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Charlize Theron - Una, Charlize e centomila [torna indietro]

Al cinema non fa che cambiare look e ruoli, nella vita
privata s’impegna su più fronti: questa è la Theron, eletta
la donna più sexy del mondo, una fusione naturale
di eleganza e fascino, dolcezza e dedizione, con un futuro costruito sulle ceneri di un passato tormentato

[di Claudia Catalli]

Bucava lo schermo, i registi erano entusiasti di lei”. Così il talent-scout che l’ha lanciata racconta il felice esordio di Charlize Theron, sudafricana sui generis (origini francesi da parte del padre, tedesche da quelle della madre) approdata sul grande schermo solo dopo una serie d’esperienze nel campo della moda.
Dando uno sguardo ai suoi trascorsi biografici, non la si può certo definire la classica diva “baciata dalla fortuna”. Non molti sanno, infatti, della problematica situazione in cui versava da adolescente: spedita a 13 anni in collegio, a 15 vive il trauma della morte del padre, alcolizzato, ucciso per giunta dalla madre per legittima difesa.
Violenze, un omicidio fra genitori, un ambiente familiare tutt’altro che tranquillo per la piccola Charlize, che resterà comunque per tutta la vita fedelmente ancorata alla figura materna, con cui tutt’ora pare conviva a turni di sei mesi. Ma un passato tanto turbolento non le preclude l’accesso a una carriera brillante, anzi, Charlize cerca forse il suo riscatto in ambito lavorativo, sperimentando più campi fino a coronare il suo sogno di attrice che ancora oggi la fa sorridere con fierezza: “Questo lavoro mi diverte ogni giorno, lo lascerò quando non mi arricchirà più così tanto”.
Tornando al suo excursus professionale, accantonate moda e danza, la Theron acquista fama con la pubblicità del marchio Martini, una sorta di “papà” dispensatore di celebrità (basti pensare a George Clooney, riguardo cui la questione del “chi ha reso famoso chi” resta, in questo caso, una diatriba infinita), il cui fotogramma che lasciava intravedere il suo fondoschiena è diventato un cult. Queste le sue dichiarazioni su quello spot: “Mi sentivo quasi una Bond Girl, è stato molto divertente e, al tempo stesso, mi ha fatto capire che non volevo fare altro che l’attrice”.
Nel 1995 arriva finalmente l’agognata occasione di entrare nel mondo dello spettacolo. Il primo film in cui compare è Due giorni nella valle, seguito due anni più tardi da L’avvocato del diavolo, film che le dona un’ampia visibilità, grazie al notevole salto di qualità: da attrice alle prime armi al set condiviso con un mostro sacro come Al Pacino.
Per il successo vero, riscontrabile a livello internazionale, bisogna aspettare il 2003, annata che le si rivela particolarmente fortunata. Per la prima volta nella storia del cinema, un’attrice vince contemporaneamente, e per lo stesso film (Monster), l’Oscar come migliore attrice, il Golden Globe e il Sag Award.

Per non parlare del suo primato come sudafricana: nessuna sua compatriota era mai riuscita ad ottenere un riconoscimento ufficiale e mondiale per la sua bravura professionale, in ambito recitativo. La sua interpretazione di Gilda Bessè fa impazzire gli uomini. Charlize indossa i panni di una fotografa sensuale ma priva di ambiguità, fidanzata con tale Guy (ovvero Stuart Towsend, vero compagno di vita della Theron). Il suo legame affettivo non le impedirà, però, di cedere alla passione proibita con la bella Mia/Penelope Cruz: eccolo il perverso Gioco di donna del titolo, un film che ha letteralmente fatto scalpore. In particolare, durante un’intervista, la Cruz non ha esitato a dichiarare che il miglior bacio mai dato sul set è stato proprio quello scoccato sulle labbra della bella collega Charlize.
Desiderata, a questo punto, da uomini e donne, la diva sudafricana non sfrutta tanto le virtù estetiche, quanto piuttosto la sua professionalità, dimostrata in più occasioni, non ultima l’opera di Paul Haggis presentata alla 64a Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia. Con una fluente chioma bruna, troviamo una Theron tutta d’un pezzo, nel ruolo di una (f)rigida poliziotta ossessionata dalla verità. “Io sono affamata di verità e fatti reali”, ha dichiarato l’attrice in conferenza stampa, “quando ho letto il copione di The Valley of Elah la mia reazione è stata immediata, mi ha catturato subito e per me è stato facile agire d’istinto, buttarmi. Oggi ne sono contenta”.
Fra le domande che le sono state rivolte, risultano particolarmente interessanti le sue riflessioni relative alla guerra: “I nostri soldati dovrebbero tornare a casa subito, essere curati. Bisognerebbe fare più attenzione al fatto che sono impiegati in missioni pericolose, mi auguro che il governo ne tenga conto e si occupi di proteggerli come dovrebbe, oltre a farli tornare sani e salvi”.
Non solo icona di una bellezza acqua e sapone, quindi, ma anche una donna vissuta con le idee sfacciatamente chiare. Ne è un esempio la scelta di sposarsi solo a condizione che qualcosa cambi nel suo paese d’adozione: “Io e Stuart (Townsend, n.d.r.) ci sposeremo solo quando il governo americano permetterà ai gay di sposarsi. Vogliamo condividere la nostra felicità con loro”.
Una presa di posizione alquanto insolita, ennesima figlia di quel camaleontismo che l’ha sempre caratterizzata, per lo meno dai turbolenti 15 anni in su.


 
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