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Il corpo, ieri come oggi, è il centro delle
nostre tensioni contemporanee. Gioco, desiderio, paura,
orrore, seduzione, libertà sono alcune delle
vie lungo il sentiero dell’erotismo estremo, un
oscuro fenomeno. Oscuro poiché non divulgato,
misconosciuto dalle classi dominanti, benchè
tollerato e perciò veicolato e relegato negli
ambiti della cultura underground. Spettacoli, film,
nonché letteratura, e un’ampia gamma di
siti web pullulano. Fetish, Bdsm (acronimo di Bondage-domination-sado-masochism),
sono alcune delle esplicazioni di questa variegata brodaglia
primordiale afferente all’erotismo estremo.
Nel fetish, l’elemento erotizzante è rivolto
all’abbigliamento, siano corsetti, o stivali,
in vernice, lattice o pelle, di un colore piuttosto
che un altro, da vedere indossato e da indossare. E
in quest’ambito, vige la logica della costrizione,
ovvero di indossare indumenti ed accessori che obbligano
chi li indossa a mantenere una posizione, incedere in
modo non naturale, diverso. Abbracciare la cultura fetish
è di certo meno rischioso (ad eccezione dell’eventualità
di indossare alcuni capi di abbigliamento e accessori,
come ad esempio le scarpe, zeppe di sedici centimetri,
di Vivienne Westwood, in mostra a Vigevano lo scorso
anno, e che tempo fa fecero fare a Naomi Campbell un
memorabile capitombolo in passerella) e più facile
del bdsm. Quest’ultimo, entro cui sono comprese
diverse pratiche sessuali estreme, quali il bondage,
la dominazione e la sottomissione ed il sado-masochismo,
resta un’esperienza più complessa e articolata,
ma non impossibile. Predicato di tali pratiche in generale
e di una di esse in particolare, ovvero del bondage,
è lasciare una traccia sul corpo e sulla mente.
Aprire un varco nella testa ed ampliare ed intensificare
la gamma di percezioni sensoriali. Esperienza individuale
prima ancora di essere relazionale. Il dolore, nelle
sue forme più sfumate e variegate e il piacere
che nasce da esso e dalla sua condivisione. Un gioco
che può far male, ma può altresì
liberare il nostro animo e far sperimentare nuove frontiere
del sè.
E come ogni gioco si basa sul principio di consensualità
tra i partner, liberi e uguali che scelgono di sperimentare
nuove frontiere dell’erotismo. Tra le pratiche
di Bdsm, il bondage ha una forte valenza estetica oltre
a fungere da catalizzatore ed amplificatore di sensazioni
per entrambi i partner. Ma cos’è il bondage?
L’etimologia della parola, “bondage”,
in lingua sia inglese sia francese, sta a significare
“legaggio” ed è usata per indicare
una pratica sessuale che consiste nel legare il partner.
Diverse le sensazioni che da essa scaturiscono. Il bondage
è un atto eminentemente estetico, voyeuristico,
oltreché una sfida creativa per il soggetto attivo,
ovvero colui che lega. Il soggetto passivo, colui che
è legato, ha invece altri interessi. La vulnerabilità,
la fragilità che discende dalla volontà
di abbandonarsi completamente al partner, facendosi
legare da lui, genera nel soggetto passivo emozioni
di grande intensità e acuisce i suoi sensi. Chi
è immobilizzato, con il passar del tempo, prende
infatti coscienza delle proprie tensioni muscolari,
della temperatura dell’aria, dei suoni, della
trama delle corde e della propria eccitazione. Questa
esperienza può esser resa ancor più intensa
mediante il ricorso ad alcuni stimoli esterni quali
un soffio, il calore della cera fusa, un graffio o una
carezza sulla pelle e, magari, culminare con l’amplesso.
Il bondage, atto di erotismo estremo, resta comunque
un gioco di corde e di nodi. Plurimi possono però
essere i mezzi per immobilizzare il partner, le tradizionalissime
corde, mezzi di pronta e facile reperibilità
quali foulard o sciarpe, o per i più arditi,
catene, evocative dell’immagine persuasivamente
erotica della schiava incatenata. Il legaggio può
essere più o meno indolore e ciò dipende
dalle caratteristiche intrinseche del materiale e dal
modo con esso cui si esegue. Una corda di spessore sottile
può comportare più facilmente il rischio
di problemi circolatori e lividi. Mentre una corda di
spessore largo, essendo meno flessibile, obbliga a realizzare
nodi troppo grandi e antiestetici. Le tecniche di bondage
variano a seconda del grado di costrittività,
maggiore o minore, e del tipo di legaggio.
