Vestitino
chiaro con i cuoricini disegnati e stivaletti rossi. Capelli
sciolti, un filo di trucco e un velo di lucidalabbra.
Dana Ferrara aspetta seduta al tavolo di un locale romano
vicino piazza di Spagna, con il suo inseparabile cagnolino
nella borsa. Esattamente come una ragazza qualunque, che
lavora e che studia. Ma non notarla è impossibile.
Da Latina a Bollywood: un bel percorso…
Sì abbastanza lungo e fatto di diverse tappe. Bollywood
è arrivata perché un mio amico indiano mi
ha sempre proposto di andare a fare un film lì.
E mi sono detta: perché non tentare?
Parlaci di questo film.
In realtà è un musical, come la maggior
parte dei film indiani. Si intitola “Rain”,
è una sorta di fiction a puntate. E’ stata
girata a novembre, tutta parlata e cantata in indi, una
lingua molto difficile che io non conosco, per questo
venivo doppiata. Vesto i panni di una donna corteggiata
da uno spasimante che vuole baciarla a tutti i costi.
Lì il bacio è proibito e io non faccio che
scappare, sotto la pioggia. Il che rende tutto più
romantico e più discreto.
Cosa ti ha lasciato questa esperienza?
La sensazione che in quella che si può considerare
la Cinecittà di Bombay sia tutto in costante evoluzione.
Girano qualcosa come mille film l’anno e può
capitare che nel camper vicino al tuo ci sia Kabir Bedi
o qualche altro attore che sta lavorando.
Ed è una cosa bellissima. Se invece parliamo dei
ricordi che mi ha lasciato l’India in generale,
nei tre mesi che sono stata lì ho visto tanta povertà,
gente scalza per le strade eppure felice: è il
sorriso di chi non conosce l’agiatezza. Un contrasto
ancora più forte se pensi che, in quelle stesse
strade, si affacciano le vetrine di negozi lussuosissimi.
L’immagine che mi è rimasta più impressa
è quella dei bambini che ti corrono incontro e
che ti assalgono appena scendi dalla macchina.
Che differenze ci sono rispetto a una produzione
italiana?
Le differenze le vedi già dai camper. Ma sul lavoro
li ho trovati dei veri perfezionisti nei dettagli: dai
capelli, ai gioielli, agli accessori.
Il tuo sogno è quello di continuare a realizzare
progetti all’estero?
Il mio sogno è lavorare in Italia e a Roma, dove
ormai vivo da cinque anni. Ma è anche vero che
quello del cinema italiano è un circolo molto ristretto.
Come sarà allora tornare a lavorare in
Italia?
In realtà non ho mai perso l’abitudine, perché,
contemporaneamente a Bollywood, ho girato la fiction su
Rino Gaetano dove interpreto la sua amante.
Qual è il tuo progetto più ambizioso?
Diventare un’attrice di Hollywood. Poi mi piacerebbe
lavorare con Tornatore che, insieme a Ozpetek, è
il mio regista preferito.
Come è stato essere una delle donne del
Bagaglino?
Il Bagaglino mette molto in risalto la versione-bambola,
la donna bella e stupida, a volte un po’ svampita
ma che, in fondo, sa il fatto suo. E lo fa con grande
ironia. Con il cast mi sono trovata come in famiglia.
Tra le donne c’era un po’ di competizione,
ma Lionello, che per me è il Woody Allen italiano,
Martufello e Pingitore sono fantastici!
Tanto che con Pingitore hai anche lavorato in
teatro…
Sì con lui ho fatto “Un pezzo di pazzo”,
uno spettacolo in due atti: il primo ricco di satira,
il secondo dedicato a Gabriella Ferri. È stato
un omaggio a lei e alle sue canzoni, tanto che alla prima
dello spettacolo si è anche commosso. Eppure lui
sa essere duro, sa come dirigere e in scena vuole solo
la perfezione.
Per te tutto è cominciato dalla passerella.
Sì, devo ringraziare il concorso “Fotomodella
dell’anno” che ho vinto nel 1999 e che mi
ha aperto la strada del mondo della moda facendomi sfilare,
tra gli altri, per Balestra e Furstenberg. Però
la passione per la moda ce l’avevo già da
bambina quando sfilavo per la Benetton e per casa mettevo
le scarpe e i gioielli di mamma e camminavo come fossi
su una passerella.
Nello stesso anno, se non sbaglio, sei anche stata
finalista a Miss Italia.
Sì, sempre nel 1999 ho vinto il titolo di Miss
Lazio e sono andata alle finali di Miss Italia a Salsomaggiore.
È stata un’esperienza bellissima e durissima,
ma non la rifarei. Lì respiri proprio il confronto
con la bellezza. Perché un’aspirante
attrice decide di puntare tutto sul suo aspetto fisico
e poi di studiare recitazione?
Perché è la bellezza che ti fa notare, ma
senza la giusta preparazione non vai lontano.
Anche in Italia funziona così?
Sì, penso proprio di sì.
Cosa ne pensi degli scandali che hanno coinvolto
tue amiche e colleghe?
