perfetta seduttrice per lei? Eleganza,
raffinatezza, decolleté, tacchi a spillo, smalto
rosso. Un classico. E sul palco? Si è presentata
vestita da fata, si è spogliata e rivestita da
dark-lady tutta in lattice, cappello e stivaloni, ha scelto
l’ “adepto” giusto in mezzo al pubblico
e, dopo una serie di dolci e cruenti sevizie con una candela
che si consumava su parti intime dell’aspirante
masochista, la liberazione finale di un orgasmo. Procurato
come? Con i suoi magici piedini, of course... |