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Kirsten Dunst - Non fatevi ingannare [torna indietro]

Un’aria angelica che fa a pugni con un caratterino
niente male. Kirsten Dunst, 25 anni e 30 film,
ora vuole dimostrare di non essere la ragazzina
acqua e sapone che ha fatto perdere la testa
all’Uomo Ragno ma una donna tosta. Avremmo
dovuto capirlo quando a soli 11 anni, in odor
di vampirismo, baciò Brad Pitt e ne
rimase disgustata. Più trasgressiva di così…


[di Gianluigi Ceccarelli ]
E' l’attrice del momento, alterna produzioni mainstream di sicuro successo (Spider-man 3 è stato un trionfo anche in Italia) a progetti “alternativi”, non fa in tempo a stupire come Maria Antonietta sui generis che fa già scalpore il suo nuovo progetto da protagonista: un biopic su Deborah Harry dei Blondie, celebre new wave band di fine anni ‘70, con Michel Gondry alla regia.
Kirsten Dunst, Mary Jane Watson acqua e sapone del grande schermo, è così: imprevedibile, duttile, senza peli sulla lingua. Una ragazza al culmine della carriera artistica, momento delicato in cui è sempre opportuno riflettere su scelte, lavorative e private, che aiutino a mantenere più a lungo possibile questo status. Lo fanno pensare certe sue recenti quanto categoriche affermazioni di natura sentimentale: “Basta attori nella mia vita. Ne conosco davvero pochi che siano buoni, generosi e dolci. Spesso le persone creative possono essere ombrose e distruttive”. Impossibile non pensare alla relazione di tre anni con Jake Gyllenhaal, recentemente finita, e alle precedenti con Jake Hoffman (figlio di Dustin) e Ben Foster.
Evidentemente era destino che non potesse funzionare con un attore, a sentire del traumatico “primo bacio” con Brad Pitt a 11 anni sul set di Intervista con il vampiro (“è stato terribile, l’ho detestato. Brad era un fratello maggiore sul set, e baciare un fratello maggiore non è una sensazione molto piacevole”).
Forse con la musica andrà meglio: Kirsten oggi esce con Johnny Borrell, frontman del gruppo punk-rock Razorlight, vicino a Pete Doherty. Un tuffo nella trasgressione che ha causato momenti di imbarazzo a Londra, durante l’aftershow di Spider-man 3. L’attrice ha alzato troppo il gomito ed è stata portata via a braccia dal suo cavaliere, meritandosi il soprannome di “Kirsten Drunkst” affibbiatole dal periodico The Sun. Immagini che fanno il paio con alcune dichiarazioni pro-cannabis (“Se tutti fumassero erba, il mondo sarebbe migliore”) piuttosto in controtendenza con quelle rilasciate pochi anni or sono (“Non ho mai preso droghe in vita mia, non amo bere, ho provato a fumare una sola volta e lo odio. Non voglio rischiare di rovinarmi la vita con il cancro”). L’impressione è che Kirsten Dunst, 25 anni appena compiuti e qualcosa come 30 film alle spalle, arrivata al top voglia fare altro. E mostrare un lato di sé più trasgressivo, meno edulcorato e più rispondente a ciò che realmente pensa ed è.

Domanda d’obbligo: accetterai di partecipare a un ipotetico “Spider-man 4”?
Non so. Accetterei solo se ci fosse con me ancora Tobey Maguire e Sam Raimi fosse ancora il regista. In cinque anni abbiamo fatto tre Spider-Man e ormai siamo una grande famiglia. Fare scelte differenti sarebbe irrispettoso nei confronti di un intero team di lavoro. Tra l’altro, il pubblico non è stupido e un quarto episodio sarebbe un flop senza me, Tobey o Sam.

È stato impegnativo affrontare le riprese di quest’ultimo capitolo dell’Uomo ragno?
Decisamente. All’inizio delle riprese ero piena di entusiasmo, alla fine ero esausta e serbavo le energie solo per il momento delle riprese. Quando ripeti centinaia di volte la stessa battuta, le parole perdono significato.

Sei soddisfatta di come hai reso il personaggio? La Mary Jane “cinematografica” è ben più insicura e fragile del suo corrispettivo nei fumetti Marvel…
Sam Raimi ha spinto in profondità l’analisi psicologica dei personaggi. Non più solo le prodezze dell’uomo ragno, ma anche la sua ambivalenza e i suoi dubbi. Questo crea delle tensioni; con Mary Jane le cose si complicano. Spider-man, vive costantemente sul filo del rasoio e non sempre c’è nel momento del bisogno; è faticoso amarlo. Mary Jane, in questo, è una donna coraggiosa e altruista. Oltre all’amore, cerca di diventare donna e dare un senso alla propria vita.

Dopo tre film, Mary Jane è ormai il “tuo” personaggio. È vero che hai personalmente curato le tue battute?
Ho avuto la possibilità di lavorare molto sul personaggio e metterci del mio; il mio modo di interpretare Mary Jane è cresciuto: ho letto il copione con Sam Raimi e ho cambiato molte battute, lasciando solo il senso.
Il linguaggio era un po’ vecchio, una venticinquenne non parlerebbe mai così.
L’ho fatto presente e nessuno si è offeso.

La tua versatilità ti consente di alternare progetti “made in Hollywood” ad altri di natura indipendente (dalle majors).
Che differenze ci sono tra recitare in “Marie Antoinette” e in “Spider-Man 3”?

In realtà, non molte. Il lavoro sul personaggio è lo stesso. La sola, e grande, differenza sta nei tempi di lavorazione, che in Spider-man 3, come in genere per le grosse produzioni, sono stati lunghissimi.
Ma, devo ancora ripetermi, grazie a Sam
il lavoro è stato molto più semplice.

A 25 anni hai la carriera di una veterana e una casa di produzione tutta tua. Senti l’esigenza di un maggiore controllo del tuo futuro lavorativo?
Sì, è qualcosa che sento. A 16 anni ero molto istintiva: rifiutai American Beauty, ma ero una bambina e proprio non mi ci vedevo nuda in mezzo ai petali di rosa! Poi mi sono affidata ad altri che mi hanno detto con chi lavorare.
Ora voglio seguire di nuovo il mio istinto, scegliere io se dire sì o no.

Dopo tre relazioni importanti con attori hai pubblicamente messo la croce sopra la categoria. A quale uomo ti vedi legata per il futuro?
A un uomo dolce, timido e assolutamente non famoso. Qualcuno con cui sia possibile legarsi. Arrivi a un momento in cui cerchi solo un compagno affidabile con cui dividere la vita.

 
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