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Febbre da bisturi [torna indietro]

E' la serie cult del momento perché parla di bellezza e di come conquistarla, o meglio, realizzarla. Nip/Tuck dischiude così un mondo su uno dei sogni più antichi dell’essere umano: l’eterna giovinezza. Uomini e donne alle prese con la sfida più ardua, quella contro il tempo. Basta un bisturi tagliente o è un inganno della mente?

[di Nicoletta Gemmi]
“Sono solo i superficiali a non giudicare dalle apparenze”. Ci facciamo aiutare da un genio come Oscar Wilde nel nostro viaggio attraverso la bellezza per mettere in chiaro che l’importante è essere belli dentro è - e diciamolo - un’affermazione piuttosto ipocrita. Anche se da qui a diventare “esseri” come Michael Jackson ne passa - e per fortuna! - di acqua sotto i ponti. Guidati da un serial tv di successo come Nip/Tuck possiamo anche dire che oggi, con l’ausilio della chirurgia estetica, possiamo compensare quello che molto probabilmente è la richiesta di ogni essere umano: forma e contenuto non sono divisibili, uno fa parte dell’altro. Non esiste il corpo e l’anima, uno è la porta per l’altro. è anche fuor di dubbio che se non siamo più negli anni dell’edonismo reganiano, siamo sempre in quegli anni dove l’apparire è più importante dell’essere. La ragazzina che vuole rifarsi il seno per arrivare a diventare velina e sposare il calciatore è un fatto, non un’opinione. Ma non è tutto. Nip/Tuck ha come protagonisti due chirurghi estetici di Miami, ad una prima occhiata uno diverso dall’altro ma, in realtà - e qui sta la genialità del serial - molto simili. Questo per farci capire che la vera natura dell’animo umano la si coglie dalle sfumature, dal non scritto che si trova tra le righe, dal grigio tra il bianco e il nero, dal non detto, e non solo da ciò che ci viene mostrato. Il Dottor Christian Troy, interpretato da Julian McMahon, è quello bello, donnaiolo, con la Lamborghini arancione, spregiudicato, amante delle feste, e che regolarmente usa sugli altri quel potere che gli conferisce il suo status e la sua professione. Tutti i fans della serie vanno pazzi per lui, uomini e donne. Perché il Dottor Troy è anche intelligente e simpatico. è il classico figlio di puttana al quale si perdona tutto.
Sean McNamara, invece, è sposato e ha tre figli, è professionale, discreto, mondano quasi zero, e sempre interessato ad elargire la sua professionalità anche pro-bono, ovvero gratuitamente, a chi ne ha bisogno e non se lo può permettere. Anche Sean è molto amato e pur se meno carismatico, tutti parteggiano per lui. Attenzione! Tutto ciò ad una prima lettura superficiale, perché, in realtà, non è così. Nip/Tuck è uno spaccato oltremodo verosimile di vita reale irrigata di ottima sceneggiatura, forse la serie tv che meglio riesce a riproporre e sottolineare la realtà e le bizzarrie della società moderna. Bisogna considerare che Ryan Murphy, l’ideatore, a tutto questo ha aggiunto anche i drammi, a volte esagerati e assurdi ma tremendamente appassionanti, di una famiglia che non riesce a separare la normalità dalla trasgressione, l’irrazionalità dal rispetto, e la gelosia dal buon senso; come se qualcuno potesse essere davvero capace di farlo. Nella serie la vita degli adulti si accosta alla perfezione a quella degli adolescenti, anche se il più delle volte è difficile capire chi si stia comportando effettivamente come tale. E a questo proposito, salta fuori un altro concetto che va a braccetto con la bellezza, quello della giovinezza. Nello studio McNamara/Troy, i clienti/pazienti, sono sempre in cerca di una nuova “età dell’oro”. Desiderio facilmente comprensibile; alla giovinezza è legato un concetto di “immortalità” che, per un certo periodo della nostra vita, ci accompagna. Ma se la bruttezza è per sempre, la bellezza non lo è. Passa. Occorre anche tenere presente che i Nostri lavorano a Miami, regno dei locali alla moda, delle discoteche, una delle città gay per antonomasia, e sul lettino dello studio più in si sdraiano uomini e donne, a volte già bellissimi, ma sempre insoddisfatti del proprio aspetto fisico. Ryan Murphy però, nonostante la “giovane età”, coetaneo dei suoi protagonisti (“due splendidi quarantenni”, direbbe Nanni Moretti), gioca sempre di equilibrismo, passando dalle ossessioni assurde ai casi dove, invece, la chirurgia estetica è veramente utile per arrivare a dare una risposta alla domanda che il nostro guru, il Professor Marco Gasparotti (vedi intervista), vuole tirare fuori dai suoi pazienti: “Qual è il corpo che devo creare perché tu possa mostrare la tua vera anima?”. Così nella sala operatoria più trendy del mondo, c’è un Bang and Olufsen, che la mano dell’anestesista Liz (Roma Maffia) sfiora e che come alla parola “Sesamo” si apre e parte una canzone. Un brano che rappresenta il paziente, e la colonna sonora delle operazioni è la strepitosa intro di ogni intervento.
Non si risparmiano in Nip/Tuck, sangue, protesi, bisturi, suture, grasso, bende… Del resto sono chirurghi mica estetisti, e le “crudeltà” delle operazioni vengono anche esplicitate a parole.
Un esempio? Ecco cosa significa farsi un lifting. “è come schiantarsi contro un vetro a 90 miglia orarie” rispondono i nostri due “eroi”. Eppure la loro schedule è piena di appuntamenti: aumento del seno, liposuzioni, lifting, rinoplastiche, blefaroplastiche, addominoplastica, per non parlare poi di operazioni legate alla sfera sessuale come l’allungamento del pene o la vaginoplastica. Come le star ricorrono al bisturi nella vita anche in Nip/Tuck fanno la fila per fare una comparsata nel telefilm del momento: Sanaa Lathan (nel ruolo della nuova proprietaria della clinica McNamara&Troy), Larry Hagman (il mitico JR, nel ruolo del marito facoltoso della Lathan), Kathleen Turner (nel ruolo di una intrattenitrice telefonica che necessita di un intervento alle corde vocali), Catherine Deneuve, Richard Chamberlain, Jacqueline Bisset, Melissa Gilbert, Brooke Shields, Vanessa Redgrave, Alanis Morissette e Peter Dinkelage.
Ed ora arriverà anche Nicole Kidman che è una fan sfegatata della serie. Non tutti siamo come Tadzio di Morte a Venezia, in molti assomigliamo di più a Gustav Von Aschenbach, magari quando gli cola la tinta dei capelli mentre rapito, cita Oscar Wilde “La bellezza è una forma del genio anzi, è superiore al genio in quanto non richiede commento. Essa è uno dei grandi fatti del mondo, come la luce del sole, o la primavera, o il miraggio nell'acqua scura di quella conchiglia d’argento che chiamiamo la luna. Non può essere interrogata, è sovrana per diritto divino”.
Wow! Scattato il brivido? Allora è meglio tornare alla realtà.
Cliccate pure su questo link e riporterete i piedi per terra: http://www.laclinique.it/celebrita.htm.
è quello dedicato agli interventi delle celebrità. Se siete curiosi, di scoprire come sono cambiate, nel tempo, grazie alla chirurgia estetica, alcune delle personalità più note dello star system internazionale.
E, vi assicuriamo, che può essere molto, ma molto, liberatorio...Marco Gasparotti il numero 1
L’età per la chirurgia plastica è molto cambiata e, negli ultimi anni, rappresenta un vero e proprio mutamento sociale. Ce ne parla il più celebre chiurgo plastico italiano
è uno dei migliori se non il numero 1. è professionale, talentuoso, simpatico, esperto, pratico.
Il Professor Marco Gasparotti ti colpisce subito per la sua modestia, e per il suo far di tutto per metterti a tuo agio, nonostante possa sfoderare un curriculum e una serie di premi vinti in tutto il mondo da far girare la testa a quelli del Guinnes dei primati.

