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E. McGregor e C.Farrell - Quegli strani fratelli [torna indietro]

Ewan McGregor e Colin Farrell, scozzese il primo, irlandese il secondo. Nella vita agli antipodi, sul set complementari. Una carriera che, a distanza, li accomuna in bizzarre coincidenze.
E ci voleva Woody Allen per metterli nella stessa famiglia

[di Diego Giuliani e Sabrina Ramacci]

Uno mammone, ex ballerino e convertito al salutismo. L’altro lanciato al cinema da una dose di eroina recuperata con la testa nel cesso e dai panni glam di un cantante rock. Dio li ha fatti e Woody Allen li ha accoppiati. Soltanto a lui poteva venire in mente: il genio trasformista di Zelig, il depresso cronico di Io & Annie, il provocatore di Prendi i soldi e scappa, ha intravisto cose che noi umani non potevamo neanche immaginare. Sulla carta come il giorno e la notte, sul set fanno invidia ad Adamo ed Eva nel Giardino dell’Eden. Basta la prima scena di Sogni e delitti a cancellare l’abisso che separa il macho di Alexander e Miami Vice, dall’anima ribelle e tormentata di Traispotting e Velvet Goldmine: Colin Farrell e Ewan McGregor si sposano l’uno all’altro come un paio di vecchie ciabatte. Altro che strana coppia. Ci manca solo che veleggiando verso l’orizzonte sulla Cassandra’s Dream del titolo originale, si sussurrino languidi che “nessuno è perfetto”. Non fosse per coordinate geografiche e temporali, verrebbe da pensare che siano davvero fratelli. Ian e Terry, li ha battezzati Allen nel suo dramma in sala dal primo febbraio: declinazioni agli antipodi delle stesse, troppo grandi, ambizioni per la borghesia piccola piccola a cui la sceneggiatura li ha destinati. Papà in cucina, mamma che da una mano, ristorante avviato e un’officina con la sua clientela: l’autostrada che si para loro davanti fa tanto pensare a quella da cui anni prima avevano entrambi bruscamente sterzato. A differenza di quelli del film, per la svolta loro non scommettono però su cani, barche a vela e improvvisati regolamenti di conti. Ciascuno a modo suo, ma ce la mettono tutta. Colin scampa miracolosamente a una famiglia, che avrebbe fatto felice un analista. Papà Eamon, campione di football, lo vorrebbe a macinare yard e mete sul campo. Mamma Rita lo iscrive invece a un corso di danza a Dublino. Oggetto del contendere di questo bizzarro tiro alla fune, il duro di S.W.A.T e Daredevil muove così i primi passi nello spettacolo: in tutù e punte di gesso, che più che al condottiero di Alexander fanno pensare agli ippopotami di Fantasia. Ancora non lo sa, ma spaccate e improbabili piqué gli indicheranno la via del successo. La stessa che, a qualche centinaio di chilometri da lì, ha già imboccato anche Ewan McGregor. In fuga dai banchi e dalle brughiere del Perthshire, a 16 anni ottiene dai genitori l’autorizzazione che aveva sempre sognato: quella ad abbandonare la scuola e tentare la fortuna sul palco. Il pallino della recitazione lo eredita da uno

strano zio. Uno che negli anni ’70, quando lo veniva a trovare da Londra, gettava scompiglio in tutta la placida comunità di Crieff: “Arrivava in strambi cappotti, impellicciato e rigorosamente senza scarpe. Era un attore e da allora ho sognato di diventarlo anch’io”. Mentre Farrell ancora zompetta in palestra, i primi complimenti di papà McGregor sembrano invece rubati alla sceneggiatura di Porkys: “Gli attributi migliori li hai almeno presi da me”, pare gongoli dopo aver contemplato il nudo del figlio nei Racconti del cuscino. Da premesse diametralmente opposte, ma entrambi condividono il sogno di ribellarsi a destino e normalità. Provano a “farlo strano”, ma a tradirli sono le radici, che così profondamente li legano alla loro terra. Patria, birra e famiglia è l’unica trinità che in principio sembrano riconoscere. Per quanto si improvvisi tossico in Trainspotting e trucchi come un arcobaleno per Velvet Goldmine, Mc Gregor non si concede da giovane più di qualche sbornia e spinello. Da buono scozzese doc, ubbidisce prima di tutto al sangue. Quello dello zio Denis, però. Lo strampalato tipo che dopo averlo sedotto da piccolo con le sue mise eccentriche, ritrova più adulto sul set di Star Wars. Non è forse un caso, che al ruolo di Obi-Wan Kenobi dica in principio di preferire “le torte in testa” della principessa Leila. Dall’albero genealogico spunta poi un vero fratello. Ironia della sorte si chiama anche lui Colin. Mentre questo veste impettito le mostrine della RAF, la Royal Air Force, quello che non sa ancora di avere si conferma invece un tenero bambacione: “Tutto quello che ho e che spero di diventare – si ostina ancora oggi a ripetere – lo devo a mia a madre”. È forse a lei che pensa nelle sue smussate vette di goliardia. Perché di alzare il gomito si è stancato presto e a chi si ubriaca a tequila, risponde orgogliosamente con paralleli e mai destinati a incontrarsi. Fino all’intuizione di Allen, che in Sogni e delitti sembra mettere insieme due tasselli dello stesso puzzle. Tanto diversi da combaciare a perfezione. La conferma dello schermo viene ribadita alla cena di gala. Mostra del Cinema, Casinò di Venezia: fra lustrini e fiaccole per pochi intimi, svettano due strani fratelli. Uno gioviale e spilungone, si aggira fra i tavoli con aria da lord spennacchiato e capigliatura punk. L’altro è invece tanto goffo e spaesato, da stupire tutti, ordinando una birra chiara al posto del Dom Perignon. Chissà che ora a Woody riesca un secondo miracolo. Dopo averli accoppiati, dar vita a una stirpe di cloni come in Star Wars.


 
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