Sono
il re del mondo!” gridava Leonardo DiCaprio nei
panni di Jack Dawson dalla prua del Titanic con le braccia
tese verso il cielo. Urlo che ha portato bene al giovane
attore che, dopo il successo planetario dello spettacolare
dramma firmato da James Cameron, è diventato
una star a tutti gli effetti.
Ma il faccino d’angelo di Jack, sfortunato innamorato
destinato ad una triste fine tra le gelide acque dell’Atlantico,
trasformato in icona da tante ragazzine ululanti, rischiava
di condannare Leo - già “reo” di
aver incarnato Romeo nel moderno, colorato allestimento
di Baz Luhrmann della tragedia shakespeariana - al limbo
del cinema sentimentale, e invece ecco che il ragazzo
dà il colpo di coda.
Si cimenta nei progetti più disparati, dalla
mediocre pellicola di cappa e spada La maschera di ferro
a The Beach, passando per l’alleniano Celebrity
nel ruolo (autobiografico?) di una giovane star viziata.
Ma il cambio di rotta non dà i frutti sperati…
La maschera di ferro e The Beach gli valgono infatti
una vittoria e una nomination come peggior attore ai
Razzie Award.
Anche la prima collaborazione con Martin Scorsese per
l’ambizioso ma controverso Gangs of New York non
serve a “riscattarlo”.
La sua stella sembra oscurarsi e sono in molti a parlare
della fine del “fenomeno DiCaprio”. Ma è
quando il gioco si fa duro, che i duri iniziano a giocare…
Ed ecco che Leonardo tira fuori tutta la sua grinta,
inanellando una serie di interpretazioni che ne dimostrano
una volta per tutte la versatilità e il talento.
Affascinante truffatore per Spielberg nel godibile Prova
a prendermi, è nei panni del magnate e produttore
Howard Hughes nel biopic The Aviator e in quelli del
poliziotto sotto copertura Billy Costigan nel teso e
nerissimo The Departed, entrambi diretti da Scorsese,
e in quelli del mercenario Danny Archer nel thriller
di denucia di Edward Zwick, Blood Diamond, che fuga
ogni dubbio sulle sue capacità interpretative.
Ma Leo non è solo un bravo attore…
Ha dimostrato di essere un produttore illuminato e coraggioso
(con la sua Appian Way - dalla romana via Appia - ha
finanziato gli ambiziosi Assassination, The Aviator,
Gardner of Even e Blink), un cittadino sensibile alla
questione ambientale, per cui si è impegnato
su molti fronti (sul suo sito www.leonardodicaprio.com
potete vedere due corti che lo stesso DiCaprio ha realizzato
per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle questioni
del surriscaldamento terrestre e l’inquinamento
delle acque.
Ha inoltre scritto e prodotto il documentario 11th Hour
fotografia della situazione ambientale del pianeta e
creato una fondazione ad hoc), e attento al sociale
(ha adottato a distanza una bambina di un orfanatrofio
del Mozambico incontrata durante le riprese di Blood
Diamond). Nessun difetto?
Pare sia un po’ irascibile, ribelle, decisamente
intemperante in amore e forse più attento alla
confezione che al contenuto… almeno in fatto di
donne.
Le sue fidanzate, vere o presunte, hanno le curve perfette
di Kristen Zang, Amber Valletta, Helena Christensen,
Alexandra Gay, Eva Herzigova, Naomi Campbell, Carmen
Kass, Gisele Bündchen e dell’israeliana Bar
Refaeli, attuale compagna.
Noi di Matrix lo abbiamo incontrato durante il tour
promozionale di Blood Diamond e ci ha raccontato che...
DiCaprio, quale la sfida del ruolo di Danny
Archer, il mercenario di “Blood Diamond”?
Quello di Danny Archer è forse il personaggio
più complesso che ho affrontato fin’ora.
è un mercenario, un opportunista, ma anche un
uomo pieno di cicatrici. Interpretarlo è stato
difficile. Inizialmente provavo disagio a vestire i
suoi panni, poi ho messo da parte i giudizi e mi sono
totalmente immerso nel suo mondo. Come attore è
stata una grande opportunità, come uomo un’importante
lezione di vita. Entrare in contatto con la popolazione
africana, toccare con mano la sua sofferenza, ma anche
la sua dignità ed ottimismo, è stato illuminante.
Sono tornato a casa profondamente cambiato.
Come già per “The Departed”,
hai dovuto fare un accurato lavoro sul linguaggio...
