La
stampa inglese, in genere così poco tollerante
nei confronti dei nuovi personaggi che poco si adattano
ai cliché di bravi ragazzi casa e chiesa, ha da
tempo puntato il dito sulle vicende personali della giovane
artista Amy Winehouse che certo non sono passate inosservate
anche al resto del mondo.
Instabile e insicura, afflitta da disordini alimentari
oltre che psico-depressivi, Amy e il marito marito Blake
Fielder-Civil, conducono una vita sempre sul filo del
rasoio in cui droga ed alcool li hanno portati verso il
baratro in più di un’occasione.
Come “maledette” calamite i due continuano
a prendersi e lasciarsi per poi ritrovarsi, in una stanza
d’albergo, per l’ennesimo rituale che, nell’arco
di tempo di un “buco”, vanifica - ancora una
volta - i sacrifici fatti per uscirne fuori. Quella notte
diventa la storia più letta sui tabloid inglesi.
Amy scappa seminuda in giro per Londra alla ricerca di
una squillo che le deve vendere nuova roba mentre Blake
l’aspetta inebetito nell’hotel. I paparazzi
si avventano su questa occasione ghiotta relizzando lo
scoop più cliccato del dicembre 2007.
Arrestata e rilasciata in diverse occasioni Amy, per la
sua esistenza sbandata, è stata spesso paragonata
a Janis Joplin che, all’apice della sua carriera
e a soli 27 anni, fu trovata riversa sul pavimento di
un motel di Los Angeles morta per un’overdose di
eroina combinata ad alcool.
E sono in molti, oggi, a temere lo stesso epilogo per
Amy. La differenza è che, quarant’anni fa,
gli artisti venivano spesso lasciati in balia delle loro
crisi depressive, spesso “aiutate” da sostanze
extra pagate dai manager delle majors; oggi, invece, si
potrebbe prevenire il peggio solo se la “vittima”
lo volesse.
In più di un occasione Mick Jagger ha espresso
la sua preoccupazione per lo stato di salute di Amy, così
come Ringo Starr e altri musicisti di rilievo.
Perfino la madre di Blake durante un’intervista
alla BBC Radio ha chiesto ai fan di Amy di non comprare
più i suoi dischi e all’etichetta discografica
di non darle più premi e riconoscimenti fin quando
non avranno risolto i loro problemi. “Il nostro
più grande timore è che, se uno di loro
muore, l’altro commette un suicidio, tanto è
l’amore l’uno per l’altro”.
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Proprio
in occasione dei concerti è stata vista più
volte salire sul palco barcollando, inciampare negli strumenti
e poi rialzarsi e proseguire come se nulla fosse. In altre
date ha addirittura interrotto più volte l’esecuzione
di canzoni per andare via e ripresentarsi subito dopo.
Come se non bastasse ha iniziato ad inserire il nome di
Blake nei testi delle canzoni… Tutto questo ha fatto
infuriare il pubblico che, in alcune occasioni, ha chiesto
il rimborso del biglietto, mentre in altre ha semplicemente
abbandonato la sala.
Figlia del Jazz
Cresciuta da sempre nella musica jazz grazie ad una famiglia
di musicisti, Amy forma il suo background ascoltando artisti
fra i più rappresentativi quali Frank Sinatra,
Ella Fitzgerald e Dinah Washington. Come nelle migliori
tradizioni arriva al successo un po’ per caso quando,
giocando con la chitarra del fratello più grande,
decide di comporre musica e testi non appena i genitori
gliene regalano una tutta sua. “Non ho mai avuto
una fase pop - ha detto la cantante - a parte quando avevo
sei o sette anni, mi piaceva Kylie Minougue e amavo Madonna.
Ho ascoltato «The Immaculate Collection» ogni
giorno fino agli 11 anni e poi ho scoperto le Salt’nPepa
e le TLC. Mi sono detta “Oh mio Dio... questa è
la mia musica!» Così con la mia migliore
amica Juliet abbiamo creato il nostro primo gruppo rap,
Sweet’n’ Sour. Ero amara, naturalmente”.
Amy lascia la scuola, sperimenta le prime droghe ed entra
a far parte del music business come reporter per un giornale
occupandosi di musica e spettacolo. Mentre la sera affianca
il fidanzato on-off Tyler James nella sua jazz band. Il
resto è da copione. Qualche tempo dopo, alla prima
esibizione da solista per la stampa, eccola salire sul
palco con un trionfo di eye-liner e mascara, capelli posticci
a formarle una pettinatura anni Sessanta (ora, invece,
sfoggia una chioma biondo platino) e un paio di jeans
strappati con la scritta “I Love Sinatra”
ricamata sulla tasca posteriore.
Nonostante fosse la sua prima esibizione, era come vedere
una rockstar consacrata esibirsi con i suoi musicisti:
era il debutto dell’album Frank del 2003. Ed era
solo l’inizio. |