l
bello della Honda CBR 1000 RR, per gli amici Fireblade,
è il suo essere conservatrice e al tempo stesso
rivoluzionaria. Il fatto è che nonostante gli
aggiornamenti e le continue migliorie tecniche, lei
rimane una sportiva moderna nel design ma tutto sommato
tradizionale per ciò che riguarda la meccanica.
Laddove le colleghe più esasperate fanno a gara
nello sfoggiare l’ultimo componente derivato dalla
MotoGP, lei non fa altro che migliorare se stessa, un
passo alla volta.
Insomma, di elettronica e mappature da gara qui non
c’è traccia, men che meno controlli di
trazione o diavolerie per migliorare l’erogazione
del motore. D’altronde il “mille”
firmato Honda va già bene così.
Dieta ferrea
Così la prima preoccupazione dei progettisti
è stata quella di limare il peso il più
possibile intervenendo su telaio, forcellone, impianto
frenante (pinze e dischi) e addirittura batteria, strumentazione
e fari! Oltre mezzo chilo è stato recuperato
solamente con l’utilizzo della nuova catena; piccolo
strappo alla regola è stato fatto per l’ammortizzatore
di sterzo elettronico che, tuttavia, risulta più
compatto e leggero del precedente.
Apprezzabile la scelta di andare controcorrente proponendo
lo scarico in posizione classica di fianco alla ruota
e non sotto al codone, come avviene ormai su tutte le
sportive, tanto più che il silenziatore (cortissimo)
quasi si mimetizza tra il forcellone e il telaio.
Sulla bilancia la Fireblade fa segnare un ottimo 199
kg, vale a dire 4 kg in meno rispetto al vecchio modello.
Non male se pensiamo che si tratta di una massa “lorda”
vale a dire completa di tutti i liquidi.
La sinfonia dei 13.000
La filosofia del “downsizing” non ha impedito
agli ingegneri di sbizzarrirsi nel cercare il particolare
da migliorare nel quattro in linea della CBR.
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Alla fine si è scelto di aumentare di un millimetro
lo spessore dei pistoni forgiati, il che ne ha impedito
l’integrazione nel carter; da segnalare le valvole
di aspirazione in titanio e, soprattutto, la tanto attesa
frizione antisaltellamento, al debutto su una Honda
stradale. La dieta di cui sopra, ha fatto perdere al
motore ben 2,5 kg, ciò nonostante la cavalleria
è salita fino a quota 177 cv a 12.000 giri con
una coppia massima di 113,8 Nm a 8.500 giri e il limite
della zona rossa spostato fino a 13.000 giri.
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