Professor Gasparotti, in Nip/Tuck il Dottor Troy e il Dottor McNamara iniziano ogni incontro con un cliente/paziente dicendo: “Ci dica cosa non le piace di sé”. Le pare un buon approccio?
Questa è una frase tipicamente americana. Personalmente la trovo troppo fredda, perché l’incontro con il paziente non deve essere un interrogatorio. Nemmeno dire: “Che cosa vuoi?” va bene, perché non siamo in un negozio. L’incontro deve servire a tirare fuori quello che i clienti vogliono/desiderano realmente.

Quali sono le richieste più frequenti?
Attualmente è tutto stravolto rispetto al passato. Fino a qualche anno fa si facevano molti lifting intorno ai 60 anni mentre oggi si fanno intorno ai 30 e, addirittura, si rifanno i seni già a 14 anni. Attualmente la chirurgia estetica è lavorativa intorno ai 30/50, mentre dai 14 ai 60 e oltre è di tipo sessuale. La ragazzina di oggi si immedesima nelle veline, o in modelli simili, e quindi si immagina un futuro ricco e sfavillante con il calciatore e tutto questo è ottenibile, nell’immaginario collettivo, se si esibisce un grosso seno. Ed ecco che le ragazzine di 14/15 anni vengono da me, spesso anche spinte dalle madri, a chiedere l’aumento del seno, la liposuzione, quindi una chirurgia che esalti la piacevolezza del corpo e di conseguenza la capacità di essere attraente. Ora l’età per il lifting va dai 35 ai 40 anni, quello che un tempo era invece appannaggio dei 60.

