“Sono solo i superficiali a
non giudicare dalle apparenze”. Ci facciamo aiutare
da un genio come Oscar Wilde nel nostro viaggio attraverso
la bellezza per mettere in chiaro che l’importante
è essere belli dentro è - e diciamolo -
un’affermazione piuttosto ipocrita. Anche se da
qui a diventare “esseri” come Michael Jackson
ne passa - e per fortuna! - di acqua sotto i ponti. Guidati
da un serial tv di successo come Nip/Tuck possiamo anche
dire che oggi, con l’ausilio della chirurgia estetica,
possiamo compensare quello che molto probabilmente è
la richiesta di ogni essere umano: forma e contenuto non
sono divisibili, uno fa parte dell’altro. Non esiste
il corpo e l’anima, uno è la porta per l’altro.
è anche fuor di dubbio che se non siamo più
negli anni dell’edonismo reganiano, siamo sempre
in quegli anni dove l’apparire è più
importante dell’essere. La ragazzina che vuole rifarsi
il seno per arrivare a diventare velina e sposare il calciatore
è un fatto, non un’opinione. Ma non è
tutto. Nip/Tuck ha come protagonisti due chirurghi estetici
di Miami, ad una prima occhiata uno diverso dall’altro
ma, in realtà - e qui sta la genialità del
serial - molto simili. Questo per farci capire che la
vera natura dell’animo umano la si coglie dalle
sfumature, dal non scritto che si trova tra le righe,
dal grigio tra il bianco e il nero, dal non detto, e non
solo da ciò che ci viene mostrato. Il Dottor Christian
Troy, interpretato da Julian McMahon, è quello
bello, donnaiolo, con la Lamborghini arancione, spregiudicato,
amante delle feste, e che regolarmente usa sugli altri
quel potere che gli conferisce il suo status e la sua
professione. Tutti i fans della serie vanno pazzi per
lui, uomini e donne. Perché il Dottor Troy è
anche intelligente e simpatico. è il classico figlio
di puttana al quale si perdona tutto.
Sean McNamara, invece, è sposato e ha tre figli,
è professionale, discreto, mondano quasi zero,
e sempre interessato ad elargire la sua professionalità
anche pro-bono, ovvero gratuitamente, a chi ne ha bisogno
e non se lo può permettere. Anche Sean è
molto amato e pur se meno carismatico, tutti parteggiano
per lui. Attenzione! Tutto ciò ad una prima lettura
superficiale, perché, in realtà, non è
così. Nip/Tuck è uno spaccato oltremodo
verosimile di vita reale irrigata di ottima sceneggiatura,
forse la serie tv che meglio riesce a riproporre e sottolineare
la realtà e le bizzarrie della società moderna.
Bisogna considerare che Ryan Murphy, l’ideatore,
a tutto questo ha aggiunto anche i drammi, a volte esagerati
e assurdi ma tremendamente appassionanti, di una famiglia
che non riesce a separare la normalità dalla trasgressione,
l’irrazionalità dal rispetto, e la gelosia
dal buon senso; come se qualcuno potesse essere davvero
capace di farlo. Nella serie la vita degli adulti si accosta
alla perfezione a quella degli adolescenti, anche se il
più delle volte è difficile capire chi si
stia comportando effettivamente come tale. E a questo
proposito, salta fuori un altro concetto che va a braccetto
con la bellezza, quello della giovinezza. Nello studio
McNamara/Troy, i clienti/pazienti, sono sempre in cerca
di una nuova “età dell’oro”.
Desiderio facilmente comprensibile; alla giovinezza è
legato un concetto di “immortalità”
che, per un certo periodo della nostra vita, ci accompagna.
Ma se la bruttezza è per sempre, la bellezza non
lo è. Passa. Occorre anche tenere presente che
i Nostri lavorano a Miami, regno dei locali alla moda,
delle discoteche, una delle città gay per antonomasia,
e sul lettino dello studio più in si sdraiano uomini
e donne, a volte già bellissimi, ma sempre insoddisfatti
del proprio aspetto fisico. Ryan Murphy però, nonostante
la “giovane età”, coetaneo dei suoi
protagonisti (“due splendidi quarantenni”,
direbbe Nanni Moretti), gioca sempre di equilibrismo,
passando dalle ossessioni assurde ai casi dove, invece,
la chirurgia estetica è veramente utile per arrivare
a dare una risposta alla domanda che il nostro guru, il
Professor Marco Gasparotti (vedi intervista), vuole tirare
fuori dai suoi pazienti: “Qual è il corpo
che devo creare perché tu possa mostrare la tua
vera anima?”. Così nella sala operatoria
più trendy del mondo, c’è un Bang
and Olufsen, che la mano dell’anestesista Liz (Roma
Maffia) sfiora e che come alla parola “Sesamo”
si apre e parte una canzone. Un brano che rappresenta
il paziente, e la colonna sonora delle operazioni è
la strepitosa intro di ogni intervento.