Se per The Departed, stando a fianco di Matt (Damon,
n.d.r.) e Mark (Wahlberg, n.d.r.), che sono di Boston
ho dovuto curare l’intonazione, le pause, lo slang,
per Blood Diamond il lavoro è stato diverso,
più che cercare l’accento, ho cercato l’humus
di cui si nutre il personaggio per costruirne il linguaggio,
che non è fedele, ma è credibile. Per
dare vita ad Archer ho passato alcuni mesi in Africa,
prima delle riprese, durante i quali ho incontrato ex-mercenari.
Mi sono fatto raccontare le loro storie, insegnare le
loro parolacce. Ho osservato il loro modo di muoversi
e cercato di coglierne la sensibilità rispetto
al loro paese. Ho messo insieme tutto questo ed è
nato Archer col suo linguaggio, il suo piglio e la sua
doppia anima.
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Un
film d’azione che solleva importanti questioni,
dal traffico illegale di diamanti provenienti da zone
di guerra al dramma dei bambini soldato. Pensi che il
cinema possa cambiare le cose?
Cambiare le cose forse no, ma credo possa richiamare l’attenzione
su questioni di cui troppo spesso ci si dimentica, e
questo può aiutare a cambiarle.
Il fatto che si parli di te come del nuovo De
Niro che effetto ti fa?
Mi sembra assurdo. De Niro è parte della storia
del cinema, io sono appena l’introduzione.
Il 2007 ti ha portato una doppia candidatura ai Golden
Globe come miglior attore e una nomination agli Oscar…
I premi sono importanti per te?
I riconoscimenti fanno sempre piacere, ma non li vivo
come un obiettivo.
Sono tante le componenti in gioco ed è sempre difficile
far previsioni. Ma se mi chiede se sono contento che i
progetti cui ho preso parte siano stati apprezzati, sì
sono contento, anche perché sono molto orgoglioso
del lavoro fatto sia con Scorsese che con Zwick.
Con Scorsese hai iniziato un solido sodalizio.
Che uomo e che regista è?
Scorsese è un’enciclopedia del cinema. Un
regista attento e generoso. Con lui hai veramente l’opportunità
di metterti in gioco, di trovare nuove possibilità
espressive. Ha sempre il suggerimento giusto e le sue
indicazioni sono lezioni di cinema. Non c’è
volta che vada a casa sua e ne esca senza una pila di
dvd che devo assolutamente vedere!
E Zwick?
Ed è un regista fenomenale. è capace di
dar voce a temi profondi attraverso l’intrattenimento.
Parliamo invece di James Cameron...
Cameron è stato coraggioso e paziente. Non volevo
farlo Titanic inizialmente, ma è riuscito a convincermi,
e oggi gliene sono grato. Titanic è un film immenso.
Ha avuto un successo planetario e raggiunto le culture
più lontane. è grazie a Cameron e al suo
kolossal se sono arrivato dove sono.
La popolarità, i crediti guadagnati ti
permettono oggi maggior liberà di scelta. Secondo
quali criteri valuti un progetto?
Tre sono le cose che valuto prima di accettare di fare
un film: la solidità della sceneggiatura, il regista
e che i compagni di lavoro siano persone con cui possa
esserci un proficuo scambio
professionale ed umano.
C’è qualcuno con cui sogni di lavorare?
Mi piacerebbe essere diretto da Michael Mann e Paul Thomas
Anderson.
Sei attore e un produttore di successo. Nel tuo
futuro c’è anche la regia?
Nel prossimo futuro no. Recitare è ancora la mia
priorità. Non mi sento pronto per compiere un passo
simile, il mestiere di regista comporta troppe responsabilità
e tensioni, e io voglio divertirmi ancora un po’.
Credo di dover dimostrare ancora qualcosa come attore,
tra qualche anno vedremo.
La città di Roma sembra averti adottato. Addirittura,
nella zona periferica di Tor Bella Monaca, dove nei giorni
della Festa
del Cinema sei andato ad incontrare i ragazzi per parlare
di
ecologia, ti stanno costruendo una statua. Qual è
il tuo rapporto con la capitale?
Davvero mi stanno facendo una statua? Non lo sapevo. Che
dire? Mi sento molto onorato, soprattutto perché
ciò accade a Roma, la mia città preferita.
Adoro la sua “stratificata” bellezza. è
come un’enorme torta: ne assaggi uno strato e sotto
ne trovi uno più delizioso. Ho avuto modo di visitarla
a fondo durante i nove mesi che ho trascorso qui per le
riprese di Gangs of New York e mi sono innamorato di Santa
Maria della Concezione dei Cappuccini (la chiesa in via
Veneto famosa per la cripta decorata dalle ossa di circa
4000 frati Cappuccini, n.d.r.), della Galleria Borghese
e del calore straordinario della gente. |