Appare
sul palco con un corpetto di lustrini, contornata da
una nuvola di piume. Si toglie i guanti, la gonna, il
corpetto. Sguardo malizioso, pelle d’alabastro,
ondeggia voluttuosamente in calze, giarrettiere e biancheria
intima. Poi, coperta solo da qualche brillantino, entra
in una coppa gigante e si spruzza l’acqua sul
corpo, con una spugna a forma di oliva. Lo spettacolo
è il Martini Glass, la showgirl è Dita
Von Teese, la regina del burlesque, lo strip ispirato
al cabaret degli anni ’30 da lei rilanciato in
tutto il mondo. Fino a toccare per la prima volta l’Italia,
al Summer Jamboree di Senigallia, festival ispirato
alla musica e cultura americana degli anni ’40
e ’50.
Nel primo dei tre numeri, vestita come un’amazzone
d’altri tempi, Dita scende dal cavallo di un’antica
giostra e, muovendosi al ritmo delle percussioni degli
spogliarelli vintage, si libera del copricapo, il costume
di piume rosa, guanti e corpetto, per risalire a cavallo
celata solo dai lustrini. Nel secondo show, lo strip
è centellinato da due enormi ventagli di piume
di struzzo, in un gioco di vedo-non vedo che manda in
visibilio il pubblico.
Ma chi è Dita Von Teese? Dita è nata a
Rochester, Michigan, il 28 settembre 1972, vero nome
Heather Renée Sweet. Famosa per gli striptease
retro e il look da pin-up vintage, Dita è oggi
un’icona fashion, ospite contesa dagli stilisti
più glam e modella per illustri obiettivi fotografici,
quali quelli di Playboy che le ha dedicato la copertina
nel 1992. Recentemente ha aperto la sfilata di Moschino
Cheap&Chic 06/07 e posato per la campagna di Vivianne
Westwood (con la quale ha scritto Burlesque And The
Art Of The Teese) insieme all’ex marito Marilyn
Manson. Si è esibita per eventi e in locali esclusivi:
l’Erotica Show di Londra, il New York Fashion
Week’s Hottest Party, il Crazy Horse di Parigi.
Giunta alla ribalta internazionale per la sua relazione
con la rockstar Marilyn Manson, non ha subito contraccolpi
dalla separazione, avvenuta agli inizi del 2007, dopo
quattordici mesi di matrimonio: “So che qualcuno
avrebbe sposato Manson per i suoi soldi - aveva detto,
all’indomani della rottura - ma non è il
mio caso. Ho messo tutta la fede del mondo nella nostra
relazione. Lo amavo molto e ci ho creduto”.
“See what’s Manson missing” (Guardate
cosa si è perso Manson), titolò Penthouse
dedicandole la copertina, e c’è da sottoscrivere.
Pelle diafana, unghie e labbra scarlatte, eye-liner
nerissimo, ciglia all’insù in stile Fifties,
abitino bianco a pois neri, incontrare Dita è
esperienza difficile da mandare in soffitta. Piace,
molto, a uomini, donne - a Senigallia erano in maggioranza
- e gay. Il segreto?
“Ci sono tanti modi - confessa Dita - per essere
bella, anche la bellezza artificiale, se Marilyn Monroe
fosse rimasta Norma Jean non sarebbe diventata quel
che era. Spero davvero di essere una icona gay. Una
donna artefatta, eccessiva ma di classe, alla Marlene
Dietrich”.
Diciassette anni per plasmare a regola d’arte
Dita von Teese, con fatica ma incassando il sostegno
di mamma e papà.
La tua carriera è iniziata prestissimo:
come reagirono i suoi genitori?
Ho iniziato a 18 anni a posare come pin-up, ma già
dai 15 ero autonoma e indipendente: lavoravo in un negozio
di biancheria intima, avevo la mia carta di credito.
In realtà, all'inizio i miei non capivano molto
di che si trattasse. Mia madre non aveva nulla in contrario,
mio padre qualche riserva. Cambiò tutto quando
mi vide sulla copertina di Playboy, che amava e collezionava.
In fondo, era un po’ colpa sua: fin da bambina
guardavo quelle riviste e sognavo di diventare bella
come quelle donne... Da allora, mi hanno sempre sostenuto,
spesso vengono a vedere i miei spettacoli.
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Tempus
fugit, e per te?
Non ho mai avuto l'ossessione di sembrare giovane a
tutti i costi. Le donne che ammiro, e che mi hanno ispirato,
erano famose per la loro eleganza, indipendentemente
dall’età. Le rughe non mi spaventano più
di tanto. Cerco di evitare di espormi al sole e poi
ho dei buoni geni. Mia madre sembra ancora molto giovane.
Ti fa piacere che molte donne apprezzino il
tuo personaggio e le
tue esibizioni?
Evidentemente sono donne che comprendono il potere di
quest’arte, e forse vogliono portarsi in camera
da letto qualcosa che vedono fare da me. Spero che le
persone sempre più possano mettere a nudo le
proprie fantasie e condividerle con i partner, senza
vergogna, senza sentirsi soli al mondo. In camera da
letto non ci sono regole.
Le femministe sono state meno entusiaste...
Si dimenticano la vera definizione di femminista: una
donna che può scegliere e sta allo stesso livello
di un uomo. Ci sono vittime nello strip tease come in
ogni professione, ma conosco molte donne che si sono
comprate una casa usando il loro corpo.
Tu ti senti emancipata?
Ditemi cosa c’è al mondo di più
liberatorio che guadagnare 20.000 dollari in 10 minuti.
Del tuo ex marito Marilyn Manson non parli
volentieri, perché?
Credo che quel che c’era da dire sia già
stato detto.
E se il tuo uomo ideale ti dicesse di mollare
tutto per amore, che faresti?
è un dilemma che sono stata costretta a pormi
di recente...
Non sarebbe certo il mio uomo ideale chi mi chiedesse
di lasciare tutto quello che ho realizzato in diciassette
anni di lavoro. Per questo, sono ancora single. Felicemente
single.
Qual è il tuo rapporto con il feticismo?
Uso ogni parte del mio corpo come qualcosa su cui zoomare:
il corsetto, i collant a righe, i tacchi, i piedi. Tutto
questo per creare un legame segreto con il pubblico,
il mio pubblico.
Che cos’è il burlesque?
Un’arte, che permette di tenere vivo il glamour
e di preservare lo strip tease. Non ci si trova di fronte
a un semplice spogliarello.
Come lo hai rivisitato?
Gli spettacoli burlesque erano molto popolari nell’America
degli anni ’30 e ’40. Sul palco c’erano
sketches comici, ballerine e spogliarelliste, le vere
protagoniste dello show. Io ci ho messo del mio, inserendo
nello show ulteriori elementi spettacolari. Ho recuperato
una tradizione, e l’ho fatta mia.
Qual è stato il primo approccio?
Nel 1990 ero una ballerina sulla scena rave di Los Angeles.
Camminavo per strada, decisi di entrare in uno strip
tease club: pensai sarebbe stato divertente ritrovarsi
su quel palco. Lo feci, divertendomi. Ero diversa dalle
altre strippers, bionde e palestrate: fu il mio successo.
Affinai i miei show e, tre anni dopo, nel 1993, ci fu
la mia prima autentica esibizione burlesque. Da allora,
ricordo ogni singolo momento di ogni spettacolo. |