Prendeva
in giro sottilmente Biagio Antonacci, chiedendo di essere
come lui, e ora “rischia” di avere ancora
più successo, di riempire sul serio i palasport
e di essere in vetta alle hit parade. Simone Cristicchi,
romano, trentenne, oltre venti prestigiosi premi collezionati,
un tormentone estivo, due album e uno spettacolo teatrale
sold out. Dopo anni di dura gavetta e difficoltà
per sfondare, ce l’ha fatta. Ha vinto pure l’ultimo
Festival di Sanremo, mettendo d’accordo tutti, pubblico,
critica, giuria di qualità e televoto: un’impresa
non da poco. La sua Ti regalerò una rosa è
la canzone più amata del momento. Eppure non è
un brano semplice, è una lettera d’amore
di un matto e si conclude con un suicidio. Per la prima
volta all’Ariston qualcuno ha avuto il coraggio
di presentare un argomento come la pazzia, con poesia
e delicatezza. Simone ha legato a questo filo conduttore
tutto il suo progetto ambizioso: un cd, Dall’altra
parte del cancello, un dvd documentario e un libro, “Cim-centro
d’igiene mentale”. Per raccontare questo tema
che gli sta a cuore sin da quando prestò servizio
di volontariato in un centro d’igiene mentale a
Roma. Però Cristicchi non ha abbandonato l’ironia
che l’ha fatto conoscere e il disco riserva molte
sorprese, a cominciare da una versione rock e aggiornata
di L’italiano di Toto Cutugno, una canzone d’amore
lieve come Monet, il seguito del suo successo Studentessa
universitaria, diventato ora Laureata precaria. Undici
tracce per una visione dolce amara della realtà
del nostro Paese fornita dagli occhi di uno dei giovani
cantautori più pieni di talento in circolazione,
ma anche di un uomo gentile, umile e capace di emozionarsi
e stupirsi come quando è salito sul palco per il
trionfo sanremese.
Come hai preso la vittoria?
Non me l’aspettavo, io ero lì solo per presentare
il mio progetto. Ho saputo solo cinque minuti prima di
aver vinto. Sono salito sul palco con il cuore in gola,
avevo paura di impappinarmi. Per me è una grande
soddisfazione, perché finalmente gli italiani hanno
potuto vedere la vera anima di Simone. Prima mi nascondevo
dietro l’ironia, ora ho messo in luce tutto me stesso.
Come mai questa proposta?
Ho un progetto complesso sui malati mentali, che racchiude
un libro con le storie che ho visto e vissuto da vicino,
un documentario con interviste ai matti e interventi di
artisti come Samuele Bersani, Caparezza, Alda Merini e
Niccolò Fabi. E Ti regalerò una rosa che
rispecchia questo tema, scomodo e mai portato prima al
Festival. Sono felice di pubblicare un’iniziativa
del genere per far capire che i disagi psichici non sono
una barriera, che tra i matti ce ne sono molti di affettuosi.
Mi ha colpito la loro sofferenza e la loro solitudine.
Ne ho conosciuti tanti, alcuni mi hanno ispirato per le
canzoni e i monologhi con le loro ossessioni e creatività,
e parecchi li continuo a frequentare.
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E
com’è il resto del cd?
Il concetto base è quello del controllo individuale,
dell’identità mentale e della nostra salute.
C’è un brano ispirato alla vicenda di Piergiorgio
Welby, Legato a te, sul rapporto tra il respiratore artificiale
e il paziente. Ti regalerò una rosa è una
sorta di lettera, una canzone d’amore perché
anche nei luoghi più orribili come i manicomi rimane
sempre un briciolo di speranza. C’è il seguito
di Studentessa universitaria, dove la protagonista ora
è laureata ma lavora da precaria. Musicalmente,
poi, il cd, è molto vario, si passa da un’atmosfera
all’altra, dall’hip hop ai pezzi solo chitarra
e voce. Non scegliere un solo modo di comporre è
una mia caratteristica, mi diverto a cambiare. Ora, per
esempio, sono reduce da una serie di concerti fatti con
un gruppo di cinque archi.
Nel cd c’è ospite, in “Lettera
da Volterra”, il pianista Giovanni Allevi.
Si tratta di una vera lettera di un ricoverato al manicomio
di Volterra datata 1901. Con Giovanni siamo simili: abbiamo
gli stessi capelli ricci, gli occhiali e l’ironia
sottile. Potremmo scambiarci sul palco e nessuno se ne
accorgerebbe. Magari lo faremo un giorno, potremo andare
in tour insieme: ci stiamo pensando.
Si può parlare di nuova scuola cantautorale
romana?
Non so se si può chiamare così. Dopo tanti
anni di gavetta, gente come me e i miei amici, Marco Fabi
e Pier Cortese, stiamo riuscendo ad imporci. Abbiamo suonato
negli stessi locali. Per noi emergere è una grande
soddisfazione.
Di cosa parla il libro?
è un viaggio nei manicomi italiani attraverso racconti
di chi ci ha vissuto. Mi è stato possibile inserire
anche documenti rari, alcune lettere, come quella di Volterra,
addirittura cartelle cliniche mai pubblicate prima. Comunica
grandi emozioni e dà un valore aggiunto al documentario,
dove sono il protagonista-narratore.
Ora per Simone cosa avverrà?
Ci sono una serie di appuntamenti per proiettare il documentario
in varie città. Sarà pubblicato anche un
cofanetto con lo stesso titolo, Dall’altra parte
del cancello. E poi a giugno comincerà il tour
vero e proprio. |