Quanto un chirurgo deve essere anche psicologo?
Devi essere un finissimo psicologo, soprattutto se vuoi sopravvivere in questo baillamme. Perché è vero che il paziente sceglie chi lo opera ma deve essere anche vero che il chirurgo deve scegliere chi operare. Se ti trovi davanti una persona che ha in mente idee o aspettative assurde cerchi di non operarla, altrimenti crei, prima di tutto, una delusa e ciò è molto pericoloso. Se viene da me un uomo che ha 50 anni e vuole mettersi a posto le borse sotto gli occhi perché è un professionista e vuole avere un aspetto meno stanco, va benissimo ma se mi dice che vuole fare l’intervento per acchiappare le ragazzine deve sapere che non le acchiapperà con questo mezzo. Resta sempre un uomo della sua età e se mira a fare il latin lover magari può puntare sulla simpatia oppure sui soldi. Quindi bisogna fare molta attenzione perché la chirurgia estetica se non è capita a dovere rischia di generare una serie di clienti insoddisfatti.

E gli uomini si rivolgono a lei?
Molti uomini. Sono in nettissimo aumento, soprattutto sono motivati da questioni legate alla professione. Oggi la selezione è durissima nel mondo del lavoro e un uomo, a 50 anni, fa molta fatica a riciclarsi. E quindi ecco che l’aspetto, l’apparire, assumono una notevole importanza. Bisogna anche tener presente che oggi si diventa padri molto tardi, ci sono tanti uomini di 45/50 anni che quando portano i figli all’asilo si trovano davanti quei padri di 27 o 30 anni anni. Eh, allora, gli viene da dire: “Magari queste borse sotto gli occhi, queste palpebre che cadono… Togliamole”.

Le differenze sostanziali tra il lavorare come chirurgo in America, poniamo a Miami dove è ambientato Nip/Tuck o a Beverly Hills “regno” del silicone, e in Italia?

Ci sono differenze sostanziali. Innanzitutto voglio dire che, a mio avviso, i migliori chirurghi al mondo sono i brasiliani. Perché sono i più estrosi e, come nel calcio, anche nella chirurgia estetica, le invenzioni sono brasiliane. Gli americani poi le codificano, le geometrizzano. L’America ha una struttura piramidale: ci sono dieci chirurghi bravi al top e 200 mezze calze. Questo perché mentre i brasiliani nell’essere estrosi mettono sempre del loro in ogni operazione, gli americani vanno avanti seguendo degli schemi e conseguono dei risultati molto più stereotipati. Facciamo proprio l’esempio di Beverly Hills: tutte tettone, tirate e con nasini piccoli. Eppure in America ci sono dei chirurghi bravissimi ma sono, in genere, di origine mediterranea: libanesi, oppure i latino americani che vivono a Miami. L’americano è solitamente molto geometrico, ottimo tecnico, ma realizza una sorta di bamboline, un po’ come delle Barbie. In Europa ci sono, invece, ottimi chirurghi, vedi in Spagna, in Italia e in Francia.

Allo studio McNamara e Troy arrivano delle rischieste addirittura patologiche; anche si è trovato di fronte a domande estreme?
Sì. Sono arrivate molte strane richieste anche a me e ho detto assolutamente no.
Il mio studio può permettersi dei rifiuti perché lavora davvero tanto. è allora evidente che questa situazione ti pone su un livello diverso. Dopo tanti anni di lavoro, dopo aver ottenuto ottimi risultati e aver acquisito una certa notorietà e dimostrato affidabilità diciamo che si può anche dettare il gusto. Certo è che se una paziente chiede un seno della sesta misura ed è alta un metro e cinquanta bisogna dire no, indipendentemente dalla necessità di lavorare. Non bisogna assecondare richieste antiestetiche perché anche se operi il paziente, il risultato non sarà soddisfacente. Diffidate di chi vi dice sempre di sì perché vuole dire che o cerca guadagnare e basta o non è un professionista.

Nel suo libro lei dà alcune regole per riconoscere un bravo chirurgo estetico. Ad un certo punto dice di fare attenzione attenzione ai chirurghi troppo belli o a quelli troppo vanesi che, magari, non vogliono rifarvi più attraenti di loro...
L’ultima parte dell’affermazione è una battuta, però sul chirurgo narcisista la penso davvero così. Il chirurgo va osservato perché sicuramente al cliente verrà in mente di pensare: “Che cosa si è rifatto?” “Quanto si cura?” e così via. Se uno è troppo leccato, molto elegantino, rischia di sembrare finto. Il rapporto chirurgo/paziente per me è viscerale, sessuale direi. E se io fossi donna preferirei affidarmi ad una persona più simpatica, viva, sciolta, decisa e pratica. Il narciso, quello curato, con lo studio impeccabile e pure molto mondano, che va in giro la sera, lo lascerei perdere. Anche perché quando operi ogni giorno, come succede a me, occorre essere freschi e riposati e dormire poco non è un buon biglietto da visita. Io mi affiderei solo a uomini pratici.
 
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