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Essenzialmente sono riconducibili a due: il bondage
di matrice americana (occidentale) e il bondage di matrice
giapponese, ovvero shibari.
Il primo è caratterizzato dalla simmetria della
legatura e da una certa eleganza minimalista, data dall’impiego
della minima quantità di corda idonea all’immobilizzazione.
Il secondo, lo shibari, è invece una tecnica
di immobilizzazione più avanzata, usata anticamente
dai samurai. Altamente ritualizzato, si svolge infatti,
come il bondage americano, con estrema lentezza. Diversamente
da quest’ultimo lo shibari ha un impatto estetico
più elevato e una maggiore complessità.
Nell’ambito della moda, si ricorda, ad esempio,
la campagna pubblicitaria della collezione donna autunno-inverno
2006/2007 di “Blumarine”. La suddetta tecnica
segue dei canoni ben precisi quali la sovrapposizione
e l’asimmetria. Anziché usare una sola
legatura si preferisce infatti unire vari strati separati
che si distinguono per i materiali usati ed i nodi effettuati
e realizzare legature non precise, ma leggermente asimmetriche,
poiché nello shibari, come anche in tutte le
arti giapponesi, la precisione assoluta è da
evitare. Ci sono però in quest’ambito specifiche
regole, codificate dalle 150 scuole tradizionali ideate
dalle altrettante famiglie guerriere ed arricchite dalle
varianti moderne. Molteplici le figure che possono essere
create con il bondage. Vere e proprie sculture, nonché
oggetti di uso quotidiano, come la sedia, la poltrona
o il tavolino e tante altre ancora che sono passate
esaustivamente in rassegna nel libro di Ayzad, BDSM,
Guida per esploratori dell’ erotismo estremo (Castelvecchi,
2004). Ciò dipende dalla fantasia dei partner,
dalla loro familiarità con le corde e soprattutto
dalla loro voglia di giocare. E per i neofiti, singoli
o coppie, che volessero imparare e approfondire la conoscenza
delle tecniche di bondage, esistono appositi corsi sul
web (quale il corso di shibari in inglese di www.nawashibari.com/techniques/index02.html
e anche quello del sito italiano www.anastassja.org).
Inoltre a Roma, la boutique fetish Alcova, nei pressi
di Piazza Navona, ormai da anni e con successo, organizza
dei corsi mensili articolati in lezioni di due ore circa,
a cadenza trimestrale, tenuti dal rope-artist Maestro
Bd. Tutti i curiosi, ma paurosi e perciò recalcitranti
a vivere il bondage sulla propria pelle, poiché,
come diceva Justin Bond nel film Shortbus -“il
voyeurismo è partecipazione”- possono comunque
assistere alle svariate performance allestite nell’ambito
di feste fetish, a Roma presso il Ritual, party Bdsm
itinerante a cui si accede tramite iscrizione alla mailing
list www.ritualtheclub.com, e a Milano presso la discoteca
Revolution. Insomma ce n’è per tutti gusti.
Perché non provare? E a coloro che scansano radicalmente
tale eventualità o peggio, la apostrofano come
“perversa” o “malsana”, si consiglia
la visione dello splendido film di Steven Scheinberg
Secretary, in cui la fantastica protagonista, Maggie
Gyllenhaal, fa sesso con James Spader, legata a un albero.
Tale film mette in luce che nulla è malsano se
è condiviso. Solo quando il gioco, e l’erotismo,
come la seduzione lo è, diviene più importante
dei giocatori, allora scatta la perversione. Ci si allontana
dal dialogo, dall’esperienza sessuale reciproca,
vissuta come dono di sé, totale, senza limiti
né confini. E si entra in un onanistico soliloquio
con l’io, all’interno di quelle sovrastrutture
che hanno corazzato l’uomo e l’hanno reso
non padrone, ma schiavo di se stesso. L’erotismo
è un gioco, una gioia e un piacere da sentire
su di sé da vivere e da condividere. Un imperativo
categorico per alcuni, libertini e libertari, un semplice
monito, per tutti gli altri.
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