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L'elettricista dell'arte [torna indietro]

Ama definirsi così Marco Lodola, esponente di spicco
della pop art e del neo futurismo italiano che si ritiene realizzato solo quando riesce a dar luce alle sue opere

[di Simona Cochi]
Quella di Marco Lodola è una visione proletaria dell’arte. Si ritiene, infatti, pienamente realizzato come artista solo quando, alla fine, dà luce alle sue opere, accendendole letteralmente. Nato, nel 1955, a Dorno, in provincia di Pavia, è proprio lì che vive ed opera. Dopo gli studi all’Accademia delle Belle Arti di Firenze e di Milano con un gruppo di artisti fonda, agli inizi degli anni ’80, il movimento Nuovo Futurismo, di cui il critico Renato Barilli è stato principale teorico. Le sue opere ispirate al cinema, alla pubblicità e alla musica fanno parte del concetto di “Cosmesi urbana” di cui Marco Lodola si sente promotore. Ha esposto in tutte le maggiori città italiane ed europee quali Roma, Milano, Firenze, Bologna, Lione, Vienna, Madrid, Barcellona, Parigi ed Amsterdam e, nel 1994, è stato uno dei primi artisti europei ad esporre, su invito della Repubblica Cinese, nei locali degli ex archivi della città imperiale di Pechino. Nel 1996 espone negli Stati Uniti a Miami e a New York e partecipa alla XII Quadriennale di Roma e alla VI Biennale della Scultura di Montecarlo. Ha collaborato, inoltre, con importanti industrie come Swatch, Coca Cola, Illy, Biagiotti, Byblos, Harley Davidson, ecc.
La passione artistica di Marco Lodola è legata, da sempre, anche alla musica e alla danza; è stato infatti incaricato dal Teatro Massimo di Palermo di realizzare Gli avidi lumi, quattro totem luminosi alti sei metri, raffiguranti episodi significativi delle nove opere in cartellone. Le sculture rimarranno poi esposte nelle maggiori piazze cittadine, come è già avvenuto a Montecarlo e al Castello Visconteo di Pavia. Il laboratorio-atelier di Lodola si trova a Pavia ed è una ex-fabbrica ristrutturata, chiamata Lodolandia: uno spazio aperto per incontri interdisciplinari a musicisti, fotografi e scrittori. Tra le collaborazioni di Lodola, quella con gli 883 e i Timoria per i quali ha curato le scenografie di molti loro concerti, oltre alle copertine degli album e ai gadget. Organizzatore del premio musicale Tribe Generation, nel 1999, e di quelli cinematografico Brescia Music Art e musicale, Roxi Bar, Lodola, ha anche progettato l’allestimento della facciata di Palazzo Bricherasio di Torino per la celebrazione dei Centodieci Anni della Fondazione della Juventus e, a Milano, nell’ambito de La bella estate di Milano, ha allestito la mostra Lodolandia.

Che tipo di artista è Marco Lodola?
Sono un’artista immediato e istintivo. Ogni lavoro o lo sento subito o non lo sentirò mai. In generale, ho un approccio immediato con le cose. L’istinto mi serve al meglio per catturare le emozioni e le sensazioni del lavoro.

Una componente importante delle tue opere è la luce. Perché? Non bastavano i colori e le forme?
La luce è una componente fondamentale della nostra vita. Noi non esisteremmo se non ci fosse la luce. Mi è sempre piaciuto pensare anche a questi avidi lumi. Ho immaginato il Signore dell’Universo che, dall’alto, vede la sua Terra illuminata da questi oggetti come se fosse sempre Natale. Questo tentativo dell’uomo di elevarsi e di lasciare, attraverso la scienza e la tecnologia, qualcosa di sé per me è importante.

Che tipo di colori scegli per completare le tue insegne?
Ho sempre prediletto gli acrilici agli olii proprio per l’immediatezza del risultato. Ho bisogno di vedere subito realizzato tutto quello che mi passa per la testa. Con le insegne luminose riesco, in breve tempo, a realizzare quello che voglio fare.
Senza la luce, i colori e le forme non potresti vedere le emozioni.

Per le forme ti ispiri alla danza…
Ma questa ispirazione viene da lontano. Ho iniziato a rappresentare la danza per un concetto filosofico. Avevo appreso da alcune religioni indiane e da alcune tribù, che la danza era la celebrazione della vita, come una specie di mantra.
Spiegaci il tuo programma artistico di “Cosmesi Urbana”.
Il concetto di “Cosmesi Urbana” nasce dal voler rivalutare l’epidermide e la superficie di una città. La pubblicità e le illustrazioni hanno una veloce capacità di sintesi della comunicazione così come ho voluto che fossero le mie opere. Non voglio che l’ornamento urbano venga interpretato come una specie di “delitto” artistico.

Secondo la tua interpretazione, qual è l’altro aspetto comunicativo delle tue opere?
I miei lavori sono delle figure che comunicano una sorta di disagio e profonda alienazione. è così che vedo le mie opere.

Qual è la tua definizione di artista e cosa rappresenta il tuo laboratorio Lodolandia?
L’artista vero lo vedo come un artigiano, inteso come la figura dell’artista di un tempo. L’idea di una persona che - come avveniva nell’antichità - lavora sudando e che realizza il proprio lavoro con le mani. Mi piace fare le cose attraverso la manualità e seguendo l’istinto. Il mio spazio, Lodolandia, l’ho concepito come una bottega di un artigiano del Rinascimento.Hai lavorato su commissione per vedere realizzati progetti di comunicazione per grandi aziende. Che rapporto hai con il committente?
Amo i lavori su commissione e, con un certo tipo di aziende, trovo che il mio modo di esprimersi sia in sintonia con le loro richieste. Soprattutto nell’ambito del marketing e della pubblicità.

Per chi non lavoreresti mai?
Per un interista.

Qual è stata la critica che ti ha impressionato di più?
Un critico d’arte ha dichiarato che i miei lavori non gli piacevano per niente, ma ha anche aggiunto che non li avrebbe mai confusi con un altro artista al mondo, anche perché nessuno realizza lavori utilizzando elettricità. Questo giudizio è stato per me, in realtà, un complimento. Essere originali ed unici nel mondo dell’arte è molto difficile.

Diversi video su You Tube ti ritraggono al lavoro mentre utilizzi tanti utensili differenti. Qual è quello che utilizzi di più?
Il mio cervello. In realtà non so neanche il nome di tutti quegli attrezzi. Al mio assistente gli dico semplicemente “Mi passi il coso?” oppure “Usa quell’arnese”. Penso di usare un sacco di roba ma sono troppo concentrato sul mio lavoro che gli utensili diventano solo un dettaglio.

Quali sono i personaggi che ti hanno ispirato maggiormente?
Charlie Chaplin, Orson Welles, Hermann Hesse, Stanley Kubrick e, tra le donne, Greta Garbo.

La cosa più bella che hai realizzato?
La prossima opera.

Se non fossi Marco Lodola quale altro artista vorresti essere?
Senza dubbio Matisse. La sua Danza avrei voluto farla io! Ho sempre amato le sue opere e Matisse con il movimento Fauve sono stati anche il mio argomento di tesi all’Accademia delle Belle Arti.

Come vorresti morire?
Vorrei morire dal ridere. Anzi, no... Fulminato da una mia scultura luminosa.
 
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