Non si risparmiano in Nip/Tuck, sangue, protesi, bisturi,
suture, grasso, bende… Del resto sono chirurghi
mica estetisti, e le “crudeltà” delle
operazioni vengono anche esplicitate a parole.
Un esempio? Ecco cosa significa farsi un lifting. “è
come schiantarsi contro un vetro a 90 miglia orarie”
rispondono i nostri due “eroi”. Eppure la
loro schedule è piena di appuntamenti: aumento
del seno, liposuzioni, lifting, rinoplastiche, blefaroplastiche,
addominoplastica, per non parlare poi di operazioni legate
alla sfera sessuale come l’allungamento del pene
o la vaginoplastica. Come le star ricorrono al bisturi
nella vita anche in Nip/Tuck fanno la fila per fare una
comparsata nel telefilm del momento: Sanaa Lathan (nel
ruolo della nuova proprietaria della clinica McNamara&Troy),
Larry Hagman (il mitico JR, nel ruolo del marito facoltoso
della Lathan), Kathleen Turner (nel ruolo di una intrattenitrice
telefonica che necessita di un intervento alle corde vocali),
Catherine Deneuve, Richard Chamberlain, Jacqueline Bisset,
Melissa Gilbert, Brooke Shields, Vanessa Redgrave, Alanis
Morissette e Peter Dinkelage.
Ed ora arriverà anche Nicole Kidman che è
una fan sfegatata della serie. Non tutti siamo come Tadzio
di Morte a Venezia, in molti assomigliamo di più
a Gustav Von Aschenbach, magari quando gli cola la tinta
dei capelli mentre rapito, cita Oscar Wilde “La
bellezza è una forma del genio anzi, è superiore
al genio in quanto non richiede commento. Essa è
uno dei grandi fatti del mondo, come la luce del sole,
o la primavera, o il miraggio nell'acqua scura di quella
conchiglia d’argento che chiamiamo la luna. Non
può essere interrogata, è sovrana per diritto
divino”.
Wow! Scattato il brivido? Allora è meglio tornare
alla realtà.
Cliccate pure su questo link e riporterete i piedi per
terra: http://www.laclinique.it/celebrita.htm.
è quello dedicato agli interventi delle celebrità.
Se siete curiosi, di scoprire come sono cambiate, nel
tempo, grazie alla chirurgia estetica, alcune delle personalità
più note dello star system internazionale.
E, vi assicuriamo, che può essere molto, ma molto,
liberatorio...Marco Gasparotti il numero 1
L’età per la chirurgia plastica è
molto cambiata e, negli ultimi anni, rappresenta un vero
e proprio mutamento sociale. Ce ne parla il più
celebre chiurgo plastico italiano
è uno dei migliori se non il numero 1. è
professionale, talentuoso, simpatico, esperto, pratico.
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Il Professor Marco Gasparotti ti colpisce
subito per la sua modestia, e per il suo far di tutto
per metterti a tuo agio, nonostante possa sfoderare un
curriculum e una serie di premi vinti in tutto il mondo
da far girare la testa a quelli del Guinnes dei primati.
Professor Gasparotti, in Nip/Tuck il Dottor Troy
e il Dottor McNamara iniziano ogni incontro con un cliente/paziente
dicendo: “Ci dica cosa non le piace di sé”.
Le pare un buon approccio?
Questa è una frase tipicamente americana. Personalmente
la trovo troppo fredda, perché l’incontro
con il paziente non deve essere un interrogatorio. Nemmeno
dire: “Che cosa vuoi?” va bene, perché
non siamo in un negozio. L’incontro deve servire
a tirare fuori quello che i clienti vogliono/desiderano
realmente.
Quali sono le richieste più frequenti?
Attualmente è tutto stravolto rispetto al passato.
Fino a qualche anno fa si facevano molti lifting intorno
ai 60 anni mentre oggi si fanno intorno ai 30 e, addirittura,
si rifanno i seni già a 14 anni. Attualmente la
chirurgia estetica è lavorativa intorno ai 30/50,
mentre dai 14 ai 60 e oltre è di tipo sessuale.
La ragazzina di oggi si immedesima nelle veline, o in
modelli simili, e quindi si immagina un futuro ricco e
sfavillante con il calciatore e tutto questo è
ottenibile, nell’immaginario collettivo, se si esibisce
un grosso seno. Ed ecco che le ragazzine di 14/15 anni
vengono da me, spesso anche spinte dalle madri, a chiedere
l’aumento del seno, la liposuzione, quindi una chirurgia
che esalti la piacevolezza del corpo e di conseguenza
la capacità di essere attraente. Ora l’età
per il lifting va dai 35 ai 40 anni, quello che un tempo
era invece appannaggio dei 60.
Quanto un chirurgo deve essere anche psicologo?
Devi essere un finissimo psicologo, soprattutto se vuoi
sopravvivere in questo baillamme. Perché è
vero che il paziente sceglie chi lo opera ma deve essere
anche vero che il chirurgo deve scegliere chi operare.
