Uno
mammone, ex ballerino e convertito al salutismo. L’altro
lanciato al cinema da una dose di eroina recuperata
con la testa nel cesso e dai panni glam di un cantante
rock. Dio li ha fatti e Woody Allen li ha accoppiati.
Soltanto a lui poteva venire in mente: il genio trasformista
di Zelig, il depresso cronico di Io & Annie, il
provocatore di Prendi i soldi e scappa, ha intravisto
cose che noi umani non potevamo neanche immaginare.
Sulla carta come il giorno e la notte, sul set fanno
invidia ad Adamo ed Eva nel Giardino dell’Eden.
Basta la prima scena di Sogni e delitti a cancellare
l’abisso che separa il macho di Alexander e Miami
Vice, dall’anima ribelle e tormentata di Traispotting
e Velvet Goldmine: Colin Farrell e Ewan McGregor si
sposano l’uno all’altro come un paio di
vecchie ciabatte. Altro che strana coppia. Ci manca
solo che veleggiando verso l’orizzonte sulla Cassandra’s
Dream del titolo originale, si sussurrino languidi che
“nessuno è perfetto”. Non fosse per
coordinate geografiche e temporali, verrebbe da pensare
che siano davvero fratelli. Ian e Terry, li ha battezzati
Allen nel suo dramma in sala dal primo febbraio: declinazioni
agli antipodi delle stesse, troppo grandi, ambizioni
per la borghesia piccola piccola a cui la sceneggiatura
li ha destinati. Papà in cucina, mamma che da
una mano, ristorante avviato e un’officina con
la sua clientela: l’autostrada che si para loro
davanti fa tanto pensare a quella da cui anni prima
avevano entrambi bruscamente sterzato. A differenza
di quelli del film, per la svolta loro non scommettono
però su cani, barche a vela e improvvisati regolamenti
di conti. Ciascuno a modo suo, ma ce la mettono tutta.
Colin scampa miracolosamente a una famiglia, che avrebbe
fatto felice un analista. Papà Eamon, campione
di football, lo vorrebbe a macinare yard e mete sul
campo. Mamma Rita lo iscrive invece a un corso di danza
a Dublino. Oggetto del contendere di questo bizzarro
tiro alla fune, il duro di S.W.A.T e Daredevil muove
così i primi passi nello spettacolo: in tutù
e punte di gesso, che più che al condottiero
di Alexander fanno pensare agli ippopotami di Fantasia.
Ancora non lo sa, ma spaccate e improbabili piqué
gli indicheranno la via del successo. La stessa che,
a qualche centinaio di chilometri da lì, ha già
imboccato anche Ewan McGregor. In fuga dai banchi e
dalle brughiere del Perthshire, a 16 anni ottiene dai
genitori l’autorizzazione che aveva sempre sognato:
quella ad abbandonare la scuola e tentare la fortuna
sul palco. Il pallino della recitazione lo eredita da
uno
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strano
zio. Uno che negli anni ’70, quando lo veniva
a trovare da Londra, gettava scompiglio in tutta la
placida comunità di Crieff: “Arrivava in
strambi cappotti, impellicciato e rigorosamente senza
scarpe. Era un attore e da allora ho sognato di diventarlo
anch’io”. Mentre Farrell ancora zompetta
in palestra, i primi complimenti di papà McGregor
sembrano invece rubati alla sceneggiatura di Porkys:
“Gli attributi migliori li hai almeno presi da
me”, pare gongoli dopo aver contemplato il nudo
del figlio nei Racconti del cuscino. Da premesse diametralmente
opposte, ma entrambi condividono il sogno di ribellarsi
a destino e normalità. Provano a “farlo
strano”, ma a tradirli sono le radici, che così
profondamente li legano alla loro terra. Patria, birra
e famiglia è l’unica trinità che
in principio sembrano riconoscere. Per quanto si improvvisi
tossico in Trainspotting e trucchi come un arcobaleno
per Velvet Goldmine, Mc Gregor non si concede da giovane
più di qualche sbornia e spinello. Da buono scozzese
doc, ubbidisce prima di tutto al sangue. Quello dello
zio Denis, però. Lo strampalato tipo che dopo
averlo sedotto da piccolo con le sue mise eccentriche,
ritrova più adulto sul set di Star Wars. Non
è forse un caso, che al ruolo di Obi-Wan Kenobi
dica in principio di preferire “le torte in testa”
della principessa Leila. Dall’albero genealogico
spunta poi un vero fratello. Ironia della sorte si chiama
anche lui Colin. Mentre questo veste impettito le mostrine
della RAF, la Royal Air Force, quello che non sa ancora
di avere si conferma invece un tenero bambacione: “Tutto
quello che ho e che spero di diventare – si ostina
ancora oggi a ripetere – lo devo a mia a madre”.
È forse a lei che pensa nelle sue smussate vette
di goliardia. Perché di alzare il gomito si è
stancato presto e a chi si ubriaca a tequila, risponde
orgogliosamente con paralleli e mai destinati a incontrarsi.
Fino all’intuizione di Allen, che in Sogni e delitti
sembra mettere insieme due tasselli dello stesso puzzle.
Tanto diversi da combaciare a perfezione. La conferma
dello schermo viene ribadita alla cena di gala. Mostra
del Cinema, Casinò di Venezia: fra lustrini e
fiaccole per pochi intimi, svettano due strani fratelli.
Uno gioviale e spilungone, si aggira fra i tavoli con
aria da lord spennacchiato e capigliatura punk. L’altro
è invece tanto goffo e spaesato, da stupire tutti,
ordinando una birra chiara al posto del Dom Perignon.
Chissà che ora a Woody riesca un secondo miracolo.
Dopo averli accoppiati, dar vita a una stirpe di cloni
come in Star Wars.
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