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Chuck Palahniuk - Io non ho paura [torna indietro]

E' da questa che Chuck Palahniuk trae l’ispirazione
per i suoi romanzi: violenti, sconvolgenti, inevitabilmente
estremi. Da oltre 10 anni non guarda la tv e scrive per pura
“sopravvivenza” temendo, giorno dopo giorno,
di non poter vivere abbastanza per raccontare la storia
più incredibile che abbia mai sentito

[di Paola De Cicco]

Spesso, quando si parla di uno scrittore di romanzi inquietanti, si dice che, di persona, quell’autore sia una persona incredibilmente alla mano e che proprio non si riesce a capire come possa scrivere di cose simili. Con Chuck Palahniuk, invece, non è così. Di lui lo si capisce benissimo. E da subito. Alla luce del crepuscolo, Chuck mi racconta di foto di cadaveri, delle sue pazzesche fobie e, cosa più interessane di tutte, di come non segue più la tv dal 1991, cioè da quando ha pubblicato Fight Club, (uno dei suoi libri più celebri dal quale David Fincher ha tratto un film, divenuto un “cult”, con Brad Pitt ed Edward Norton, n.d.r.). Sono trascorsi sedici anni da allora, Palahniuk ha pubblicato un bel po’ di romanzi (l’ultimo, Rabbia, è uscito in Italia il 9 agosto per Mondadori), ma la paura di vivere è rimasta la stessa…

Ti sei mai trovato a vivere una situazione inquietante quanto quelle raccontate nei tuoi libri?
Sì. Un giorno mi si è avvicinato un giovane con un sacchetto molto pesante contenente centinaia di polaroid. Queste foto rappresentavano delle persone anziane accovacciate mezze nude in una specie di cubicolo, come se dormissero. Ho chiesto cosa facessero e mi disse che non stavano affatto dormendo: erano morti. Erano foto di persone morte, di solito per infarto, nei club in cui si trasmettono film hard. Prima di chiamare la polizia, l’uomo si “divertiva” a scattare delle foto nel momento in cui questo succedeva. Se chiudo gli occhi vedo ancora queste persone morte in quel contesto. E quando scrivo qualcosa di simile, un po’ consumo l’evento e posso smettere di pensarci. Il fatto è che a causa della natura delle mie storie, la gente si sente incoraggiata a raccontarmi episodi del genere.

Molte tue storie partono da eventi reali, ma esistono davvero dei “fight club”?
Ora esistono di certo. Comunque molti lettori mi hanno scritto che strutture di questo tipo sono esistite nel corso della Seconda

Guerra Mondiale e nei campi di lavoro. Qualsiasi cosa uno come me riesca a immaginare è stata già fatta da migliaia di altre persone. In Fight Club, ad esempio, il protagonista inserisce dei frammenti di film porno nei film per bambini. Quando doveva girare il film tratto dal mio libro, il regista David Fincher mi ha raccontato una sera a cena che da ragazzo, lavorando come proiezionista, aveva fatto centinaia di volte la stessa cosa.

Dal 1991 non hai una televisione: questo ha influenzato in qualche modo il tuo lavoro?
Nel ’91 ho comprato la mia prima casa ma, in quel punto, non c’era modo di ricevere alcun segnale radio o tv. In più, nel tentativo di rubarmi l’auto, mi hanno rotto l’autoradio. Allora ho cercato in biblioteca dei libri, ma non ne ho trovati molti che mi interessassero. È per questo che mi sono messo a scrivere.
A quale tipo di donna pensi quando scrivi le tue storie?
Come faceva Michelangelo, penso ad un uomo. Poi gli tolgo il pene e gli metto le tette. Fondamentalmente penso i miei personaggi senza attribuire loro un sesso.

Se la paura è il motore principale di tutti i tuoi personaggi, qual è la tua paura principale, quella che ancora non sei riuscito a digerire con le tue storie?
Avevo paura della violenza, e sono riuscito ad esorcizzarla scrivendo un libro che ne grondava come Fight Club. Quando ho lasciato il mio lavoro da meccanico avevo paura di morire di fame e ho scritto Survivor. Dalla paura di morire in un incidente stradale è nata l’idea degli incidenti per sport di Rabbia. Ora ciò che temo di più è che qualcuno mi racconti la storia più incredibile che abbia mai sentito e che io muoia prima di avere avuto il tempo di trasformarla in un libro. Per questo, ogni volta che prendo un aereo, prego il cielo di uscirne con le mie gambe.


 
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