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Dj Agnelli - Suono dunque oso [torna indietro]

Luca Agnelli si distingue alla consolle
per carisma e passione.
Ama creare effetti inediti per sé e per il suo pubblico perché
la sua vera attitudine è sperimentare



[di Simona Cochi]

Luca Agnelli, 31 anni, toscano, dj e produttore eclettico, in continua
evoluzione musicale, non ama catalogare la musica, propone house in varie sfumature e si distingue per il suo carisma. La sua forza, la sua carica, la sua grinta sono frutto di un’autentica passione unita al coraggio di osare e di sperimentare.
Collabora regolarmente con La Noche Escabrosa programma su radio M2o che manda in onda i suoi mixati.
Nel 2004 ha vinto il premio Bybloscar per la categoria Miglior Dj dell’anno, prestigioso riconoscimento già ottenuto, nel 2003, da Claudio Coccoluto e, nel 2002, da Joe T. Vannelli. Lo si può travare, tra i tanti locali dove lavora, all’Echoes di Misano, al Kursaal di lignano, al Madame Butterfly di Ferrara, al Fever di Modena, al Dome di Catania e al Matis di Bologna.

Chi è Luca Agnelli?
Difficile dare una definizione univoca, direi un dj e un produttore.

E Luca Agnelli artista?

La stessa persona perchè le due cose non sono separabili.

Sei noto anche per i tuoi dj set spettacolari e ricchi di energia.
Quali sono gli elementi e gli strumenti che ami inserire nei tuoi set?

Adoro il mio lavoro che mi regala energia. Sono il primo a divertirmi e cerco di trasmettere alle persone le mie emozioni.
Qualche anno fa utilizzavo una batteria elettronica, adesso utilizzo un computer che mi permette di modificare sul momento live la musica che sto suonando.

Quali sono i tuoi “maestri” per la tecnica e per il carisma?

Non mi sono mai ispirato a nessuno in particolare, ma ammiro molto Ralf, Coccoluto, Farfa, Alex Neri, Ricky Montanari, Paolo Martini, J. T. Vannelli, solo per citarne alcuni.

Le tue nuove sfide a livello tecnologico e musicale?

Sto utilizzando molto il computer per i miei set, con Traktor scratch, che mi permette di modificare i pezzi che sto suonando in tempo reale, fare dei loop, mettere degli effetti, maneggiando un “vinile speciale”, per creare qualcosa di nuovo che con il vinile classico non puoi fare.

A livello musicale sento sempre la necessità di suonare la musica che mi piace in quel momento, che mi lasci qualcosa, che non sia scontata, né di moda. L’importante è che sia musica house di qualità.

Definisciti con quattro aggettivi.

Passionale, tenace, estroso, professionale.

Un tuo pregio che ti ha danneggiato.
La troppa fiducia nei confronti degli altri.

Un tuo difetto che ti ha aiutato.
La testardaggine.

Le tue più grandi soddisfazioni e le produzioni alle quali sei più legato?
In ogni periodo della mia carriera ho avuto degli obiettivi/sogni che, una volta raggiunti mi hanno dato grandi soddisfazioni. Mi riferisco ad ogni locale, ad ogni evento e ad ogni riconoscimento da parte del pubblico. Sono legato a tutte le miei produzioni anche se quelle degli ultimi due anni mi hanno dato molte soddisfazioni, a partire dal rmx di Sweet Child o Mine dei Flat Pack, al progetto Etruria, Cassero/Chimera uscito su Laterra, l’etichetta di Ralf, al rmx di The Whistler di Claude Vonstroke uscito in tutto il mondo sulla sua etichetta, per arrivare alle ultime 2 tracce uscite sull’importante e rispettata etichetta tedesca MBF.

Oltre alla musica quail sono le tue passioni?
Lo snowboard, la Playstation e i miei 3 gatti.

A chi si rivolgono la tua musica e le tue produzioni?

Al pubblico amante dei club underground.

Quali sono, secondo te, i mali dell’attuale nightlife?
C’è una crisi generale, poca professionalità da parte degli addetti ai lavori e una chiara mancanza di idee interessanti per stimolare il pubblico.

Come si riconosce un talento da produrre?
Si riconosce dal fatto che quel che fa non è mai scontato.

 
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