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Alla ricerca della felicità - Sei forte papà [torna indietro]

Will smith e Gabriele Muccino insieme per raccontare il Sogno Americano e una storia vera e toccante di attualità

[di Maria Stella Taccone]

A volte le storie migliori nascono dalla realtà. è quel che accade nel caso de La ricerca della felicità, prima pellicola made in USA del regista de L’ultimo bacio Gabriele Muccino.
Ispirato alla storia vera di Chris Gardner (che, presentata in tv nel programma “20/20”, ha folgorato il produttore Mark Clayman), il film racconta le traversie vissute da un padre single per assicurare un futuro al figlioletto di cinque anni.
Gardner (Will Smith), agente immobiliare disoccupato, sfrattato e abbandonato dalla moglie (la sublime protagonista de L’assedio, nonché “pupa” di Cruise in M:I-2 Thandie Newton), si ritrova per strada con il piccolo Christopher (il figlio di otto anni di Smith, Jasper). Seppur costretto a una vita da barbone (tra ricoveri per senza tetto, le stazioni degli autobus, i bagni pubblici...), l’uomo non perde la speranza e, spinto dall’amore e la fiducia che il figlio nutre per lui, accetta di fare il praticante non retribuito presso una prestigiosa società di intermediazione finanziaria, sperando di ottenere così la chance di una vita migliore.
Sceneggiato da Steven Conrad (The Weather Man) con la “consulenza speciale” del vero protagonista, oggi guru di Wall Street, La ricerca della felicità è un toccante dramma sulla paternità ma anche un’incarnazione del Sogno Americano.
“è una specie di “Rocky” - dice il produttore Todd Black - anche qui abbiamo un uomo sconfitto che alla fine arriva al successo”.
Se non vi erano dubbi su chi avrebbe interpretato La ricerca della


felicità (Will Smith è stato la prima e unica scelta), diverse erano le opzioni su chi lo avrebbe diretto. Ma Smith, qui anche nelle vesti di produttore, ha insistito perché fosse l’italiano Muccino.“Avevo visto gli ultimi due film di Gabriele - ricorda l’attore - ed ero rimasto veramente colpito da come riuscisse a sviscerare l’intricata natura delle emozioni sul grande schermo”.
I due si sono incontrati a Parigi e Muccino, sottolineando come per uno straniero sia più facile cogliere al meglio l’essenza e il significato del Sogno Americano, si è aggiudicato la regia.
è iniziata così la sua grande avventura hollywoodiana, un’avventura che, confessa Gabriele, lo ha salvato in un momento di profonda crisi creativa.
Il regista si è infatti reinnamorato del suo lavoro attraverso questo progetto che racconta come “un viaggio di famiglia, disperato e, purtroppo reale, che diventa epico semplicemente perché tocca valori universali”.
Riguardo la collaborazione con Smith…
“Will ha adottato un approccio molto onesto perché era mosso dalla necessità di fare qualcosa di diverso, di eccezionale e di realistico - racconta - è stato un enorme piacere per me accompagnarlo in questo viaggio. Abbiamo instaurato un rapporto fantastico. Ho imparato molto da lui, e spero che la cosa sia stata reciproca”.



 
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