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Leonardo Di Caprio - Quel bravo ragazzo
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Camaleontico e impegnato. Ecco il nuovo volto del divo.
Non più icona per teenager ma interprete viscerale e un perfezionista come De Niro. Ma lui rifiuta il paragone,
affermando: “Robert è parte della storia del cinema, io sono appena l’introduzione”


[di Sally Allbright]

Sono il re del mondo!” gridava Leonardo DiCaprio nei panni di Jack Dawson dalla prua del Titanic con le braccia tese verso il cielo. Urlo che ha portato bene al giovane attore che, dopo il successo planetario dello spettacolare dramma firmato da James Cameron, è diventato una star a tutti gli effetti.
Ma il faccino d’angelo di Jack, sfortunato innamorato destinato ad una triste fine tra le gelide acque dell’Atlantico, trasformato in icona da tante ragazzine ululanti, rischiava di condannare Leo - già “reo” di aver incarnato Romeo nel moderno, colorato allestimento di Baz Luhrmann della tragedia shakespeariana - al limbo del cinema sentimentale, e invece ecco che il ragazzo dà il colpo di coda.
Si cimenta nei progetti più disparati, dalla mediocre pellicola di cappa e spada La maschera di ferro a The Beach, passando per l’alleniano Celebrity nel ruolo (autobiografico?) di una giovane star viziata.
Ma il cambio di rotta non dà i frutti sperati… La maschera di ferro e The Beach gli valgono infatti una vittoria e una nomination come peggior attore ai Razzie Award.
Anche la prima collaborazione con Martin Scorsese per l’ambizioso ma controverso Gangs of New York non serve a “riscattarlo”.
La sua stella sembra oscurarsi e sono in molti a parlare della fine del “fenomeno DiCaprio”. Ma è quando il gioco si fa duro, che i duri iniziano a giocare…
Ed ecco che Leonardo tira fuori tutta la sua grinta, inanellando una serie di interpretazioni che ne dimostrano una volta per tutte la versatilità e il talento.
Affascinante truffatore per Spielberg nel godibile Prova a prendermi, è nei panni del magnate e produttore Howard Hughes nel biopic The Aviator e in quelli del poliziotto sotto copertura Billy Costigan nel teso e nerissimo The Departed, entrambi diretti da Scorsese, e in quelli del mercenario Danny Archer nel thriller di denucia di Edward Zwick, Blood Diamond, che fuga ogni dubbio sulle sue capacità interpretative.
Ma Leo non è solo un bravo attore…
Ha dimostrato di essere un produttore illuminato e coraggioso (con la sua Appian Way - dalla romana via Appia - ha finanziato gli ambiziosi Assassination, The Aviator, Gardner of Even e Blink), un cittadino sensibile alla questione ambientale, per cui si è impegnato su molti fronti (sul suo sito www.leonardodicaprio.com potete vedere due corti che lo stesso DiCaprio ha realizzato per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle questioni del surriscaldamento terrestre e l’inquinamento delle acque.
Ha inoltre scritto e prodotto il documentario 11th Hour fotografia della situazione ambientale del pianeta e creato una fondazione ad hoc), e attento al sociale (ha adottato a distanza una bambina di un orfanatrofio del Mozambico incontrata durante le riprese di Blood Diamond). Nessun difetto?
Pare sia un po’ irascibile, ribelle, decisamente intemperante in amore e forse più attento alla confezione che al contenuto… almeno in fatto di donne.
Le sue fidanzate, vere o presunte, hanno le curve perfette di Kristen Zang, Amber Valletta, Helena Christensen, Alexandra Gay, Eva Herzigova, Naomi Campbell, Carmen Kass, Gisele Bündchen e dell’israeliana Bar Refaeli, attuale compagna.
Noi di Matrix lo abbiamo incontrato durante il tour promozionale di Blood Diamond e ci ha raccontato che...

DiCaprio, quale la sfida del ruolo di Danny Archer, il mercenario di “Blood Diamond”?
Quello di Danny Archer è forse il personaggio più complesso che ho affrontato fin’ora. è un mercenario, un opportunista, ma anche un uomo pieno di cicatrici. Interpretarlo è stato difficile. Inizialmente provavo disagio a vestire i suoi panni, poi ho messo da parte i giudizi e mi sono totalmente immerso nel suo mondo. Come attore è stata una grande opportunità, come uomo un’importante lezione di vita. Entrare in contatto con la popolazione africana, toccare con mano la sua sofferenza, ma anche la sua dignità ed ottimismo, è stato illuminante. Sono tornato a casa profondamente cambiato.

