abuso
di alcool costituisce un’emergenza sanitaria nel
nostro Paese, infatti, la Società Italiana di Alcologia
(SIA) stima esserci in Italia una popolazione di circa
un milione di alcolisti e circa tre milioni di bevitori
“problematici”, ben il 7% della fascia di
popolazione dai 15 ai 79 anni (Rapporto Italia 2007).
I dati mostrano come la possibilità di provocare
incidenti stradali aumenti esponenzialmente con l’aumento
dell’alcolemia, ossia del contenuto di alcool nel
sangue. Il rischio è statisticamente tanto maggiore
quanto più giovane è il conducente, ed è
inversamente proporzionale alla frequenza con cui si assumono
le bevande alcoliche. Un’indagine condotta da Eurispes
(2004) a ridosso dell’entrata in vigore del nuovo
Codice della strada ha mostrato come l’attenzione
degli italiani verso il problema degli incidenti stradali
e delle sue connessioni con l’uso/abuso di alcool
sia particolarmente elevata. L’89% del campione,
infatti, attribuisce alla guida in stato di ebbrezza il
primato fra i pericoli che si corrono sulla strada. Secondo
l’Istat, nel corso del 2005 sono stati 1.065 i giovani
conducenti dai 18 ai 29 anni morti in incidenti stradali;
i feriti, nella stessa classe di età sono stati
71.729: l’attenzione dei media e dei corpi di Polizia
è stata in particolare concentrata sulle così
dette “stragi del sabato sera”. Espressione
che indica le decine di giovani vite stroncate, soprattutto,
durante i week end, a causa degli errati comportamenti
nella guida, assunzione di alcool e sostanze psicoattive.
In Italia perdono la vita sulle strade mediamente 15 persone
al giorno e ne rimangono ferite 860 (Istat, 2006). Solo
nel 2005 ci sono stati 225.078 incidenti (617 al giorno),
che hanno stroncato 5.426 vittime; 313.727, sono state
invece le persone che hanno subìto lesioni a differente
grado di gravità. Questi dati seppure allarmanti
segnano un decremento rispetto al 2004, ma questo non
significa abbassare l’attenzione sul problema. Ma
per capire ancora meglio la questione alcool e tutte le
conseguenze che da esso ne derivano ci ha fatto da guida
con la sua diretta testimonianza, Enrico, ex alcolista,
42 anni, oggi marito e padre premuroso. Da sette anni
ha smesso di bere ma continua ad impegnarsi assiduamente
nell’associazione Alcolisti Anonimi.
Come si inizia?
Per gioco, senza accorgertene, perché lo fanno
tutti. Enrico non ha avuto un evento particolare, scatenante,
ha iniziato da un semplice bicchiere bevuto a tavola,
poi in vacanza con gli amici e man mano ne sentiva sempre
più il bisogno a tal punto da iniziare una dipendenza
di 8 anni. Anni difficili, in cui, lui stesso ci racconta,
di essersi fatto male, di essersi imbruttito, di aver
allontanato le persone care e aver lasciato il lavoro.
Dai vent’anni in poi ha iniziato a bere sempre più
spesso, non solo quando usciva con gli amici ma anche
da solo e senza alcun motivo.
Quando si capisce di far male a se stessi e a
chi sta intorno?
La situazione si aggravava ma lui non se ne accorgeva,
lo negava nonostante tutti glielo dicessero, non lo riconosceva
come un problema e questo l’ha capito solo dopo
esserne uscito. Solo attraverso i racconti di altre persone
come lui, è riuscito a rivedersi in quelle situazioni
e a capire che bisognava fare qualcosa anche se la situazione
non era facile. Prima di quel momento pensava che erano
gli altri ad avere problemi e non lui. L’unica cosa
che gli interessava era bere.
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Oggi,
con il senno di poi, sa che quella è la normale
situazione di chi è dipendente, di chi non si rende
conto di ciò che fa, di chi non è cosciente
e consapevole dei propri gesti.
Cosa fare a questo punto?
Dopo le tante insistenze delle persone care è andato
in terapia psichiatrica, anche se malvolentieri. Successivamente
è entrato in una comunità di recupero da
cui però è scappato. Ha tentato di uscirne
da solo, rinchiudendosi in una casa di campagna per alcuni
mesi, ma tornato in città ha ripreso a bere. Solo
quando ha incontrato persone come lui (Alcolisti Anonimi),
la situazione ha iniziato a prendere una piega diversa.
Attraverso la loro voce ha capito di essere un’alcolista,
di avere questo tipo di problema ma di potercela fare.
Quanta è la voglia di uscirne?
Dopo averlo riconosciuto come problema e dopo aver cominciato
a fidarsi di queste persone, la voglia di uscirne è
stata tanta. E così è iniziato il suo programma
di recupero, per niente facile ma unica via d’uscita.
Cosa fa più paura in questi momenti?
Vivere senza questo “compagno” che gli dava,
in qualche modo, emozioni e sensazioni. Anche quando seguiva
il gruppo di alcolisti, anche quando aveva fatto chiarezza
sul problema e c’era la voglia di uscirne, il suo
unico timore era come fare a vivere senza alcool. Lo credeva
una cosa impossibile.
Quando si capisce di esserne fuori?
Pensa e crede che fuori, in fondo, non lo sei mai. Bisogna
sempre stare in guardia perché può ritornare
alla mente anche dopo anni. In questo periodo lontano
dal “nemico” ha comunque visto i suoi miglioramenti:
vive con serenità, energia, ha una famiglia, amici
e lavora con tranquillità. Ha smesso di bere da
7 anni e oggi può dire di aver ricominciato a vivere
dopo tante difficoltà. Oggi ha capito che si può
vivere tranquillamente senza alcool.
Quando si smette di bere, l’alcool viene
sostituito con qualcos’altro?
Con una nuova vita. Un nuovo modo di vedere le cose, di
fare, un diverso modo di ragionare. Questo dice di essere
il suo unico obiettivo. Ha una visione altruistica della
vita. Ha capito che smettere di bere significava non solo
interrompere l’assunzione di alcool anche cambiare
radicalmente la propria vita. Oggi nutre la sua anima
con tante altre belle cose. E’ impegnato, soprattutto,
nell’Associazione Alcolisti Anonimi, che gli da
la possibilità di rivedere continuamente i suoi
comportamenti e allo stesso tempo di aiutare gli altri,
raccontandogli la sua esperienza. Ha sostituito l’alcool
con un diverso modo di amare la vita.
Non capita mai di avere delle debolezze?
La mente è strana per questo è necessario
un programma di recupero lungo. Gli è capitato
di avere degli input a bere non solo durante occasioni
spiacevoli ma anche felici. Poi però grazie al
suo recupero e alla sua forza di volontà è
riuscito a bloccarsi prima del tempo.
Per concludere, che consiglio si può dare
ai giovani?
Dare consigli non sempre serve, lui almeno non li hai
mai ascoltati. Come uomo e soprattutto come padre vuole
però far passare solo cose positive. Crede fermamente
nella libertà dell’individuo e nella sua
libertà di scelta. Trovarsi nelle scelte sbagliate
può anche capitare, l’importante è
però rendersene conto e uscirne in fretta. |