Dagli
intenditori è soprannominato “Farfa”
perché le sue mani, sul mixer, volano proprio come
una farfalla. Il maestro Danny Tenaglia lo ha confermato
tra i più grandi dj del pianeta chiedendogli di
suonare nel suo club, il Vynil. Francesco Farfa è
un uomo dalla personalità eclettica, è carismatico
e spirituale, non facilmente riconducibile ad un unico
filone artistico.
Ama condurre il suo pubblico in un viaggio emotivo, attraverso
suoni ed atmosfere paradisiache e passando tra diversi
generi musicali.
Il suo senso artistico e spirituale lo celebrano come
il filosofo della consolle. Cosciente che l’interazione
tra artista e pubblico è vitale affinché
l’arte, di qualsiasi tipo essa sia, arrivi alla
sua massima espressione.
I set di Farfa sono unici e generano un grande feeling
con il pubblico, formato da una numerosa tribù
di amici denominati “farfanatici”.
Francesco svelaci questo enigma: sei fiorentino
o senese?
Sono nato a Buonconvento, in provincia di Siena, poi però
sono stato “adottato” dalla città di
Certaldo, vicino Firenze.
Quali musicisti classici ami di più? Pensi
di essere stato contaminato da questo tipo di musica?
In realtà m’interesso di più all’origine
della musica dance e ad altri generi quali il dub, il
reggae, il funky. Sui classici sono abbastanza convenzionale:
ascolto Beethoven e Mozart.
Quali sono i tre aspetti della tua personalità
che si percepiscono nel tuo modo di proporre la musica?
La componente del viaggio, l’ introspezione e una
sensazione di contrasto, perché spesso faccio accostamenti
arditi o travalico i generi per creare un flusso personale
e vicino ai miei gusti.
Sei anche un produttore originale. Ti sei accorto
di quanti stanno seguendo il tuo modo di proporre musica?
Sono molto autocritico e non riesco a calarmi nel ruolo
di insegnante. Partendo dal fatto che ci sono tanti gusti
diversi ho visto che, alla fine, qualunque cosa tu faccia,
per quanto rischiosa o azzardata, c’è sempre
qualcuno pronto ad ascoltarti e a darti supporto. C’è
ancora molta gente affezionata al mio passato: forse sono
diventato un punto di riferimento ed è bello sapere
che le persone apprezzano il tuo percorso.
Qual è la differenza tra suonare in una
parade e in un locale? Il processo creativo è diverso?
In una parade, come in una bella fiaba, sei il pifferaio
magico che lancia il suo messaggio; se riesci a comunicare,
la gente si attacca al carro e ti segue per tutto il percorso.
In un locale, invece, la gente non deve seguirti fisicamente
ma capirti subito, intraprendere con te un viaggio.
La tua più bella soddisfazione professionale?
Risale a qualche anno fa: sono stato chiamato in Guadalupe
per suonare sia ad un “Fullmoon party” che
ad un altro evento per l’eclisse solare totale.
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La soddisfazione è stata quella di veder ballare
migliaia di persone, dai venti ai settanta anni. Era come
essere in un film felliniano: si annullava la differenza
di età e si socializzava in maniera spettacolare.
Memore di quell’esperienza, ho organizzato per questa
estate, su richiesta del Comune, una serata in piazza
a Tavernella Val di Pesa. Sono arrivate tremila persone,
anche famiglie con bambini, accumunate solo dalla musica.
Incredibile!
Il tuo obiettivo per il futuro?
Continuare ad assicurare il futuro alla propria famiglia
in base ai grandi valori della vita.
Qual è il pubblico più difficile
per te?
è quello che esce di casa senza sapere cosa vuole
e dove va. Il buon pubblico deve essere deciso e convinto.
E la cosa più intelligente?
Amare la mia famiglia più di ogni altra cosa.
Se dovessi scegliere solo quattro cose da mettere
in valigia, ma non la musica, cosa porteresti con te?
Una trousse per l’igiene, una coperta di lana pesante,
un testo sacro e... hai detto senza musica?
Sì, senza musica!
Che fatica! Allora porto un paio di scarpe di ricambio!
Quale posto ti attrae per una visita particolare?
Sarei curioso di vedere il centro della terra, tanto per
avere un’idea di com’è: tutti vogliono
andare nello spazio, ma io ci sono già stato con
le emozioni della musica, per cui opterei per il viaggio
contrario... Mi sento un po’ come Jules Verne!
Quali sono le tue paure?
Ho paura di non essere all’altezza delle situazioni
ed in passato ho avuto paura degli spazi aperti.
Nella casa di quale personaggio celebre ti piacerebbe
suonare?
A casa di Prince.
E nella casa di quale politico?
E chi mi potrebbe capire? Forse Ignazio La Russa, ma solo
perché mi sembra un viveur!
Se fosse obbligatorio inserire nel tuo set uno
di questi tre brani: un coro alpino, “I tre porcellini”
oppure una canzone di Antonio Zequila, cosa sceglieresti?
“I tre porcellini” li ho già messi
in una serata un po’ alternativa mentre Antonio
Zequila lo escludo totalmente. Proverei quindi il coro
degli alpini, magari con una intro strana da viaggio:
ci starebbe proprio bene! |