E'
l’attrice del momento, alterna produzioni mainstream
di sicuro successo (Spider-man 3 è stato un trionfo
anche in Italia) a progetti “alternativi”,
non fa in tempo a stupire come Maria Antonietta sui generis
che fa già scalpore il suo nuovo progetto da protagonista:
un biopic su Deborah Harry dei Blondie, celebre new wave
band di fine anni ‘70, con Michel Gondry alla regia.
Kirsten Dunst, Mary Jane Watson acqua e sapone del grande
schermo, è così: imprevedibile, duttile,
senza peli sulla lingua. Una ragazza al culmine della
carriera artistica, momento delicato in cui è sempre
opportuno riflettere su scelte, lavorative e private,
che aiutino a mantenere più a lungo possibile questo
status. Lo fanno pensare certe sue recenti quanto categoriche
affermazioni di natura sentimentale: “Basta attori
nella mia vita. Ne conosco davvero pochi che siano buoni,
generosi e dolci. Spesso le persone creative possono essere
ombrose e distruttive”. Impossibile non pensare
alla relazione di tre anni con Jake Gyllenhaal, recentemente
finita, e alle precedenti con Jake Hoffman (figlio di
Dustin) e Ben Foster.
Evidentemente era destino che non potesse funzionare con
un attore, a sentire del traumatico “primo bacio”
con Brad Pitt a 11 anni sul set di Intervista con il vampiro
(“è stato terribile, l’ho detestato.
Brad era un fratello maggiore sul set, e baciare un fratello
maggiore non è una sensazione molto piacevole”).
Forse con la musica andrà meglio: Kirsten oggi
esce con Johnny Borrell, frontman del gruppo punk-rock
Razorlight, vicino a Pete Doherty. Un tuffo nella trasgressione
che ha causato momenti di imbarazzo a Londra, durante
l’aftershow di Spider-man 3. L’attrice ha
alzato troppo il gomito ed è stata portata via
a braccia dal suo cavaliere, meritandosi il soprannome
di “Kirsten Drunkst” affibbiatole dal periodico
The Sun. Immagini che fanno il paio con alcune dichiarazioni
pro-cannabis (“Se tutti fumassero erba, il mondo
sarebbe migliore”) piuttosto in controtendenza con
quelle rilasciate pochi anni or sono (“Non ho mai
preso droghe in vita mia, non amo bere, ho provato a fumare
una sola volta e lo odio. Non voglio rischiare di rovinarmi
la vita con il cancro”). L’impressione è
che Kirsten Dunst, 25 anni appena compiuti e qualcosa
come 30 film alle spalle, arrivata al top voglia fare
altro. E mostrare un lato di sé più trasgressivo,
meno edulcorato e più rispondente a ciò
che realmente pensa ed è.
Domanda d’obbligo: accetterai di partecipare
a un ipotetico “Spider-man 4”?
Non so. Accetterei solo se ci fosse con me ancora Tobey
Maguire e Sam Raimi fosse ancora il regista. In cinque
anni abbiamo fatto tre Spider-Man e ormai siamo una grande
famiglia. Fare scelte differenti sarebbe irrispettoso
nei confronti di un intero team di lavoro. Tra l’altro,
il pubblico non è stupido e un quarto episodio
sarebbe un flop senza me, Tobey o Sam.
È stato impegnativo affrontare le riprese
di quest’ultimo capitolo dell’Uomo ragno?
Decisamente. All’inizio delle riprese ero piena
di entusiasmo, alla fine ero esausta e serbavo le energie
solo per il momento delle riprese. Quando ripeti centinaia
di volte la stessa battuta, le parole perdono significato.
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Sei
soddisfatta di come hai reso il personaggio? La Mary Jane
“cinematografica” è ben più
insicura e fragile del suo corrispettivo nei fumetti Marvel…
Sam Raimi ha spinto in profondità l’analisi
psicologica dei personaggi. Non più solo le prodezze
dell’uomo ragno, ma anche la sua ambivalenza e i
suoi dubbi. Questo crea delle tensioni; con Mary Jane
le cose si complicano. Spider-man, vive costantemente
sul filo del rasoio e non sempre c’è nel
momento del bisogno; è faticoso amarlo. Mary Jane,
in questo, è una donna coraggiosa e altruista.
Oltre all’amore, cerca di diventare donna e dare
un senso alla propria vita.
Dopo tre film, Mary Jane è ormai il “tuo”
personaggio. È vero che hai personalmente curato
le tue battute?
Ho avuto la possibilità di lavorare molto sul personaggio
e metterci del mio; il mio modo di interpretare Mary Jane
è cresciuto: ho letto il copione con Sam Raimi
e ho cambiato molte battute, lasciando solo il senso.
Il linguaggio era un po’ vecchio, una venticinquenne
non parlerebbe mai così.
L’ho fatto presente e nessuno si è offeso.
La tua versatilità ti consente di alternare
progetti “made in Hollywood” ad altri di natura
indipendente (dalle majors).
Che differenze ci sono tra recitare in “Marie Antoinette”
e in “Spider-Man 3”?
In realtà, non molte. Il lavoro sul personaggio
è lo stesso. La sola, e grande, differenza sta
nei tempi di lavorazione, che in Spider-man 3, come in
genere per le grosse produzioni, sono stati lunghissimi.
Ma, devo ancora ripetermi, grazie a Sam
il lavoro è stato molto più semplice.
A 25 anni hai la carriera di una veterana e una
casa di produzione tutta tua. Senti l’esigenza di
un maggiore controllo del tuo futuro lavorativo?
Sì, è qualcosa che sento. A 16 anni ero
molto istintiva: rifiutai American Beauty, ma ero una
bambina e proprio non mi ci vedevo nuda in mezzo ai petali
di rosa! Poi mi sono affidata ad altri che mi hanno detto
con chi lavorare.
Ora voglio seguire di nuovo il mio istinto, scegliere
io se dire sì o no.
Dopo tre relazioni importanti con attori hai pubblicamente
messo la croce sopra la categoria. A quale uomo ti vedi
legata per il futuro?
A un uomo dolce, timido e assolutamente non famoso. Qualcuno
con cui sia possibile legarsi. Arrivi a un momento in
cui cerchi solo un compagno affidabile con cui dividere
la vita. |