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Borat - Dal Kazakhistan con furore [torna indietro]

Arriva finalmente in Italia la commedia più pruriginosa e scorretta degli ultimi anni. Protagonista un giornalista sboccato,razzista e sessista interpretato dal surreale comico inglese Sacha Baron Cohen

[di Maria Stella Taccone]

Grossi baffi alla Groucho Marx, un sorriso ampio e indecifrabile che ricorda quello dello Stregatto di Alice, aria svagata, lingua tagliente e un completo grigio che ha visto più sudore che acqua. è lui, Borat, il giornalista kazako che col suo humour al vetriolo, il linguaggio sboccato e il comportamento scorretto ha smosso (molto) le acque internazionali, facendo indignare governi, star ed esponenti religiosi e tremare (di risate) le sale cinematografiche.
Il personaggio, nato nell’ambito del programma tv Da Ali G Show, è un invenzione dell’ebreo inglese Sacha Baron Cohen (Ali G, Ricky Bobby: la storia di un uomo che sapeva contare fino ad uno) che sulla scia del successo ottenuto sul piccolo schermo, complici il produttore Jay Roach (già regista della saga di Austin Powers e dei blockbuster Ti presento i miei e Mi presenti i tuoi?) ed il regista Larry Charles (tra gli autori delle popolari serie Seinfeld ed Entourage), ha studiato per il curioso giornalista un’avventura cinematografica in cui il nostro, negli States per uno studio culturale a beneficio del natio Kazakhistan, si trova ad essere distratto dalle forme prorompenti della star di “Baywatch” Pamela Anderson (quale uomo non lo sarebbe?).
Malgrado “la divagazione” Borat riuscirà, attraverso una serie di interviste (vere), a disvelare i pregiudizi e le ipocrisie insite nella
cultura americana, ma non solo…
“Quello che fa Sacha in questo film è rivoluzionario - dice Roach - Ha creato un personaggio totalmente credibile e follemente divertente e nel contempo trovato un modo per fare dell’ironia su temi come il razzismo, l’antisemitismo, la misoginia, lo sciovinismo e l’ipocrisia”.
“C’è un’intensità e un’intelligenza straordinaria nella performance di Sacha, così come un grande coraggio. E’ sempre reale, complesso e spontaneo. Non ho mai visto niente del genere”, aggiunge Larry Charles, che a proposito del lavoro fatto con Cohen racconta: “Durante i nostri incontri creativi, io parlavo sia con Sacha che con Borat, una cosa sconcertante, ma anche divertente. Ho capito perché si comportava così: doveva rimanere concentrato su quello che stava avvenendo in quel momento, ma anche distaccato e cosciente di quello che stava facendo. Un equilibrio difficile da mantenere”.
Il risultato? Un film coraggioso, sovversivo ed originale, pieno di invenzioni e di sorprese, che fa ridere fino alle lacrime e rimanda alla comicità surreale, “politica” e sopra le righe di cui si nutrivano i Marx e i Monty Python.



 
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