Come già per “The Departed”, hai dovuto fare un accurato lavoro sul linguaggio...
Se per The Departed, stando a fianco di Matt (Damon, n.d.r.) e Mark (Wahlberg, n.d.r.), che sono di Boston ho dovuto curare l’intonazione, le pause, lo slang, per Blood Diamond il lavoro è stato diverso, più che cercare l’accento, ho cercato l’humus di cui si nutre il personaggio per costruirne il linguaggio, che non è fedele, ma è credibile. Per dare vita ad Archer ho passato alcuni mesi in Africa, prima delle riprese, durante i quali ho incontrato ex-mercenari. Mi sono fatto raccontare le loro storie, insegnare le loro parolacce. Ho osservato il loro modo di muoversi e cercato di coglierne la sensibilità rispetto al loro paese. Ho messo insieme tutto questo ed è nato Archer col suo linguaggio, il suo piglio e la sua doppia anima.

Un film d’azione che solleva importanti questioni, dal traffico illegale di diamanti provenienti da zone di guerra al dramma dei bambini soldato. Pensi che il cinema possa cambiare le cose?
Cambiare le cose forse no, ma credo possa richiamare l’attenzione su questioni di cui troppo spesso ci si dimentica, e
questo può aiutare a cambiarle.

Il fatto che si parli di te come del nuovo De Niro che effetto ti fa?
Mi sembra assurdo. De Niro è parte della storia del cinema, io sono appena l’introduzione.

Il 2007 ti ha portato una doppia candidatura ai Golden Globe come miglior attore e una nomination agli Oscar… I premi sono importanti per te?

I riconoscimenti fanno sempre piacere, ma non li vivo come un obiettivo.
Sono tante le componenti in gioco ed è sempre difficile far previsioni. Ma se mi chiede se sono contento che i progetti cui ho preso parte siano stati apprezzati, sì sono contento, anche perché sono molto orgoglioso del lavoro fatto sia con Scorsese che con Zwick.

Con Scorsese hai iniziato un solido sodalizio. Che uomo e che regista è?
Scorsese è un’enciclopedia del cinema. Un regista attento e generoso. Con lui hai veramente l’opportunità di metterti in gioco, di trovare nuove possibilità espressive. Ha sempre il suggerimento giusto e le sue indicazioni sono lezioni di cinema. Non c’è volta che vada a casa sua e ne esca senza una pila di dvd che devo assolutamente vedere!

E Zwick?
Ed è un regista fenomenale. è capace di dar voce a temi profondi attraverso l’intrattenimento.

Parliamo invece di James Cameron...
Cameron è stato coraggioso e paziente. Non volevo farlo Titanic inizialmente, ma è riuscito a convincermi, e oggi gliene sono grato. Titanic è un film immenso. Ha avuto un successo planetario e raggiunto le culture più lontane. è grazie a Cameron e al suo kolossal se sono arrivato dove sono.

La popolarità, i crediti guadagnati ti permettono oggi maggior liberà di scelta. Secondo quali criteri valuti un progetto?
Tre sono le cose che valuto prima di accettare di fare un film: la solidità della sceneggiatura, il regista e che i compagni di lavoro siano persone con cui possa esserci un proficuo scambio
professionale ed umano.

C’è qualcuno con cui sogni di lavorare?
Mi piacerebbe essere diretto da Michael Mann e Paul Thomas Anderson.

Sei attore e un produttore di successo. Nel tuo futuro c’è anche la regia?
Nel prossimo futuro no. Recitare è ancora la mia priorità. Non mi sento pronto per compiere un passo simile, il mestiere di regista comporta troppe responsabilità e tensioni, e io voglio divertirmi ancora un po’. Credo di dover dimostrare ancora qualcosa come attore, tra qualche anno vedremo.

La città di Roma sembra averti adottato. Addirittura, nella zona periferica di Tor Bella Monaca, dove nei giorni della Festa
del Cinema sei andato ad incontrare i ragazzi per parlare di
ecologia, ti stanno costruendo una statua. Qual è il tuo rapporto con la capitale?

Davvero mi stanno facendo una statua? Non lo sapevo. Che dire? Mi sento molto onorato, soprattutto perché ciò accade a Roma, la mia città preferita. Adoro la sua “stratificata” bellezza. è come un’enorme torta: ne assaggi uno strato e sotto ne trovi uno più delizioso. Ho avuto modo di visitarla a fondo durante i nove mesi che ho trascorso qui per le riprese di Gangs of New York e mi sono innamorato di Santa Maria della Concezione dei Cappuccini (la chiesa in via Veneto famosa per la cripta decorata dalle ossa di circa 4000 frati Cappuccini, n.d.r.), della Galleria Borghese e del calore straordinario della gente.

 
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