Intanto io ne sono del tutto fuori e sono contenta. Non
mi drogo e mi concedo solo qualche sigaretta. |
Poi,
per quanto riguarda gli altri, ognuno è libero
di gestire la sua vita e io non sono nessuno per criticare.
In un certo senso le ammiro perché ci vuole coraggio
per usare delle scorciatoie.
Cosa mi dici della tua esperienza del reality?
Le persone ti vedono in un modo diverso da come sei e
io volevo dimostrarlo. Ma poi ho capito che non sono fatta
per stare nei reality, sono troppo indipendente. L’esperienza,
però, mi è servita… E poi la sveglia
all’alba! Fortuna che sono durata solo una settimana.
Inoltre noi donne non potevamo usare creme, profumi, deodoranti
e trucchi, non avevamo specchi e, infatti, usavamo le
pentole. I contadini erano trattati meglio.
Perché hai scelto proprio “Uno, due,
tre… Stalla”, che in fondo era alla prima
edizione, e che tra contadini, capre e zappe poteva essere
il meno confortevole?
Perché io vengo da una realtà agricola.
Ci ho sempre vissuto anche se non sono mai andata nei
campi: mia madre ha un’impresa di kiwi a Cisterna
di Latina e mio nonno è stato il primo a piantarli
nel Lazio.
Cosa rispondi a chi ti ha definito come una presenza
trasparente nel programma?
Che, ad esempio, Nancy io neanche la vedevo, per me era
lei quella “trasparente”. Mi accusava di usare
la mia bellezza per non lavorare, per farmi amico il nostro
contadino, l’avvocato. Ma ognuno ha le sue armi.
Che ricordo hai dei tuoi compagni di avventura?
Sei rimasta in contatto con qualcuno?
Con i contadini avevo un rapporto tranquillo, con alcune
ragazze c’era un po’ di rivalità. Per
tutta l’estate ho lavorato con Giulia, ci chiamano
le gemelle Kessler. E poi mi sento con Francesca, con
Imma, con Mauro, col sardo e con l’avvocato.
Ti piace la tv italiana? Cosa guardi?
Mi piace molto Teo Mammucari, mi fa ridere e mi sarebbe
piaciuto fare “Libero” con lui. In tv guardo
fiction e film.
Cosa faresti se non lavorassi in tv?
Scriverei. Infatti sto scrivendo un libro che racconta
un po’ la mia storia, partendo dal concetto che
nulla dura per sempre e che bisogna apprezzare quello
che si ha. Ma anche fare l’imprenditrice immobiliare
non mi dispiacerebbe.
Qual è stato ad oggi il momento più
gratificante e il più stressante del tuo lavoro?
Quello gratificante l’essere arrivata qui con le
mie capacità e senza l’aiuto di nessuno.
Stressante nessuno, non faccio cose che mi stressano.
Oltre alla Dana televisiva, ce n’è
una privata che forse pochi conoscono. Descrivila!
Sono diplomata in ragioneria e iscritta a scienze della
Comunicazione. Sono una ragazza forte e indipendente,
che non ha la famiglia vicino nella sua quotidianità.
Sono molto legata a mia sorella Sabrina e a mia madre
Maddalena: loro sono il mio vero supporto. Mio padre invece
è sempre stato molto assente e da un anno si è
separato dalla mamma. Mi sento un po’ una zingara.
Da piccola vivevo a Cisterna, poi sono andata a Latina.
A 16 anni già lavoravo, quindi ho avuto un’adolescenza
diversa. E l’unico rimpianto è di non aver
vissuto tutte le tappe della mia età. E poi ho
eletto Roma come la mia vera casa.
Sembri una persona riservata, ma di te si è
parlato in due occasioni: una presunta storia con il calciatore
Emerson e la definizione di “deludente” che
hai affibbiato a Briatore.
Partiamo da Briatore. Mi è stato molto vicino,
l’ho sempre stimato finché un giorno a Buona
Domenica mi ha fatto una battuta cattiva:
“Sei passata dalle stelle alle stalle” mi
ha detto, riferendosi al reality, dopo di che non mi ha
salutato più. Ma quello è stato pur sempre
un lavoro e io preferisco lavorare anziché guadagnarmi
da vivere facendo… “altro”.
Capitolo Emerson: ci siamo conosciuti durante una cena
a Milano e siamo diventati amici, ma niente di più.
Poi è uscita quella dichiarazione di una nostra
storia su un giornale scandalistico e io mi sono arrabbiata.
Ma con lui ho chiarito e il giornale ha pubblicato una
smentita. Non sono fidanzata, anche se mi piacerebbe trovare
una persona che sia compatibile con me e che mi prenda
intellettualmente. Insomma non il classico stereotipo
del calciatore.
Porti sempre con te il tuo chihuahua Hara?
Sì, lei è l’unica cosa che prendo
veramente sul serio. La vesto, la curo, la tratto come
una principessa tanto che a casa ha tre troni.
Hai anche un progetto molto bello che riguarda
i bambini orfani in Thailandia.
Non mi piace molto parlarne. Se fai del bene non devi
sbandierarlo ai quattro venti.
Io adoro i bambini e volevo adottarne uno.
Ma in Italia se sei single non è possibile e così
sono andata in Thailandia per trovarlo. |