Se ti trovi davanti una persona che ha in mente idee o
aspettative assurde cerchi di non operarla, altrimenti
crei, prima di tutto, una delusa e ciò è
molto pericoloso. Se viene da me un uomo che ha 50 anni
e vuole mettersi a posto le borse sotto gli occhi perché
è un professionista e vuole avere un aspetto meno
stanco, va benissimo ma se mi dice che vuole fare l’intervento
per acchiappare le ragazzine deve sapere che non le acchiapperà
con questo mezzo. Resta sempre un uomo della sua età
e se mira a fare il latin lover magari può puntare
sulla simpatia oppure sui soldi. Quindi bisogna fare molta
attenzione perché la chirurgia estetica se non
è capita a dovere rischia di generare una serie
di clienti insoddisfatti.
E gli uomini si rivolgono a lei?
Molti uomini. Sono in nettissimo aumento, soprattutto
sono motivati da questioni legate alla professione. Oggi
la selezione è durissima nel mondo del lavoro e
un uomo, a 50 anni, fa molta fatica a riciclarsi. E quindi
ecco che l’aspetto, l’apparire, assumono una
notevole importanza. Bisogna anche tener presente che
oggi si diventa padri molto tardi, ci sono tanti uomini
di 45/50 anni che quando portano i figli all’asilo
si trovano davanti quei padri di 27 o 30 anni anni. Eh,
allora, gli viene da dire: “Magari queste borse
sotto gli occhi, queste palpebre che cadono… Togliamole”.
Le differenze sostanziali tra il lavorare come chirurgo
in America, poniamo a Miami dove è ambientato Nip/Tuck
o a Beverly Hills “regno” del silicone, e
in Italia?
Ci sono differenze sostanziali. Innanzitutto voglio dire
che, a mio avviso, i migliori chirurghi al mondo sono
i brasiliani. Perché sono i più estrosi
e, come nel calcio, anche nella chirurgia estetica, le
invenzioni sono brasiliane. Gli americani poi le codificano,
le geometrizzano. L’America ha una struttura piramidale:
ci sono dieci chirurghi bravi al top e 200 mezze calze.
Questo perché mentre i brasiliani nell’essere
estrosi mettono sempre del loro in ogni operazione, gli
americani vanno avanti seguendo degli schemi e conseguono
dei risultati molto più stereotipati. Facciamo
proprio l’esempio di Beverly Hills: tutte tettone,
tirate e con nasini piccoli. Eppure in America ci sono
dei chirurghi bravissimi ma sono, in genere, di origine
mediterranea: libanesi, oppure i latino americani che
vivono a Miami. L’americano è solitamente
molto geometrico, ottimo tecnico, ma realizza una sorta
di bamboline, un po’ come delle Barbie. In Europa
ci sono, invece, ottimi chirurghi, vedi in Spagna, in
Italia e in Francia.
Allo studio McNamara e Troy arrivano delle rischieste
addirittura patologiche; anche si è trovato di
fronte a domande estreme?
Sì. Sono arrivate molte strane richieste anche
a me e ho detto assolutamente no.
Il mio studio può permettersi dei rifiuti perché
lavora davvero tanto. è allora evidente che questa
situazione ti pone su un livello diverso. Dopo tanti anni
di lavoro, dopo aver ottenuto ottimi risultati e aver
acquisito una certa notorietà e dimostrato affidabilità
diciamo che si può anche dettare il gusto. Certo
è che se una paziente chiede un seno della sesta
misura ed è alta un metro e cinquanta bisogna dire
no, indipendentemente dalla necessità di lavorare.
Non bisogna assecondare richieste antiestetiche perché
anche se operi il paziente, il risultato non sarà
soddisfacente. Diffidate di chi vi dice sempre di sì
perché vuole dire che o cerca guadagnare e basta
o non è un professionista.
Nel suo libro lei dà alcune regole per
riconoscere un bravo chirurgo estetico. Ad un certo punto
dice di fare attenzione attenzione ai chirurghi troppo
belli o a quelli troppo vanesi che, magari, non vogliono
rifarvi più attraenti di loro...
L’ultima parte dell’affermazione è
una battuta, però sul chirurgo narcisista la penso
davvero così. Il chirurgo va osservato perché
sicuramente al cliente verrà in mente di pensare:
“Che cosa si è rifatto?” “Quanto
si cura?” e così via. Se uno è troppo
leccato, molto elegantino, rischia di sembrare finto.
Il rapporto chirurgo/paziente per me è viscerale,
sessuale direi. E se io fossi donna preferirei affidarmi
ad una persona più simpatica, viva, sciolta, decisa
e pratica. Il narciso, quello curato, con lo studio impeccabile
e pure molto mondano, che va in giro la sera, lo lascerei
perdere. Anche perché quando operi ogni giorno,
come succede a me, occorre essere freschi e riposati e
dormire poco non è un buon biglietto da visita.
Io mi affiderei solo a uomini pratici.
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