Stavolta
Aprilia l’ha fatta grossa. è arrivata dove
gli altri non osavano, ha abbattuto gli ultimi tabù,
giocando astutamente d’anticipo sulla concorrenza.
Una moto automatica era da un po’ che se ne parlava,
ma i motociclisti sono gente particolare e certe sofisticazioni
potrebbero non digerirle. E invece, basta una rapida
presa di contatto, una cinquantina di chilometri in
mezzo al traffico e poi via a danzare tra le curve:
ma cosa aveva di tanto strano questa moto? Ah, già,
è automatica. Il fatto è che basta poco
per abituarsi alla comodità, specie se questa
non inficia in alcun modo il divertimento e le sensazioni
di guida.
Cambiate a scelta
Come accade per i più moderni cambi automatici
automobilistici, anche quello della Mana funziona in
maniera totalmente autonoma - in Drive, per intenderci
- oppure sequenziale, cambiando i rapporti tramite il
tradizionale pedale o agendo sui pulsanti posizionati
sul manubrio. La tecnologia è tanta e palpabile,
basta premere un pulsante per cambiare il carattere
della moto, passando da una delle tre mappature del
sistema “Autodrive” all’altra; le
opzioni sono Touring, Sport e Rain, quest’ultima
soluzione addolcisce la coppia, evitando slittamenti
sul bagnato.
Geniale la soluzione del serbatoio da 16,5 litri collocato
sotto la sella, perché in questo modo davanti
al guidatore c’è un pratico vano apribile
elettricamente capace di ospitare addirittura un casco
integrale. Ha pure la presa di corrente da 12V, l’alloggiamento
per cellulare o l’i-pod, e uno spazio riservato
agli attrezzi.
Aria di famiglia
La base del propulsore è la stessa del Gilera
GP 800 provato per lo scorso numero di MATRIX. Si tratta
di un bicilindrico da 839 cc V2 di 90° con distribuzione
monoalbero a quattro valvole per cilindro, alimentato
ad iniezione elettronica in un unico corpo farfallato
da 38 mm. Sviluppa 76 cv a 7.250 giri ed esprime una
coppia di 76,5 Nm a 5.750 giri che mantiene praticamente
costanti lungo tutto l’arco di utilizzo. Per contenere
tale potenza, |
dischi da 320 mm con pinze radiali e un retrotreno
con forcellone di alluminio e ammortizzatore interamente
regolabile. Insomma, una moto vera, dall’estetica
avvincente e con un bagaglio tecnico di prim’ordine.
E poi si guida che è un piacere: nel traffico
sembra di stare su uno scooter, si mette in autodrive
e chi ci pensa più. Una volta arrivati su un
bel misto o, perché no, in pista, si inizia a
fare da soli (o quasi) selezionando manualmente i sette
rapporti, senza la “scocciatura” di dover
tirare la frizione.
|