Varcati
i cancelli della storica sede di Maranello, il pensiero
scorre veloce sulle immagini, i ricordi
di eroi e miti della meccanica e dello sport passati in
quel preciso punto e divenuti leggenda sotto l’egida
della scuderia più famosa del mondo. E l’emozione
cresce ancora, pensando a ciò che avverrà
di lì a poco. Avere una Ferrari tra le mani - anche
solo per un giorno - è uno di quegli eventi che
un appassionato di auto difficilmente cancellerà
dalla memoria. La supercar è una F430 coupé
con cambio F1, gialla, come il sole che riscalda Maranello
in questa splendida giornata d’autunno.
Entriamo in auto, ascoltiamo distrattamente le ultime,
accorate, raccomandazioni
di chi sta per affidarci un oggetto da quasi 170.000 euro.
La voglia di provarla è tanta, perciò senza
perdere altro tempo inserito
il folle, tirando entrambe le palette
del cambio F1 poste dietro la corona del
volante, spingiamo il tasto rosso “start”,
sfioriamo l’acceleratore e l’interno dell’abitacolo
viene invaso dal cupo brontolio del V8 che si avvia. Tiriamo
la leva destra del cambio e, innestata la prima, l’F430
con morbidezza si muove...
Guidare un mito
L’indifferenza di veder passare una Ferrari è
circoscritta all’interno della fabbrica stessa,
perché basta dirigersi verso il paese per assistere
alle classiche espressioni ammirate dei passanti, i quali
paiono non volersi fare una ragione della “fisiologica
densità” di Rosse in zona. Ma non c’è
da sorprendersi, i motori qui ce l’hanno nel sangue
e il rumore di un otto cilindri è un po’
come il suono delle campane, fa parte di questa terra.
I cavalli a disposizione si rivelano più docili
di quanto non avremmo osato pretendere: si può
viaggiare a 50 km/h in VI, a poco più di 2.000
giri, senza la minima esitazione o “vuoto”
di carburazione. La strada si apre, il traffico svanisce,
le curve si susseguono, non c’è più
tempo per le considerazioni sociologiche, è ora
di fare sul serio. Il manettino sul volante viene spostato
dalla posizione “rain” (dove l’ESP è
molto presente) a quella “sport” e subito
dopo in “race”; l’auto si fa più
reattiva, senza però mai diventare eccessivamente
impegnativa, i rettilinei diventano sempre più
corti, la progressione è impressionante. La zona
alta del contagiri (8.500 rpm) si raggiunge in un attimo
accompagnata dall’urlo del possente V8. Affrontiamo
un misto stretto, sinistra, destra, l’avantreno
non perde mai aderenza, accelerazione, decelerazione violenta,
affondo deciso in uscita di curva, le traiettorie sono
precise, la stabilità ottima e grazie ai pneumatici
posteriori da 285/35 ZR accoppiati ai cerchi da 19”
e all’esclusivo differenziale attivo (E-Diff), non
si ha difficoltà, anche al limite, a trasferire
a terra tutta l’enorme potenza a disposizione senza
ricevere scarti violenti della coda. Non vediamo l’ora
di poter scatenare tutti e 490 i cavalli in un tratto
chiuso al traffico.
Come in F1
L’occasione ci viene data all’Aeroporto “Paolucci”
di Pavullo, dove ci aspetta un chilometro e 200 metri
di rettilineo, che di lì a poco verrà letteralmente
“divorato” dall’esuberanza della nostra
supercar. “Torre di controllo, chiediamo autorizzazione
al decollo!” La risposta è negativa, l’aeroporto
è chiuso al traffico e nessun velivolo può
muoversi. Oggi è il giorno della Rossa, pardon,
della Gialla e gli addetti della pista sono in chiara
fibrillazione. Prendiamo le misure: la pista pare infinita,
il nastro asfaltato è pressoché perfetto,
ci sono un po’ di foglie ai lati, ma vengono spazzate
via non appena iniziamo a fare sul serio. Launch Control,
acceleratore giù, l’F430 schizza come una
fionda. In 4 secondi siamo a 100 all’ora, altri
10 secondi e tocchiamo i 200. La pista sembra restringersi,
le linee sull’asfalto indicano che è il momento
di frenare. Abbiamo toccato i 255 all’ora, ma si
può fare di più, molto di più. Nei
successivi passaggi arriviamo a sfiorare i 300 km/h, i
freni carbo-ceramici sono irreprensibili, nonostante le
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continue violente decelerazioni, e potrebbero essere
“spremuti” per altre 100 frenate senza dare
segni di fading. Ma avranno un limite?
Che handling!
Ultimo scatto sul manettino (“CST barrato”):
ora l’auto non ha più ausili elettronici.
L’ampiezza della pista ci permette di testare
tenuta e stabilità, con risultati sorprendenti.
Ad un iniziale sottosterzo, segue una progressiva perdita
di aderenza del posteriore, che innesca uno spettacolare
sovrasterzo di potenza, agevolmente contrastabile con
un repentino controsterzo. Il divertimento è
alle stelle, l’auto risponde a meraviglia, pare
cucita addosso al pilota e non mette mai in soggezione.
In ogni caso è consigliabile tenere attivi i
controlli quando si è in strada, dal momento
che in posizione “race” l’ESP lascia
già un buon margine di intervento al pilota.
Inutile spendere parole sulla prontezza dello sterzo
o la rapidità del cambio (150 millisecondi per
il passaggio di marcia), basta dire che rasentano la
perfezione e dimostrano come l’esperienza in Formula
1 possa portare degli effettivi benefici anche sulle
auto di serie.
Ultimo tango a Fiorano
Volge al tramonto. Sulla strada del ritorno si riflette
sul fatto che questa F430 coupé susciti emozioni
decisamente più corsaiole rispetto a quelle trasmesse
dalla F430 Spider provata lo scorso anno. Merito del
tetto rigido? Merito dei freni carbo-ceramici? La discussione
si accende: la spider è sempre la spider, è
il massimo dell’esclusività. Quale scegliere?
Afflitti dal dubbio amletico ci troviamo - quasi per
caso - davanti alla pista di Fiorano. Le monoposto sfrecciano
in un frastuono assordante prima che il buio metta fine
ai test. Osserviamo con orgoglio la targhetta commemorativa
posta sotto la bocchetta d’aerazione del passeggero:
c’è scritto il numero di matricola e le
sei vittorie nel campionato costruttori dal 1999 al
2004. Rientriamo in fabbrica, e prima di scendere dall’auto,
diamo un ultimo sguardo al cavallino rampante sul volante.
Ci manca già.
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