"Il
bondage è un modo di vivere la sessualità.
Molto più diffuso di quanto si pensi”.
Parola di esperto ma noi, prima di sottoscrivere, abbiamo
indagato dove e come possibile. La nostra guida si chiama
Stefano ed è il proprietario di Alcova, un negozio,
a due passi dal Vaticano, a Roma, specializzato in fetish,
sadomaso e bondage. Un’oasi sexy chic per chi
ha fatto del BDSM (bondage/dominazione/sadomasochismo)
la sua passione e per chi ha solo voglia di divertirsi
con un tocco di originalità. Siamo arrivati qui
attratti da un annuncio scovato in rete: “A
grande richiesta la nuova edizione del corso per imparare
tecniche e segreti del bondage”. Come un
corso? Ma certe cose non si fanno rigorosamente chiusi
in camera da letto? In coppia, tra amici, tra complici
ma un corso non sarà un po’ troppo? Con
in testa una serie di domande siamo arrivati nel paradiso
dei lussuriosi, nato con la precisa volontà di
non nascondersi in una viuzza di periferia. Una piazzetta
in pieno centro, un piccolo giardino con alberi e panchine
e poi sanpietrini e palazzi antichi completano la scenografia
tipicamente romana, in un angolo la vetrina è
assolutamente esplicita, eppure, perfettamente integrata
al contesto. Siamo arrivati nella boutique del BDSM:
sex toys, abbigliamento, biancheria intima, frustini,
corde, maschere, libri, riviste, gadget di ogni tipo.
Tutto curato nei minimi dettagli.
Chi si iscrive al corso di bondage?
Persone assolutamente comuni. In genere coppie, ma anche
alcuni single. In ogni caso devono sempre essere di
numero pari. Questo mese iniziamo la nuova edizione
del corso, ogni classe è di 12/16 allievi al
massimo. La loro età varia dai 20 ai 60 anni.
Soddisfatto dei tuoi studenti?
Non sono io a insegnare ma il Maestro BD, un vero guru
in fatto di bondage. Sì certo, lui è soddisfatto.
Mi dice che studiano e ripassano molto anche a casa.
I principianti sono un po’ timidi? All’inizio
almeno…
Sì ed è normale che lo siano. Più
che altro perché non è facile essere in
tanti e lavorare sui corpi, ma noi cerchiamo di farli
sentire a loro agio il più possibile. Prima di
tutto si spiega il concetto di bondage come forma d’arte.
È un’arte che rivela una propria estetica
molto precisa: il corpo viene disegnato ed esaltato
dalle corde.
Chi arriva a praticare il bondage?
In genere sono coppie molto rodate che non lasciano
nulla al caso, soprattutto in fatto di sicurezza. Il
bondage è un accessorio del rapporto sessuale.
Per la maggioranza delle persone il fine ultimo è
il rapporto, ma non per tutti. Per alcuni è molto
appagante anche solo l’aspetto estetico.
Come si crea una perfetta sintonia?
Innanzitutto bisogna riconoscere i segnali del corpo.
Spesso ci sono forme di timidezza anche all’interno
di un rapporto di anni. Poi, magari per vincere l’imbarazzo,
si può scegliere di interpretare un ruolo, di
travestirsi. Giocare al dottore e all’infermiera
è un classico per sentirsi più disinibiti.
Dovrà pur esserci un motivo, no? A quel punto,
creata l’intesa, il passo successivo non è
difficile.
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Qualche regola per i neofiti?
Praticare bondage su qualcuno non significa
impedire la corretta circolazione del sangue! I nodi
non devono essere troppo stretti ma, come si sente spesso
dire, sono legami d’amore, sono sensualità
allo stato puro. Si tratta di un gioco, non di una sottomissione
violenta. Le corde bloccano i movimenti ma è
importante saper come e dove legare un partner per evitare
incidenti di percorso. Entrambi i partner devono provare
piacere.
C’è qualcosa che ti spaventa di questo
lavoro?
Sì. Incontrare i feticisti o i masochisti patologici.
Sono persone che hanno bisogno di fare male o di subire
un dolore estremo. Questa patologia non si lega al rapporto
anzi ne è completamente estranea.
Ricapitolando. Quali caratteristiche possiede
la coppia ideale che pratica il bondage?
Fiducia, conoscenza e comunicazione. In generale, se
mancano questi tre elementi, è difficile che
ci sia un buon rapporto di coppia, complice e trasgressivo
al punto giusto.
Continuiamo a gironzolare tra fruste e accessori di
ogni tipo. Mentre ammiriamo una cintura di castità
per soli uomini, entrano alcuni clienti, come noi si
guardano attorno ma il clima non è quello di
un comune sexyshop. Nessuno si avvicina al BDSM con
il senso di colpa insito nella pornografia. Quando si
pratica sesso estremo, in qualche modo, si è
più consapevoli, si è fatto un percorso
più articolato. Noi non molliamo la cintura e
scopriamo anche che è uno degli oggetti più
venduti. La usano sia coppie etero che gay, in entrambi
i casi, dominatori su schiavi. Un regalo molto intimo,
rappresenta il dono completo del proprio corpo, della
propria fedeltà. Della propria assoluta concessione
all’altro. In negozio entrano più donne
che uomini, il sole fuori splende ed è quasi
ora di andare a pranzo. Amiche, single, compagne eccitate
all’idea di fare un nuovo regalo, di organizzare
una serata speciale. Una di loro compra uno stranissimo
oggetto per praticare il self-bondage. Un lucchetto
di metallo con una serratura circolare che si blocca
congelando dentro dell’acqua. In pratica, lo si
mette in frigo, ci si lega e poi, fin tanto che il ghiaccio
non si è sciolto si resta legati. Ogni gusto,
un piacere. Noi siamo attratti dai completini in latex,
dalle maschere, dalle paperelle vibranti. Dai frustini!
Avete idea di quanti modelli di fruste possa aver prodotto
la fantasia dell’uomo? Infiniti. Da non crederci.
Nel girovagare cerchiamo di darci anche un tono e allora
sfogliamo cataloghi di fotografia, riviste specializzate,
manualetti di facile consultazione utili per educarsi
a ogni categoria del BDSM. Decidiamo anche di provarci
un paio di vestitini in latex, per il piacere di farlo.
Di sentire addosso una seconda pelle. Un po’ fredda,
ma dannatamente sexy. Certo, non si adatta a tutti ma
in fondo è una questione privata, non si esce
mica combinati così e nella propria alcova è
bello non avere vergogna del proprio corpo. A questo
punto andiamo a pranzo ma prima di uscire scopriamo
una percentuale che ci stupisce: il 40% degli uomini
sono schiavi, il 30% dominatori, mentre il 20% delle
donne sono dominatrici e solo il restante 10% sono schiave.
Ma allora, cosa ci facciamo con il collarino da schiava
che abbiamo appena acquistato? Sarà meglio cambiarlo
con un frustino?
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